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Sogno le Pink Gang
Stanotte ho fatto un bellissimo sogno. Ho sognato di far parte delle Pink Gang. Però ero in Italia, non in India.

Ero vestita con un giubbotto e berretto rosa come gli altri membri del mio gruppo. Eravamo una decina.
Portavo con me uno zaino che conteneva : manganelli, manette, spray urticanti, bombolette che servivano a scrivere sopra i manifesti che tanto odio, quelli con donnine nude che tappezzano tanto le città in ogni angolo apologizzatrici di una cultura dello stupro senza fine e quelli odiosi che per fare una campagna contro la violenza sulle donne ci scrivono sopra che non ci devono toccare perchè siamo proprietà altrui.
Noi ci limitavamo a scrivere slogan e fotografarli, ad invadere studi televisivi dove mostravano la donna come un oggetto. Inoltre il nostro compito era quello di andare a prendere a legnate chiunque vedevamo violentare o picchiare, scippare, derubare, importunare una ragazza o una donna.

Ci muovevamo in macchina o in metropolitana, nei luoghi più a rischio della città. Nel mio sogno non ricordo di che città si trattava ma pareva una metropoli tipo Roma o Milano.

Le città sono molto insicure e manca il personale per difenderle. In Italia è molto facile che uno stupri o scippi una donna indisturbato, che un gruppo di fascisti picchiano a morte un ragazzo indifeso.

In Italia è molto facile agire quando il danno è gia fatto.  Ieri una studentessa di 21 anni, l'ennesima è stata aggredita e violentata da un "uomo" di nazionalità rumena, non sto citando la fonte per il fatto che lui è rumeno come fanno le nostre politiche e poi se ne infischiano se è un italiano a violentare, picchiare (o uccidere) una donna (figuriamoci se è straniera), sopratutto se è in famiglia, ma per mettere in evidenza che non è possibile che una donna esca di casa e si deve vedere aggredita da una bestia, dargli della bestia è un complimento ed un offesa per le bestie. Qui ne va della libertà femminile. Ne va della libertà femminile quando lei stessa si mette un corpifuoco e tanta paura di uscire ad una certa ora per evitare accada questo, come fosse lei a cercarsela, come una società patriarcale purtroppo insegna. Tutto ciò per evitare che venga uccisa, e se le va un po meglio essere abusata o derubata.

Questo non è dovuto ad una società che manca di sicurezza come vogliono farci credere ma da una società che manca del rispetto della donna come essere umano, dove la donna è un bene pubblico, una proprietà tale da essere violata perfino in famiglia, e poi magari eliminata come uno straccio vecchio che non serve più e poi magari chiede di tornare a casa come se la vita di una donna valesse meno di quella di una mosca, come se la vita di una donna fosse proprietà maschile, come se una bambina nel pieno della sua gioventù non avesse diritto di vivere in quanto donna, in nome di una società patriarcale basata sull'odio della figura femminile, dove nascere femmina è ancora una grossa colpa che alimenta e  giustifica  terribili prevaricazioni, dove la donna è colpevole o meritevole di ogni abuso subito dall'uomo. E' la stessa società dove da fastidio che una donna venga abusata non perchè è una mancanza di rispetto per lei stessa ma perchè è merce altrui (chiedetevi perchè si scagliano tutti solo contro la violenza fatta da uno straniero e poi rispondetevi, nessuno ha mai citato la parola patriarcato).

E' assurdo che in metropolitana una viene violentata e tutti gli italiani che vantano un grande rispetto per le donne passano indifferenti. E magari sono gli stessi che fanno parte di uno stato che si scandalizza di più a vedere due che amoreggiano in macchina senza giornali sui vetri. Mi ero dimenticata che fino al '96 lo stupro era punito allo stesso modo. Dov'è finito il rispetto per le donne? Forse non c'è mai stato.


