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Affissione degli articoli inviati in: Ottobre 2007

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Argentina: elezioni, vince Cristina Fernandez Kirchner

(ANSA) - BUENOS AIRES, 29 OTT - Cristina Fernandez Kirchner, la consorte del presidente uscente Nestor Kirchner, ha vinto le elezioni presidenziali in Argentina. La Kirchner entrera' il 10 dicembre prossimo nella storica Casa Rosada, prima donna a farlo in Argentina per volere popolare.Con il 54,45% dei seggi scrutinati,la Kirchner si aggiudica il 43,80% dei voti, davanti alla leader della Coalizione civica, Elisa Carrio',con il 21,61% e all'ex ministro dell'Economia, Roberto Lavagna,che ha raccolto il 18,39%.

Bene ora siamo tutte contente? Io no.
Non sono contenta perchè tutto ciò sembra sia aria di progresso mentre siamo punto a capo: vince una donna perchè è un uomo, perchè è moglie di uno che ha già  fatto politica, perchè è stata strumentalizzata dal marito non solo perchè è donna ma anche per avere speranze di rifarsi lui al prossimo governo.
La solita ipocrisia, dove le donne emergono e hanno consensi solo perchè donne del capo.
Tra quanti secoli si imparerà che le donne ce la fanno anche da sole o semplicemente tra quanti  secoli si daranno opportunità a donne che ce la fanno da sole?

30 Ott 2007
Rosa · 63 visite · 0 commenti
Categorie: Donna e politica
L'ignoranza non ha confini. Ogni scusa è buona per impedire la nostra autodeterminazione.

Roma, 29 ott. (Apcom) - "La struttura più graniticamente monosessuale, maschilista e misogina dell'universo si avventa, ancora una volta, sul corpo delle donne". Lo afferma il senatore del Gruppo Verdi-Pdci Gianpaolo Silvestri, vicepresidente della Commissione sanità.

"Papa Benedetto XVI afferma che 'non è possibile anestetizzare le coscienze', alludendo alla possibile vendita della pillola RU486, meglio conosciuta come pillola del giorno dopo. Fedele al 'partorirai con dolore' - prosegue in una nota Silvestri - vuole traslare lo stesso concetto all'abortirai con dolore. Verrà mai il tempo - conclude l'esponente dei Verdi - in cui la cattedra di Pietro supererà le proprie paure del corpo femminile e della libera autodeterminazione delle donne ed invocherà, invece, l'obiezione di coscienza per chi lavora e collabora nel settore della ricerca e della produzione di armi?".


Forse non so più leggere...
sbaglio ma ha chiamato la RU486 pillola del giorno dopo? Vedo che l'ignoranza non ha confini. La pillola del giorno dopo sarebbe un contraccettivo di emergenza e non ha nulla a che fare con la RU486.
Perchè dobbiamo farci disinformare in questo modo? ecco perchè tutta questa disinformazione, a causa della chiesa che tra un pò ci inculcherà che ci dobbimao ingravidare come l'immacolata concezione.

 
Pensa che noi donne siamo così sceme? Pensa che noi donne dobbiamo farci dettare legge e farci manovrare come automi in questo modo?


Il corpo è nostro e mi sembra giusto decidere quando partorire o no.

30 Ott 2007
24 novembre: Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne

Da Femminismo a Sudcontroviolenzadonne.org

L'assemblea di singole donne e di realtà associative femminili, femministe e lesbiche, provenienti da tutta Italia, che si sono riunite in assemblea pubblica domenica 21 ottobre a Roma presso la Casa Internazionale delle Donne sulla base dell'appello diffuso dal sito www.controviolenzadonne.org



  In occasione della

Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne

convoca una

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO
LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE
A ROMA SABATO 24 NOVEMBRE 2007 - ORE 14

Le donne denunciano le continue violenze e gli assassini che avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e conoscenti. 

E' una storia senza fine che continua a passare come devianza di singoli, mentre la violenza avviene principalmente all'interno del nucleo familiare dove si strutturano i rapporti di potere e di dipendenza contro le donne. 

Ricordiamo che l'aggressività maschile è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. 

Il tema, soprattutto in Italia, continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura avallando la tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave arretramento della relazione uomo donna

La violenza contro le donne non deve essere ricondotta, come si sostiene da più parti, a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione, appartenenza politica. 


Denunciamo la specifica violenza contro le lesbiche volta a imporre un modello unico eterosessuale. 

Non vogliamo scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo securitario e repressivo.


Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà. 

Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato. Scendiamo in piazza per ribadire l'autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche. 


