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Violenza sessuata e femminicidio
Dal Paese Delle Donne Online

È diffusa una percezione disincantata della politica, che fa dire a molte che le cose vanno male e che stiamo tornando indietro. A guardare la determinazione e la creatività delle donne che siamo e di quelle che l’UDI ha avvicinato con le sue iniziative, non pare che noi stiamo tornando indietro. Pare, invece, che a tornare indietro siano i poteri costituiti.

A ben guardare “lo stato moderno” è fortemente impegnato, più che altro, a non concedere: togliere comporterebbe l’appannamento delle qualità indispensabili a collocarsi nella comunità dei paesi occidentali, contrapposta a quella “arretrata”.
A ben guardare,
le donne tutte, anche quelle che non fanno politica, sono il più forte elemento di emancipazione sociale della società in generale e sempre più hanno fame di vera libertà e vera democrazia.



La politica delle donne - e le donne che fanno politica - si muovono, invece, troppo spesso sull’onda dell’emergenza.
Un agire difensivo che riduce lo spazio per la proposta che diventa sempre più esiguo e sempre più avvertito come “pericoloso”. Sembra quasi che il movimento delle donne prenda forza solo dalle risposte e che da esse misuri la sua forza.


La riapertura da parte dell’UDI di una vertenza pubblica sul terreno delle cause strutturali della violenza sessuata, nel 2005, è stata l’assunzione di una sfida e di una proposta naturalmente collocate fuori dalle alleanze tradizionali, anzi le abbiamo volute verificare con l’esperienza di tutti questi anni e consapevoli dell’eterno svantaggio dell’essere fuori dai luoghi dove si decide.

Abbiamo individuato nel femminicidio e nella violenza sessuata gli strumenti principali con cui gli uomini moderano i comportamenti femminili per garantire il mantenimento dell’ordine gerarchico patriarcale.
Scegliendo le parole, una ad una, abbiamo inaugurato una pratica politica dove il protagonismo dell’associazione è indiscutibile quanto inedito nella politica. A partire dalle esperienze fatte con le donne che si sono rivolte a noi in questi anni, ci siamo impegnate in una proposta di modifica della legge vigente, in proposte per protocolli di intesa con le istituzioni.

Se poi prendiamo in esame le risorse che gli ultimi tre governi hanno destinato al contrasto alla violenza, salta agli occhi che si mantengono pressoché equivalenti, cioè misere, anche calcolate rispetto all’ intero volume destinato a politiche di vario tipo.
E l’allarme sollevato dalle donne in qualche modo è stato - ed è - usato per veicolare provvedimenti impropri, magari annunciati con le parole stesse provenienti dall’indignazione femminile. Si tratta di atti che seguono la logica della fisiologia danno/riparazione. La logica del dopo, del guasto da riparare, supera il soggetto che l’ha subito in favore del bene della famiglia o per ristabilire le relazioni e le condizioni che lo hanno determinato.
Ciò va nella direzione dell’interesse generale che si stupisce solo ciclicamente del femminicidio.

Ciò fa disconoscere il numero reale delle prostituite e schiave straniere uccise, ciò delinea l’interesse a tollerare più donne invisibili “clandestine” tra i migranti. Mentre noi sappiamo, e lo sanno anche gli altri, che la prima causa di morte per le donne è la violenza sessuata.

Consolidare e normalizzare l’aiuto solidale delle donne, ha comportato la trasformazione dell’aiuto politico in un servizio che, per accedere alle risorse indispensabili alla continuità del lavoro, finisce per piegarsi alla regola della continua emergenza creata dalla minaccia della sottrazione dei fondi, nonché ad adattamenti che di fatto contrastano le finalità per le quali i centri nascono.
Non di rado le energie delle operatrici sono impegnate nel contrastare “le connivenze istituzionali” che si manifestano per i limiti della legge vigente, ma anche per la sua disapplicazione o per una normativa “concorrente” sulla famiglia tesa a rafforzare il controllo del capofamiglia. Una costruzione a cui vengono continuamente sottratti i mattoni.

Per tutto questo al fianco dei centri antiviolenza gestiti dalle donne è indispensabile una solidarietà che sia sciolta da legami di dipendenza economica. Una solidarietà in grado di esprimere la denuncia per produrre una azione politica di contrasto alle connivenze istituzionali che sostengono le gerarchie familiari, che sono alla base della moderazione violenta delle donne.

Bisogna allora ragionare su chi fa cosa e sull’esito delle scelte operate in questi lunghi anni. Sappiamo quanto le donne che gestiscono i servizi siano state e siano importanti ma sappiamo anche qual è il compito della politica, il nostro compito, che ci ha già portate lontane dalla “terziarizzazione del femminismo” .
Gestire servizi sussidiari non è, ora più che mai, il nostro compito.

Le donne che hanno scelto di stare nell’UDI, non hanno scelto né un collettivo, né un partito, né la cooperazione. L’UDI è un’associazione antica, ancora unica, che è cambiata con le donne, e alla quale le donne chiedono di fare politica.
Siamo consapevoli che dobbiamo fare quello che facciamo, e dobbiamo saperlo fare, per dare il nostro contributo alla nuova soggettività politica delle donne, stanca di guerre inutili e pronta a lanciare nuove sfide.

