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La deprimente situazione delle donne del Sud, intrappolate dai classici, stupidi stereotipi duri a morire
Si conosce benissimo l'assurda e ingiusta disparità che esiste tra uomo e donna, disparità che interessa tutte le sfere possibili e immaginabili. Alla stessa maniera conosciamo altrettanto bene il gap esistente tra Nord e Sud, distanza oramai proverbiale e che sembra dover rimanere per sempre. Ecco, immaginatevi la difficile situazione che possono vivere la donna del Sud Italia. Deprimente.
La donna a casa, l'uomo a lavoro - Diversi rapporti, analisi e studi ci dicono che il Sud Italia è la parte dell'Italia dove è è più alta la percentuale di coppie tradizionali. Oltre un terzo, infatti, è organizzato secondo il modello classico: la donna rivestire il ruolo di casalinga e l'uomo quello del lavoratore che sostiene la famiglia economicamente e contribuisce poco alla gestione della casa.  A ricofermare la costante presenza di tale stereotipo è una ricerca condotta dall'Istituto Iard sulle giovani coppie italiane, incaricato da una multinazionale leader nei prodotti utilizzati per l'igiene personale e della casa. Secondo l'indagine condotta nelle regioni italiane del Sud le coppie tradizionali raggiungono il 37% a differenza del 19% del Centro e del 18% del Nord. In Sicilia questa percentuale cresce fino al 50%, ovvero una coppia su due. La Sicilia, dunque, continua ad essere ancora molto legata al modello di famiglia tradizionale, ma rispetto alle altre regioni italiane, la cura dei figli è affidata ad entrambi i genitori. Il dato emerge nella metà delle famiglie siciliane. Quindi, stando ai dati della ricerca, nelle giovani coppie isolane troviamo ancora la donna come ''angelo del focolare'' e l'uomo che ogni giorno va in ''missione lavorativa''. Ll'unica differenza sembra essere la mutazione della figura paterna, non più monolite imperscrutabile da rispettare con devozione da una certa distanza, ma attivamente partecipe alla vita affettiva della famiglia.Nonostante l'avvicinamento del papà ai figli, sempre secondo questa ricerca, un capitolo a parte ha la cura dello studio dei propri figlioli. In Sicilia come nelle altre regioni della penisola, è solitamente la madre ad occuparsi della vita scolastica dei figli, ma nel 20% delle famiglie siciliane c'è però anche la collaborazione del papà.Nella ricerca, poi, le coppie italiane sono state suddivise in tre gruppi, tenendo conto del lavoro domestico della donna, del suo status occupazionale (lavoratrice o casalinga) e del grado di partecipazione dell'uomo alle attività della casa. Le tre tipologie individuate sono state:
la coppia tradizionale o "all'antica", (anni '50- '60) che costituisce il 26% del campione totale; la coppia a doppia presenza, a cui appartengono il 38% delle giovani coppie italiane; e infine il modello del futuro, la coppia collaborativa, che si posiziona al secondo posto con un 36%, un modello che risponde al cambiamento in atto nella società moderna in cui la donna, più istruita e ambiziosa, è più partecipe al mercato del lavoro. In alcuni casi la donna svolge il ruolo di lavoratrice e svolge lavori domestici.
se ad esempio andiamo a dare un occhiata ai dati raccolti recentemente dall'
Osservatorio di genere di Arcidonna, notiamo chiaramente come continua ad essere profondo il gap che separa donne e uomini in Sicilia, dalla formazione al mondo del lavoro. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi da Arcidonna, nel corso della conferenza stampa di presentazione della campagna "Non pensare a sesso unico", ideata da Feedback e rivolta alla lotta agli stereotipi di genere, a un anno dal conseguimento del titolo accademico solo il 35% delle donne laureate in Sicilia ha un'occupazione, contro il 42,2% dei maschi laureati nei tre principali atenei dell'Isola (Palermo, Catania e Messina).
Il divario tra dottori e dottoresse, come dimostrano gli ultimi dati di AlmaLaurea, si riscontra anche a livello retributivo: la media degli stipendi delle laureate occupate è di 848,5 euro netti mensili contro i 1.172 euro netti mensili dei maschi. Una differenza del 27,5%, il doppio di quella che si riscontra sul suolo nazionale (13,5). Che le donne trovino ad un anno dalla laurea un'occupazione di qualità inferiore agli uomini lo si evince anche da un altro dato: i maschi con un contratto di lavoro a tempo indeterminato sono il 54,5% contro il 40,7 delle femmine [leggi ''L'Italia immobile dei laureati'' di F. Pace]."Il problema - sostiene Valeria Ajovalasit, presidente nazionale di Arcidonna - è che in Sicilia continua a prevalere un orientamento culturale secondo cui il lavoro è per le donne una scelta di second best. Per questo, ci è sembrato opportuno realizzare una campagna di comunicazione integrata per combattere questo fenomeno. Partendo proprio dagli stereotipi di genere, da quei processi che stanno alla base della riproduzione sociale delle discriminazioni. Il motto "Non pensare a sesso unico" sarà il filo conduttore ideale del nostro progetto, "Laboratorio di Pari Opportunità: pratiche per il superamento degli stereotipi", finanziato dall'Unione europea con il Programma Equal (II Fase). Un progetto che coinvolgerà l'università, le scuole, i sindacati e le imprese. Ossia quelle istituzioni sui cui è necessario agire per realizzare una reale democrazia paritaria".
Altri dati sconfortanti sono quelli realtivi alle scelte di studio dei giovani siciliani: presa in considerazione l'intera popolazione femminile iscritta alle quattro università dell'Isola nel 2007, solo il 34,4% opta per i corsi ad indirizzo scientifico, contro il 61,7% dei colleghi maschi.
Al di la di tutto, e qui lanciamo un sassolino senza voler accendere polemiche, vogliamo chiedere alle donne, alle politiche donne, se per caso non è remare contro loro stesse prestarsi a giochi (e ribadiamo: giochi) come quello di rispondere a frivole interviste nelle quali l'intervistatrice chiede se preferiscono il reggicalze o collant, perizoma, slip o culotte? [Intervista di Giulia Cerasoli a Dorina Bianchi (candidata al Senato in Calabria nel Pd), Anna Finocchiaro (presidente del gruppo del Pd al Senato e candidata a presidente della Regione Sicilia), Stefania Prestigiacomo (Pdl), Laura Ravetto (Pdl), Alessia Mosca, (responsabile politica del lavoro del Pd) e Chiara Moroni (Pdl), pubblicata in questi giorni dal settimanale Chi).

