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Lo stupro lo importano gli occidentali. La risoluzione dell'onu.

Da sempre sono bottino di guerra  gli stupri commessi da truppe amiche in territori alleati e gli stupri commessi da truppe nemiche in territori occupati. Il Gruppo di lavoro delle Organizzazioni non governative su donne, pace e conflitti, di cui fa parte anche Amnesty International, ha espresso soddisfazione per il fatto che il piu’ influente organo delle Nazioni Unite abbia riconosciuto cio’ che molte donne affermano da lungo tempo: fermare la violenza sessuale nelle zone di conflitto e’ un mezzo importante per mantenere la pace e la sicurezza a livello internazionale


Lo
stupro è un'arma di guerra contro il genere femminile dell'umanità, dalla pulizia etnica al semplice deterrente di rivolte.

L'Onu, con la risoluzione 1820, firmata da oltre 30 stati membri tra cui l'Italia, ha finalmente ammesso che lo stupro di massa è una tattica militare  ed è equiparata ad atti di terrorismo internazionale.
Il testo approvato dal Consiglio di sicurezza mette in rilievo la necessita’ di una piena ed eguale partecipazione delle donne nella prevenzione dei conflitti, nella loro risoluzione e nella costruzione della pace nella fase di post-conflitto.
Di pari importanza e’ il riferimento alla necessita’ che il Segretario generale e le agenzie delle Nazioni Unite assicurino la partecipazione delle donne e delle loro organizzazioni allo sviluppo di meccanismi idonei a proteggere le donne e le bambine dalla violenza sessuale.
Rammentiamo  infatti che lo stupro è una pratica diffusa tra le forze armate in missione di pace per la tutela dei diritti umani delle vittime civili di guerra (
i famosi stupri dei peacekeepers  in Congo, Bosnia, Sierra Leone, Rwanda e Kosovo).

 Scienza e Pace:

Lo stupro in guerra è un atto consueto con una scusante consueta " e, proprio in nome della "vittoria e del potere del fucile, la guerra fornisce agli uomini una tacita licenza di violentare " (Brownmiller, 1976:35-36).

'Brownmiller afferma infatti che "quando l 'uccidere è visto come un comportamento non solo ammissibile ma addirittura eroico, sanzionato dal proprio governo o dalla propria causa, la sottile distinzione fra la soppressione di una vita umana e altre forme di intollerabile violenza va perduta, e lo stupro diventa una deplorevole ma inevitabile conseguenza secondaria del necessario gioco chiamato guerra " (Brownmiller, 1976:36).


Ma oggi, quello che semmai può sorprendere qualcuno è che lo stupro sia una pratica abbastanza diffusa anche tra le forze armate in missione di pace per la tutela dei diritti umani delle vittime civili di guerra: i casi più recenti - Congo, Bosnia, Sierra Leone, Rwanda e Kosovo - hanno sollevato per la prima volta un 'ondata di indignazione a livello internazionale, dando la possibilità di cominciare a parlare anche delle violenze sessuali "ordinarie " compiute dai peacekeepers. Tutto questo - è importante sottolinearlo - non è certamente avvenuto perchè questi crimini rappresentano una novità, né per la loro efferatezza, ma perchè due movimenti sociali, il femminismo e l 'anti-militarismo, negli ultimi trent 'anni hanno profondamente messo in discussione da una parte l 'idea della donne come proprietà pubblica, dall 'altra il mito dell 'eroe di guerra a cui, in quanto tale, tutto è permesso.'
(...)
Risale allo scorso anno lo "scandalo Onu " che ha visto incriminare troppi soldati Onu in missione peacekeeping nella Repubblica Domocratica del Congo. Pesanti e molteplici le accuse rivolte ai Caschi Blu che si sono resi responsabili di numerose violenze carnali su donne e ragazze ancora minorenni. Lo scandalo ha riguardato centinaia di soldati provenienti da Uruguay, Pakistan, Nepal, Marocco, Tunisia, Sudafrica e Francia, i quali chiedevano favori sessuali in cambio di cibo, acqua o piccoli doni a bambine anche tredicenni già con figli piccoli da mantenere o ad orfani abbandonati. Molte di queste ragazzine che hanno partorito in seguito a ripetuti stupri subiti da parte degli stessi soldati Onu, si sono poi ritrovate sole e con un figlio nato da uno stupro, ad essere ripudiate definitivamente e allontanate violentemente dalla propria tribù di appartenenza e dalla loro famiglia, proprio perchè certe culture e tradizioni, lo sappiamo, non permettono più ad una donna "impura " di sposarsi e costruire una famiglia all 'interno del popolo di appartenenza.
Tutto questo ha costretto inevitabilmente molte donne, per lo più bambine, ad incominciare a prostituirsi - e farlo poi per tutta la vita - per riuscire a mantenere quei figli nati da una violenza, per di più commessa da soldati che in quel luogo e contesto avrebbero dovuto ripristinare la pace.

