Reggio Emilia, 17 Ottobre 2007
ASSOCIAZIONE NONDASOLA-CASA DELLE DONNE DI REGGIO EMILIA
COMUNICATO STAMPA
Questa è l’ennesima cronaca di una morte annunciata, eppure la donna non era sola, non era rimasta in silenzio, aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze subite da anni.
L’estrema pericolosità del marito non aveva fermato Vjosa che, volendo uscire da questa spirale di violenza, ha iniziato un percorso presso la Casa delle donne, gestita dall’Associazione Nondasola.
L’Associazione Nondasola aveva formalmente segnalato con una denuncia il 30 gennaio 2007 a tutte le Forze dell’Ordine comportamenti violenti e vessatori esercitati dall’assassino, anche nei confronti di donne ospiti, di operatrici e volontarie della Casa.
Nel nostro paese non esistono misure che assicurino tutela alle donne che trovano il coraggio di denunciare, viene sottovalutata la gravità della violenza in famiglia ed enfatizzata quella su strada. Continuiamo da anni a ripetere che è la famiglia il luogo più pericoloso in cui le donne subiscono violenze di ogni tipo fino a perdere la vita. Oggi è stata annientata una donna ed è una sconfitta atroce, ma è una sconfitta che riguarda tutti: singole persone, istituzioni e società civile.
Occorre davvero che non si continui a minimizzare la violenza, che tutti noi, donne e uomini, ce ne facciamo carico e pretendiamo che vengano intraprese azioni concrete che garantiscano sicurezza e protezione alle donne, che con determinazione affrontano tutti i rischi legati alla scelta di uscire dalla violenza. Pretendiamo misure anche penali che mettano in condizione gli uomini violenti di non nuocere. Il femminicidio deve finire.
Un appello da parte del Centro antiviolenza di Reggio Emilia gravemente colpito.
Vi invitiamo a partecipare numerose alla manifestazione per condannare il gesto di estrema violenza a danno di Vjosa, avvenuto nel Tribunale di Reggio Emilia, che si terrà venerdì 19 ottobre alle ore 17.30 con ritrovo in Piazza Martiri 7 Luglio (davanti al Teatro Municipale Valli).
Sollecitiamo tutti le partecipanti a portare con sè una candela. In allegato, inviamo il comunicato stampa della nostra Associazione, con preghiera di massima diffusione.
Rimaniamo a disposizione per ulteriori informazioni.
cari saluti
Associazione Nondasola
COMUNICATO STAMPA
Adesso basta!
Non è solo l’ennesimo caso di un marito che uccide la moglie. Questa volta accade a Reggio Emilia, dentro al Tribunale (non attrezzato) con una sparatoria da Far West.
Viene ucciso un parente della moglie e lei ferita gravemente, oltre alla sua avvocata e ad una terza persona presente.
L’escalation degli omicidi arriva al suo estremo, come in altri paesi avviene già, purtroppo!
SIAMO DAVVERO ESASPERATE. La lunga serie di cronache di morti annunciate delle donne non trova risposte efficaci da parte delle istituzioni.
I legislatori e il governo riconoscono la necessità di interventi ad ampio raggio – legislativi e di educazione sociale – su questioni come la circolazione stradale e simili, ma non danno ancora segno di prendere sul serio l’enorme problema della violenza contro le donne attraverso misure adeguate che non si riducano ai soliti proclami di sicurezza. Serve un potenziamento di tutti gli strumenti di protezione che copra ogni possibile intervento, da quelli sociali a quelli legislativi – giudiziali.
In tal senso reclamiamo interventi duraturi di sostegno economicamente adeguato ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio, spesso unico strumento di salvezza per le donne in situazioni di pericolo e per i loro figli/e.”
La nostra solidarietà all’Avvocata Giovanna Fava, impegnata come tutte le volontarie delle associazioni, a contrastare quotidianamente la prima causa di morte al mondo delle donne: la violenza degli uomini.
Erinna/Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne
COMUNICATO STAMPA
19 ottobre 2007
"DI TASCA NOSTRA"
Oggi è una giornata giusta per scrivere ciò che abbiamo nel cuore. Due giorni fa un uomo violento, un uomo che ha costretto la sua compagna a cercare rifugio nella casa delle donne di Reggio Emilia, che l’ha costretta a scappare da lui e da sé, l’ha attesa nell’aula di tribunale ed ha fatto fuoco. L’ha ridotta in fin di vita ed ha ferito anche l’avvocata del centro antiviolenza…Oggi Vyosa è morta e noi siamo arrabbiate.