Le parole per dirlo…

Partiamo da questa citazione perché quello di cui abbiamo gran bisogno oggi siano proprio le parole per dirlo.
Per dire ‘violenza’, per dire ‘solidarietà’, per dire ‘sicurezza’, per dire ‘cultura’, per dire ‘politica’, per dire ‘famiglia’, per dire ‘relazioni’.
Per trovare parole che rimangano “accese” sul significato che noi abbiamo loro dato attraverso una ricerca ed un pensiero nostri.
Il pensiero che contraddice e che disturba un sapere “ufficiale”, che non si lascia contaminare, ma che dalla forza delle parole delle donne è insidiato e in qualche modo le imprigiona e le banalizza, conducendole alla normalizzazione e alla sterilizzazione politica. È la sfida continua dell’essere oltre i confini anche nel linguaggio.

L’emergenza della violenza fisica ai danni delle donne in un paese che ha normalizzato la violenza sulle donne, è conseguenza politica del lavoro di rafforzamento strutturale in questa direzione, a partire dal primato dell’uomo sulla donna.
Nella necessità di salvarsi si sono fatte includere nella politica dei rimedi che non “toccano le cause”, alimentando la suggestione che lo Stato lavori contro la violenza sessuata, senza in realtà aver spostato di una virgola la situazione.

La dimostrazione è senza dubbio data, tra l’altro, anche dal Ddl Pollastrini – Bindi disegno di Legge, il n°2169, presentato il 25 gennaio 2007 dalla Ministra delle Pari Opportunità ed altri dieci).
Già dal titoloMisure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona nell’ambito della famiglia, per l’orientamento sessuale, l’identità di genere ed ogni altra causa di discriminazionenel quale la parola donna e la parola violenza non compaiono (benché sia passato ai posteri come il Ddl sulla violenza ed abbia scatenato associazioni, centri antiviolenza ed altre sul lavoro di proposte di emendamenti, limature ecc…), è chiaro che le fondamenta teoriche del progetto non appartengono alle donne, che non si sarebbero mai espresse in questi termini.

“Il presente disegno di legge (…) intende affrontare il tema della violenza contro le persone che più vi sono esposte, quali i minori, gli anziani e le donne, in modo integrato affrontando anche i delicati temi della violenza in famiglia o della violenza facilitata da relazioni di tipo affettivo o familiare. (…) In questo quadro si iscrivono anche le disposizioni relative alla violenza cosiddetta di genere (…) anche in relazione all’orientamento sessuale”.
Il concetto teorico del separatismo e della differenza scompaiono così definitivamente a favore di una politica che, camuffata da ‘azione integrata’, ripristina l’approccio egualitario: le donne, anziani, immigrati, omosessuali tutti eguali son. Tutti egualmente deboli, tutti egualmente vittime.

Con buona pace del 50E50: la cultura che ha partorito il Ddl sulla violenza può, al massimo, comprendere le percentuali e la normativa antidiscriminatoria. Ogni altro discorso parrà rivoluzionario e quindi velleitario, perché teso a scardinare un assetto senza la condivisione degli uomini.

Ebbene, in questo contesto culturale si cala la parte del Ddl relativa ai centri antiviolenza.
Essi sono collocati fra i soggetti ‘istituzionalmente preposti all’assistenza alle vittime dei delitti di violenza sessuale o commessi nell’ambito familiare’ ; il Ddl prevede, inoltre, l’istituzione di un registro in cui sono iscritti i centri antiviolenza che agiscono in ambito sovraregionale, registro collocato presso il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri con lo scopo di monitorare l’esistenza e l’operatività dei centri antiviolenza, di garantire livelli minimi di prestazione il più possibile omogenei su tutto il territorio nazionale e di orientare eventuali politiche di intervento.
E’ ben noto che la Ministra Pollastrini all’epoca convocò i vari centri antiviolenza e l’Udi, il che appariva senza dubbio inebriante; però, a che fine?

A ben guardare, l’iniziativa ricalca lo schema del Governo che convoca le parti sociali quando intende adottare un Protocollo sul welfare, con l’obiettivo di adottare norme condivise e prevenire il conflitto sociale.
Sennonché, i Centri e l’Udi non possono essere definiti ‘parti sociali’.
Non sono infatti “nominalmente titolari” di un interesse generale, e una volta individuati come disturbanti, possono nella larghezza interpretativa consueta ai poteri, essere sostituiti, intercambiati, finché possibile.
Il risultato di quella convocazione – ovvero il Ddl, che solo in parte e solo lessicalmente ad essa s’è ispirato - dimostrava la inefficacia della convocazione stessa.

L’Udi, per lunga esperienza, ha imparato la lezione dell’esizialità della dipendenza dai riconoscimenti ufficiali: l’essere contradditore delle istituzioni, quindi non intercambiabile a discrezione del potere, è l’identità a cui ambisce.
Tuttavia, quel che è emerso con grande chiarezza, ed è, credo, il punto focale, è che in quel Ddl, peraltro di sinistra, e comunque scivolato giù per le scale di cantina, vi era l’intento di rimarcare e valorizzare la necessità di una centralizzazione del governo dei Centri.

