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Sentenza schock del 2006. Gli uomini possono picchiare le donne, meglio se per motivi religiosi.
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Picchiare la moglie per motivi legati alla religione non e' perseguibile per legge, lo ha deciso la Cassazione (sesta sezione penale, sentenza n.40789).

Episodi sporadici di maltrattamenti tra coniugi, causati anche da "continui dissidi" per "l'educazione religiosa dei figli" possono non essere condannabili.

La Cassazione lo ha deciso, confermando l'assoluzione di un uomo "perche' il fatto non costituisce reato", accusato di aver maltrattato la moglie con ripetute offese, minacce e aggressioni alla sua integrita' fisica nel corso di dissidi causati dal diverso credo religioso dei due: la donna, in particolare, era testimone di Geova e impartiva la propria fede ai figli in contrasto con il marito.
 
una sentenza che penalizza due volte il piu' debole, un uomo che picchia una donna e' piu' probabile del contrario quante mogli, infatti,  hanno la forrza per picchiare i mariti?   

Per la Corte d'appello di Catanzaro, "i provati episodi di percosse da parte dell'imputato nei confronti della moglie", verificatisi in occasione delle frequenti liti tra i due dovute anche a una relazione extraconiugale che l'uomo aveva allacciato, "non erano riconducibili a un'unica intenzione criminosa di ledere sistematicamente l'integrita' fisica e morale della congiunta al fine di avvilirla e di sopraffarla, ma erano espressioni reattive a una situazione di reciproche malversazioni e di disagio familiare, il che escludeva la sussistenza del dolo di maltrattamenti".


Ma La cassazione non e' stata daccordo e ha ritenuto inammissibile il ricorso del procuratore generale di Catanzaro: nelle sentenze di primo e di secondo grado, osservano gli "ermellini", "si e' pervenuti a una decisione assolutoria sulla base dell'apprezzamento di condotte violente e offensive dell'imputato nei confronti della moglie non riconducibili a un carattere di abitualita' ne' collegabili a un dolo unitario di vessazione".

Si e' dunque ritenuto, aggiungono i giudici di Cassazione, che "siffatte condotte
fossero espressione di una reattivita' estemporanea che affondava le sue radici nel clima di dissidio tra i coniugi", derivante sia dalla "diversa religione" praticata dalla donna, sia dalla "relazione adulterina" intrattenuta dall'imputato, "che tuttavia la congiunta era disposta a subire, non sollecitando la separazione del marito".


Da Rainews

Leggete un attimino questa notizia scioccante. Questa dovrebbe essere una giustizia che ci deve tutelare dalle violenze?
E' vergognoso e assurdo che i motivi religiosi giustificano le violenze sulle donne. E poi noi vogliamo dare lezioni di civiltà ai paesi arabi se ci comportiamo come quei paesi?
L'islam lapida le donne che professano un altra religione, mentre in Italia i giudici incoraggiano ai mariti di picchiare le proprie mogli.
Avete capito bene, la legge vuole che il marito picchi la moglie se non si comporta da brava cristiana. O che sia questo un motivo per alzare le mani contro una donna e far si che sia più facile che lui sia considerato un Uomo invece che tutelata la parte debole?
Come può uno Stato definirci sesso debole e poi lasciare che le donne vengano massacrate in famiglia dai mariti?
Dove sono finiti gli insegnamenti dei nonni "la donna non si tocca nemmeno con un fiore"? Come è possibile che lo Stato incoraggia gli uomini a picchiare le donne?.

Mentre in Spagna è stata fatta nel 2004 una legge contro la violenza in famiglia, in Italia le donne continuano ad essere massacrate dai loro mariti con il consenso della legge.

23 Nov 2007
Rosa · 182 visite · 0 commenti
Categorie: Violenze di genere, Cronaca
LAVORO/ DONNE PD PRESENTANO MANIFESTO, "SERVE PARITA' CON UOMINI"


Roma, 20 nov. (Apcom) - "Il lavoro femminile, un valore fondativo del Partito democratico. Il contributo delle donne alla modernizzazione del Paese". E' questo il titolo del manifesto sul lavoro femminile, un contributo delle donne al programma del Pd, che è stato sottoscritto da 68 tra parlamentari, ministre, sottosegretarie, componenti degli organismi del nuovo partito, e che è stato presentato oggi nella Sala delle conferenze stampa del Senato, alla presenza, tra gli altri, delle ministre Barbara Pollastrini e Linda Lanzillotta, delle senatrici Vittoria Franco, Rosa Villecco Calipari, Colomba Mongiello e Paola Binetti, della vicepresidente del gruppo del Pd della Camera Marina Sereni, delle deputate Donata Lenzi e Amalia Achirru, di Alessia Mosca, neoresponsabile Lavoro per il Pd.



