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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Donne e mass media

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I tacchi a spillo fanno male e sono scomodi


Tutti i canoni imposti alle donne fanno male alla salute. Dal famoso corsetto che faceva il vitino da vespa, dall'eccessiva magrezza che causa l'anoressia ai tacchi a spillo.

Da esseredonna oggi

Camminare sui tacchi alti, si sa, non è la cosa più comoda del mondo e chiaramente leggere che i nuovi trend impongono la scarpa bassa e che la scarpa con il tacco nuoce alla salute non può che fare piacere. O almeno, in parte, rendere meno amare le notti di chi ai tacchi alti proprio non riesce ad abituarsi.


A loro sembra essere dedicata l'ultima indagine proveniente dal Regno Unito e pubblicata dal Daily Star secondo cui ogni anno le donne dai 15 anni in su spendono 29 milioni di sterline, circa 36 milioni di euro, per sottoporsi a interventi di raddrizzamento delle dita dei piedi, di estrazione di calli e di unghie incarnite e di sblocco di nervi danneggiati dall’andatura innaturale che si assume quando si indossano 12 centimetri di tacco.


Sarebbero poi sempre più diffusi gli interventi di chirurgia estetica per riempire con un filler il tallone e rendere così la camminata meno innaturale anche se si indossano tacchi 20, molto amati dalle donne inglesi.

A questa inchiesta si aggiunge uno studio presentato al Congresso annuale dell’European League Against Rheumatism secondo cui le donne che indossano spesso tacchi alti sono più a rischio di sviluppare l’artrosi del ginocchio; i ricercatori francesi si sono posti l’obiettivo di confrontare l’effetto di diversi tipi di calzature sulle ginocchia di donne sane e di valutare se esistevano delle analogie con quanto riscontrato a livello biomeccanico in donne con artrosi del ginocchio che indossavano scarpe col tacco basso.


Tutte le donne sono state sottoposte a un test sull’andatura dal quale è emerso un maggiore stress biomeccanico per il ginocchio quando venivano indossate calzature con tacchi alti; i dati rilevati nelle donne sane che avevano camminato con i tacchi hanno anche mostrato delle analogie con quelli rilevati nelle donne con artrosi del ginocchio che invece indossavano scarpe basse.

03 Ott 2008
Silenzio mediatico attorno al femminismo

Voglio aprire un post in onore a quella manifestazione contro la violenza di genere che si fece a novembre del 2007  che ha segnato la ripresa delle donne nel lottare contro le violenze maschili.


La stampa è ancora maschilista, ha dato rimedio a questo evento citando un episodio di un piccolo gruppo contro gli uomini del corteo e giornalisti maschi che a moda loro strumentalizzavano la manifestazione.


 
Me ne accorgo sempre di più leggendo tutti gli articoli che ritraevano le prossime lotte contro giuliano ferrara. Se sei donna la stampa ti censura, se sei femminista ancora peggio ti contresta pure!

 

Una stampa italiana che vende solo articoli al femminile che parlano solo di veline, starlette, attricette, le mogli dei presidenti impegnate nel loro calendario e nel loro mostrare solo che hanno un bel corpo e i  seni rifatti. E che nella cronaca nera evidenzia il nostro essere vittime indifese davanti alle incessanti violenze cancellando che noi abbiamo un autodeterminazione, un coraggio non siamo vittime ci schieriamo contro.

 

Questo è antifemminismo. Noi siamo al 50% della popolazione possibile che la stampa cancelli quel 50 spaccia un 10% di donne spacciate come reale modello e lo sbatta patinato come se tutte le donne siano quelle e che lo stiano a seguire a lingua di fuori?


Passando sopra al menefreghismo che c’è quando si tratta di violenze di genere, ci si spaventa di più quando due femministe aggrediscono due uomini e quando vengono esclusi da un corteo questo mostra il maschilismo che ci invade, dopo che le discriminazioni e le violenze le subiamo ogni momento noi donne.

 

Ovvio che donne e uomini devono lottar insieme contro la violenza di genere, gli uomini ancor di più visto che alcuni   loro simili sono delle feccie, ma se un piccolo gruppo fa violenza a gli uomini non vedo perché stampa debba pensare che tutto il corteo fosse violento per screditare le femministe.

 

Per una situazione in cui si trova l’italia dove il modello femminile è ancora canonizzato dall’uomo e quando una si ribella o non ha posto nella stampa o viene criticata o entra a far parte di campagne religiose ed etiche, c’è proprio da piangere!

  E poi ci si spaventa quando due ragazzine si vendono per una ricarica o vanno a fare le cubiste quando i loro modelli di riferimento li stabiliscono i media! dove il loro successo dipende slo da un bel corpo e da come venderlo meglio! una sorta di sfruttamento della prostituzione.