Laddove si prevede, infatti, un registro nazionale con la funzione di orientare eventuali politiche di intervento si intende proprio questo: un governo dall’alto delle politiche dei Centri.

E così veniamo al punto: cosa sono, oggi, i Centri antiviolenza? Possono essere definiti luoghi di iniziativa politica delle donne?

Dagli anni settanta ad oggi le cose sono molto cambiate e se all’epoca i Centri erano per definizione un luogo di iniziativa politica delle donne, nel senso che l’idea stessa di un Centro antiviolenza era già fare politica delle donne, oggi non è necessariamente più così.
Vi sono territori in cui ciò accade, nel senso che il Centro continua ad essere riconosciuto come propulsore di politica delle donne.

Ma, più spesso, i Centri hanno, negli anni, esteso il proprio ambito di azione andando a riempire sempre più grandi vuoti lasciati dalle istituzioni, fino a svolgere una funzione chiaramente sussidiaria.

Sussidiarietà che, lo sappiamo bene, è il futuro prossimo dell’intero assetto dei servizi del nostro paese per sopperire alle incapacità della pubbliche amministrazioni, il che però non significa affatto che quei servizi non siano pubblici, ovvero riconducibili alla pubbliche amministrazioni.

Ebbene, dobbiamo avere chiarezza e consapevolezza intorno al fatto che quando i Centri erogano servizi pubblici, ciò fanno in un regime in cui è garantita la parità delle opportunità di accesso a tutti i soggetti che abbiano i requisiti di legge. Il che significa, ovviamente, che il Centro, per accedere ai finanziamenti, dovrà vincere la concorrenza di altri soggetti – alcuni già nati ma tanti altri nasceranno -, mossi da tutt’altre motivazioni culturali e politiche, ma in grado di fornire gli stessi servizi a costi inferiori.

In tale contesto, forte è il rischio della estrema incertezza della sopravvivenza dei Centri (più che mai con l’attuale governo) e del progressivo allontanamento dalla politica delle donne.

In un mercato del lavoro sempre più stagnante, poi, i Centri sono diventati spesso luoghi ove le giovani donne vanno per cercare un lavoro benché non abbiano magari neanche mai sentito parlare della politica delle donne o non siano interessate.
E’, insomma, giunto il momento di aprire nell’Udi una discussione intorno a questo punto, a partire dal fatto che l’iniziativa e la pratica politica rimangono dell’Udi, che, in relazione agli obiettivi che liberamente si dà, può collaborare o porsi anche come contraddittore rispetto alle Istituzioni ed ai Centri, laddove svolgano una funzione erogatrice di servizi in funzione sussidiaria rispetto alle Istituzioni.
Di tutto questo si è discusso nell’incontro del 1 giugno che si è tenuto nella Sede nazionale dell’UDI e abbiamo deciso di costruire un momento nazionale a ridosso della prossima autoconvocazione. A tal fine abbiamo cercato di riportare gli spunti più importanti del dibattito.
Cari saluti,

Stefania Cantatore e Stefania Guglielmi

25 Giu 2008
il colpo di grazia alle donne italiane
Nel mio blog è andato tutto in successione su quello che sta attuando il nostro paese contro le donne. Prima abbiamo il ritorno delle donne che giustamente manifestano in piazza contro una forma ingiusta di violenza su di esse nata proprio dal fatto di appartenere al genere femminile. L'italia come si sa come poi in tutti i paesi occidentali ha paura dell'avanzata delle donne e delle sue lotte per la parità, non a caso nell'era del post femminismo ci hanno imbottito la testa di averla raggiunta tanto da indurre le nuove generazioni a disprezzare il femminismo come una forma di prevaricazione dell'uomo con lo stesso scopo del maschilismo solo che quest'ultimo è tollerato perchè la società è monopolizzata dagli uomini. La nostra società rafforza e sostiene la rivalità femminile affinchè le donne non possano tornare a lottare, alimentando l'odio e il disprezzo per se stesse in quanto donne, rendendole vulnerabili alle violenze, discriminazioni, passate inosservate dalle stesse donneo addirittura appoggiate e attuate a danni di altre donne.

Nella nostra italia post 24 novembre nascono gli attacchi ai diritti delle donne conquistati negli anni delle contestazioni femminili. Questi attachi sono stati fortemente attuati da tutte le autorità ecclesiastiche che come sappiamo sono macchiate da una forte misoginia e discriminazioni nei confrnti delle donne che non a caso sono sostenute dalle associazioni mascoliniste. La chiesa vieta alle donne il sacerdozio perchè reputa la donna un essere inferiore e portatrice del male.

Le destre appoggiano la chiesa e si pronunciano contro l'aborto mandando burattini come Ferrara a farci la predica. Montano e mercificano il nostro corpo a scopi elettorali, e ordinano gli ospedali a praticare l'obiezione di coscenza tanto che in poco tempo aumentano gli obiettori. Questo è un avvenimento molto grave perchè ciò significa che la salute delle donne viene contestata, viene esaltata la figura della donna solo come strumento di riproduzione dove la sua facoltà di scelta e la sua autodeterminazione nonchè libertà non solo morale ma anche fisica non vale e deve essere fortemente controllata dagli uomini, della stessa logica di chi compie uno stupro e di chi ci picchia o uccide. 