 

--->>>IMPORTANTE--->>> [La manifestazione e' di donne per donne. Sono invitate solamente le donne. ]

23 Ott 2007
Comunicato stampa manifestazione femminista

Reggio Emilia, 17 Ottobre 2007 

ASSOCIAZIONE NONDASOLA-CASA DELLE DONNE DI REGGIO EMILIA

COMUNICATO STAMPA 

Questa è l’ennesima cronaca  di una morte annunciata, eppure la donna non era sola, non era rimasta in silenzio, aveva trovato il coraggio di denunciare le violenze subite da anni.

L’estrema pericolosità del marito non aveva fermato Vjosa che, volendo uscire da questa spirale di violenza, ha iniziato un percorso presso la Casa delle donne, gestita dall’Associazione Nondasola.

L’Associazione Nondasola aveva formalmente segnalato con una denuncia il 30 gennaio 2007 a tutte le Forze dell’Ordine comportamenti violenti e vessatori esercitati dall’assassino, anche nei confronti di donne ospiti, di operatrici e volontarie della Casa.


Nel nostro paese non esistono misure che assicurino tutela alle donne che trovano il coraggio di denunciare, viene sottovalutata la gravità della violenza in famiglia ed enfatizzata quella su strada. Continuiamo da anni a ripetere che è la famiglia il luogo più pericoloso in cui le donne subiscono violenze di ogni tipo fino a perdere la vita. Oggi è stata annientata una donna ed è una sconfitta atroce, ma è una sconfitta che riguarda tutti: singole persone, istituzioni e società civile.


Occorre davvero che non si continui a minimizzare la violenza, che tutti noi, donne e uomini, ce ne facciamo carico e pretendiamo che vengano intraprese azioni concrete che garantiscano sicurezza e protezione alle donne, che con determinazione affrontano tutti i rischi legati alla scelta di uscire dalla violenza. Pretendiamo misure anche penali che mettano in condizione gli uomini violenti di non nuocere. Il femminicidio deve finire. 

Un appello da parte del Centro antiviolenza di Reggio Emilia gravemente colpito.

Vi invitiamo a partecipare numerose alla manifestazione per condannare il gesto di estrema violenza a danno di Vjosa, avvenuto nel Tribunale di Reggio Emilia, che si terrà venerdì 19 ottobre alle ore 17.30 con ritrovo in Piazza Martiri 7 Luglio (davanti al Teatro Municipale Valli).

Sollecitiamo tutti le partecipanti a portare con sè una candela. In allegato, inviamo il comunicato stampa della nostra Associazione, con preghiera di massima diffusione.

Rimaniamo a disposizione per ulteriori informazioni.

cari saluti
Associazione Nondasola

COMUNICATO STAMPA

Adesso basta!

Non è solo l’ennesimo caso di un marito che uccide la moglie. Questa volta accade a Reggio Emilia, dentro al Tribunale (non attrezzato) con una sparatoria da Far West.

Viene ucciso un parente della moglie e lei ferita gravemente, oltre alla sua avvocata e ad una terza persona presente.

L’escalation degli omicidi arriva al suo estremo, come in altri paesi avviene già, purtroppo!

SIAMO DAVVERO ESASPERATE. La lunga serie di cronache di morti annunciate delle donne non trova risposte efficaci da parte delle istituzioni.

 I legislatori e il governo riconoscono la necessità di interventi ad ampio raggio – legislativi e di educazione sociale – su questioni come la circolazione stradale e simili, ma non danno ancora segno di prendere sul serio l’enorme problema della violenza contro le donne attraverso misure adeguate che non si riducano ai soliti proclami di sicurezza. Serve un potenziamento di tutti gli strumenti di protezione che copra ogni possibile intervento, da quelli sociali a quelli legislativi – giudiziali.

In tal senso reclamiamo interventi duraturi di sostegno economicamente adeguato ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio, spesso unico strumento di salvezza per le donne in situazioni di pericolo e per i loro figli/e.”

La nostra solidarietà all’Avvocata Giovanna Fava, impegnata come tutte le volontarie delle associazioni, a contrastare quotidianamente la prima causa di morte al mondo delle donne: la violenza degli uomini.

 
Erinna/Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne

COMUNICATO STAMPA

19 ottobre 2007

"DI TASCA NOSTRA" 
 
Oggi è una giornata giusta per scrivere ciò che abbiamo nel cuore. Due giorni fa un uomo violento, un uomo che ha costretto la sua compagna a cercare rifugio nella casa delle donne di Reggio Emilia, che l’ha costretta a scappare da lui  e da sé, l’ha attesa nell’aula di tribunale ed ha fatto fuoco. L’ha ridotta in fin di vita ed ha ferito anche l’avvocata del centro antiviolenza…Oggi Vyosa è morta e noi siamo arrabbiate.