Dove tutto ciò che di femminile fa idea fa lotta contro qualcosa dimostra cervello la stampa lo eclissa come voglia nascondere ogni nostra qualità, ogni nostra esistenza. Una stampa che ipocritamente si scandalizza della condizione in cui riversa la donna nel mondo islamico quando anche il nostro paese rende e donne invisibili e le sostituisce a quelle che poi sono solo uno stereotipo inventato dall'uomo per iniziare a pensare che le donne sono inferiori e che sminuiscono la donna (tattica studiata a tavolino).

Questo fa pensare come la stampa sia controllata da mano maschile, che pensa al maschile.


Così della manifestazione del 14 giugno gemellata con quella parigina non se n'è parlato a differenza del rilievo che ha avuto in francia, mentre di altre manifestazioni che avvengono nel nostro teritrio se ne parla eccome!. Le cose sono due o della violenza sulle donne non gliene frega a nessuno o è tabu' o non va giù a qualche ben pensante che noi donne abbiamo idee e autodetemrinazione per prostestare. E' triste che i quella di novembre le sì è dato rilevanza perchè quatrro ministre sono state fischiate. Quatro ministre che tatno odiamo perchè quel tipo di donna controllate dagli uomini e prodotto di quote rosa. Non stiamo parlando di grandi donne come la Merkel ecc, certo sono realtà molto meno maschiliste della nostra.



Così come in America, essendo meno maschilista si è cercato più volte di screditare la Clinton (in Italia, pur essendo un paese meno importante non l'avrebbero lasciata nemmeno dov'era, ma nemmeno nel Parlamento). E di strumentalizzare le donne per cercare consensi femminili strumentalizzando addirittura il femminismo, mentre da noi non se ne parla anzi lo si scredita.

Certo noi siamo molto lontani da quei paesi che hanno eletto per la seconda volta a guidare il paese una donna, ma anche quelli che lo hanno fatto per la prima volta. Ci troveremo con i vecchi decrepiti purchè maschi,  a governare circondati da fighe veline, che negano che subiamo violenza da i connazionali italiani, che ci nascondono tra le mura domestiche tra botte e ravioli.

La società non si è adeguata in lunghi 40 anni all'emancipazione femminile, che dire?
maschilismo o mancanza di democrazia?

Ma il femminismo è taciuto perchè è taciuta allo stesso modo la donna e ogni sua presa di posizione nelle idee? pensate sia direttamente proporzionale?

27 Set 2008
Contro il maschilismo sempre unite
jpg_DSC_0008-5-8300b.jpg image by kikkazz
jpg_DSC_0008-5-8300b.jpg picture by kikkazz
Per altre foto vai su Paese delle donne Online

Tutto inizia con lo smantellamento di un nuovo consultorio dopo quello delle centocelle. Ma che succede? Si fa di tutto per impedire alla donna il diritto alla salute o alla sessualità? Cosi le donne si sono mobilitate contro lo sfratto del consultorio in via della Magliana. Questo consultorio sopravvive da 30 lunghi anni. Dopo l’inizio del picchetto sono arrivate delle notizie in cui rimarrà aperto finchè non aprirà il nuovo poliambulatorio. Che coincidenza strana, proprio il giorno della protesta!

Andiamo ora a Molfetta. Il sindaco in questione si è sentito di comporre una giunta tutta al maschile, in contrasto con lo Statuto Comunale ed il Tar Puglia lo sospende su iniziativa delle forze femminili della Regione unite. Molfetta è simbolo di quanto le politiche di Pari Opportunità siano solo viste come intralcio, al potere che si sviluppano nelle nomine degli organi di Governo municipale. Questo gesto è stato definito contro l’art 37, che prevede la presenza dei due sessi nelle cariche politiche. Successivamente la Consulta Femminile di Molfetta, organismo di partecipazione popolare ai sensi dell’art. 57 dello Statuto Comunale, che bene opera già dal 1991 nel territorio con l’obiettivo di svolgere un ruolo attivo nella società per la promozione delle Pari Opportunità , le cui finalità sono state recepite negli obiettivi programmatici del citato Statuto Comunale (art.4, comma 2, lett.d) ; art 10, comma 1; art 23 ) per quanto concerne la politica delle Pari Opportunità non si è data per vinta.
 
Per questa violazione la Consulta Femminile ha eseguito ricorso gerarchico al Prefetto di Bari con il parere al Ministero degli Interni. La Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità Magda Terrevoli, la Consigliera di Parità della Regione Puglia Serenella Molendini, la Presidente dell’ ass. Tessere Rosangela Paparella e l’avv. Francesca La Forgia, hanno inoltrato ricorso al Tar Puglia di Bari, l’ 12 settembre, ha accolto la domanda di scioglimento del provvedimento di Giunta e ha ordinato al Sindaco di rinovare entro 10 giorni le nomine dei componenti della Giunta. Inoltre, il tar ha chiesto se ci fossero dei validi motivi che hanno portato ad escludere le donne dalla giunta.