Intanto nel nuovo governo sparisce il ministero della Sanità e le prime a risentirlo siamo noi donne. La condizione delle donne in Italia è molto grave, le mamme sono messe peggio rispetto a gli altri paesi occidentali, e molte donne ricorrono all'aborto clandestino mettendo a repentaglio la loro salute e la loro vita.
In certe città adirittura smantellano i consultori.
Berlusconi, un maschilista che tratta le donne come oggetti, forma la sua squadra e decide di dare poca importanza al ministero delle pari opportunità, privandolo di portafoglio, visto che da noi godiamo di una tale parità che non ne abbiamo bisogno. Ordina come Ministra una donna che in passato ha avuto un ruolo che
offende la figura della donna, un ruolo osannato dalla mediaset. Con questo gesto non solo ha preso in giro le pari opportunità ma ha eletto una donna che non ci rappresenta prendendo in giro chi viene discriminata trattando la donna come un oggetto che vale solo se ha un bel corpo con lo stesso criterio di chi lo mercifica.

Con questo berlusconi ha dato non solo leggerenza alle pari opportunità ma le ha anche beffeggiate. Il peggio non è ancora venuto.
La carfagna è anche omofoba e
antifemminista. Reputa la comunità LGBTQ come costituzionalmente sterile, come esibizionista quando pretende dei diritti, esalta la famiglia patriarcale e reputa le donne realizzate grazie alla famiglia esaltando il vecchi ruolo tradizionale di donna dove non è lei a sceglierlo ma lo è la società, la stessa che poi tollera le violenze contro di ella, attuate proprio perchè le è stato affidato un ruolo subordinato di dipendenza verso il marito da cui non può scappare.

Intanto con la legge del taglio dell'ici tagliano i soli 20 milioni che ci erano destinati per sostenere i
centri antiviolenza. In Italia dimenticavo si è montata una campagna elettorale sul corpo delle donne strumentalizzando lo stupro che vuole essere compiuto solo da rumeni, facendoci cedere di essere vicini alle donne ma in realtà sappiamo bene che le violenze sono in casa perchè molte donne le vivono direttamente sulla propria pelle oltre che il nostro governo deve capire che noi donne sappiamo leggere e ci informiamo, quindi conosciamo le statistiche. E' vergognoso che ci trattano ancora come sceme o come oggetti o comne se siamo proprietà degli uomini italiani. Gli uomini non devono più parlare in nome dei nostri corpi è uno stupro morale!

Continuando il discorso pare che sia scoppiato il razzismo ieri ho letto che hanno
ucciso un rumeno. Pare anche che se le violenze sulle donne sono compiute da italiani siano diventate lecite. Tutte le notizie passano in secondo piano e questo lo denota anche il taglio dei fondi ai centri antiviolenza (leggete qui).
Ci troviamo uno stato che è complice della violenza sulle donne, che legifera ed è severa per tutti i reati ma se ne strafrega della violenza di genere e che incoraggia questa.Se ad esempio c'è un emergenza di furti e il governo vieta ai negozianti di mettere gli antifurti alle case, ai negozi  e le serrande ad essi cosa accadrebbe? un aumento è ovvio..dettato da una facilità al compierli con conseguente liberalizzazione del furto stesso.Questa è un Itlaia dove i diritti umani stanno scomparendo piano piano, un italia xenofoba è un italia che non rispetta i diritti umani e che non reputa uguali gli individui.

TUTTE IN PIAZZA IL 14 GIUGNO A BOLOGNA!!!

LEGGETE
12 Giu 2008
Scusate ero assente e posto tutto ciò che è successo
Il nostro vaticano minaccia sempre di più l'Italia dove si scopre che discriminano perfino i paraplegici. Lui è affetto da questo male e il prete non lo sposa perchè non si può riprodurre. Bella cosa, viviamo in una società dove l'amore è andato a puttane e la chiesa continua a seguire la linea fascista trattandoci da contenitori. Infatti è successo un altra cosa. Il segretario al Welfare con delega alla salute vuole coinvolgere di più gli obiettori per impedirci di autodeterminarci.
Potete leggere in dettaglio da Femminismo a Sud.
Intanto vi incollo il racconto del pride tenuto Sabato.

 ASCOLTA L'INTERVENTO DI FACCIAMO BRECCIA DAL PALCO DEL PRIDE

COMUNICATO STAMPA

IL VATICANO OCCUPA L'ITALIA
FACCIAMO BRECCIA OCCUPA IL VATICANO

Dopo un pride festoso e autodeterminato, con un atto simbolico Facciamo Breccia denuncia il tentativo di repressione e la sottrazione degli spazi di agibilità politica legata alla negazione di Piazza San Giovanni come piazza finale del Pride di Roma.

I movimenti lesbici, femministi gay e trans non si arrestano, e dopo l'occupazione di tutti gli spazi politici da parte delle destre clerico-fasciste, Facciamo Breccia ha simbolicamente occupato il territorio vaticano e Piazza san Pietro. L'occupazione è avvenuta con le bandiere NO VAT e con i corpi dei soggetti che vengono ogni giorno simbolicamente e ideologicamente costruiti come "diversi" dai mass media e dalla politica istituzionale di ogni colore.