[...]
Non è comunque la prima volta che i caschi Blu si macchiano di crimini tanto orribili ma, purtroppo, spesse volte queste violenze rimangono impunite e sommerse nella vergogna e nel silenzio di molte donne: nel 2003 un rapporto di Human Rights Watch ha documentato e denunciato stupri e violenze di ogni genere in Sierra Leone nella guerra civile tra il 1991 e il 2002 perpetrati da guerriglieri dei diversi fronti, dall 'esercito e dai miliziani filogovernativi e ancora una volta dalle forze di peacekeeping internazionale. Il rapporto di Hrw cita alcuni epsodi di violenza (in tutto si calcolano centinaia di testimonianza raccolte) tra cui lo stupro nella località di Bo di una dodicenne e una violenza sessuale collettiva a Kenema. L 'Onu ha istituito una Corte speciale per la Sierra Leone (SCSL) e una Commissione per la verità e la riconciliazione (TRC) e a questo proposito Hrw chiede che le due istanze prendano in considerazione questo tipo di crimine e che la cooperazione internazionale si sforzi, in accordo col governo di promuovere progetti terapeutici di salute mentale per aiutare le vittime anche di questo terribile aspetto della guerra. Secondo il dossier, infatti, assassini e violentatori continuano a godere dell 'impunità e del silenzio di molte vittime che, ancora oggi, hanno difficoltà enormi a raccontare e denunciare gli abusi subiti temendo ritorsioni e vendette. Lo stupro commesso in guerra è stato riconosciuto come "crimine " per la prima volta nel 1998 quando il Tribunale penale internazionale dell 'Aia per la ex Yugoslavia ha condannato un miliziano croato. Da qui anche il titolo della conferenza tenutasi a Vienna nel 1999: "Rape is a war crime "(lo stupro è un crimine di guerra), che rivela come anche le cosiddette forze di pace delle Nazioni Unite si siano rese responsabili di azioni gravissime nei confronti di donne e ragazze della popolazione civile che, invece, avrebbero dovuto proteggere.

Non meno drammatico è il caso del Kosovo durante la guerra del 1999: oltre 2000 vittime di cui nessuno parla che, come nel caso delle donne congolesi, vengono spesso emarginate dalla stessa società in cui vivono a causa del disonore subito. Ancora una volta gli stupri servivano come arma per spezzare la comunità degli Albanesi kosovari, moralmente e psicologicamente. Nel Rapporto sul Kosovo "Lo stupro come arma della pulizia etnica " (Human Rights Watch, 2000) vengono descritti ampiamente molti casi di violenze anche su ragazze minorenni alle quali, a differenza di altre vittime di quella guerra, non è stata prestata un 'adeguata attenzione sugli orribili crimini commessi. Piuttosto, la maggior parte di esse è stata allontanata e dimenticata dalle proprie famiglie e dalla società. Mille di queste vittime, e in molti casi anche i loro figli, sono state dimenticate da gran parte del mondo.

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25 Giu 2008
Editoria misogina esclude le donne. Cosa produce questo nei giovani?
Per i libri di storia le donne sono assenti. E non si collega con la mancata emancipazione femminile, come ci vogliono far credere. Perchè se poi andate a vedere nella storia contemporanea, si ripresenta la stessa cosa. OVVERO, le donne non esistono e non sono mai esistite. Ed è una certa misoginia a mantenere questo ed evita di ristampare i libri includendo anche quello che fecero le donne. 

Vi incollo da qui

[..] il testo è frammentato, per leggere tutto cliccate dove ho linkato


La storica americana Gerda Lerner, ci ricorda che "fare storia, per le società come per gli individui, non è un lusso intellettuale superfluo, ma è una necessità sociale". Fare storia è un processo attraverso il quale gli esseri umani conservano ed interpretano il passato, e poi lo reinterpretano alla luce del presente.Se memoria collettiva e storia sono i quadri entro i quali si costituiscono la memoria e l’identità individuale e collettiva, bisogna riconoscere  che le donne, così a lungo escluse o, nella migliore delle ipotesi, relegate ai margini della storia insegnata, anche per questo hanno sofferto di una distorsione della percezione di sè, sino ad interiorizzare un senso d'inferiorità nei confronti dell'altro sesso.