- Donne e lavoro: se l'Italia è penultima in Europa... (Guidasicilia.it)

23 Mar 2008
Ma sono veramente questi i requisiti che deve avere una donna per essere eletta ministra?


 "Crescono le quotazioni che vorrebbero Mara Carfagna prossimo ministro, in caso di vittoria elettorale del Pdl. Laureata in giurisprudenza, sesto posto al concorso di Miss Italia nel 1997, ex valletta televisiva, eletta alla Camera dei deputati nella Circoscrizione Campania 2 nel 2006, l'onorevole Carfagna si ripresenta nella stessa circoscrizione ma questa volta collocata al terzo posto della lista, dopo i nomi di Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini".

"Ho avuto un momento di esitazione, poi mi sono ripreso: ehi Silvio, sei tu: volevo dirti che il tuo intervento a Gubbio mi e' molto piaciuto''. Ed e' stata proprio la Carfagna l'oggetto occasione dello scambio di pubbliche missive tra il presidente Berlusconi e sua moglie Veronica Lario. Il leader di Forza Italia dichiaro' pubblicamente il suo debole per la Carfagna (''Se non fossi sposato, la sposerei subito''). La signora Lario, qualche giorno dopo, invio' una lettera al quotidiano ''la Repubblica'' (''Pretendo pubbliche scuse da mio marito''), che poi venne pubblicata in prima pagina il 31 gennaio 2007. E' nota anche una certa invidia nei confronti della Carfagna da parte delle altre donne leader di Forza Italia (Michela Vittoria Brambilla, Stefania Prestigiacomo."

Siamo scesi così in basso?. Sentite i requisiti che per il PDL deve avere una donna per essere eletta ministro delle pari opportunità (pari opportunità??). insomma come eleggere un mafioso come ministro della giustizia (già successo, in Italia è tutto possibile). Tutto richiesto tramite il talento. Ma per una donna è richiesto così poco (o cosi tanto per chi non è bella) per essere eletta dal PDL?