È una serie infinita di crimini, crimini che le donne che operano nei Centri Antiviolenza conoscono e riconoscono. Li riconoscono tutte le volte come atti perpetrati contro la libertà delle donne, contro la loro autodeterminazione. Non si tratta di follia, non si tratta di casi di ordine pubblico.
E ciò che abbiamo nel cuore è il disappunto ed il senso di quanta fatica bisogna ancora fare per sconfiggere la cultura maschilista che ci pervade, una cultura a cui le stesse donne danno valore, donne che restano prigioniere di gabbie invisibili, donne che, libere, potrebbero dare un mondo di meraviglie a se stesse e ai loro compagni, alle loro figlie e ai loro figli.
Questo senso di avere a che fare con muri di gomma, con pareti impermeabili si conferma anche nelle azioni delle Istituzioni, dalle leggi del Parlamento all’indifferenza degli Enti locali. Hanno l’ansia di fare, su questo come su altri temi, e ignorano la politica delle donne: solo le donne hanno portato alla luce la violenza di genere come un fatto pubblico nel corso di questi ultimi vent’anni ed hanno individuato, nell’esercizio di potere di un sesso sull’altro, la causa del disagio di tante donne … la nostra Regione e la nostra Provincia non hanno tenuto conto dell’esperienza e della storia delle donne ed hanno emesso comunque la delibera ed il bando.
Noi ringraziamo l’assessore Picchiarelli per il riconoscimento che ci accorda, ma questo bando, che si rifà alla delibera regionale 443/07, è un’offesa per “chi con competenza e dedizione porta avanti l’accoglienza in un percorso pieno di difficoltà”, come l’assessore stesso dichiara, perché:
1. confonde, come se fossero la stessa cosa, casa di emergenza, casa rifugio, centro di accoglienza e casa segreta indicando di ospitare insieme vittime di tratta e donne con figli vittime di violenza
2. ne fa una struttura medicalizzata (impone figure professionali che “aiutino donna nell’igiene personale”!)
3. la struttura deve essere di “proprietà” di chi partecipa al bando!
4. si dimentica completamente la questione di genere, il percorso che la donna deve fare per uscire dalla violenza, il percorso necessario per riappropriarsi della propria dignità e della propria soggettività
Queste sono solo alcune delle osservazioni sulla delibera che Erinna ha fatto pervenire alla Provincia, ma tutto è stato vano: il bando è stato emesso comunque.
E non vengono in aiuto neanche le donne che sono nelle Istituzioni, a qualsiasi livello. Per Erinna ed il Centro Antiviolenza è incomprensibile come le consigliere di Pari Opportunità e di Parità della Provincia di Viterbo non siano mai venute a visitare il Centro, nonostante siano state più volte invitate e si occupino, a volte un po' impropriamente, e principalmente attraverso i media, di violenza alle donne. Crediamo sia un comportamento anomalo, non ci è mai capitato di venire a conoscenza, anche tramite gli altri Centri della Rete Nazionale, di comportamenti simili da parte delle loro colleghe delle altre Province d'Italia.
A tutto questo aggiungiamo il fatto che dobbiamo elemosinare il contributo di € 5000, col quale dovremmo gestire il Centro per un intero anno (ma per tre giorni di festa folkloristica si stanziano € 8000!): sono tre mesi che paghiamo l'affitto di tasca nostra e ci sono delle pendenze del 2006 ancora da onorare!
Appoggi, riconoscimenti, impegni verbali non bastano a pagare affitti e spese di emergenza per le donne.
E visto che non sembra ci sia la volontà politica (Stato, Regione, Provincia, Comuni) di sostenere una lotta alla violenza, che non sia una mera carità, e che si intende intervenire sul fenomeno come se fossero semplicemente delle emergenze e si continua a misconoscere la vera natura del problema, crediamo che il Centro antiviolenza di Erinna sia seriamente a rischio di chiusura.
Comunque andrà, per Erinna la pratica politica, il pensiero, la sperimentazione, la formazione, la progettualità e l' intervento, a partire dalle donne per sostenere e valorizzare la forza femminile, saranno sempre gli stimoli per cambiare questo stato di cose.Se non saremo noi a vincere il bando, ci rivolgiamo a chi vincerà perché si metta in relazione con Erinna per interagire con l'esperienza fatta con le donne in temporanea difficoltà, al fine di riempire di contenuto culturale il bando emesso sulla base della delibera regionale.
Associazione Erinna
06.10.08 @ 11:05:29
da Rosa
eheh grazie, purtroppo c en'è bisogno ...
06.10.08 @ 11:04:04
da Rosa
C'è bisogno di blog come il ...
05.10.08 @ 18:43:57
da Sara
Anch'io diffonderò l'opuscolo! Baci:)
05.10.08 @ 18:37:17
da Sara