Il fatto che la storia non le preveda, se non di rado, come soggetti attivi e non fornisca possibili modelli di identificazione, produce, come dimostrato da recenti ricerche, “smemoratezza” nelle ragazze e incapacità di pensarsi liberamente in un progetto futuro.

La storia insegnata nella scuola appare spesso così, lontana dalla realtà presente, più vicina alla mitologia che alla storiografia.[...] Selezione dei contenuti, generalizzazione, sintesi, sono operazioni che producono una narrazione storica che rispecchia valori e immaginario (inteso come rappresentazione mentale del mondo nel quale collocare i rapporti sé/altro da sé), al cui centro è il soggetto maschile e l’altro è rappresentato dal femminile.

In questo modo il ruolo attivo di protagonista dei processi storici appare una prerogativa maschile e diventa quasi inevitabile l’enfasi sui conflitti, i grandi eventi, i grandi personaggi.

Quale effetto producono queste immagini nelle ragazze?

Di fatto, viene loro negata la possibilità di sentirsi rappresentate nella storia dalle loro simili, viene negata una tradizione femminile, viene negato il valore storico dell’esperienza femminile, viene negato il ruolo positivo e attivo nei processi storici.

Le donne sono, come è stato scritto, delle "straniere nei territori della storia”.

Ne deriva un senso di estraneità alla storia, come dimensione lontana dall’esperienza quotidiana, che poco o nulla ha a che fare con il presente e col proprio essere al mondo, una materia scolastica raramente interessante.

E’ triste pensare che ancora oggi si possa in larga parte sottoscrivere quanto Mary Astell, femminista inglese, scriveva nel 1705: “Quando gli uomini vogliono esprimere particolare rispetto per l’intelletto di una donna, le raccomandano di leggere storia. Ma, sia detto col dovuto rispetto, la storia può servire a noi donne per passare il tempo o per fare conversazione. Non può fornirci regole di condotta o suscitare in noi un generoso spirito di emulazione […], sono gli uomini a scrivere la storia e raramente hanno la condiscendenza di prendere atto di ciò che di buono e di grande è stato compiuto da una donna, e, se lo fanno, è con questa sagace considerazione: che le azioni di tali donne hanno superato i limiti del loro sesso”.

Mary Astell coglie acutamente che il problema non è quello di una supposta assenza delle donne dalla storia, quanto piuttosto quello del loro non  esserci  nei racconti degli storici.

Le donne sono, per riprendere una efficace espressione della storica Gianna Pomata, delle “lettrici impreviste” all’interno di un discorso storiografico che, mentre pretende di essere universale, storia cioè del genere umano tutto, di fatto ne esclude la metà.

Si tratta di una concezione e di un insegnamento della storia che producono effetti negativi, non solo nei confronti delle ragazze , ma anche dei loro coetanei. Nelle interviste raccolte nell'ambito di una recente ricerca, presso studenti delle scuole secondarie superiori, viene denunciata una lontananza della storia dal mondo reale. [...]. Una storia centrata sui grandi eventi e le trasformazioni epocali, attenta alle ideologie più che ai soggetti protagonisti del processo storico, rende insomma, la storia estranea ai giovani, sia maschi che femmine, anche se in modo differente. Inoltre non è infrequente la domanda "ma insomma, in fondo le donne che cosa hanno fatto di storicamente importante?", che ci mostra come questo racconto storico tenda a rafforzare stereotipi e pregiudizi nei confronti dell'altro sesso.

In che modo, allora, la storia delle donne ha contribuito e può ancora contribuire a modificare una concezione della storia che ignora i soggetti e le loro differenze, in primo luogo quella di sesso? Può essere un utile strumento per riavvicinare i giovani alla storia? Ma cosa vuol dire, in sintesi fare storia delle donne o, come si preferisce dire oggi, fare storia di genere?


[...]  Fare storia delle donne in realtà non vuol dire limitarsi ad aggiungere un capitoletto ad una storia già scritta, ma piuttosto riscrivere una storia che, per essere veramente generale, cioè del genere umano tutto, deve mutare radicalmente il suo sguardo. Come scrive Natalie Davis, occorre incorporare sistematicamente la categoria "identità di genere" (maschile e femminile) tra i presupposti del lavoro storico.