Vorrei proprio sapere il numero di donne tenute fuori dalle candidature ma Donne, perchè non avevano questi requisiti da show televisivo.

Un pò analoga alla grave situazione della donna nella Mediaset di Berlusconi, ma se è in politica è ancora più grave. Qui si stanno promuovendo stereotipi in cui una donna deve avere solo qualità estetiche, promuovendo un inferiorità in base al sesso di appartenenza. Dalle celebri frasi del nano ci si poteva aspettare di tutto "E' una donna ma è brava". Per lui le donne sono solo oggetti, se no perchè quel pullulare di veline, strumentalizzazioni alla 194 e battute stupide di ogni tipo alle donne, comprese donne di grande potere come la Thatcher, che se potrei raccogliere in un libro farei più pagine della Bibbia?
Il PDL sta strumentalizzando la questione della scarsa rappresentanza femminile per eleggere veline, cagnoline, cioccolatine, galline, guardando ancora una volta con visione maschile (e maschilista) la politica. Mi stupisce il fatto che diceva che non eravamo pronti per avere più  donne in Parlamento, il problema che si riferiva alle donne vere, perchè allora quando si tratta di queste donne chissà perchè la disponibilità c'è sempre. E poi  sono quelle del PD ad essere sciampiste. Siamo sempre punto a capo: o bassa rappresentanza femminile composta da poche donne  ai vertici o tante donne in fondo alle liste (come ha fatto il PD) o una bassa rappresentanza femminile con tante donne ma senza qualità, perchè piazzata lì per aumentare un numero di elettori (maschi) quindi mercificazione del corpo femminile e ancora un altra visione della politica come qualcosa distante dalle donne, ma ci vogliono far veramente credere che siamo noi quelle distanti dalla politica, anche se continuando così finiremo per esserlo. Questa specie di prostituzione femminile deve finire, ma almeno la situazione migliora rispetto ai tempi dove per requisiti si chiedeva quanti p*mpini una donna avesse fatto nella precedente vita "lavorativa" (Cicciolina). Firmate la petizione.

19 Mar 2008
Mamma perchè nella pubblicità della muller quella ragazza si lascia cadere lo yoghurt bianco sulla mano e...

Immaginiamoci se un bambino ti fa questa domanda, cosa gli risponderesti?
Cosa penserebbe e si chiederebbe un ragazzino sulla formidabile visione che ha la tv di lui e di sua madre?

Una donna apre lo yoghurt bianco della muller e una goccia le cade direttamente sul braccio. Lei la lecca. Questa pubblicità potrebbe avere anche qualche altro signidficato ma ha reso chiaramente l'idea.
Dobbiamo fare una lista di tutte le pubblicità volgari che abbiamo in televisione dove le protagoniste sono donne o bambini?

Tante pubblicità volgari e nessuno si preoccupa alla censura poichè offendono donne e minori. Ma qualcosa si muove, non sono per niente moralista infatti non parlo di morale ma offesa contro una categoria di persone.
La pubblicità di rocco suffredi sulla patatina è stata censurata nel 2006, A darne comunicazione direttamente al Moige, il Movimento Italiano Genitori, che dopo aver ricevuto centinaia di segnalazioni di genitori aveva formalmente protestato per la volgarità dello spot con protagonista il pornodivo (■
Guardalo online)
, è stato lo Iap Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria poichè viola gli articoli 9 (violenza, volgarità, indecenza) e 10 (convinzioni morali, civili, religiose (??) e dignità della persona) del codice di Autodisciplina Pubblicitaria e pertanto il Giurì ne dispone la cessazione. Ma sono talmente troppe che nesusno ormai ci fa più caso. E la gente si preoccupa sempre alla morale o se sono troppo sessualmente espliciti, sopratutto se offendono la chniesa, ma nessuno si mette il problema se questi offendono donne e bambini. Ci troviamo davanti a un caso simile a quello che faceva dello stupro un reato contro la morale e non contro la persona offesa.

