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Affissione degli articoli inviati il: 18.04.08

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AGGRESSIONE FASCISTA AL CIRCOLO MARIO MIELI DI ROMA
Estremisti di destra al grido di "viva il duce" e "froci di merda" ha fatto irruzione nel circolo culurale Omosessuale Mario Mieli in via Efeso. La denuncia dell'aggressione e' stata resa nota dallo stesso circolo con una nota stampa. Un "folto gruppo di ragazzi di eta' compresa tra i 20 e i 25 anni - si legge - ha fatto irruzione presso la sede del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli in via Efeso 2/a, mettendo a soqquadro l'ingresso dell'associazione, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e il materiale informativo dell'Associazione".

Da La Repubblica


Dopo l’incendio del bar Coming Out, altro gesto vandalico a Roma, stavolta ai danni del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Un gruppo di ragazzi ha messo a soqquadro i locali. Poi la fuga.

La presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma, Rossana Praitano, ha reso noto che “un folto gruppo di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 25 anni ha fatto irruzione presso la sede dell’associazione mettendo a soqquadro l’ingresso, rovesciando scrivania, estintori, divano, quadri e il materiale informativo”.
Non solo, ma in base al racconto della Praitano il gruppo si sarebbe allontanato urlando “‘Froci di merda’ ed inneggiando al Duce e ai campi di sterminio”.

La preoccupazione della presidente del Circolo (che opera nella capitale da 25 anni) è quella che il gesto possa essere collegata al clima elettorale. “Se così fosse ci verrebbe da dire, amareggiati e preoccupati, ‘cominciamo bene’”.
La spedizione pilotata - ha terminato la Praitano - potrebbe riproporsi in futuro e metterebbe a rischio le attività del Circolo Mario Mieli e l’incolumità e la sicurezza delle persone all’interno dell’Associazione”.
Un analogo episodio si verificò nella capitale ai danni del bar Coming Out, uno dei più frequentati da gay e lesbiche romani. In quell’occasione venne gravemente danneggiato il locale di via San Giovanni in Laterano, fulcro della gay street, senza che i vandali venissero mai identificati.

Il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli è un’associazione indipendente basata sul volontariato che dal 1983 si occupa della rivendicazione e della tutela dei diritti civili delle persone glbtq (gay, lesbiche, bisessuali, trans/gender, queer) e della persona in genere, promuove attività culturali e di socializzazione.
Da sempre è impegnato nella lotta all’AIDS e nella difesa delle persone con HIV/AIDS, sia nel campo dell’informazione e prevenzione (anche per altre malattie sessualmente trasmissibili) che in quello dell’assistenza.
Il Circolo, nato nel 1983 dalla fusione di preesistenti organizzazioni romane (’Fuori’ e ’Collettivo Narciso’), lotta contro il pregiudizio omofobo e transfobico, nel campo dei diritti civili e per una cultura delle differenze, anche con pressioni su mass media, partiti e istituzioni, al fine di modificare l’atteggiamento discriminatorio sia per orientamento sessuale che per identità di genere.

Dal 1989, il primo a Roma, il Mario Mieli offre un servizio di assistenza domiciliare per persone in aids, formato da uno staff di operatori, psicologi e assistenti sociali. Inoltre offre servizi di consulenza psicologica, assistenza legale, counseling telefonico, gruppi di auto-aiuto per persone sieropositive. Gestisce una casa famiglia per senza fissa dimora. Pubblica dal 1995 la rivista mensile gratuita Aut.

Dal 1990 organizza la festa di autofinanziamento Muccassassina.

Il Circolo Mario Mieli ha instaurato rapporti con istituzioni locali, nazionali e internazionali alle quali si è proposto come valido interlocutore svolgendo una funzione politica. E’ stato organizzatore ufficiale del World Pride svolto a Roma nel 2000. E’ tra i promotori di Queer for Peace: rete di associazioni e singoli/e glbtq contro la guerra e per la pace sorta dall’esperienza del Social Forum Europeo di Firenze. Collabora con le altre realtà glbtq e con organizzazioni che operano nel campo dei diritti umani e civili.

