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Usa, molestie sessuali a una soldatessa su tre

Soldato Jane Demi Moore film di Ridley Scott 220x dal web

Soldato Jane di Ridley Scott


Altro che Soldato Jane. Qui non si tratta di forze speciali e addestramenti al limite della resistenza fisica e psicologica. Nell’esercito Usa basta semplicemente essere donna, e il trattamento non cambia. Lo dice un
rapporto del Pentagono: una soldatessa a stelle strisce su tre subisce molestie sessuali. Nella maggior parte solo frasi volgari o intimidazioni da spogliatoio. Ma spesso anche peggio. Nel 2007 sono 2668 le denunce presentate all’autorità giudiziaria militare: nel 70 per cento dei casi si tratta di stupro, negli altri di tentato stupro o altre forme di aggressione fisiche.

Le denunce presentate da soldatesse in servizio in Iraq sono state 112 e 19 tra quelle in Afghanistan. Duemila indagini sono state chiuse entro la fine dell’anno, ma solo 181 gli episodi finiti davanti alla corte marziale. Duecentouno casi si sono conclusi con una punizione non giudiziaria e 218 con un'ammenda o l'assoluzione. Circa i tre quarti delle denunce finiscono in un nulla di fatto: perché il fatto non sussiste, per insufficienza di prove o semplicemente perché l’accusa viene ritirata.

Non è facile ottenere giustizia, insomma. E in molti neanche si azzardano a parlare. Dei 70mila soldati, uomini e donne, intervistati per un sondaggio del 2006 sulle molestie in caserma, solo 23mila hanno accettato di rispondere. Il Pentagono si dice «determinato a sradicare la violenza sessuale dal servizio militare» con una «robusta» politica di prevenzione.

Anche gli uomini, rivela il rapporto, non sono esenti da violenze: le ha denunciate il sei per cento dei militari in servizio.
 
25 Mar 2008
Rosa · 103 visite · 0 commenti
Categorie: Violenze di genere
Cassazione, condanna a 15 mesi per manomorta in autobus: č violenza sessuale
contro violenza maschile sulle donne

ROMA
- In autobus aveva palpeggiato ripetutamente la coscia della sua vicina di posto: per questo dovrà scontare una pena a un anno, tre mesi e 15 giorni di reclusione per violenza sessuale. A stabilirlo è stata la Cassazione, che ha confermato la sentenza della Corte d'Appello di Palermo.

La Suprema Corte ricorda che perché si possa configurare il reato "la violenza richiesta non è soltanto quella che pone il soggetto passivo nell'impossibilità di opporre tutta la resistenza voluta, tanto da realizzare un vero e proprio costringimento fisico, ma anche quella che si manifesta che fingeva di dormire mentre compiva le pesanti avances. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza 12157 in tema di violenza sessuale nel compimento insidiosamente rapido dell'azione criminosa, così venendosi a superare la contraria volontà del soggetto passivo".
Infatti l'uomo condannato, Andrea V., 57 anni, di Trapani, era finito sotto processo per avere commesso, sulla corriera Palermo-Trapani, una "pluralità di atti sessuali", palpeggiando insistentemente la coscia della donna, che aveva avuto un'immediata reazione, allontanandosi dal posto occupato e chiamando il fratello al telefono per raccontargli quanto era accaduto.

All'arrivo del pullman il fratello della ragazza aveva rimproverato vivacemente Andrea V., ottenendo da questi la promessa che il fatto non si sarebbe ripetuto. La denuncia della donna è comunque scattata e la Suprema Corte oggi ha confermato la condanna, rigettando la richiesta d'annullamento per via della mancata reazione 'plateale' della vittima.Di qui, il rigetto del ricorso di Andrea V. che, oltre al pagamento delle spese processuali, dovrà anche sborsare due mila
euro alla vittima costituitasi parte civile.

Così la
mano morta diventa violenza sessuale e ci liberiamo dalla condizione di proprietà e di oggetto che siamo sempre state poste nei secoli in una società dove all'uomo era tutto permesso, se si impostasse una nuova cultura che inibisce questi atti e queste troppe libertà in campo sessuale date all'uomo, allora la donna verrebbe più rispettata, che poi è tutto alla base della cultura dello stupro, che poi nella nostra cultura maschilista lo stupratore in tempi non tanto remoti era considerato un figo, e la vittima una puttana è cosa ormai nota (vedesi matrimonio riparatore o stereotipi  e sentenze sulle minigonne, verginità e balle varie, c'è mancato poco sapevamo anche di che colore erano le mutande della vittiima).Finalmente la giustizia si è svegliata! Ricordiamoci che la donna non è proprietà di nessun uomo come una società mal impostata dove è stata data troppa libertà e dominio maschile ha sempre voluto e permesso che le donne subiscono abusi e violenze per una falsa e impostata concezione di donna alla pari di un oggetto sessuale e di proprietà maschile. Bisogna partire all'educazione di genere nel rispetto della donna che purtroppo e molto spesso non viene rispettata a causa di un immagine distorta che le si da dai mass media e nell'educazione nelle famiglie, queste sentenze sono un passo avanti per una nuova educazione culturale, Ben guardarsi prima di alzare le mani su un qualcosa che non vi appartiene: IL CORPO FEMMINILE, sempre attaccato in ogni tema, perfino questioni come la gravidanza, cio' delinea ancora il senso di proprietà che l'uomo esercita sul nostro corpo e più in generale l'autodeterminazione, poichè i gesti usati sono allo scopo di sottomettere la donna. Ricordati di firmare la petizione cliccando sull'immagine.
19 Mar 2008
Rosa · 73 visite · 0 commenti
Categorie: Violenze di genere, Cronaca
4 anni di reclusione per il medico stupratore. Donne presidio sotto Cassazione
 
