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Le donne si comprano la pillola abortiva in Internet colpa degli obiettori
Da il corriere della sera



ROMA - Nei Paesi dove abortire è difficile, le donne ricorrono al web, dove comprano le pillole per l’aborto «fai-da-te», come ad esempio la Ru486. In Irlanda del Nord e in altri 70 paesi con leggi restrittive - scrive la Bbc - le donne usano uno dei principali siti internet: «Women on Web», il cui slogan è: «Possiamo aiutare a ridurre i problemi legati agli aborti clandestini». Ma alcuni dati sono definiti dal servizio «molto preoccupanti». Il rapporto di una rivista britannica per ostetricia e ginecologia relativo a 400 casi, ha rilevato che quasi l’11 per cento delle «clienti» ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico dopo aver preso le medicine; o perchè la pillola non ha portato a termine l’aborto o a causa di un’emorragia. Secondo la ricerca, inoltre, circa l’8% di chi ha ordinato le pillole su «Women on Web» finisce per non usarle. Duecento donne hanno risposto a domande sulla loro esperienza: il 58% si dice «riconoscente» per aver potuto ricorrere a un aborto in questo modo; per il 31% è stato invece «stressante». Il sito invia per posta la medicina solo nei Paesi dove le leggi sull’aborto sono fortemente restrittive e alle donne che dichiarano di essere in gravidanza da meno di nove settimane. Un’americana ha raccontato di aver usato il sito internet mentre si trovava in Thailandia. La pillola è arrivata impacchettata in un blister, con istruzioni complete.. Le pillole di altri siti, ha proseguito, arrivavano in flaconi senza scritte, il che rendeva la cosa inquietante: «Non ero molto avanti nella gravidanza. Solo tre-quattro settimane».

GINECOLOGI PREOCCUPATI - «E' una notizia preoccupante» commenta il professor Giorgio Vittori, presidente della Sigo (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia).«Io sono per la libertà di scelta, ma non si può sottacere che un aborto praticato in ambiente non idoneo espone a rischi notevoli e a complicazioni molto difficili da gestire da sole: basti pensare alle emorragie e alle infezioni, ma anche a problemi che sono comuni a tutti gli altri farmaci, come l'allergia». «Poi c'è il problema della datazione delle gravidanza. Per parecchie donne non è così facile stabilire esattamente quando la gestazione è iniziata, quindi, magari, una ragazza crede di essere entro i tre mesi e invece è già al quarto. E' ovvio che questo rende tutto più rischioso». «Inoltre mi sembra che ci sia anche uan considerazione politica e sociale: in un Paese come il nostro che ha una legislazione secondo me ottima sull'aborto, che garantisce alle donne un'ottima assistenza perchè bisognerebbe andare a cercarsi una soluzione "fai da te" su Internet? Tanto più che l'adozione della Ru486 è in discussione anche nel nostro Paese, e basterebbe qualche caso drammatico generato da questo tipo di possibilità via web per ritardare e compromettere la discussione».

Fanno gli obiettori di mestiere ovvero sono pure fancazzisti e poi si preoccupano e smentiscono di esserlo, come se poi l'aborto clandestino è un nuovo fenomeno. Esite dal medioevo! La 194 è stata fatta per evitare questo. Facile andare sempre contro le donne per togliersi ogni responsabilità! L'ottima legge c'è ma non è applicata, ma poi chi ha detto che si sta discutendo per introdurre la ru486? io sento solo parlare contro la 194!

11 Lug 2008
Rosa · 10 visite · 0 commenti
Categorie: Aborto, Autodeterminazione
Se ti fai stuprare ti faccio abortire

Racconto una storia scioccante accaduta in un paese che si sente civile e che crede che siano i rumeni chi fa guarre alle donne.
La cosa più incredibile che qui siamo davanti a donne costrette ad essere stuprate per avere un diritto. Incredibile!

Accade a Napoli, come l'ennesima volta per quanto riguarda gli aborti, qualche mese fa, una donna doveva abortire, come sapete già. Questa volta  è stato scoperto l'ennesimo gruppetto di medici che praticavano aborti illegalmente per cifre che andavano dai 500 agli 8000 euro. Uno di loro è stato arrestato persino perchè avrebbe stuprato una donna straniera incinta offrendole poi uno sconto sull'intervento.

Qui siamo alla deriva. Non solo non possiamo nemmeno autodeterminarci per quanto riguarda gli aborti ma siamo perfino stuprate, solo perchè l'Italia ha deciso che ormai siamo diventate cose e che questo nostro diritto non si può applicare.