Il secondo equivoco da cui occorre preliminarmente sgomberare il campo è quello relativo all'identificazione tra storia delle donne e storia del quotidiano e della cultura materiale, per cui, al massimo, la storia delle donne può rientrare nella sfera della storia sociale. Un simile atteggiamento equivale a perpetuare lo stereotipo di un mondo delle donne legato alla sfera biologica, ai cicli della natura, relegarlo alla sfera domestica e familiare. In questo modo, contemporaneamente, si ribadisce l'estraneità femminile al mondo della ragione e del sapere, si nega la "politicità" dell'agire femminile, si ripropone in sintesi quella separatezza tra sfera pubblica come luogo privilegiato dell'agire maschile e sfera privata, di esclusiva pertinenza femminile, che per lungo tempo ha costituito l'alibi per legittimare l'esclusione delle donne dalla storia. Gianna Pomata nel suo saggio La storia delle donne: una questione di confine analizza con estrema lucidità le origini di questa esclusione: "Per capire perché le donne non sono presenti nella storia, dobbiamo cercare di capire quali regole determinano la rappresentazione della scena storica, la comparsa e l'assenza, la centralità e la marginalità. In questo spazio, quel che la storia mette a fuoco come suo oggetto privilegiato -l'azione che porta alla ribalta- non è il mutamento in genere, ma il grande mutamento dei processi che culminano teologicamente nella società presente, lo sviluppo, il progresso". Pomata conclude che "riconoscere la storicità dell'esperienza delle donne, significa soprattutto rimettere in discussione le regole che determinano la centralità e la marginalità nello spazio storico, gli stereotipi del mutamento come progresso e della stabilità come assenza di storia".

Appare quindi evidente perchè la storia delle donne non possa essere considerata una "storia aggiuntiva" e come sia limitativo ricondurla alla sola storia sociale. [...] Se in Italia la storia delle donne nasce alla metà degli anni Settanta ad opera di alcune giovani storiche, segnate dall'esperienza del femminismo, con l'esplicito intento di dare voce a quante erano state escluse dalla storia ufficiale e di trovare nella storia delle "antenate" a cui far riferimento, oggi la disciplina vive una fase molto diversa.

Luisa Accati, nella sua introduzione al numero di «Quaderni storici», dedicato a Parto e maternità, momenti della biografia femminile (1980) scrive che "la storia delle donne deve in primo luogo analizzare la differenza femminile, poi approfondire l'analisi mettendo in luce l'intersezione con il maschile e le modificazioni reciproche che tale intreccio produce". In questo modo indica una strada, quella della gender history, tracciata dalle storiche anglosassoni e destinata ad aprire, anche grazie alla pubblicazione in italiano del saggio  della storica americana Joan Scott  sull'utilità del concetto di " genere" nel lavoro storiografico, un filone di studi, tuttora ricco di prospettive.

Trenta anni di ricerca storica delle donne, in Italia, hanno prodotto una mole di riflessioni tale che, credo, nessuno possa negarne il rilievo e l'influenza su importanti aspetti metodologici della disciplina. Sicuramente la storia delle donne ha dei debiti culturali con altre tradizioni storiografiche. [...]. E' l'aver posto al centro della sua riflessione i soggetti, l'aver compiuto quell'operazione che Luisa Passerini chiama " restituire soggettività", l'aver considerato non irrilevante ai fini dell'indagine storiografica la loro identità di genere,  l'elemento che in questi anni ha maggiormente caratterizzato la ricerca storica delle donne e, insieme, l'aspetto più ricco di potenzialità euristiche. Restituire soggettività vuol dire anche prendere in considerazione quale senso attribuiscono gli attori storici alle loro azioni, alla loro vita, ai loro pensieri, e in questa operazione le fonti di memoria appaiono indispensabili.[...]. La storia delle donne ha dovuto d'altra parte spesso fare i conti con il problema delle fonti: prodotte prevalentemente da uomini, le fonti di tipo tradizionale (documenti d'archivio, leggi, dati quantitativi) rimangono spesso "mute" quando vi si cerca la traccia di presenze femminili, o al massimo, come avviene anche per le fonti iconografiche, ci propongono una "rappresentazione" del femminile, i modi cioè attraverso i quali l'immaginario maschile Rappresentava le donne. Tra le fonti iconografiche che risultano di straordinaria importanza per la storia delle donne (anche se riflettono più che la realtà storica delle donne i modelli femminili che le varie epoche attribuivano loro),[...].


continuo nei commenti....

23 Giu 2008
I bambini vengono educati secondo una ripartizione dei ruoli ancora separata e stereotipata.




Come giocano i bambini di oggi? Di oggi mica tanto, finchè i ruoli che si propongono sono gli stessi di 100 anni fa. Vi potra sembrare strano e superfluo adottare questi discorsi nel
2008 e tantomeno applicarlo su un età infantile dalla quale non esistono differenze sessuali nè sessismi. proprio da qui io voglio incominciare la stesura del mio post. Tra i bambini non ci sono differenze di genere finchè sono gli adulti che con la loro educazione li ripartiscono.