Lui se ne esce con lo stereotipo della donna che non vota donna. Se fosse vero perché la consulta femminile si è mobilitata contro? E’inutile usare queste antiche scuse per escludere le donne dal potere. Sappiamo tutte che la rivalità femminile è un invenzione maschile. La consigliera comunale, Carmela Minuto, ex vicesindaco, dichiara”Il regolamento comunale è stato offeso e così come l’intelligenza delle donne”.

La Consulta Femminile di Molfetta, capeggiata dalla Presidente, Maddalena Altomare, non si ferma e vuole cogliere il momento e la sentenza per farla diventare cassa di risonanza creando un movimento di opinione, sollecitando azioni concrete analoghe ovunque e una petizione verso le cariche dello Stato Italiano per il rispetto dell’art. 51 della Costituzione, sotto riportato. Ormai le adesioni fioccano e…non solo fra le donne.

Il testo della petizione

CONSULTA FEMMINILE
del Comune di Molfetta
Palazzo di Città- p.zza Municipio
70056 Molfetta(Ba)
Tel/Fax0803359416
consultafemminile@comune.molfetta.ba.it


La nota vicenda della mancanza di rappresentanti femminili nella Giunta del Comune di Molfetta, ha portato alla sentenza del TAR Puglia, sede di Bari, che ha riconosciuto valide le motivazioni del ricorso promosso dalla Consigliera Regionale di Parità, dalla Presidente della Commissione Regionale di Pari Opportunità, dall’Associazione Tessere e dall’Avv. Francesca la Forgia, su sollecitazione della Consulta Femminile del Comune di Molfetta.
Riteniamo che sia stato violato lo Statuto, che è fonte di diritto e legge fondamentale di un territorio. La legge non può essere né violata, né superata in quanto creerebbe un pericoloso precedente.

Auspichiamo che la nostra voce diventi cassa di risonanza per creare un movimento di opinione che coinvolga tutte le donne e sostenga, attraverso azioni concrete, ulteriori iniziative, anche legali, per il consolidamento delle decisioni già espresse dal TAR Puglia, sede di Bari.

Tale vicenda costituisce un punto fermo per il riconoscimento e l’affermazione dei principi di uguaglianza che ispirano la Costituzione Italiana, ed è indispensabile promuovere il coinvolgimento di tutti gli organismi di parità nazionali, regionali e locali.

Chiediamo attestazioni di solidarietà da inviare alle alte cariche istituzionali dello Stato affinchè sia “assicurata la presenza dei due sessi nella Giunta”(art. 37 dello Statuto Comunale) e affermato il principio delle pari opportunità presente nell’art. 51 della Costituzione.


La Consulta Femminile del Comune di Molfetta

Chiunque voglia aderire: può far suo questo documento ed inviarlo alle autorità può inoltrare la sua adesione al documento, controfirmando ed indicando i suoi dati, a consultafemminile@comune.molfetta.ba.it

26 Set 2008
Ancora violenze di genere nella comunicazione: rimossa
Manifesto che ritrae una donna conciata come una manza: prostesta delle pari opportunità: rimossa. Non solo la donna è sempre merce o ornamento di ogni pubblicità non so perchè ogni messaggio deve rivolgersi solo alla citadinanza maschile. Siamo il 50% . Ch sarà un vizio italiano escludere le donne, a causa di una mancata parità di sessi che non solo ci esclude ma ci mercifica pure (come accadde a Napoli) Basta violenza sulle donne! 



La prima a stupirsi una volta aperto il giornale, e a battere i pugni sulla scrivania, è stata proprio l’assessore alle Pari opportunità Marta Levi: «Ma com’è possibile - è sbottata - che siano riusciti ad ottenere il patrocinio senza neppure farci vedere su che razza di manifesto sarebbe finito?». Poi è partito l’ordine di servizio, immediato: «Rimuovete subito quel poster». Ma non basta ancora: «E poi, come Comune chiederemo i danni a questi signori».

E’ durata poco più di 24 ore l’avventura urbana della sexy-affissione con il visto di approvazione del Comune di Torino. E’ bastato che ieri il consigliere dell’Italia dei Valori Giuseppe Sbriglio aprisse il caso a Palazzo Civico (appoggiato dalla presidente della commissione Pari opportunità Lucia Centillo) perché si arrivasse subito non solo alla soluzione di togliere quel manifesto che invitava a scoprire le bellezze delle circoscrizioni (utilizzando l’immagine di una brunetta ignuda) ma anche alla convocazione di una commissione ad hoc. «E poi rivedremo anche il meccanismo che permette la concessione del sigillo civico, perché - spiega ancora Sbriglio - non deve più accadere che il Comune apponga la sua firma su un’iniziativa senza prima averla debitamente visionata».