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ROMA - Quattro anni di reclusione: è la condanna definitiva decisa dalla Terza sezione penale della Cassazione per Demetrio Altobelli, il medico anestesista di Rieti, 39 anni, accusato di aver anestetizzato e stuprato cinque pazienti. È così confermato il verdetto per violenza aggravata emesso dalla Corte di Appello di Roma con rito abbreviato nel gennaio 2005. Accogliendo le richieste dei sostituto procuratore generale della Cassazione, Francesco Salzano, la Terza sezione penale, presieduta da Enrico Altieri, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'anestesista e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di 1000 euro alla Cassa delle ammende e a rifondere le spese di giustizia sostenute dalle parti offese.


«LAVORA ANCORA» - «Sappiamo che il medico che ci ha violentate ancora lavora e quindi può ancora abusare di altre donne: lo abbiamo denunciato e ci aspettiamo giustizia proprio per evitare che altre donne subiscano quel che è toccato a noi che, per altro, abbiamo pure perso il lavoro». Questo il racconto di Silvia ed Elvira, due tra le giovani vittime del medico anestesista.



SIT-IN - All'udienza, svoltasi in mattinata, hanno assistito anche Silvia ed Elvira, due delle vittime di Altobelli, e molte donne dell'associazionismo femminista venute a portare la loro solidarietà. «Per ogni donna offesa siamo tutte parte lesa»: lo storico slogan femminista è stato riproposto su uno degli striscioni con i quali un gruppo di donne ha manifestato davanti alla Cassazione. Sulle scalinate del Palazzaccio, in concomitanza con lo svolgimento dell'udienza, le esponenti di varie associazioni femministe - tra le quali quelle dell' Assemblea romana delle lesbiche e femministe, e dell' Unione Donne Italiane - hanno organizzato un un sit-in in solidarietà alle vittime di Altobelli. (LaStampa? )



Esprimo la mia opinione e dico che per me 4 anni sono sempre pochi perchè le vittime sono cinque e nel codice pensale per il reato di stupro sono previsti da 5 a 10 anni e per un reato cosi grave fare un rito abbreviato mi sembra ingiusto. Ma grazie al presidio  che ha sensibilizzato quel verme si sconterà la pena che meritava.
Dobbiamo impegnarci a non lasciar ele vittime in silenzio.

06 Mar 2008
Ennesima violenza! tre ragazze fermate per volantinaggio, l'Italia ci vuole felici e stuprate!
Dopo gli attacchi alla 194, si attacca la donna nella sua difesa dell'integrità fisica, per quanto concerne un reato gravissimo .Lo stupro sembra esser stato legalizzato, il corpo della donna sembra esser diventato una cosa che non deve riguardare le donne. A volte si sollecita le donne di denunciare una violenza subita, ma come si puo denunciare in un clima del genere?
Le donne del Collettivo "Quelle che non ci stanno" il 1° marzo stavano volantinando per promuovere il presidio
sono Le ragazze hanno avuto paura e si sono strette tra loro mentre questi uomini si avvicinavano gridando "Dateci i documenti".
La più coraggiosa ha esclamato "Ma chi siete?" solo dopo si qualificavano come Digos.
Le ragazze cercavano di capire perché questo succedesse. Una di loro ha chiesto aiuto ai passanti, dato il comportamento palesemente o intenzionalmente aggressivo, idoneo a generare timore e a limitare la loro libertà morale.
Un'altra aggiungeva "Scusate, non mi fido. Voi siete in tre, ho paura". Sono state chiamate ben tre pattuglie della polizia, e mentre una ragazza contattava un'avvocata dell'UDI che le diceva di dare le generalità, un poliziotto le sequestrava il cellulare impedendole di parlare con l'avvocata e rifiutandosi di spiegare la situazione. Le ragazze sono state portate in Questura nonostante che, dopo la telefonata all'avvocata avessero dichiarato di voler dare le generalità. Con arroganza e fare autoritario, le hanno afferrate per un braccio e per la testa pretendendo di condurle con la forza e infilatele in macchina come delinquenti le hanno portate in Questura, fotografate e hanno preso le impronte digitali trattate come STUPRATORI..
Trattenute per quattro ore senza motivo. C'era anche una poliziotta, che è stata allontanata dai colleghi perchè non era d'accordo con quei metodi. Le nostre nonne venivano arrestate nel 1946 perchè vendevano le mimose l'8 marzo, altre venivano arrestate perchè distribuivano volantini per sostenere il diritto al voto delle donne.
STIAMO RITORNANDO NEL MEDIOEVO


perchè?


