Continua a diminuire il tasso di occupazione in Italia che, secondo i dati dell'Ocse, "rallenterà ancora nei prossimi due anni".
In Italia, si legge nell'Employment Outlook 2008 dell'Ocse, meno del 58% della popolazione in età lavorativa ha un lavoro, contro più del 70% nei paesi con il tasso di occupazione più elevato; l'occupazione "é cresciuta di un solo punto percentuale nel 2007, mezzo punto percentuale in meno dell'area Ocse e meno della media degli ultimi dieci anni".
Tasso di disoccupazione che, chiaramente, coinvolge sempre di più le donne le cui prospettive per il futuro sono tutt'altro che rosee.
Secondo l'Ocse, infatti, solo il 46% delle italiane ha un lavoro e il tasso di occupazione femminile "é molto basso" anche nella fascia di età più attiva (25-54 anni), attestandosi al 59,6%.
Siamo sostanzialmente al terzo posto tra i peggiori risultati relativi ai Paesi Ocse, dopo il Messico e la Turchia.
Non solo le donne hanno poche probabilità di trovare un lavoro ma hanno anche poca probabilità di trovare un lavoro buono e ben pagato se è vero che nel 2005 il 15% delle italiane occupate tra i 25 e i 54 anni aveva un contratto a tempo determinato contro solo il 9% della loro controparte maschile.
Inoltre in questa fascia d'età le italiane con un impiego a tempo pieno guadagnano in media il 18% meno degli uomini per ora lavorata (il 22% in meno nel caso delle donne con un diploma universitario).
I ricercatori dell'Organizzazione stimano che una maggiore liberalizzazione dei servizi produttivi potrebbe aumentare l'occupazione femminile di almeno 1,5 punti percentuali anche se, dicono, la debole partecipazione delle donne italiane al mercato del lavoro è in parte dovuta anche all'inadeguatezza delle politiche di sviluppo delle infrastrutture per l'infanzia e all'insufficienza delle detrazioni fiscali a favore di coppie multi-reddito.
L'Ocse sottolinea dunque la presenza di "persistenti pratiche discriminatorie nel mercato del lavoro che sono un fattore chiave alla base di queste disparità".
Questo perchè una maggiore concorrenza scoraggerebbe la discriminazione basata su semplici pregiudizi, in quanto le imprese non potrebbero permettersi di sprecare risorse di valore e sarebbero forzate ad assumere i migliori candidati indipendentemente dal sesso.
Sarebbe infine auspicabile, dice l'Ocse, un miglioramento del quadro legislativo in quanto quello italiano è lontano anni luce da quello delle altre nazioni occidentali; per esempio, dice l'Ocse, la legislazione vigente non fornisce nessuna protezione speciale contro eventuali ritorsioni del datore di lavoro contro querelanti e testimoni, il che scoraggia le vittime dallo sporgere querela.
Sono colpevole di avere dato alla luce mio figlio Diego" afferma Giusi in una lettera aperta. "Da donna, da mamma e da sportiva che conosce e rispetta i sani principi della competizione agonistica non posso che restare sorpresa, delusa, esterrefatta nel rileggere le motivazioni per le quali sono stata allontanata. Colpevole per la mia maternità". "In questi anni - prosegue Giusi - in acqua o a bordo vasca, sono stata orgogliosa di portare in alto non solo la pallanuoto, ma anche il nome della mia città. Tanto orgogliosa che ho sacrificato anche tutti i mesi della mia gravidanza, fino al momento del parto. Non vi dico cosa provo da donna: nascondere i propri pensieri reali dietro un evento, per me e per i miei amici veri, lietissimo, come la nascita di mio figlio Diego, è una vigliaccheria: non si può costruire un castello solido sulla sabbia. Ai dirigenti dico soltanto una cosa: ai vostri figli spero diate un esempio diverso, certamente più educativo, di quello che ho ricevuto io" (fonte La repubblica).
Trovo che sia emergenza sociale dal momento che il tasso di occupazione è già basso e in più si sta anche abbassando notevolmente. Ma nessuno si preoccupa perchè si continua a tener conto soltanto dell'occupazione maschile.
Un altra notizia cattiva per notare che è il governo responsabile della nsotra discriminazione:
L'appello che segue è stato lanciato da un gruppo di donne (politiche, sindacaliste, giornaliste e imprenditrici) in difesa della legge che vieta le dimissioni in bianco, approvata dal Parlamento nell'autunno del 2007. Obiettivo della legge e' quello di neutralizzare la pratica molto diffusa di far sottoscrivere le dimissioni al lavoratore (ma soprattutto alle lavoratrici) in via preventiva al momento dell'assunzione. Una pratica che viene utilizzata da alcuni datori di lavoro per consentire un licenziamento agevole in caso di maternità, ma anche per conseguire alcuni vantaggi fiscali (ad esempio, per sgravare l'impresa dal pagamento dei periodi di assenza del lavoratore per eventi imprevisti quali infortuni o malattia). La stragrande maggioranza dei casi riguarda soprattutto le donne. L'ambito di applicazione della legge sono i contratti di lavoro subordinato, di collaborazione coordinata e continuativa, compresi quelli a progetto, di collaborazione di natura occasionale, di associazione in partecipazione (qualora l'associato fornisca prestazioni lavorative e i suoi redditi derivanti dalla partecipazione agli utili siano qualificati come redditi di lavoro autonomo) e i contratti instaurati dalle cooperative con i propri soci.
Il 24 maggio scorso, a margine dell'assemblea degli industriali diTreviso, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha annunciato tra le tante misure che ha in mente anche l'abolizione della legge, o meglio - ha detto Sacconi - ''il superamento dell'obbligo di tenuta del libro matricola, o il superamento della norma che vuole l'obbligo delle dimissioni volontarie".
Chiunque discordi dal ministro, e ritenga invece che questa legge sia importante e vada mantenuta, può sottoscrivere l'appello scrivendo a nolicenziamentimascherati@gmail.com
http://www.donneinrete.com/blogDetail.aspx?id=369












Sindicazione


06.09.08 @ 11:57:14
da Solo Io
Come al solito hai ragione, e ...
06.09.08 @ 10:19:00
da LaPami
Già spero che non siano solo ...
05.09.08 @ 17:13:02
da Rosa
mi sembra una cosa buona e ...
05.09.08 @ 16:16:51
da wonderely