Che ne dite?

rosa.jpg picture by kikkazz

Yes We Can!
17 Mag 2008
Il Burka elettronico
untitled-1.jpg picture by kikkazzIlGiORNALE
La proposta è fantascientifica. E, se la faccenda non fosse più che seria, verrebbe da evocare qualche film di Arnold Schwarzenegger o l’antifurto Gps delle macchine applicato agli umani. Fatto sta che il candidato sindaco di Roma Francesco Rutelli - pressato dall’emergenza sicurezza dopo il caso della studentessa violentata nella periferia della Capitale - ha inserito nel suo pacchetto di contromisure da prendere in caso di vittoria, anche la sperimentazione di un braccialetto elettronico.
Solo che, a differenza di quello che accade nei film e negli Stati Uniti, dove effettivamente un apparecchio del genere viene imposto ad alcuni criminali in libertà vigilata, l’intenzione sarebbe quella di consegnarlo alle potenziali vittime, presumibilmente donne, per segnalare situazioni di pericolo. Un dispositivo per la sicurezza sul quale non si conoscono altri particolari, tranne il fatto che nei progetti del centrosinistra romano dovrebbe essere affiancato da centraline Sos nelle zone più a rischio collegate con le centrali operative (un presidio simile alle vecchie colonnine della Polizia che alcune città stanno effettivamente pensando di reintrodurre). E che costerebbe moltissimo, visto che nella Capitale ci sono circa 1,5 milioni di donne e tutte sono potenziali destinatarie del braccialetto segnalatore.
La proposta era passata quasi inosservata sabato, quando era stata formulata, ma ieri l’avversario Gianni Alemanno non si è lasciato sfuggire l’occasione e ha attaccato lo sfidante, definendo il braccialetto «umiliante» per le donne. Una resa delle istituzioni «incapaci di garantire la sicurezza dei cittadini». Senza contare che, sia nei film sia nella realtà, «viene indossato dai delinquenti e non dalle persone che devono essere difese. La questione, così, viene capovolta».
Un piccolo incidente, sembrerebbe di capire, sull’onda dei fatti di cronaca. E comunque, per il centrosinistra, un pensiero in più visto che la campagna elettorale si sta concentrando su un tema scomodo. E che difficilmente prenderà altre vie, da qui a domenica prossima, quando si terranno le votazioni per decidere il primo cittadino della Capitale.


SICUREZZA/ BERTUCCI: BRACCIALETTI? DA RUTELLI PROPOSTA ABERRANTE

"Quella di Rutelli di dotare le donne di un braccialetto è una proposta aberrante. Per ossequiare la parte più estremista della sua coalizione, Rutelli arriva a operare una inversione fra criminali e vittime". Lo afferma in una nota Marco Bertucci, consigliere provinciale di An-Popolo della Libertà, eletto nel XVIII Collegio 'Aurelio-La Storta'.

"I braccialetti, quelli di metallo e legati fra loro con una catenella - dice - devono essere messi ai polsi di chi delinque. In passato i braccialetti erano uno dei simboli della schiavitù e in effetti l'idea di vincolare le donne a questo strumento sembra presagire una società nella quale le limitazioni della libertà e dei diritti sono a tutto carico delle potenziali vittime. Un'idea di società, quindi - conclude Bertucci - che non ci piace e che non vogliamo assolutamente vedere realizzata a Roma, la Capitale d'Italia, ed è per questo che faremo di tutto per impedire che i propugnatori di simili idee non siano mai più sindaci di Roma".


Non mi stupisco se tra un po mettono in carcere noi donne se subiamo un stupro, tanto è la stessa cosa visto che ci vogliono dotare di mezzi da detenuto, che denota quanto siamo schiavi degli uomini di casa nostra (infatti mi chiedo perchè non metterli invece a tutti gli uomini, per controllare chi è stupratore o no). Se vogliono rendere le vittime potenziali criminali, se vogliono limitarci la libertà individuale e renderci cagnolini con collarino, se vogliono renderci dei panda da protegere per fino con metodi drastici. A questo punto preferisco il burka islamico, è meno ipocrita di questo, tipica ipocrisia occidentale che ci fa credere libere e poi siamo trattate peggio delle islamiche e da esche per gli stupratori.