Un ruolo importante lo giocano i mass media. I mass media nonostante ben sapete i ruoli di genere sono meno bipolarizzati rispetto ad un secolo fa, pare che in un età dove il bimbo o la bimba non scelgono da soli, i ruoli siano rimasti gli stessi e sono molto più marcati rispetto a chi appartiene all'età adulta, anche se ahimè poi alla fine i ruoli proposti ad una giovane donna sono quelli di sculettare mentre ad una donna di mezza età sono quelli di fare la casalinga, perchè non può più contare sulla sua avvenenza. Partiamo dai bimbi. Si gioca sui bimbi per educare ancora i generi secondo canoni rigidi, poichè il bimbo è una carta-assorbente. Ora vi incollo qualche paragrafo dal libro di loredana Lipperini , Ancora dalla parte delle bambine:

Per le bambine c'è una vastissima gamma di oggetti miniaturizzati che imitano suppellettili da casalinghe, come servizi da cucina e da toeletta, borse da infermiera correlate di termometro,fasce,cerotti e siringhe, interni di ambienti come bagni, cucine, complete di elettrodomestici, salotti, camere da letto, camere per neonati, completi per cucire e ricamare, ferri da stiro, servizi da tè, carrozzine, elettrodomestici, bagnetti e una serie infinita di bambole con corredo.Per i maschietti il genere è completamente diverso: mezzi di trasporto terrestri, navali e aerei di tutt ele dimensioni e di tutti itipi; navi da guerra, portaaerei, missili nucleari, navi spaziali, armi di ogni genere, dalla pistola da cowboy perfettamente imitata a certi sinistri fucili mitragliatori che sono diversi da quelli veri soltanto per la minore pericolosità, spade, scimitarre, archi e frecce, cannoni: un vero arsenale militare.

[...]

"Vado a visitare uno dei molti siti che vendono giocattoli e comincio digitando un nome famoso, perchè unisce il divertimento all'ansia adulta di istruire il bambino sin da piccolissimo. Sapientino, raccomandato per i bambini dai 3 ai 5 anni, è un insieme di domande e risposte. Alcune giuste, alcune sbalgiate. [...] Nel sapientino parlante, con le sue dodici schede illustrate e le batterie incluse, la scatola mostra tre bambini maschi in riva al mare. Nel sapientino classico, il bambino è uno solo. Sempre maschio.
Ma attenzione: esiste Sapientina, rivolto esclusivamente alle bambine. Infatti, sulla scatola, sono rappresentate alcune ben truccate ragazzine. Quali sono gli argomenti? "Tutte schede ambientate ad un mondo di bambole," recita la pubblicità. La bambina potrà dunque imparare "i nomi dei personaggi del mondo di Barbie". Insomma, ai maschi la fotosintesi, alle femmine Barbie e il suo cavallino bianco.

Dai sei anni in poi, la differenziazione è netta. E il senso ultimo dei giochi destinati alle bambine è, nella stragrande maggioranza dei casi, finalizzato alla bellezza. Certo, con l'agendina eletronica e i computer interattivo parlante delle Winx si imparano l'alfabeto e la grammatica: ma solo "con un tocco di magia".
I maschi non hanno bisogno di arti fatate: usano il cervello. Infatti, un gioco come "il mio kit elettronico con cd interattivo" promette loro tutta un altra cosa: "una fantastica console attrezzata ti giuderà in maniera divertente nello studio dei circuiti elettronici.
Motore elettrico, led, transistor, resistenze fotosenibili, sono solo alcuni componenti che troverai e che ti aiuteranno a capire i meccanismi che utilizizamo tutti i giorni"
Sottigliezze, si dirà. Allora andiamo avanti. La versione femminile del tappeto interattivo "la scuola di karate" è la "bella ballerina Popstar". perchè è importante sottolineare che la destinataria deve essere bella-a differenza del karateka, di cui interessa semmai l'abilità- e che il giocattolo potrà imparare "i balli più alla moda", per essere al passo con i tempi (batterie a proposito, non incluse). In tutti i giochi in cui è prevista una doppia destinazione di genere (e, negli ultimi dieci anni, il loro numero è cresciuto enormemente), il richiamo nei confronti delle bambine fa leva sul loro aspetto fisico.