Rivendichiamo quest'azione come atto di liberazione nell'ambito del Pride Roma contro la deriva oscurantista e securitaria che si è attivata anche, ma non solo, contro i soggetti lesbici, gay e trans. L'azione è stata rivendicata dal palco del Pride. Coordinamento Facciamo Breccia


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Facciamo Breccia è un coordinamento nazionale ed organizza ogni anno le manifestazioni "NO VAT, Autodeterminazione, laicità, antifascismo" in occasione dell'anniversario dei Patti Lateranensi e le Frocessioni durante le visite papali (in particolare a Verona e alla Sapienza a Roma).
Facciamo Breccia è presente nelle città di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Prato, Roma, Torino e Venezia, Verona.


Per ogni ulteriore informazione: www.facciamobreccia.org.

 

Domenica invece  c'è stata una manifestazione di Rom a Roma. Sfilavano urlando "Alemanno, noi siamo più romani di te". Il gruppo Everyone [gruppo internazionale che si batte contro le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani] ci racconta come una ragazina rom di 16 anni, incinta di 6 mesi, sia stata aggredita e presa a calci da un italiano mentre chiedeva l'elemosina a Pesaro. ci avevano anche spiegato che la storia del rapimento della bimba avvenuto a  Napoli era tutta una montatura, anzi una bufala. La stessa cosaper la banda di donne rom: bugie, montature montate a scopo di alimentare razzismo e a giustificare atti politici senza alcun senso. Il presidente del consiglio dei ministri ha dichiarato l'emergenza in iun queste regioni: Lazio, Lombardia e Campania. Una scelta che i Giuristi Democratici giudicano discriminatoria e violatoria dei diritti umani.

La Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne scrive alla ministra Carfagna:

Contro la violenza sulle donne serve un finanziamento nazionale concreto ed adeguato

Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne 

La Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e delle Case delle Donne, che accoglie al proprio interno la maggior parte delle associazioni di donne e dei servizi italiani rivolti alle donne vittime di violenza, esprime sconcerto e preoccupazione per le scelte operate dal Governo in tema di violenza di genere verso le donne.

La rete dei Centri aveva sollecitato in più occasioni la definizione di un Piano di azione nazionale contro la violenza alle donne quale strumento principale per mettere a punto azioni di sistema per garantire un efficace intervento di prevenzione e contrasto in area culturale, sanitaria, sociale e di protezione, e sia per sostenere le attività svolte dai centri stessi.

Avevamo plaudito la decisione di creare, da parte del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità un fondo nazionale per l’anno 2008 così da avviare la sperimentazione di un Piano di azione contro la violenza, uniformando così l’Italia agli standard attuati negli altri stati europei.

Leggiamo con preoccupazione le affermazioni del nuovo Ministro in tema di analisi del fenomeno (lettera a La Repubblica), e rileviamo che in quella stessa lettera si esprime la volontà di rivedere, ripensare e rafforzare i centri antiviolenza.
I dati e la lettura del fenomeno che emerge in qualsiasi indagine e documento internazionale, contrasta con l’interpretazione del nuovo Ministro.
La violenza verso le donne avviene (come rilevato in tutte le indagini nazionali ed internazionali) nelle relazioni di intimità, nelle famiglie, e l’imposizione dell’affido condiviso nei casi di violenza domestica serve solo ad innalzare il rischio di pericolosità per le madri e per i figli.

Pur condividendo con il Ministro il diritto dei figli di mantenere un rapporto continuativo con entrambi i genitori durante e dopo la loro separazione, l’attuale legge sull’affido condiviso ci appare caratterizzata da una pericolosa semplificazione in quanto impone un unico modello di affidamento per tutte le separazioni.

Vorremmo anche precisare che non sono le separazioni che causano la violenza, bensì avviene esattamente il contrario. L’affermazione di libertà femminile acuisce la violenza, ma non si può certo chiedere alle donne di rinunziare alla propria affermazione per evitare la violenza, sarebbe certo una richiesta impropria, che carica la “vittima” della responsabilità dell’aggressione e che non va verso relazioni tra sessi improntate alla reciprocità ed alle pari opportunità di genere.

Rileviamo che sono stati “tagliati” i fondi destinati al Piano di azione Nazionale. Chiediamo che venga rivista tale decisione affinché le parole di indignazione espresse dai politici in occasione delle morti delle donne a causa di violenza, non siano parole vuote.

La violenza verso le donne è un fenomeno che non si può cancellare con le dichiarazioni, ma con azioni concrete ed adeguate. Per farlo serve un finanziamento nazionale altrettanto concreto ed adeguato, che permetta lo sviluppo di azioni di sistema ed il rafforzamento dei luoghi di accoglienza delle vittime.