Se vogliono violare la libertà e i diritti umani di qualcuno perchè non ci armano tutte di mitragliatrice?


21 Apr 2008
Rosa · 328 visite · 12 commenti
Categorie: Autodifesa, Violenze di genere
L'Italia non garantisce l'autodifesa per le donne
Dal Blog di Evil Ari

Questo oggettino simpatico è lo spray al peperoncino. Lo vendono, non è che non lo vendono. Ma non lo puoi usare secondo la legge italiana perchè è cosiderato alla stregua di un'arma da fuoco. Non dico che risolverebbe il problema stupro ma io mi sentirei più tranquilla ad averlo in borsa senza che mi rompano i coglioni (io passarei direttamente alla mazza da baseball, ma vabbè). In Italia una donna non può difendersi perchè potrebbe far male al suo aggressore. Paradossale. Se mai (spero di no) mi trovassi in una brutta situazione (come quella volta il tizio ubriaco che mi ha aspettata dietro la macchina nel parcheggio e cercava di entrare con me dentro) spero di avere la prontezza di riflessi di scappare e al limite tirargli almeno un calcio nelle palle.

I prodotti irritanti a base vegetale (Oleorisin Capsicum e Pepe nero) sono stati generalmente classificati da questo Ministero, previo parere conforme reso dalla Commissione Consultiva Centrale per il controllo delle armi, quali “armi proprie”. Non essendo comprese fra le armi di cui può essere consentito il porto (alla stregua di pugnali, sfollagente, noccoliere ecc…), di essi è, pertanto, vietata l’introduzione sul territorio dello Stato ed il porto, ma anche l’interpretazione più restrittiva delle diverse norme, tuttavia, ammette la detenzione domestica. Attualmente, solo due prodotti (una penna ed un portachiavi), in ragione della modesta quantità di prodotto irritante erogato, sono stati riconosciuti come “non idonei ad arrecare offesa alla persona” e, quindi, ammessi al libero commercio.

Ammette la detenzione domestica. Quindi ci posso fare solo le penne all'arrabbiata.


Poi ci spostiamo direttamente alla storia di Ida. avvenuta a Taranto, avvenuta due anni fa quando una signora di nome Ida, per difendere la figlia, giustamente, da un tentato stupro prese a legnate il carnefice. Un processo assurdo, ma che spiega bene il clima reazionario e maschilista esistente: si vuole processare una donna, Ida, che anni fa per difendere la figlia minorenne da un tentativo di violenza sessuale, prese giustamente a legnate l'uomo, tra l'altro anche con precedenti di "spaccio"; ora la magistratura invece di condannare il violentatore, accetta tranquillamente la querela/denuncia di questo porco e impianta un processo per condannare Ida!
Questo è un grave avvenimento xke non solo denota un incitamento ai reati sessuali ma anche uno scoraggiamento della donna a denunciale e solo difendere le violenze. Situazione analoga fu quella della sanzione a chi detenesse lo spray antistupro. È questo lo Stato che dovrebbe difenderci contro la violenza sessuale!?

cito le parole di Franca Rame: Ancora oggi, proprio per l'imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la "fortuna" di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie.
petizione

Non permettiamo le violenze, prima causa di morte delle donne e dobbiamo cercare di fermare il processo a questa donna, un vero e proprio clima di caccia alle streghe che avverrà il 28 aprile e si avvicina.
19 Apr 2008
Rosa · 119 visite · 2 commenti
Categorie: Autodifesa, Violenze di genere, Diritti
Una giustizia che non aiuta le donne. Donne costrette al silenzio o a farsi giustizia da sole. dall'italia all'india.
Dopo l'ennesima lite familiare Angela Nichele in preda a un raptus uccide il coniuge e poi si costitusce ai carabinieri.(fonte il corriere)

Storie di donne che stanche di essere vittime diventano carnefici per salvarsi da mariti violenti che le uccidono piano piano, abituati da secoli di cultura patriarcale ad essere padroni del corpo e la libertà delle donne.