È una serie infinita di crimini, crimini che le donne che operano nei Centri Antiviolenza conoscono e riconoscono. Li riconoscono tutte le volte come atti perpetrati contro la  libertà delle donne, contro la loro autodeterminazione. Non si tratta di follia, non si tratta di casi di ordine pubblico.

E ciò che abbiamo nel cuore è il disappunto ed il senso di quanta fatica bisogna ancora fare per sconfiggere la cultura maschilista che ci pervade, una cultura a cui le stesse donne danno valore, donne che restano prigioniere di gabbie invisibili, donne che, libere, potrebbero dare un mondo di meraviglie a se stesse e ai loro compagni, alle loro figlie e ai loro figli.

Questo senso di avere a che fare con muri di gomma, con pareti impermeabili si conferma anche nelle azioni delle Istituzioni, dalle leggi del Parlamento all’indifferenza degli Enti locali. Hanno l’ansia di fare, su questo come su altri temi,  e ignorano la politica delle donne: solo le donne hanno portato alla luce la violenza di genere come un fatto pubblico nel corso di questi ultimi vent’anni ed hanno individuato, nell’esercizio di potere di un sesso sull’altro, la causa del disagio di tante donne … la nostra Regione e la nostra Provincia non hanno tenuto conto dell’esperienza e della storia delle donne ed hanno emesso comunque la delibera ed il bando.

Noi ringraziamo l’assessore Picchiarelli per il riconoscimento che ci accorda, ma questo bando, che si rifà alla delibera regionale 443/07, è un’offesa per “chi con competenza e dedizione porta avanti l’accoglienza in un percorso pieno di difficoltà”, come l’assessore stesso dichiara, perché:

1.      confonde, come se fossero la stessa cosa, casa di emergenza, casa rifugio, centro di accoglienza e casa segreta indicando di ospitare insieme vittime di tratta e donne con figli vittime di violenza

2.      ne fa una struttura medicalizzata (impone figure professionali che “aiutino donna nell’igiene personale”!)

3.      la struttura deve essere di “proprietà” di chi partecipa al bando!

4.      si dimentica completamente la questione di genere, il percorso che la donna deve fare per uscire dalla violenza, il percorso necessario per riappropriarsi della propria dignità e della propria soggettività

Queste sono solo alcune delle osservazioni sulla delibera che  Erinna ha fatto pervenire alla Provincia, ma tutto è stato vano: il bando è stato emesso comunque.

E non vengono in aiuto neanche le donne che sono nelle Istituzioni, a qualsiasi livello. Per Erinna ed il Centro Antiviolenza è incomprensibile come le consigliere di Pari Opportunità e di Parità della Provincia di Viterbo non siano mai venute  a visitare il Centro, nonostante siano state più volte invitate e si occupino, a volte un po' impropriamente, e principalmente attraverso i media, di violenza alle donne. Crediamo sia un comportamento anomalo, non ci è mai capitato di venire a conoscenza, anche tramite gli altri Centri della Rete Nazionale,  di comportamenti simili da parte delle loro colleghe delle altre Province d'Italia.

A tutto questo aggiungiamo il fatto che dobbiamo elemosinare il contributo di € 5000, col quale dovremmo gestire il Centro per  un intero anno (ma per tre giorni di festa folkloristica si stanziano € 8000!): sono tre mesi che paghiamo l'affitto di tasca nostra e ci sono delle pendenze del 2006 ancora da onorare!

Appoggi, riconoscimenti, impegni verbali non bastano a pagare affitti e spese di emergenza per le donne.

E visto che non sembra ci sia la volontà politica (Stato, Regione, Provincia, Comuni) di sostenere una lotta alla violenza, che non sia una mera carità, e che si intende intervenire sul fenomeno come se fossero semplicemente delle emergenze e si continua a misconoscere la vera natura del problema, crediamo che il Centro antiviolenza di Erinna sia seriamente a rischio di chiusura.

Comunque andrà, per Erinna la pratica politica, il pensiero, la sperimentazione, la formazione, la progettualità e l' intervento, a partire dalle donne per sostenere e valorizzare la forza femminile, saranno sempre gli stimoli per cambiare questo stato di cose.Se non saremo noi a vincere il bando, ci rivolgiamo a chi vincerà perché si metta in relazione con Erinna per interagire con l'esperienza fatta con le donne in temporanea difficoltà, al fine di riempire di contenuto culturale il bando emesso sulla base della delibera regionale.