E siamo diventate doppiamente cose, oggetti, schiave di medici che sembra vogliano garantirci un diritto che ci hanno tolto ma poi seguono la linea del nostro stato, siamo schiave, oggetti e i nostri corpi non ci appartengono più.
La parità di sessi in italia, sempre che ci sia stata,si è dileguata, e ci troviamo stuprate dal primo che passa, non rumeno, perchè Berlusconi ha dato il prmesso che gli italiani lo possono fare, ha fatto leggi pro stupro, e ci hanno tolto anche il diritto di scegliere se vogliamo essere madri o no. Della serie solo se ci stuprano ci possono far abortire quindi incentivano questo. La società ci tratta come cose e anche i medici hanno capito questo..così seguono la stessa linea o fanno l'obiezione di coscenza o ci stuprano per avere un diritto. in tutti e due i casi posseggono il nostro corpo. Quindi diventa più importante il loro diritto che è quello di imporre una volontà pressante sulle donne con la forza fisica e attraverso imposizioni di legge. Ma come è possibile che una donna nel 2008 venga trattata come un oggetto in questo modo così spudorato?
Questa è la linea del patriarcato che si fa sempre più viva e non è un caso il fatto che è tato commesso su una donna straniera, perchè è più vulnerabile. in una società dove il corpo non è tuo quindi se stai pretendendo un diritto cioè quello di autodeterminarti, in quanto donna che ti sei permessa di decidere, te lo limito stuprandoti. In Italia ha fatto più scandalo il fatto che si è fatto aborto clandestino che lo stupro della donna. E dopo uno stupro ha anche dovuto pagare una somma di denaro!

Da Manifesto del 25 giugno:

LEGGE 194

Napoli, ottomila euro per un aborto clandestino

Quattro indagati, tra cui anche due medici del San Paolo

di Francesca Pilla

NAPOLI: Era sola, B. G. K., e con poche vie d'uscita. Era incinta e aveva paura del fratello, musulmano praticante, che avrebbe potuto diventare violento alla scoperta di una gravidanza avuta fuori dal matrimonio. Così era arrivata alla 18esima settimana, terrorizzata da quel fardello, e ormai non sarebbe potuta più andare in ospedale nemmeno se avesse voluto.

Ma senza lavoro non avrebbe potuto nemmeno pagare la cifre esorbitante di 5000 euro per un aborto sottobanco in quello studio privato di corso Vittorio Emanuele. Il responsabile dell'ivg dell'ospedale San Paolo, Luigi Langella, aveva tessuto la sua tela. Si era dimostrato disponibile e aveva assicurato che avrebbe «operato», a patto che la ragazza tunisina si fosse concessa per un rapporto sessuale come anticipo, come segno di fiducia.

Ma avrebbero dovuto «consumare» prima dell'aborto, perché la vagina indolenzita dopo non avrebbe consentito di farlo. B.G.K. subisce la violenza in silenzio sulla sedia ginecologica. È l'estate del 2006. Lo scorso marzo la ragazza si trova nuovamente nei guai, questa volta però si presenta con il fidanzato e con parte dei soldi. Langella si accanisce, afferma che praticherà l'aborto, ma in anestesia locale. Lei accetta, poi durante l'operazione il dolore è tale da non riuscire ad andare fino in fondo.

Langella prende mille euro per il disturbo. In precedenza le aveva fornito il nominativo di una sua collega del San Filippo Neri di Roma, Mirella Parachini, una nota radicale, non indagata, ma alla quale spesso lo studio privato si rivolgeva per i contatti in Spagna, dove si può abortire dopo la 12esima settimana. B.G.K. alla fine tramite l'aiuto di un amico fa un lungo viaggio in treno e sbarca a Barcellona.

Una storia sconvolgente anche se in giudizio il medico dovesse essere prosciolto dall'accusa di violenza sessuale che ora pende sul suo capo. Angosciante perché sono molte le donne lasciate in solitudine a prendere una decisione difficile, che hanno bisogno di abortire perché fuori dai termini prescritti per legge, minorenni, straniere, spesso disperate o solo inserite in un contesto culturale che non gli permette di rivelare quella «vergogna» e di recarsi nei centri pubblici autorizzati.

Ed è questo l'identikit delle pazienti che si rivolgevano allo studio Langella e che erano pronte anche a pagare migliaia di euro per chiudere i conti con una gravidanza indesiderata. A B.G.K lo studio privato era arrivato addirittura a chiederne 8 mila pur di renderla ricattabile e «di passarla alle armi» perché «meritava», come dice lo stesso Langella in un'intercettazione telefonica.