Una donna esasperata dopo la dipendenza alcoolica del marito, che lo portava ad essere manesco, intorno alle due di notte si arma di ascia e fa fuori il marito.

Confessa subito l'accaduto e viene messa in carcere con l'accusa di omicidio volontario. I figli hanno raccontato un passato di violenze e percosse che la donna subiva compresi i figli.

Una donna portata a farsi giustizia da sola perchè la giustizia in caso di violenza non agisce. Donne lasciate da sole costrette al silenzio a sopportare violenze o portate a diventare assassine, perchè la società ci vuole zitte o carnefici, se non avrebbe agito  avrebbe lui fatto la prima mossa, su di lei e suoi suoi figli e magari dopo si sarebbe suicidato come qualche gesto "eroico" di molti autori di uxoricidio.
 
Da notare come i media hanno trattato la vicenda "lui torna a casa ubriaco lei lo ammazza" della serie poveretto era solo ubriaco lo ha ammazzato senza motivo. Morale della favola poi salta fuori che era un marito violento, della serie "questo non giustifica l'omicidio anche se la picchiava". Da notare la misoginia dei media, come se lui fosse macchiato da colpe di poco conto, semplici liti, scaramuccie. Semplici liti che colmano le statistiche dell'istat di donne uccise, picchiate e suicidate (una donna su tre nel mondo...). Dicesi femminicidio perchè come precisavo l'avrebbe uccisa lui se non avrebbe fatto la prima mossa...

Infatti, molte donne si suicidano assieme ai loro figli per scampare alle violenze domestiche o compiono infanticidio.


Ma sono sempre le donne a scontare la pena, o con l'omicidio e violenze da parte di uomini violenti o con la prigione. E la giustizia quando sono queste donne a subire violenze dov'è? la società e le istituzioni sono lontane da loro, ignorano le donne, nascondono e seppelliscono le violenze dentro le mura domestiche, come una cultura patriarcale promuove: una donna sottomessa e senza voce. Una società non ci permette nè di difendersi nè di essere difese, in una realtà tutta italiana dove la donna cessa anche di essere padrona del suo corpo.

Tutto tace..

Nell'India in cui le donne vengono massacrate in ogni modo possibile c'e' chi ha smesso di aspettare gli aiuti umanitari'' e ha pensato bene di iniziare a difendersi con le bastonate. Si chiamano Pink Gang e sono numerose. Si vestono con sari rosa confetto, ma la loro fama è lontana dall’essere tenera. Sono le giustiziere rosa, un gruppo deciso ad estirpare la corruzione delle forze di polizia e ad applicare una giustizia spietata ai colpevoli di violenza domestica o sessuale.

Alcuni mesi fa, una donna è stata stuprata e sono andate con lei al commissariato di polizia. All’inizio, i capi hanno rifiutato di prendere la denuncia, ma insieme, sono riuscite a costringere la polizia ad agire. Hanno letteralmente trascinato l’ufficiale di polizia fuori dal commissariato e l’hanno picchiato con i loro bastoni. Così facendo, hanno impedito che le donne vengano violentate e riescono a mandare le ragazze a scuola. La violenza contro le donne e lo stupro sono molto comuni in India. Allora provano ad educarle perché conoscano i loro diritti. In caso di violenza domestica, vanno a parlare al marito. Se rifiuta di ascoltare, lo picchiano anche in pubblico per farlo vergognare. Gli uomini sono abituati a credere che le leggi si applicano solo a loro, ma loro hanno deciso di usare la forza per far sì questa situazione cambi totalmente.
Le donne “evolute…..devono imparare da loro, abbandonando il fioretto ed usando la clava, o vi sono margini per una condivisione pacifica ?