Il Mario Mieli è inoltre dal 1994 organizzatore del Pride di Roma.

Al Circolo Mario Mieli va tutta la solidarietà della redazione de Il paese delle donne

18 aprile 2008

Da il Paese delle donne

18 Apr 2008
Rosa · 108 visite · 9 commenti
Categorie: Omofobia, fascismo, Cronaca
Passi avanti per i diritti delle donne
Approvata in Guatemala tra grida di giubilo e lancio di petali da parte delle associazioni di donne la legge contro il femminicidio che stabilisce pene severe per chi si macchia di questo reato. La legge definisce il femminicidio come atto commesso da chi “nell’ambito delle relazioni diseguali di potere tra uomini e donne uccida una donna” e stabilisce pene tra 25 e 50 anni di pena per chi si macchia di questo delitto. Da 5 a 12 anni invece le pene per chi commette violenza fisica o sessuale contro le donne, da 5 ad 8 anni per il reato di violenza psicologica. _Da sottolineare il fatto che l’opposizione dell’aggressore all’uso di metodi contraccettivi, naturali o artificiali è ricondotto al reato di violenza sessuale. Viene inoltre introdotto il delitto di violenza economica (attingere senza consenso ai bene delle donne o trattenere i documenti che attestano le loro proprietà) che prevede sanzioni da 5 ad 8 anni. Nel 2007 in Guatemala sono state assassinate 590 donne.

Anche in Italia per la prima volta fu pronunciata la parola femminicidio al processo di Perugia per l'omicidio di Barbara Cicioni la donna incinta uccisa dal marito.

STRASBURGO — È la prima volta che un’organizzazione internazionale definisce l’aborto «un diritto della donna ». Con 102 voti contro 69, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa riunita a Strasburgo ha approvato ieri la risoluzione che raccomanda la depenalizzazione dell’interruzione di gravidanza a quanti tra i 47 Stati membri non abbiano già provveduto e la rimozione di qualsiasi restrizione che « de jure o de facto ostacoli l’accesso a un aborto sicuro» compromettendo «l’effettivo esercizio del diritto delle donne ad abortire»: il testo, presentato dalla socialista austriaca Gisela Wurm, non ha valore giuridico vincolante ma segna una svolta teorica nell’ambito della più antica istituzione paneuropea, chiamata a vigilare sul rispetto dei diritti umani nel continente.

Sottoposto a 72 emendamenti in quattro ore di acceso dibattito, il documento stabilisce che l’aborto non può essere strumento di politiche di pianificazione familiare e resta una decisione «da evitare, per quanto possibile: occorrerà utilizzare ogni mezzo per ridurre il numero sia delle gravidanze che degli aborti non desiderati»; a tal fine, gli Stati sono invitati a garantire libero accesso alla contraccezione e, per le giovani generazioni, a un’educazione sessuale completa. «Non è più possibile abbandonare la donne al proprio destino esponendole a traumi e gravi pericoli — dice al Corriere l’onorevole Wurm —, non c’è contrapposizione tra i loro diritti e i “diritti umani”. Il movimento “Aborto no grazie” in Italia? Non ne so molto, ma azzarderei un paragone con battaglie culturali simili lanciate in altri Paesi europei, miranti, in ultima istanza, a rivedere le condizioni imposte dalle legislazioni nazionali e quindi ridurre le possibilità di abortire». In tutti i Paesi europei l’interruzione di gravidanza è consentita in caso di grave pericolo per la madre, nella maggioranza degli Stati la legge ammette anche altre ragioni (come il pericolo di malformazioni per il feto) e fissa dei limiti temporali; fanno eccezione Irlanda, Polonia, Malta, Monaco e Andorra, dove l’aborto è illegale.
Aspra l’opposizione dei gruppi di centro-destra che hanno partecipato al dibattito in Aula, allarmati di fronte a «un forte sbilanciamento della discussione a detrimento del diritto alla vita del nascituro », nelle parole del deputato italiano di Forza Italia e Ppe Claudio Azzolini.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Lancet nel 2007, nel mondo una gravidanza su cinque si conclude con un aborto.

18 Apr 2008