Vorremo un confronto aperto sul tema e chiediamo che venga ripristinato il fondo, così da avviare il piano di azione nazionale, sul quale chiediamo di essere coinvolte per un reale processo di concertazione sugli obiettivi da raggiungere per il 2008.

da Il Paese delle Donne online 

10 Giu 2008
La situazione attuale, è una sociètà troppo a misura d'uomo che non ci permette di far scelte e vivere in tutti i sensi.
Come ben sapete il mio blog compie quasi otto mesi. Sapete pure che mi auto anche con un altro che ho creato pochi giorni fa che ha un tema specifico e meno generico: la violenza sulle donne. Ciò non voglio dire che questo blog non parli di questo tema ma include nella violenza sulle donne, appunto tutti quegli atteggiamenti che nella nostra società andrebbero eliminati, e che corrispondono anche questi alla violenza sulle donne, mentre l'altro blog parla solo di violenze fisiche, sessuali, violenze domestiche e e psichiche. Ora faro' il punto della situazione dall'inizio del mio blog ad ora e non solo parlerò anche della situazione femminile nella società.

Nonostante la nostra magnifica società occidentale ci ficca in testa che abbiamo raggiunto l'emancipazione femminile, mentre ancora siamo relegate nel ruolo di casalinghe con l'ipocrisia che possiamo lavorare ma  ANCHE, anzi peggio perchè abbiamo un sovraccarico notevole dietro le spalle e siamo trattate da ammortizzatori sociali, ancora come sempre è al centro del mio tema su questo blog, ho parlato della mancanza di libertà sessuale di cui gode la donna nel mondo, compreso in occidente, questa mancanza di libertà sessuale è molto marcata nel nostro paese dove ci illudono che abbiamo raggiunto l'emancipazione sessuale solo perchè a differenza di alcuni paesi dove le donne non possono far vedere i loro occhi noi possiamo mostrarci a culo di fuori, mentre ancora una volta la nostra sessualità non è usata a fini noi stesse, ma solo per fungere da strumento dell'uomo.
Quindi ci troviamo oltre che con mass media dove si concentrano e si preoccupano della libertà sessuale maschile, del loro piacere, dimenticandosi  volontariamente che stanno umiliando le donne e per giunta le stanno illudendo che facendo così possano esprimere la loro sessualità liberamente.


Molto da esempio potrebbe essere la pubblicità sul viagra dove la donna è entità astratta e ci si dimentica che l'amore si fa in due, tanto che importa se la donna non gode più come quando ne aveva 20? Chi pensa che questa donna non sia mercificata quanto una velina?
E ancora una volta siamo noi che ci dobbiamo arrangiare e costruirci i nostri spazi perchè gli uomini non ce li danno e ci rendono invisibili, rendendola libertà femminile un tabù.
Ma non è solo la nostra libertà sessuale ad essere vincolata e noi donne ci creiamo piccoli spazi nostri ovunque.

A proposito di autodeterminazioni sessuali, vorrei parlare di autodeterminazioni fisiche della donna e cosi ci rendiamo conto che non solo non siamo libere e padrone della nostra sessualità ma nemmeno del nostro corpo che gli uomini decidono anche quello. Ricordo la frese presa da questo bellissimo documento che ho incollato nel blog:
Nelle civiltà dominate dal maschile è l'uomo che vuole stabilire quale debba essere la personalità e la sessualità femminile, attuando un controllo che tende ad alterare ciò che il femminile originariamente è o può essere.
Tanti attacchi alla 194 sono stati fatti allo scopo di relegarci al ruolo di madri non perchè sia una brutta cosa ma perchè certo una deve scegliere se esserlo o no. Io lo collegherei alla questione libertà sessuale perchè qui c'è proprio una voglia di dire e ribattere che la donna ha il ruolo di fare sesso solo per fare figli, per risolvere il calo demografico del nostro paese, che gliene frega se poi il calo demografico provviene con il venir meno di donne a causa di aborti clandestini o femminicidi?, insomma la donna in italia deve fungere da contenitore per mandare avanti la specie, tanto poi per le politiche la madre in quanto donna è un essere inutile. Per non parlare dell' obiezione di coscienza come se noi dobbiamo chiedere permesso agli uomini su come gestire il nostro corpo o allo stato e non possiamo dire nemmeno la nostra se no denunciate o manganellate. E' questa la funzione della donna che vuole la nostra società, mentre poi non abbiamo nessun altra visibilità non ci sono nemmeno asili nido e strutture che possano favorire il nostro figliare come vogliono loro, che poi fanno perfino discriminazioni e quindi in pratica ci vogliono in casa con le pantofole e il pancione, perchè per loro la famiglia perfetta è questa poi magari chi lo sa senza un adeguata autonomia finanziaria per non poter scappare da un marito violento che ci picchia e rischia di ucciderci.

Lo avevo postato ad ottobre l'obrobrio che disse la chiesa, che anche se ci stuprano dobbiamo partorire per forza, della serie noi siamo i contenitori e siamo assassine se abortiamo anzichè insegnare agli stupratori di non stuprarci per evitare di abortire. Perchè per la nsotra società l'uomo è tanto libero di stuprarci, che si possono permettere di essere assolti perchè tanto noi li provochiamo (sentenze). E dire a proposito della mancanza di autodeterminazione e libertà di poter possedere il nostro corpo tutto combacia perfettamente, se poi parliamo della condizione in cui nel mondo si trovano le donne che non sono nemmeno padrone della loro vita perchè un dottrina ci ha sempre imposto che l'uomo può gestire la nostra vita o il nostro corpo perchè nostri padroni e quindi potercela tolgiere quando vogliono, pensate che fino all'81 il delitto d'onore era legale, questo spiega tutto.