O sul gia presumibilmente istinto materno. Questo è il regno di Sbrodolina e delle sue sorelle: Sbrodolina ha le sembianze di neonata, esibisce gl istessi arti grassocci e occhioni che chiamano affetto. E' definita infatti "tenera e dolce" ed è sempre rappresentata-nella confezione e nelle pubblicità-fra le braccia di una bambina altrettanto soave: eppure già nella culla,detta lezioni di stile. "proprio come le bambine di oggi, ha simpatiche acconciature e i suoi abitini hanno colori e fantasie alla moda!". Inoltre rodolina ha già una professione: inevitabilmente, quella della ballerina, con regolare tutù rosa dotato di scaldacuore e scarpette da ballo, cerchietto per capelli con fiorellini, pantacollant e scaldamuscoli inclusi nella confezione. Sbrodolina è esigente e richiede accudimento (dalle il biberon! Sceglile il vestito!). Qualità che appartengono, da anni a questo tipo di bambole [...]

Passo ad un altro sito. Sotto la voce "attività creative", i giocattoli proposti per i maschi si identificano con il vecchi armamentario bellico. Il completo del grande cavaliere: arco,scudo e polsiera. Il kit del grande guerriero : spada, pugno di ferro, scudo. Un set di due fioretti e due maschere per sfidare a duello i rivali. Per le femmine c'è, invece, il set della piccola principessa: completo di accessori, corona, pendagli con luci e suoni "per trasformarsi in una vera principessa". Ma acnhe: carrozzine, passeggini con bebè, un tutù con scarpette (rosa). Cucine con accessori. Un vero ombrellino per il passeggino della bambola. Ancora. per il maschio, si propone una piallatrice e un set con moto sega. Per la femmina, un "bellisismo registratore di cassa completo di bilancia per pesare la spesa e giocare con le amiche al supermercato"

Io mi chiedo non dovranno scegliere i bambini con che giochi giocare? al risposta è no perchè esiste una società che ancora insegna a donna e uomo di avere un ruol otradizionale. E come si fa? attraverso le menti deboli dei bambini. Continuamo con la Lipperini.

A ricordarmi che nel 2007, scopro che l'idea di creatività maschile è sempre associata anche alla competenza tecnologica, e all'innovazione
[...]
Non dico che le bambine non giocano con i Gormiti. Dico che nella pubblicità e nella confezione non sono previste. Sono tagliate fuori.
Vado sul sito di Giochi Preziosi,
rigorosamente organizzato al maschile e al femminile.E trovo che ai bambini si consigliano: tartarughe ninja, elicotteri, moto,yoyo, il peluche di king kong. Un tirannosauro. I personagig di Dragonball e dei fantastici 4. Gli eroi del wrestling. Spiderman. le automobiline TurboCrash [...] Gli xmen, Miniature di calciatori. Moto, il sudoku eletronico. V-smile, che insegna la matematica e la logica. Alle bambine invece: Baby amore ninna nanna (con due versioni: si succhia il pollice e fa la pipì, oppure fa i capricci perchè vuole la mamma). Cicciobello con i pannolini personalizzati e l'impermeabile con Winnie the Pooh. Zainetti e le bambole delle winx. Ma anche il body gel delle medesime. E il make up. E il rossetto glittereato. Per inciso: il computer da tavolo per i maschietti delle elementari, già otto anni fam, si chiamava Accellerator (centodue attività,sintetizzatore vocale,lettore di cd).per le bambine s chiamava Princess Cleo, ed era rosa confetto.

In altri post vi citero' spesso la Lipperini e il suo splendido libro.



Pubblicità sessista in cui mostra che le bambine non solo giocano alle casalinghe ma è il marito che deve deciderlo, non loro, regalandole elettrodomestici, insomma più che alle casalinghe giocano alle servette che il loro marito impone di lavagli le camice e puligli la casa mentre magari loro sono a lavorare e vogliono tutto pronto quando rientrano. Inoltre denota anche la dipendenza economica dal proprio marito. E questo che dobbiamo insegnare alle nostre figlie? Le bambine sono diventate mezzi cui insegnare come dev'essere una brava donnina di casa, mentre i maschi se la spassano andando in giro con le loro auto per la città.

immagine da : publisexisme
21 Giu 2008
Le radici della misoginia della Chiesa
Da Trotzky

San Geronimo


Qui vi mostro quanto è schifosamente misogina la chiesa. E poi dicono che il Corano è + maschilista:

Per i primi quattro secoli i cristiani si divisero in numerose sette l'un contro l'altra armata, che, arroccate su differenti posizioni dottrinarie riguardo alla natura umana o divina di Cristo, si accusavano reciprocamente di eresia, per prevaricare le altre. 

Con il Concilio di Nicea le sette arrivarono a un compromesso, ma l'invidia contro le donne - che a quei tempi occupavano un posto predominante nella leadership della Chiesa - da parte della quasi totalità dei settari, non si placò, anzi con il passare del tempo si mutò in odio e aperta sfida per estrometterle dal potere. 