"per il presidio del 4 marzo sotto il tribunale di Bologna, dove verrà processato lo stupratore Luigi Maraia".


"A Crevalcore, durante un'iniziativa contro lo stesso Maraia, ci è stata negata l'autorizzazione da noi richiesta; carabinieri e digos hanno tentato di ostacolare fisicamente il gruppo di donne che si era mobilitato per questa manifestazione e una compagna è stata richiamata in caserma per l'identificazione".


"In un altro presidio un'altra è stata rincorsa dai soliti funzionari della digos, solo perchè rea di aver cancellato con una matita la scritta "puttana" dal muro".

"Sempre i soliti funzionari della digos ci aspettano la sera all'uscita dai locali, cercando il momento in cui siamo da sole per intimorirci con atteggiamenti maschilisti e sessisti; ci seguono all'uscita dalle riunioni e ci identificano appena possono, comportandosi come se fossero loro gli stupratori e i molestatori e in più col potere della "divisa".


In Italia si sta attuando un clima sessista e maschilista che si scaglia sul corpo delle donne per l'ennesima volta dove  urlare potere alle donne diventa un reato e legalizzando lo stupro si urla potere agli stupratori. 
Questi che hanno come dovere di darci sicurezza non solo non ce  la danno, non riuscendo ad impedire che avvengano stupri e violenze nè a perseguirne i carnefici, ma compiono atteggiamenti sessisti ostacolando e perseguendo le donne, per non parlare che invece di incoraggiarci a denunciare (lo fanno ancora poche donne) ci scoraggiano, quasi voler dire che dobbiamo vergognarci di una violenza e giustificare chi ci violenta.. Ditemi dove sta il reato a diffondere volantini? Perchè le donne fanno paura? non dovremo avere noi paura degli atteggiamenti distruttivi del patriarcato? invece no! noi lottiamo!

http://www.controviolenzadonne.org/html/comunicati.html 
05 Mar 2008
Quando lo stupratore č libero di stuprare una donna e difendere il proprio corpo diviene un reato
untitledfv.jpg picture by kikkazz

Rinviato al 28 aprile il processo contro una lavoratrice dello slai cobas per il sindacato di classe che si doveva tenere oggi al Tribunale di Taranto. Un processo assurdo ma che spiega bene il clima reazionario e maschilista esistente: si vuole processare una donna, Ida, che anni fa per difendere la figlia minorenne da un tentativo di violenza sessuale, prese giustamente a legnate l'uomo, tra l'altro anche con precedenti di 'spaccio'; ora la magistratura invece di condannare il violentatore, accetta tranquillamente la querela/denuncia di questo porco e impianta un processo per condannare Ida! E' questo è lo Stato che dovrebbe difenderci contro la violenza sessuale!? Oggi erano vicine a Ida le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario.

Assolutamente scioccata. L'ennesima vittima non ascoltata e per giunta si vede la madre ad un processo per una cosa giusta e naturale: difendere la figlia. Non solo nulla si fa per difendere la vittima di uno stupro ma la legge si mette perfino contro una donna che ha il sacrosanto diritto di difendere la figlia, il corpo di sua figlia. La situazione, a mio avviso è davvero preoccupante, perchè le donne sono tornate ad essere considerate "cose" con nemmeno il diritto di difendersi, nonostante la giustizia fa poco per noi. Assolutamente assurdo mi ricorda il caso della ragazza di 19 anni Saudita processata lei per aver solo subito uno stupro.  Quest'anno si è aperta una battaglia contro le donne e dobbiamo assolutamente stare vicino alle donne che non ottengono giustizia e che ottengono ingiustizie. NON credo assolutamente che il porco che ha meritato le legnate abbia riscontri psicologici come tutte le vittime di violenza che non ottengono giustizia e non sono ascoltate.  Non sopportiamo più e riteniamo poco civile  e ingiusto il patriarcato che permette di stare dalla parte di chi fa del male alle donne e di non dare l'opportunità alle donne nemmeno di difendersi.

se la donna non riesce a difendersi è colpevole perché avrebbe dovuto farlo (come nel caso del coito orale), se la donna si difende picchiando l'uomo rischia la denuncia da parte di questo bastardo. Sono contenti solo se la donna viene stuprata e picchiata a morte (e forse puniscono lo stupratore/assassino), altrimenti fanno passare la donna per la colpevole/provocatrice. cito le parole di Franca Rame: Ancora oggi, proprio per l'imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la "fortuna" di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie.

Non permettiamo le violenze, prima causa di morte delle donne e dobbiamo cercare di fermare il processo a questa donna, un vero e proprio clima di caccia alle streghe che avverrà il 28 aprile e si avvicina.


Ringrazio immensamente wonderely per la fonte.
27 Feb 2008