Ieri su richiesta del pm Graziella Arlomede Langella è stato arrestato insieme ad Achille Della Ragione, che già nel 2000 aveva avuto problemi analoghi con la giustizia, alla segretaria factotum Maria Cristina Pollio e all'anestesista Vincenzo Grillo, con le accuse di associazione a delinquere tesa a praticare aborti clandestini. Della Ragione procacciava le clienti, Langella le faceva abortire, nella maggior parte dei casi senza nemmeno eseguire i controlli sulle loro condizioni fisiche generali.

Rischi che le malcapitate erano disposte a correre, magari anche solo per evitare la trafila necessaria negli ospedali o nei casi più problematici, come quelli di B.G.K. per impotenza. Le tariffe variavano dai 500 euro per operazioni in anestesia locale e nei limiti di legge, ma potevano arrivare a migliaia di euro, escluso il viaggio, per chi doveva recarsi a Barcellona. Abortire ambulatorialmente un feto di 5 mesi era, infatti, troppo rischioso perfino per chi era disposto a passare sopra la salute della donna pur di mettere in tasca un bel gruzzolo.

Un gioco perfetto che fruttava denaro a fiumi. Ma c'era anche chi non cedeva al ricatto. Come G.S. di Piedimonte Matese che arrivata alla 13esima settimana aveva contratto la rosolia e impaurita dal rischio di malformazioni aveva optato per un'interruzione. Lo scorso marzo ne parla con Della Ragione che al telefono tenta di convincerla: «Non capiterà alla seconda, perciò non ci pensi più di tanto». La donna però si presenta con il marito e vuole che tutto si svolga in ospedale secondo le regole. I medici vanno su tutte le furie e Langella dice al telefono all'amico: «L'ospedale sono io...mi metto a passare un guaio a prendere i soldi in ospedale, proprio uno stronzillo di questo ti fa una denuncia...».

La denuncia alla fine c'è stata ma è partita quasi per caso con un'intervista a Il mattino da parte del primario dell'ospedale di Pozzuoli Nicola Gasbarro: «Tutti tacciono ma io sono stanco di far finta di niente», aveva detto ai cronisti

26 Giu 2008
Milano, 30 giugno: un confronto sulla salute della sanitą lombarda

Da 194 ragioni

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L'appuntamento è per lunedì 30 giugno, 2008 alle ore 21 presso UNIONE
FEMMINILE- Corso di Porta Nuova, 32- Milano



L'intreccio di vicende giudiziarie che ha coinvolto recentemente la sanità Lombarda non è ascrivibile a pochi e isolati comportamenti illegittimi, ma chiama in causa l'intero assetto sanitario della nostra regione. 

E' all'opera un vero e proprio "sistema" di malaffare, fatto di prestazioni gonfiate e inappropriate, con conseguenze perfino mortali sulla pelle di pazienti e sul piano lavorativo per la stragrande maggioranza del personale onesto che quotidianamente lavora nelle cliniche.

Sotto accusa è anche un sistema sanitario incentrato essenzialmente sugli ospedali, che ha portato al taglio dei presidi territoriali e favorito un approccio aziendale massimamente orientato alla prestazione e non alla prevenzione.

Tra accreditamenti e convenzioni, la "Sanità privata" è cresciuta nel nome di una falsa libertà di scelta. L'obiettivo non è più la costruzione di un servizio a misura delle cittadine/i, ma il profitto.


La salute
non è considerata un diritto e un bene sociale.

La storia degli attacchi di questi ultimi anni ai Consultori Familiari né è un chiaro esempio.

Sono stati svuotati di qualsiasi struttura atta a soddisfare la domanda di servizi socio sanitari e di prevenzione e trasformati in ambulatori specialistici fortemente medicalizzati venendo meno le finalità per cui sono stati istituiti e voluti dalla lotta delle donne: luogo d'incontro, di conoscenza, d'affermazione della salute come benessere.


Per contro
assistiamo ad un incremento di consultori privati convenzionati non laici per lo più di orientamento confessionale legati a strutture parrocchiali e a Cl.

Il movimento delle donne ha più volte segnalato come l'attacco ai Consultori Familiari pubblici e alla Legge 194/78 portasse il segno di un attacco più generale al sistema sanitario pubblico e al diritto della salute di tutte/i


Il "pacchetto sicurezza"
emanato dal governo aggrava ulteriormente la situazione. Gli operatori e le operatrici che lavorano nelle strutture sia territoriali che ospedaliere in area materno infantile, denunciano infatti un clima di crescente diffidenza ed ostilità nei confronti delle cittadine immigrate, soprattutto quelle non regolari, e della popolazione rom.