"Lo sviluppo delle pari opportunità nel lavoro è uno strumento essenziale per la crescita e la competitività del Paese - ha detto Vittoria Franco, presidente della commissione Cultura del Senato, presentando l'iniziativa a Palazzo Madama -. L'Italia occupa l'84° posto nella classifica mondiale della disparità di genere. Eppure è ormai chiaro che al livello dell'occupazione femminile è legata la ripresa demografica e quindi la crescita economica. Occorre invertire la tendenza che vede le donne, sebbene più qualificate, lavorare meno e prendere stipendi più bassi degli uomini. Ne va del Pil italiano e insieme della democrazia paritaria perseguita dal nuovo Partito".



"Il male diffuso che affligge tutte le classi politiche è il conservatorismo. Noi - ha sottolineato Barbara Pollastrini, ministro per le Pari opportunità - dobbiamo fare una battaglia in rete e mettere al centro l'occupazione femminile, penso a una conferenza del governo in primavera su questo tema". Il ministro per gli Affari regionali e autonomie locali, Linda Lanzillotta, ha sottolineato la sfida per le donne insita nel Pd. "Nel Partito Democratico c'è stato il segnale del 50% di donne negli organismi elettivi, ma non ancora in quelli direttivi - ha detto Lanzillotta -. Si tratta di una sfida che dobbiamo raccogliere, per dimostrare in primis alle elettrici che la presenza delle donne cambia il quadro politico".



"Quello che stiamo presentando è un manifesto denso, un contributo importante ai contenuti del Pd - ha detto Marina Sereni -. Dimostriamo ancora una volta che le donne sono il 50% nel Pd perché hanno delle cose da dire e perché rappresentano più della metà degli elettori italiani". La senatrice Paola Binetti ha posto l'accento sulla famiglia. "Parlando di donne e lavoro - ha detto - si parla sempre di famiglia. Lo Stato non può ragionare partendo dal singolo, ma deve conderare il nucleo familiare. E' necessario in prospettiva considerare orari più flessibili di lavoro e che anche i padri e i mariti contemplino questa conciliazione". "Siamo di fronte ad un problema culturale - ha aggiunto la senatrice Colomba Angiello, della commissione Lavoro - Basti l'esempio della legge sui congedi parentali, che non viene applicata, alla quale ha fatto ricorso appena il 3% dei padri".



Le donne del Pd hanno avanzato una serie di proposte, alcune già in fase di attuazione tra Parlamento e governo, altre da mettere in cantiere. Occorrono, secondo le donne del Pd, incentivi per favorire l'estensione dell'occupazione femminile, la permamenza al lavoro delle donne, le carriere, strumenti per superare i differenziali retributivi, sostegno all'imprenditoria femminile senza limiti di età, bollino rosa per istituzioni e aziende che realizzano l'uguaglianza, maggiore flessiblità negli orari, accesso al microcredito, riduzione del cuneo fiscale anche per le piccole imprese.



E ancora: regolarizzazione di chi lavora nei servizi alla persona, a partire dalle lavoratrici straniere, estensione della deducibilità fiscale delle spese per colf, baby sitter, asili, badanti, procedure che premino meriti e talenti. Le donne del Pd chiedono anche di valutare l'impatto di genere delle politiche, nonché il monitoraggio del rispetto reale delle condizioni di parità, il constrasto del mobbing. E per quanto riguarda il nuovo welfare, riconoscere il lavoro di cura familiare anche a fini pensionistici, maggiore tutela della maternità, piano straordinario degli asili nido, più servizi on line, e una pubblica amministrazione più amica delle donne.

23 Nov 2007
RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO CORPO



Sabato 24 novembre ci sarà a Roma una manifestazione contro le violenze sulle donne. Ci saranno donne da tutta Italia e il 25 si terrà la giornata mondiale contro le violenze alle donne.


E' un ottima iniziativa per abbattere le barriere di una cultura in cui sono proprio le donne che non hanno coraggio di denunciare e una cultura che ignora spesso. Le violenze alle donne sono tantissime e purtroppo sn mezzi più brutti perpetrati per opprimere e sottomettere il sesso femminile. Una vera strage, lunga secoli che non puo' piu' essere accettata, è l'ora di dire basta e sconfiggere il silenzio. Luoghi di lavoro, locali pubblici, viottoli per tornare a casa e il peggior nemico: casa propria. L'Italia ha un terribile ritratto per quanto riguard ala violenza sulle donne e la loro tutela:

Ricordiamo inoltre tutte le donne che nel mondo (non solo in Italia) stanno e hanno subito violenze fisiche, psicologiche, stupri, umiliazioni, discriminazioni, molestie, aborti solo perchè il feto è femmina,mutilazioni e delitti d'onore e costrette a corpirsi per essere invisibili.
Hina Saleem, Meredith, Chiara Poggi, Giovanna Reggiani e tante altre donne che sono state vittime di violenze maschili.
La violenza è la prima causa di morte delle donne dai 15 ai 60 anni prima di incidenti e malattie femminili come tumori al seno e all'utero. Fermiamo per sempre il femminicidio.