Nell'undicesimo secolo, per evitare che i sacerdoti trasmettessero i loro beni alle concubine e ai figli che nascevano da quel rapporto ambiguo, questi furono costretti al celibato. La tradizionale misoginia della Chiesa ne risultò, pertanto, fortemente accentuata.

Per convincere i fedeli della validità delle loro idee, i Padri della Chiesa - la cui totale carenza di sex appeal consentiva loro di calarsi senza problemi nel ruolo di persecutori che si erano ritagliatii -  diedero vita a una campagna di odio contro le donne, che attinse a un repertorio comune di insulti gratuiti espressi con un linguaggio violento, sprezzante, che mirava senza mezzi termini alla loro demonizzazione.


Sottopongo al vostro giudizio un brevissimo florilegio degli attacchi furibondi che essi, nel timore di essere scalzati dal potere, scagliavano contro le loro mogli, figlie e madri.


- "Abbracciare le donne è come abbracciare il letame".

- "La donna è figlia della falsità, sentinella dell'inferno, nemica della pace".

- "La donna è la porta dell'inferno, la strada che porta all'iniquità, la puzza dello scorpione".


Le parole che, tuttavia, battono il record della malafede sono quelle pronunciate da Sant'Agostino, il grande peccatore pentito, che, prima di diventare vescovo di Ippona, aveva ceduto a tutte le perversioni sessuali di questo mondo.


- "Le donne dovrebbero essere segregate , perché sono la causa delle involontarie erezioni degli uomini santi". 


Ai nostri tempi la misoginia della Chiesa si esercita scagliando odio in molteplici direzioni, per impedire l'approvazione della 194 e ostacolare l'autodeterminazione delle donne e delle persone omosessuali, l'educazione sessuale nelle scuole, la contraccezione e l'ordinazione delle donne sacerdote.


Il fine a cui mira è quello di perpetuare l'istituto della famiglia, per poter continuare a esercitare il controllo della sessualità, che è lo strumento mediante il quale ha mantenuto finora la presa sui fedeli. Il  conseguimento di questo obiettivo, tuttavia, si va facendo problematico in una società multireligiosa, aperta, laica e libertaria come quella in cui viviamo.


Ne aggiungo altrettante schifose. Non a caso i più misogini sono stati ocnsiderati gli uomini più importanti della chiesa, vergognoso!:

Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini."
Giovanni Crisostomo, 349-407, grande dottore della Chiesa


"La donna è un essere inferiore, che non fu creato da Dio a Sua immagine. Secondo l’ordine naturale, le donne devono servire gli uomini."
Il padre della Chiesa Sant’Agostino, 354-430, considerato uno dei più importanti dottori della Chiesa

"Il valore principale della donna è costituito dalla sua capacità di partorire e dalla sua utilità nelle faccende domestiche."
Tommaso d’Aquino, santo e dottore della Chiesa, 1225-1275

"La donna deve velarsi il capo, perché non è l’immagine di Dio."
Ambrogio, dottore della Chiesa, 339-397

"Un feto maschile diviene un essere umano dopo 40 giorni, uno femminile dopo 80 giorni. Le femmine nascono a causa di un seme guasto o di venti umidi."
Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa e patrono delle università cattoliche

"Quando vedi una donna, pensa che si tratti del diavolo! Essa è come l’inferno!"
Papa Pio II, 1405-1464


"La donna ha il diritto di vestirsi solo a lutto. Non appena ha raggiunto l’età adulta, dovrà 'coprire il suo viso che è fonte di tanti pericoli, altrimenti rischia di perdere la beatitudine eterna."
Il padre della Chiesa Tertulliano

"Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote."
Sinodo di Parigi, 846

"Vicino alle chiese non possono abitare donne."
Sinodo di Coyaca, 1050

"I sacerdoti che ospitano donne sospette dovranno essere puniti. Il vescovo dovrà vendere le donne come schiave."
2° sinodo di Toledo, 589

"La sola consapevolezza del proprio essere dovrebbe costituire una vergogna per le donne."
Clemente Alessandrino, prima del 215

"Le donne non possono né scrivere, né ricevere lettere a proprio nome."
Sinodo di Elvira, 4° sec.