A proposito di disparità di valore della vita in base al sesso leggete qua:

(ANSA) - TEHERAN, 27 MAG - I risarcimenti pagati in Iran per la morte o i danni fisici provocati in incidenti stradali saranno gli stessi per gli uomini e le donne. Il fatto rappresenta un'eccezione alla legge islamica applicata nel Paese, in base alla quale la vita di una donna vale la meta' di quella di un uomo. Lo ha detto il portavoce della magistratura che ha annunciato l'approvazione da parte del Parlamento di una legge in questo senso. La nuova normativa dovra' ricevere il via libera dal Consiglio dei Guardiani.

Buon passo finalmente. ma io mi chiedo quanto ci passerà in mezzo mondo che la vita di una donna venga valutata quanto un uomo, che nessun uomo compierà femminicidio perchè convinto che valiamo meno di mosche che si sentono padroni della nostra vita per non parlare delle assoluzioni  e sconti delle pene nei tribunali quando si parla di femminicidio come se ancora il delitto d'onore fosse legale?
Per non parlare delle violenze in famiglia, che in italia sono praticamente LEGALI, che ci possono picchiare, perseguitare perchè non esiste una legge contro lo stalking (FIRMA), nemmeno una contro la violenza in famiglia (FIRMA)), poichè per la nostra società è lei che se lo merita, purtroppo viviamo in una società dove il più debole viene prevaricato, schiacciato anzichè difeso, dove usano l'epiteto di sesso debole per umiliarci. Poi colpo di scena se sono italiani lo possono fare.

Se poi parliamo degli stereotipi che proliferano nei mass media, che insegnano agli uomini che le donne devono essere disprezzate, devono essere trattate come oggetti, che le donne sono delle oche, dei sopramobili, che insegnano alle donne che il loro aspetto fisico è più importante della carriera, che per essere apprezzate devono avere una 4^ di seno, che devono sposare un uomo ricco farsi campare e fare shopping a vita, ragazzine che rischiano poi di mettere lo studio in secondo piano rischiando di ritornare ad un peggioramento della situazione femminile, fino ad un ritorno al passato, vabbene che tanto sono tutte contente per le percentuali di ragazze che studiano, si laureano di più rispetto ai ragazzi ma secondo un standard che vuole la donna perfetta in tutto stile brava ragazza balilla e poi dopo ci troviamo con discriminazioni sul posto di lavoro, ci buttano via come stracci fuori uso se siamo incinte, (molti uomini sono perfino convinti che noi ci ingravidiamo per prendere in giro i capi), inoltre i nostri superiori sono convinti di chiederci prestazioni sessuali perchè si sentono nostri padroni come purtroppo lo si sente quasi tutto il genere maschile, di farci mobbing (in italia vi ricordo non è reato e vorrei fare una petizione),  
 La società che ci da solo posti di lavoro dove richiedono la bella presenza, e purtropo la situazione si aggrava perchè perfino per accedere in politica dobbiamo avere un curriculum di miss italia.

Ci sono paesi dove le donne  che "osano" salire al potere, vengono uccise, ci sono paesi tra cui l'occidente dove l'emancipazione femminile porta agli uomini a regire usando lo sfruttamento della prostituzione, il turismo sessuale, le violenze sulle donne, i matrimoni con straniere meno emancipate, ci sono paesi occidentali dove le donne che "osano salire al potere" vengono usate per giornaletti di gossip, di moda che parlano della loro eleganza, la tv parlerà della loro avvenenza, dei loro scandali lesbici, della loro non più giovane età a scopo di inibire e scoraggiare l'avanzata delle donne o magari verranno impiegate donne belle, oggetti di desiderio per convinzione che esista ancora solo il suffragio maschile o verrà messa alle pari opportunità per banalizzare ed umiliare la condizione femminile. Mi chiedo  il prezzo che deve avere la libertà delle donne.

Paese che vai mortificazione femminile che trovi.

E tutti si preoccupano che le ragazzine si preoccupano maggiormente per il loro corpo sviluppando complessi di inferiorità, e di valere solo per un corpo se i mass media portano avanti questo, dove anche i maschi sono convinti che la donna è inutile, è solo un oggetto, come lo pensano chi fanno stupri e femminicidi. Poi si preoccupano che le ragazze soffrono di rivalità tra donne se poi trasmettono per le ragazze programmi assurdi come Uomini e Donne di maria de filippi, che riflettono la triste realtà e tramandano questo triste fenomeno a fine di render edebole la situazione femminile, facendoci credere che siamo emancipate ma vogliono solo scoraggiare  le nostre lotte alla parità e non sto dicendo lotte alla supermazia femminile, ma parità...e lo si vede da come hanno reagito dopo che abbiamo manifestato il 24 novembre, giustamente chiedevamo dei diritti che evidentemente non ci vorrebbero dare, visto le campagne anti rom anzichè un adeguata legge contro la violenza sulle donne, che è sparita perfino dal pacchetto sicurezza, da cui si nota quanto era pretesto la caccia al rom. Sinceramente ai nostri politici che gliene frega di difenderci o tutelarci? per loro siamo oggetti multiuso.