Roma, 21 nov. (Apcom) - Un corteo per tenere alta l'attenzione sul drammatico problema della violenza sulle donne, sui numeri impressionanti che parlano di un 70% di violenze che si consumano in silenzio nell'ambito familiare per mano di mariti, partner o ex partner. Numeri che raccontano come oltre 14 milioni di donne italiane siano state oggetto di violenza fisica, sessuale e psicologica nella loro vita: con l'aggravante che oltre il 94% di queste violenze non è mai stata denunciata. Il 24 novembre prossimo migliaia di donne promettono di scendere in piazza a Roma, sfilando da piazza Repubblica fino a piazza Navona, per denunciare la gravità della situazione: 400 realtà associative femminili, femministe e lesbiche, centri antiviolenza, donne dei movimenti, dei partiti e dei sindacati hanno già aderito e il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini, ha inviato la sua "adesione convinta". La manifestazione nazionale, che si svolge proprio il giorno prima della giornata internazionale contro la violenza sulle donne stabilita dall'Onu per il 25 novembre, è promossa dal sito www.controviolenzadonne.org.


Gli ultimi dati istat sottolineano come solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata compiuta da uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime:
un milione e 400mila donne ha subito uno stupro prima dei 16 anni. Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un 'reato', mentre il 44% lo giudica semplicemente 'qualcosa di sbagliato' e ben il 36% solo 'qualcosa che è accaduto'. Infine, solo un quarto degli autori dei fatti, quando vengono denunciati, viene imputato e solo l'8% di essi è condannato.


Oggi il Governo ha finalmente varato il decreto ministeriale per la nascita di un Forum permanente sulla violenza alle donne, per un piano d'azione che consenta di punire i reati più gravi, rendere più certe le pene, investire sulla prevenzione e sulla formazione di una cultura di rispetto delle donne sulla violenza alle donne organizzata dal ministero per le Pari Opportunità.
E il direttore generale dell'Istat, Linda Laura Sabbadini, ha ricordato come la violenza sulle donne sia davvero un fatto quasi del tutto privato: anche se si va per eccesso, infatti, solo un 10% degli stupri ai danni di donne italiane sarebbe stato compiuto da stranieri, mentre oltre il 69% degli stupri è opera di partner o ex partner.


Sono 6.800.000,
prosegue l'Istat, le donne fra i 16 e 70 anni che hanno subito un atto di violenza fisica o sessuale e, se si considera anche quella psicologica, si arriva ad oltre 12 milioni di italiane. Di esse, 4 milioni riguardano violenze fisiche, 5 milioni sessuali, un milione gli stupri. Infine, negli ultimi 12 mesi, le violenze fisiche o sessuali in Italia sono state 1,2 milioni e, solo nei primi sei mesi del 2007 in Italia sono state uccise 62 donne, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1.805 sono state abusate. Nel mondo, inoltre, sono milioni le donne vittime di soprusi: 150 milioni di bambine e adolescenti vittime di abusi; 400 mila le donne ridotte ogni anno in schiavitù in Europa.


L'aggressività maschile, si legge nel comunicato inviato dalle organizzatrici, è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo. "La sicurezza delle donne non può quindi essere ricondotta ad un problema di ordine pubblico, né tantomeno legittimare provvedimenti di stampo repressivo o razzista. Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo - conclude l'appello - non può esserci salto di civiltà".

23 Nov 2007
Fanno 50 chili, lascio?

Sorelle d'Italia

L’idea, notevole, viene da Orange 21 per la campagna dell’Assessorato alle Pari opportunità di Torino contro lo sfruttamento del corpo femminile.
Con lo slogan

SVENDI IL MIO CORPO? TIENITI I TUOI PRODOTTI!

L’Assessorato invita a boicottare le aziende che mercificano il corpo e l’immagine femminile, riducendole a quarti di manzo da esibire. Non solo: chiede ai cittadini di segnalare le pubblicità ritenute offensive.
Sostenuta e annunciata da Emma Bonino, una campagna simile dal titolo Ti spengo e non ti compro  partirà nei primi mesi del 2008.
In un
forum dedicato all’argomento su Donna Moderna le lettrici si scannano e si dividono tra chi ritiene sia giusto boicottare e chi chissenfregalapubblicitàechicicrede.
Io, in linea teorica, penso che il boicottaggio sia l’unica vera arma a disposizione dei consumatori per far capire che, nel messaggio pubblicitario e nell’immagine del prodotto, qualcosa non va.
In linea teorica, appunto; perché per infastidire davvero un’azienda, lo sciopero dell’acquisto dovrebbe essere duraturo e massiccio. E non essendo aliena dal consumismo, so per esperienza che è molto difficile non acquistare molti prodotti che sfruttano nell’immagine il corpo femminile (vogliamo dire, quasi tutti?)
Voi boicottereste un prodotto che offende l’immagine della donna? O siamo ormai così abituati alla mercificazione che non ci facciamo neppure più caso e la prendiamo come un male necessario?

23 Nov 2007