Eppure secondo le leggi italiane, anche gli immigrati irregolari e clandestini hanno diritto ad essere assistiti (comma 5, art.35 DL.ivo286/98) e non solo per l'urgenza ma anche per le cure essenziali, per gli interventi di prevenzione e di continuità assistenziale (in particolare donne, bambini e coloro con malattie infettive e per la tutela della maternità) attraverso il codice STP (Straniero temporaneamente presente). Questa norma, tuttora in vigore è presente nell'ordinamento italiano già dal 1995, attraverso un decreto legge (D.L 489/95 art.13 più volte reiterato) voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega.

Introdurre il reato di clandestinità porterebbe all'allontanamento dai Consultori Familiari delle donne migranti che fino ad ora avevano accesso, vanificando tutti gli sforzi di questi anni e le strategie messe a punto da operatrici e operatori: clima di fiducia, garanzia della non segnalazione in Questura, per favorire l'accesso delle donne migranti ai nostri servizi, sia per l'assistenza della gravidanza, sia per la contraccezione e quindi per la prevenzione dell'IVG, fenomeno in crescita in questi ultimi anni, sia per la prevenzione dei tumori femminili.


Pertanto
riteniamo che la proposta di istituire il reato di clandestinità sia un errore oltre che politico anche operativo in quanto costringerà all'invisibilità, anche sanitaria, molte persone con gravi rischi di devianza e di malattia introducendo un grave principio di disuguaglianza.

La Rete Lombarda 194 ragioni propone un incontro aperto a tutte le associazioni, i collettivi, le reti i singoli/e cittadini/e che operano su queste tematiche nel territorio per confrontare pratiche ed esperienze


Lunedì 30 giugno, 2008 alle ore 21 presso UNIONE FEMMINILE- Corso di Porta Nuova, 32- Milano

24 Giu 2008
Nasce il comitato "quando decidiamo noi"

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Sabato 31 maggio 2008,  Roma,  sala Olivetti, su iniziativa dell'UDI
- Unione Donne in Italia, si è costituito il Comitato nazionale delle donne quando decidiamo noi  che intende essere punto di riferimento, di informazione, di azione e di iniziative  sui temi della salute e integrità della donna, con particolare riferimento a tutte le questioni attinenti il generare.


Alla luce dei sempre più violenti attacchi alla legge 194, dei principi aberranti contenuti in alcuni punti della legge 40, già messi in discussione da alcune recenti sentenze, della difficoltà con cui si procede a rendere effettiva la scelta fra aborto farmacologico e chirurgico, alle inadempienze, diffuse  e in aumento, delle strutture pubbliche in alcuni parti del nostro paese, attraverso un'incontrollata obiezione di coscienza da parte del personale medico e paramedico, circa l'applicazione della legge 194 e la somministrazione dei contraccettivi di emergenza, si è costituito questo Comitato che, in relazione all'ambito del tema "generare oggi",  pone come principi delle sue motivazioni e obiettivi  delle sue azioni i seguenti punti:


- Affermazione dell'autodeterminazione della donna nelle scelte di maternità

- Affermazione del primato della madre

- Affermazione del diritto alla scelta informata

- Difesa dell'integrità e della salute della donna

- Sì alla legge 194, sì alla prevenzione dell'aborto, no alla dissuasione e alla colpevolizzazione delle donne

- Affermazione del valore sociale della maternità


Su questi punti, più ampiamente trattati nel documento costitutivo del comitato, e negli interventi presentati  c’è stata l’adesione da parte di donne interessate a far crescere il neonato comitato, per  renderlo efficace punto di riferimento per tutto il territorio nazionale.

Il dibattito ha anche evidenziato la necessità per le donne di spostare in avanti la riflessione sui temi del generare e in particolare sulla legge 194. Per non essere costrette alla difensiva e per valutare all’oggi gli esiti della legge dobbiamo partire dalla libertà femminile e da quanto essa produce nelle nostre vite in termini di domande su noi stesse – soprattutto sulle più giovani -  e di rapporto che vogliamo avere con le istituzioni. Per farlo è opportuno ascoltarci l’un l’altra con generosità, sgombrando gli animi dai sospetti e dai pregiudizi reciproci, per attestarci sulle parole che ciascuna di noi ha pronunciato pubblicamente e su quelle che pronuncerà.