Il troppo stroppia. Anche nelle pubblicità natalizie, come ha dovuto ammettere la Red Bull. La casa del diffuso drink enenergetico ha infilato un «Re Magio» di troppo nello spot natalizio della bevanda che mette le ali. Insomma, quattro invece dei tre tramandati dalla tradizione. «C’è un re di troppo nella campagna pubblicitaria», ha denunciato un prete di Menfi (Agrigento) particolarmente indignato.
Don Marco Damanti (questo ci fa capire quanto siamo ancora dominati dalla chiesa) ha protestato vivacemente contro la sede italiana della compagnia (a Carate Brianza, nel milanese). Tanto vivacemente a convincere l’azienda a scusarsi e a sospendere dello spot, in onda sulle reti Mediaset, a partire dal primo dicembre. «L’immagine della sacra famiglia - dichiara don Marco Damanti - è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani».
E re magi a parte, c’è un’altra cosa che, a giudizio di don Marco, non può piacere ai cristiani: il riferimento dello spot agli angeli che possono vegliare sull’avvento del Cristo, su San Giuseppe e la Madonna grazie all’energia fornita loro dalla bevanda. Don Marco ha fatto le sue rimostranze con una email da lui stesso spedita alla Red Bull Italia Srl. Ha ricevuto una risposta, con le spiegazioni del caso, ossia sulle intenzioni benevole del messaggio comunicativo, ma al contempo con l’impegno a sospendere la campagna pubblicitaria. Una società che censura una scorreggia fatta da un simpatico scoiattolino o una coppia di gay che si bacia ma che non si preoccupa del ruolo svilente che fanno della donna e dei minori. Donne trattate come oggetti,e bambini trattati come rompicoglioni.

Ma la dignità di una persona vale meno della chiesa?

16 Mar 2008
La politica si tinge di rosa tra preconcetti e ancora tante discriminazioni


Una carrellata su alcune donne candidate alle elezioni: chi sono, cosa fanno, cosa faranno se saranno elette

Ci sono politiche dalla lunga esperienza e giovanissime che si affacciano per la prima volta nel mondo della politica, ci sono filosofe, medici e farmaciste, single e con famiglia, insomma donne con esperienze eterogenee e visioni della vita diverse.
Facciamo conoscenza con alcune di loro, teniamoci aggiornati sulle loro ultime dichiarazioni su stampa e blog e soprattutto su cosa pensa il popolo del web e il mondo dell'informazione.


Anche in Italia ci sono due donne candidate nelle proprie liste per diventare premier del Paese. Sono Flavia D'Angeli e Daniela Santanchè. Chi sono e cosa sostengono per arrivare al vertice della carica di Governo.


Daniela Santanchè per La Destra-Fiamma Tricolore
Un programma che punta sull'ordine sociale quello proposto da Daniela Santanchè, candidata premier per
La Destra-Fiamma Tricolore. Al centro del programma, una famiglia il più possibile rispettosa dei valori. Il che implica conseguenze quali una ferma opposizione a formule tipo Dico o Pacs o la revisione della Legge 194 "in nome della sacralità della vita". Sono in disaccordo con la Santanchè, per il fatto che trovo insensato che una donna si batta per revisionare la 194.



Fra le proposte dedicate alle donne, quella per le quote rosa, con una maggior presenza di donne auspicata, oltre che in politica, anche nel mondo del lavoro.

Daniela Santanchè, 47 anni, ha un passato da imprenditrice. Nel 1995 è entrata in Alleanza Nazionale, dopo essere stata collaboratrice dell'Onorevole Ignazio La Russa. Dopo vari incarichi nelle amministrazioni locali, nel 2005 è al centro dei riflettori per la polemica relativa al gesto del dito medio rivolto ai giovani che contestavano la riforma Moratti. Suscita ulteriori polemiche per la proposta di una "porno-tax", un'imposta per chi fruisce di materiale inerente alla pornografia.



Viene nominata relatrice della Legge Finanziaria, prima donna nella storia della Repubblica Italiana a ricoprire questo ruolo. Nel 2006 viene rieletta alla Camera dei Deputati nella lista di AN, nel collegio di Milano. Quello stesso anno viene aggredita verbalmente dall'imam di Segrate in una trasmissione per una discussione sul velo e di conseguenza le viene assegnata la scorta. Nel 2007 si dimette da Alleanza Nazionale per entrare nel partito di Francesco Storace, La Destra, immediatamente nominata Portavoce Nazionale e proposta poi come Premier per le prossime elezioni. 