E la politica che ci fa credere che siamo tutelate dalla violenza maschile, ci imbottiscono la testa per poi intraprendere la caccia allo straniero, mentre le violenze stanno tutte da italiani in casa nostra e se non sono in casa nostra ci pensano sempre loro  a stuprarci in metropolitana e vederci come bene pubblico, poi avviando campagne da delirio che non ci possono stuprare perchè siamo roba altrui e ci mettono il collare, che purtroppo sono gli stessi politici che ci definiscono politicamente orizontali, sciampiste, che ci trattano come bambolette inutili (sceglierci solo in base alla qualità estetiche è cosa studiata a tavolino), che ci invitano a cucinare, che si scandalizzano per i parlamenti rosa, che ci consigliano che dobbiamo sposarci i miliardari per risolvere la nostra precarietà, sminuendo la nostra situazione oltre che considerarci solo donnette di casa.
28 Mag 2008
La scarsa presenza femminile nella Rai durante la campagna elettorale del 2008



Vi fornisco un documento molto importante per quanto riguarda la presenza femminile nella rai. Benchè sia migliorata un pochino le donne continuano ad avere poca visibilità sopratutto nei programmi che riguardano la politica, informazioni quotidiane e notiziari dove le donne faticano a varcare la soglia della notiziabilità , mentre la figura femminile continua ad apparire solo in programmi frivoli e di gossip e in altri che tendono ad umiliare la figura femminile, mostrandola come oggetto di seduzione o come un oca, forse a causa di questi sterotipi che si fa fatica a rappresentare la donna in altro modo nell'immaginario sociale. Questo documento farà un confronto tra alcune donne impegnate nella politica e candidate nelle elezioni del 2008.
In queste elezioni la quota femminile è cresciuta di soli 4 punti per il senato, che con la XVI legislatura è passato dal 14% al 18% e di 3,5 punti alla Camera che dal 17% si sale al 20,8%. Da notare che la rappresentanza femminile su 322 senatori e 622 deputati è solo  del 19% su 952 parlamentali itlaiani, praticamente una percentuale esigua, cose per cui bisogna rimandare le nostre manifestazioni di gioia visto le percentuali, che se i progressi sono così poco potremo gioire per un eventuale raggiungimento della parità almeno tra 50 anni se non cento .
 I progressi ci sono ma sono veramente pochi: si pensi che la visibilità femminile in rai è aumentata solo di 3,7 punti, passando da 7,4% a 11,1% ancora più sottorappresentate rispetto a quanto lo siamo in parlamento è questo è grave perchè significa che nonostante siamo in poche siamo pure poco prese in considerazione, sarà poi per quello che siamo in poche. Gli uomini ammontano dell'88,9% . Praticamente più del doppio. Non mi stupisco che c'è gente intervistata convinta che in parlamento non sieda nessuna donna, se esse non hanno alcuna visibilità dai media, se non per mostrare che hanno indossato auroreggenti e precedenti curriculum da velina. Che ci si cominci a preoccupare seriamente della condizione di censura e invisibilità in cui veniamo messe noi donne anzichè preoccuparsi dei governi troppo rosa degli altri paesi che non sono altro che un modello di civiltà per noi che insegano che la donna non è un cittadino di serie b da far uscire allo scoperto solo per strumentalizzare temi gravi come la violenza di genere, per attuare campagne razziste se poi la realtà quotidiana che subiamo è un altra perchè la subiamo in silenzio mediatico e sociale all'interno delle famiglie e che ci si cominci a smetterla di usare il corpo della donna per candidare ragazze immagine e per giunta mettendole alle pari opportunità per banalizzare la condizione disastrosa delle donne nel nostro paese rappresentate da veline o totalmente dimenticate se non ricoprono i parametri della donna oggetto. o per attaccare le sue conquiste  Ogni conquista fatta dalle donne non è altro che un segno di civiltà per il nostro paese e ne ha bisogno, il nostro paese ha bisogno di trattare tutti i cittadini allo stesso modo perchè un governo troppo azzurro dovrebbe scandalizzare quanto un governo troppo rosa, a parte il fatto che non ho mai visto parlamenti troppo rosa e che le donne sono discriminate anche in Spagna come dappertutto. Quindi dietro questo troppo rosa si potrebbe celare una paura che le donne possano raggiungere la parità che è nostro diritto in quanto esseri umani, la quale spaventa la nostra classe maschile. Ogni conquista fatta dall'uomo nel nostro paese è sempre fatta per contrastare la donna e i suoi diritti o per calpestare la dignità femminile ma mai per avviarsi per il nostro rispetto come esseri umani, perchè ancora nel nostro paese la parola rispetto significa paura (si pensi alla mafia) e ancora rispettare una donna significa non essere uomo, e questi individui si sentono così in diritto di metterci le mani addosso e sporcare la nostra femminilità con volgarità maschiliste berluconiane.. Emblema: Ma l'italia, un paese che ha paura del diverso come recenti campagne xenofobe hanno dimostrato, imparerà a considerare la donna pari all'uomo? Io temo veramente ci vorranno cento lunghi anni.

Il documento lo potete trovare
QUI

e ora pubblicità.
26 Mag 2008
Rosa · 35 visite · 3 commenti
Categorie: Donna e politica, Discriminazioni

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