DECISIONI E APPUNTAMENTI

15 giugno : chiusura delle adesioni al comitato

19 - 20 luglio a Milano: Seminario di riflessione e studio sulle iniziative legali e giudiziarie. Principi e prospettive. Prenotazioni al seminario: vanno fatte presso la Sede nazionale  a questo indirizzo
udinazionale@gmail.com

18 ottobre a Roma: incontro di verifica delle iniziative politiche succedute

Le donne che hanno partecipato alla costituzione del Comitato quando decidiamo noi hanno deciso di trovarsi nuovamente a Roma sabato 18 ottobre 2008 per verificare se i punti  all’ordine del giorno hanno prodotto iniziativa politica, dove e come.


Poiché da più parti si è chiesto un maggiore approfondimento delle leggi Nazionali ed Europee - lo hanno fatto  Ileana Alesso e Marta Tricarico con la loro relazione e Maria Grazia Campari con il suo intervento - si è deciso di tenere un Seminario di approfondimento il 19 e 20 luglio a Milano dal titolo:Seminario di riflessione e studio sulle iniziative legali e giudiziarie. Principi e prospettive.


Chi sono le promotrici, le presenti, le intervenute e le donne che hanno dato l'adesione
 

Leggi i documenti del 31 maggio

Documento di Apertura -  Avvocate: Alesso-Tricarico - Fabiola Pala - Loredana De Vitis

Leggi il documento del Comitato Nazionale: Quando Decidiamo Noi

17 Giu 2008
Te la do io la pillola del giorno dopo, alla faccia degli obiettori
Da Mondo donna

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Pillola del giorno dopo. I movimenti e le associazioni femminili italiane  e i radicali si stanno muovendo per aiutare le donne e scavalcare l'ostacolo obiettori di coscienza. 


Sappiamo bene
quanto sia difficile in questo paese farsi prescrivere la pillola del giorno. L'ostilità dei medici obiettori (circa il 70% di tutti i ginecologi italiani... ) verso la contraccezione d'emergenza è tale che spesso fanno illegalmente obiezione sulla prescrizione di questo farmaco. Illegalmente perchè non si può esercitare obiezione di coscienza su qualcosa che non è considerato abortivo dalle nostre normative. Per rispondere a questo deficit da parte del nostro sistema sanitario nazionale, le associazioni delle donne si stanno muovendo. Alla grande.


Innanzitutto è attiva la campagna OGO, Obiettiamo gli Obiettori , promossa dall'associazione Mai State Zitte di Milano. In ogni città di Italia si stanno costituendo gruppi di donne che investigheranno sul rispetto della legge 194 e pubblicheranno i nomi degli obiettori di coscienza (non è raro che facciano obiezione nel pubblico e poi nel privato....qualcuno si ricorda di cosa è successo a
Genova qualche mese fa?), promuovendo azioni di boicottaggio nei confronti degli ospedali in cui non vi sia presente nemmeno un medico non obiettore. 


La storica UDI (Unione Donne in Italia)  ha attivato il  Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi" ,  che fra i suoi obiettivi principali prevede proprio il monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari. In un comunicato dell' UDI si legge: "Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro) debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani."


In secondo luogo, ed è notizia di queste ore, l'associazione
Vita di Donna e l'Associazione Luca Coscioni sono passate per le vie di fatto. 

A Roma e a Milano sono stati organizzati 2 gruppi di medici che sono disposti  a prescrivere la pillola del giorno dopo dalle 9 alle 19 tutti i giorni, feriali, festivi, e il sabato notte, qualora le donne trovino problemi presso le strutture pubbliche.


Come fare? Sarà sufficiente telefonare all'Associazione Vita di Donna, al numero 333/9856046, per essere indirizzate dal medico disponibile per quel giorno (a Roma).

Le donne che invece vorranno fare una denuncia (ripeto, la non prescrizione è illegale) saranno assistite dagli avvocati dell'Associazione Luca Coscioni. E' notizia di questi giorni che a Roma si farà il primo processo per la denuncia presentata da due ragazzi a cui era stata negata la pillola da ben 3 medici diversi. 


L'associazione Vita di Donna spiega che "quest'iniziativa si inquadra nella battaglia per l'abolizione della ricetta medica per la pillola del giorno dopo" che permetterebbe alle donne in necessità di comperare la pillola direttamente in farmacia senza avere l'obbligo di passare attraverso il medico obiettore. 
15 Giu 2008

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