Flavia D'Angeli per Sinistra Critica

Un programma incentrato sui diritti dei lavoratori, invece, quello dell'altra candidata, giovanissima, militante femminista, esponente della sinistra, Flavia D'Angeli, che ha 34 anni e avanza proposte totalmente opposte rispetto a quelle della Santanchè. Un’altra sinistra, anticapitalista, ecologista, femminista, all’opposizione delle destre ma anche del Pd. Questo il programma con cui si propongono gli esponenti di Sinistra Critica, il partito della D'Angeli. E' lei che conia lo slogan "Perché no? La sinistra che fa quello che dice". Insegnante precaria (italiano, storia e geografia).



Non sono mancate tuttavia dure polemiche: le donne del Pd hanno fatto notare, al di là del dato numerico delle quote di candidate, una forte presenza femminile nelle parti inferiori delle liste, insomma in posizioni ineleggibili, ecco perchè ci troviamo sempre con poche donne in parlamento, la cultura maschilista non viene solo dai cittadini, che non conoscono così l'esistenza di candidate nelle liste, ma direttamente dalla politica, a parte dei preconcetti che invadono le menti degli italiani sulla figura donna in politica associata all'avvenenza o la non avvenenza, motivando preconcetti che sono presenti nella nostra società il quale si crede che le donne siano poco portate alla politica e che la politica sia maschio. Infatti, il leader del Pdl Berlusconi commenta che il nostro Paese non è ancora pronto per presentare liste nelle quali il 50% sono donne, ma si può solo arrivare al 30%, anche perché "le donne che hanno famiglia con tre figli non possono certo darsi alla politica”, una certa credenza che ancora fa del ruolo della donna quello tradizionale di casalinga o la donna di spettacolo come  l'epiteto di "sciampiste" alle allusioni all’aspetto fisico e al vantaggio (l'unico??) che questo avrebbe arrecato nell’essere scelta come candidata, come la proposta di candidatura ad alcune veline,(sempre da parte del PDL) per non parlare di accuse più o meno fondate di nepotismo, riservate soprattutto alle donne e raramente agli uomini in lista,  da entrambe le parti questi riferimenti “di genere”; riconducibili a una certa sotterranea misoginia.

15 Mar 2008
Rosa · 175 visite · 0 commenti
Categorie: Donna e politica, Pari Opportunità
Ma in Italia si è deciso di tornare nel medioevo?

Vado su virgilio e sapete che leggo?
Si parlava di una proposta di ghettizzare di nuovo maschi e femmine nelle scuole:

"Fino a qualche fa la proposta poteva essere considerata un tabù. Un tentativo reazionario contro l’emencipazione femminile".

"Le ricerche internazionali dimostrerebbero che i ragazzi fanno più fatica, rispetto alle loro coetanee, soprattutto nelle materie linguistiche e nella lettura. Al contrario le ragazze arrancano sugli argomenti tecnico scientici".

Cioè, vi rendete conto come siamo messi? ancora si crede che la tendenza in una materia dipenda dal genere di appartenenza, una continua divisione per sessi e per ruoli talmente idiota e inspiegabile che si adotta in questo assurdo Paese. Il problema nel nostro paese è dare retta a preconcetti, lItalia ha sempre trattato i ruoli stereotipizzandoli, il classico esempio, molto comune nelle fiction è il maschio fanatico di calcio, la femmina avvenente.

ma gli stereotipi condizionano eccome nella scelta di ruolo dei due generi, se si pensa che l'esistenza o meno di uno stereotipo determina la differenza nelle abilità tra maschi e femmine. Una specie di condizionamento sociale. Gli stereotipi infatti vengo creati al fine di creare una casta in base al genere o razza, volto a scoraggiarne un altra.

"Una differenziazione delle classi in base al sesso potrebbe favorire un clima più idoneo all’apprendimento. E in base a questa conclusione, è stata lanciata l’idea di sperimentare i due modelli al fine di metterli al confronto, hanno sostenuto i partecipanti alla tavola rotonda".


Un clima idoneo al medioevo direi.
Prima gli attacchi al corpo femminile e ora la separazione per sessi, poi leviamo anche il diritto di voto alle donne e mettiamole il burca, non credete che questo paese si st aislamizzando? Una classe mista tra maschi e femmine favorisce  la condivisione di culture diverse e ad abolire la guerra tra sessi, che tipica di una società dove divide nettamente i ruoli.  Una società che divide i ruoli è il disegno di una società che demonizza il sesso.


http://notizie.alice.it/cronaca/maschi_femmine.html
15 Mar 2008

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