La fondatrice del gruppo, Sampat Pal Devi, 47 anni, da lezioni di combattimento alle altre donne. Poiché la polizia e i funzionari sono corrotti , fanno applicare la legge. Sono una gang per la giustizia. Indossano il rosa perché è il colore della vita. Le donne, nella zona dove opera la Pink Gang, una delle più povere dell’India, guadagnano pian pianino il rispetto dei funzionari locali reticenti. Lì le donne sono le prime vittime della povertà e della discriminazione in una società feudale dominata dagli uomini e sottomessa alle caste superiori. Quasi tutte le Pink giustiziere vivono in capanne di fango e di mattoni, senza acqua corrente, senza elettricità, e sopravvivono con meno di 50 pence (0,75 euro al giorno). Da sole non hanno nessun diritto, ma insieme, come gruppo, se lo conquistano. Quando sono in gruppo le temono.


15 Mar 2008
Quando lo stupratore č libero di stuprare una donna e difendere il proprio corpo diviene un reato
untitledfv.jpg picture by kikkazz

Rinviato al 28 aprile il processo contro una lavoratrice dello slai cobas per il sindacato di classe che si doveva tenere oggi al Tribunale di Taranto. Un processo assurdo ma che spiega bene il clima reazionario e maschilista esistente: si vuole processare una donna, Ida, che anni fa per difendere la figlia minorenne da un tentativo di violenza sessuale, prese giustamente a legnate l'uomo, tra l'altro anche con precedenti di 'spaccio'; ora la magistratura invece di condannare il violentatore, accetta tranquillamente la querela/denuncia di questo porco e impianta un processo per condannare Ida! E' questo è lo Stato che dovrebbe difenderci contro la violenza sessuale!? Oggi erano vicine a Ida le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario.

Assolutamente scioccata. L'ennesima vittima non ascoltata e per giunta si vede la madre ad un processo per una cosa giusta e naturale: difendere la figlia. Non solo nulla si fa per difendere la vittima di uno stupro ma la legge si mette perfino contro una donna che ha il sacrosanto diritto di difendere la figlia, il corpo di sua figlia. La situazione, a mio avviso è davvero preoccupante, perchè le donne sono tornate ad essere considerate "cose" con nemmeno il diritto di difendersi, nonostante la giustizia fa poco per noi. Assolutamente assurdo mi ricorda il caso della ragazza di 19 anni Saudita processata lei per aver solo subito uno stupro.  Quest'anno si è aperta una battaglia contro le donne e dobbiamo assolutamente stare vicino alle donne che non ottengono giustizia e che ottengono ingiustizie. NON credo assolutamente che il porco che ha meritato le legnate abbia riscontri psicologici come tutte le vittime di violenza che non ottengono giustizia e non sono ascoltate.  Non sopportiamo più e riteniamo poco civile  e ingiusto il patriarcato che permette di stare dalla parte di chi fa del male alle donne e di non dare l'opportunità alle donne nemmeno di difendersi.

se la donna non riesce a difendersi è colpevole perché avrebbe dovuto farlo (come nel caso del coito orale), se la donna si difende picchiando l'uomo rischia la denuncia da parte di questo bastardo. Sono contenti solo se la donna viene stuprata e picchiata a morte (e forse puniscono lo stupratore/assassino), altrimenti fanno passare la donna per la colpevole/provocatrice. cito le parole di Franca Rame: Ancora oggi, proprio per l'imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la "fortuna" di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie.

Non permettiamo le violenze, prima causa di morte delle donne e dobbiamo cercare di fermare il processo a questa donna, un vero e proprio clima di caccia alle streghe che avverrà il 28 aprile e si avvicina.


Ringrazio immensamente wonderely per la fonte.
27 Feb 2008

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