E ha poi aggiunto, Marta Levi, una volta conclusa la riunione dei capigruppo in cui è stata trattata la questione: «Sin dal 2002 il Comune, consapevole del fatto che spesso i contenuti delle campagne pubblicitarie non coincidono con i contenuti dei progetti, ha deliberato che chiunque ottenga la collaborazione o il patrocinio della Città per qualsivoglia iniziativa è tenuto a siglare una dichiarazione in cui si impegna a non diffondere comunicazioni pubblicitarie che esprimano messaggi lesivi della dignità delle persone».

E ha poi aggiunto: «Il firmatario riconosce inoltre al Comune la facoltà, nel caso in cui risultino disattesi gli impegni sottoscritti, di revocare il patrocinio e di tutelare, nelle forme che ritiene più opportune, la propria immagine». Secondo Marta Levi il manifesto che è stato affisso ieri dall’agenzia «ScopriTorino» è appunto offensivo e lesivo dell’immagine della donna ed in contrasto con l’impegno preso dai richiedenti all’atto della concessione del patrocinio. Ed ecco perché «il Comune si è già attivato per ottenerne l’immediata rimozione dagli spazi pubblici (che avverrà stamattina) e sta valutando la possibilità di rivalsa a tutela della propria immagine».

Poi saltano fuori reaizoni maschiliste:

Voce fuori dal coro, contro il «bacchettonismo torinese» quella del presidente dell’associazione Adelaide Aglietta, Silvio Viale: «Un vento di moralismo braghettone circola per Torino - sbotta -, invece della trasparenza si vogliono mettere le mutande ai manifesti, invocando addirittura le pari opportunità». E conclude: «A quando si controlleranno le mostre sponsorizzate dal Comune per individuare i nudi dei quadri? E chi sarà incaricato di censurare le opere del prossimo Torino Film Festival?».


Fonte: La Stampa

Possibile si debbano sempre utilizzare donne nude per pubblicizzare le città?

Eppure per le prostitute non accade così: le stanno togliendo dalle strade!
25 Set 2008
Solidarietą a Sabina
Ho trovato un bel magazine online che si chiama Women in the city. Così spogliando tra gli articoli ci sono delle parole di solidarietà a Sabina Guzzanti scritte dal'Affi (associazione femminista federativa inernazionale)

L'ARTISTA, LA PAROLA, LA LIBERTA'

Cara Sabina,

sei in buona compagnia dato che nel mandare all’inferno i Papi
hai un precursore di nome Dante.

Nessuno stupore: stiamo navigando nelle brume di tristi ritorni
ai medioevi più bui,
dove imperversano antichi e nuovi sessismi,
antichi e nuovi razzismi,
mentre impazzano veline e calciatori,
vendite di corpi e di anime,
di missitalie e nuovi gagliardetti.

Nota personale: Ieri ho visto per curiosità il programma Veline, era tanto sessista che nei provini godevano a mostrare l'ignoranza delle ragazze. Della serie le donne sono stupide ma è necessario che siano fighe. Sabina è una donna dello spettacolo e ha espresso la sua opinione e alla nostra società da fastidio quando una donna dice la sua, abbia una sua opinione, abbia un cervello o abbia il coraggio di non essere un burattno in mano all'uomo, insomma esca dagli schemi in cui la donna è impostata dalla società, quella dittatura della velina. Ci vuole poco per scoprire che di autodeterminazione non ne abbiamo.

Nessuno stupore quindi,
ma la ferma certezza che essere donne non omologate,
ci salverà anche dai “pitbull col rossetto”,
se sapremo ritrovarci e riparlarci,
fuori dagli schemi in cui tentano e ritentano di imprigionarci.

Noi da sempre lottiamo per la liberazione.

Un saluto con sorellanza.

Insomma, che differenza c'è tra una donna italiana e una donna islamica?

La donna islamica è invisibile, se mostra segni di ribellione, se esce dagli schemi, fa femminismo, viene arrestata.

La donna italiana se mostra di avere un opinione sua, di essere una donna forte, di fare politica prima il fantastico mondo maschile mira ad offenderle il lato sessuale e poi viene per giunta additata come una criminale e accusata di un reato che poi fanno tutti.

Nessuna differenza, quindi.



Presidenza AFFI
Edda Billi - Irene Giacobbe - M.Gabriella Guidetti



18 Set 2008

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