Associazione Erinna


18 Ott 2007
Rosa · 84 visite · 0 commenti
Categorie: Violenze di genere
Italia paese di veline? secondo il Financial Times

dc4aad17ba3d837df9c4baaa24db074e.jpgLa terra che ha dimenticato il femminismo". È la copertina dell'inserto del Financial Times del 14.07.2007, il quale, in un articolo di quattro pagine, denuncia severamente il trattamento riservato alle donne in Italia.  Tratto da laRepubblica.it 15.07.2007


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L'accusa del Financial Times: "Dimenticato il femminismo"
Per il giornale sono trattate peggio solo a Cipro, Egitto e Corea

"L'Italia un paese di veline
le donne sono solo oggetti"


LONDRA - Fin dal titolo, è un'accusa senza mezzi termini: "La terra che ha dimenticato il femminismo", sovraimpresso sul noto cartellone pubblicitario di Telecom Italia in cui Elisabetta Canalis, seduta a gambe incrociate con un telefonino in mano, piega il busto in avanti, in una posizione non proprio comodissima, rivelando una generosa scollatura.

E' la copertina dell'inserto patinato del Financial Times di ieri, che in un articolo di quattro pagine denuncia severamente il trattamento riservato alle donne nel nostro paese: l'uso di vallette seminude in ogni genere di programma televisivo, gli spot pubblicitari dominati da allusioni sessuali, il prevalere della donna come oggetto, destinata a stuzzicare "i genitali dell'uomo, anziché il cervello". Non solo: secondo l'autore del servizio, Adrian Michaels, corrispondente da Milano dell'autorevole quotidiano finanziario, potrebbe esserci un legame fra l'onnipresenza di maggiorate in abiti discinti sui nostri mezzi di comunicazione e la scarsità di donne ai vertici della politica, del business, delle professioni in Italia.
 

Arrivato a Milano tre anni fa da New York insieme alla moglie, Michaels ammette di essere rimasto stupefatto dal modo in cui televisione e pubblicità dipingono le donne; e ancora più sorpreso dal fatto che apparentemente nessuno protesta o ci trova qualcosa di male. Come esempi del fenomeno, oltre al cartellone della Canalis per la Telecom, cita le vallette del gioco a quiz di Rai Uno L'eredità, la pubblicità dei videofonini della 3, le vallette di Striscia la notizia, l'abbigliamento della presentatrice sportiva Ilaria D'Amico di Sky Italia. 

L'articolo considera quindi una serie di dati da cui risulta che le donne italiane sono fra le più sottorappresentate d'Europa nelle stanze dei bottoni: il numero delle parlamentari, 11 per cento, è lo stesso di trent'anni fa; nelle maggiori aziende italiane le donne rappresentano solo il 2 per cento dei consigli d'amministrazione (rispetto al 23 per cento nei paesi scandinavi e al 15 negli Stati Uniti); e un sondaggio internazionale rivela che la presenza di donne in politica, nella pubbica amministrazione e ai vertici del business è più bassa che in Italia soltanto a Cipro, in Egitto e in Corea del Sud.

"La mia sensazione è che il femminismo, dopo importanti battaglie per il divorzio e l'aborto, da noi non esista più", gli dice il ministro Emma Bonino, interpellata sul tema. 
Altri fattori aumentano le difficoltà delle donne ad avere una diversa posizione sociale, osserva il quotidiano londinese: il lavoro part-time è raro in Italia (15 per cento della forza lavoro rispetto al 21 in Germania e al 36 in Olanda), cosicché le donne che cercano di giostrarsi tra famiglia e carriera sono spesso costrette a scegliere l'una o l'altra. L'articolo ricorda un discorso del governatore della Banca d'Italia Draghi secondo cui il nostro è uno dei paesi europei in cui meno donne tornano all'occupazione dopo la maternità. 

E le ragazzine? non volendo fare le casalinghe come le loro madri e consapevoli che per una donnaè difficile trovare lavoro, si lanciano nel mondo dello spettacolo, lavorando come veline 
Un altro motivo è che gli orari dei negozi ("impossibile fare la spesa il lunedì mattina, il giovedì pomeriggio, la sera e la domenica") complicano la vita della donna che lavora, su cui continua comunque a pesare la responsabilità di casa.

La lettera di Veronica Berlusconi pubblicata da Repubblica, in cui chiedeva le pubbliche scuse di Silvio per il suo comportamento con le donne, potrebbe segnalare l'inizio di un cambiamento, ipotizza Michaels. Ma uno dei pubblicitari da lui intervistati avverte: "L'Italia è indietro nel modo in cui sono trattate le donne rispetto ad altri paesi, ma abbiamo un metro per giudicare cos'è accettabile diverso dal vostro. Gli uomini e le donne italiani non saranno mai come gli uomini e le donne britannici".

17 Ott 2007

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