"Tutto il sesso (femminile) è debole e sventato. Esse giungono alla salvezza solo tramite i figli."
Giovanni Crisostomo, dottore della Chiesa, 349-407

"Le donne non possono cantare in chiesa."
San Bonifacio, missionario benedettino e apostolo dei tedeschi, 675-754

-"Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te»" (Genesi 3:16).
-"Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio."(1-Corinzi-11, 3)
-"Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore."( Colossesi-3, 18)
-"[le donne] ...ad essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo."(Tito-2,5)
-"E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna,ma la donna per l'uomo. (1-Corinzi 11,8)

E' tutta colpa della chiesa se subiamo violenze e discriminazioni. Un istituzione che ha fatto dell'uomo il nostro padrone il quale a causa di questo subiamo violenze in famiglia, dove siamo considerate prprietà. A.A.A NON VOGLIO SENTIRE CATTOLICI CHE MI CONTESTANO PERCHè QUESTI NON ME LI SONO INVENTATA MA HO CITATO VICINO CHE VENGONO DALLA BIBBIA CHE TANTO CREDONO SIA MENO MISOGENA DEL CORANO. E NON GIUSTIFICATEVI DICENDO CHE ERA IL MEDIOEVO. CHE SIA IL MEDIOEVO E IL FUTURO LE DONNE NON MERITANO QUESTO TRATTAMENTO, NON è UNA GIUSTIFICAIZONE. E POI RICORDATEVI CHE LA SI TRAMANDA.

21 Giu 2008
Chiaiano. Manganellare le donne: non č sadismo, č strategia.


Pubblicato da Debora Billi alle 15:10 crisis.blogosfere.it Ha fatto il giro della Rete la lettera della professoressa testimone delle violenze a Chiaiano, pubblicata da Beppe Grillo e persino da Repubblica.

Dice la prof: Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate.

L'indignazione con cui si commentano ovunque queste parole è concentrata, forse ingenuamente, sull'inesplicabile e gratuito sadismo di cui si rendono protagoniste le nostre Forze dell'Ordine, composte, senza alcun dubbio, da ragazzi italiani qualsiasi con uno stipendio e la famiglia a casa. Cosa diavolo prende a questi ragazzi, da massacrare madri e donne anziane come fossero pericolosi terroristi? Come è possibile? Gli danno qualche droga, per renderli a tal punto insensibili? Secondo me, invece, è una collaudata strategia da attuare con precisione scientifica. Vediamo come funziona (ormai possiamo farcene un'idea abbastanza plausibile, dati i precedenti): -C'è una ribellione popolare che coinvolge un'intera zona, cittadini qualsiasi, famiglie, amministratori pubblici.

Spesso c'è un presidio permanente mantenuto da queste persone.

-Passo 1: si attacca inaspettatamente il Presidio. Lo scopo è unicamente quello di terrorizzare i presenti, gente qualsiasi e non ultrà avvezzi ai moti di piazza. Per terrorizzarli ben bene, si attaccano i più indifesi: donne, anziani, giovanissimi. Si consente che le immagini relative siano diffuse dai media.

-Risultato: l'attività di ribellione e il presidio si ridimensionano. I padri di famiglia non consentono più che mogli e madri partecipino ai presidi, le stesse donne temono per sé stesse e i loro figli. A questo punto, a presidi e manifestazioni partecipano solo giovani uomini. Intanto, le immagini diffuse hanno fatto sì che nel luogo arrivino politici di professione e attivisti di altre "zone calde", confluiti per portare solidarietà e aiuto.
 
-Passo 2: a questo punto, la fregatura è servita. Ai prossimi scontri, i giovani uomini rimasti reagiranno. Gli attivisti parteciperanno. E sarà facilissimo trasformare quella che era una protesta popolare di cittadini in un presidio di rivoltosi, blac bloc, autonomi e pseudo terroristi. Le vecchiette non ci sono più, verranno diffuse le immagini dei ragazzi col volto coperto. Qualche molotov piazzata alla bisogna, qualche amico infiltrato, aiuteranno.

-Risultato: fine dell'appoggio popolare alla protesta. Arresti tra "gli autonomi". I media, che pochi giorni prima mostravano le manganellate, ora parlano di "infiltrazioni estremiste". I sindaci ci cascano e "si dissociano dai violenti", il fronte popolare si spezza tra le polemiche.

La strategia ha funzionato. E quindi no, non è sadismo.

 
E' una cosa vergognosa che un istituzione che ci deve fare sicurezza invece di fare il suo lavoro se la prende con i più deboli, ne avevo parlato in un altro post come noi donne dovremo temere chi mette a lavorare  per la sicurezza certi criminali. E' vergognoso che noi in quanto donne si percepisce dalla società che abbiamo meno diritto di manifestare e di dire la nostra rispetto agli uomini. Ma che paese di merda è questo? Sembra che la mentalità da 60 anni prima di concederci il voto sia tutt'ora in vigore. ora i nquanto donna mi sento in diritto di andare a manganellare chiunque ci fa violenza. E' il mio diritto.
26 Mag 2008

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