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Affissione degli articoli inviati il: 10.05.08

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Ciudad Juarez: La capitale mondiale del femminicidio
 Messico: uccisa a Ciudad Juàrez con 60 pallottole la 32enne Berenice Garcia Corral, responsabile della sezione reati sessuali della polizia. Nella città messicana le donne vengono stuprate, torturate e uccise da almeno 14 anni: gli omicidi continuano ancora oggi. La donna era uno degli elementi migliori nell'indagine in corso sugli omicidi.

Secondo un resoconto diffuso dal ministero della giustizia di Chihuahua, gli aggressori armati di fucili ak-47 hanno bloccato la donna "mentre si trovava nel garage sparandole ripetutamente per un totale di almeno 60 pallottole".


Questa notizia mi ha scosso parecchio. Se un responsabile di un dipartimento che si occupa di reati sessuali viene massacrato, ciò significa quanto il Messico tiene a caro al femminicidio e alle violenze sulle donne e non tollera alcuna organizzazione che dia aiuto alle donne. Ciudad Juarez se non lo sapete è famosa per la grande maggioranza di violenze sulle donne. Addirittura i organizzano in vere e proprie bande per attuare spedizioni punitive sulle donne e bambine.

Fonte WIKIPEDIA

Ciudad Juárez è la città più pericolosa al mondo per le donne; la città è infatti teatro di numerosissimi omicidi che da oltre dieci anni interessano giovani donne. Il colpevole (o i colpevoli) agiscono seguendo lo stesso schema: rapimento, tortura, sevizie sessuali, mutilazioni, strangolamento. Nei quartieri più isolati e poveri vengono scoperti continuamente corpi di donne, adolescenti e bambine, nude, martoriate, sfigurate. Le autorità non riescono a individuare il vero colpevole, nonostante abbiano arrestato un uomo di nome Jesus Manuel Guardado Márquez, alias «El Tolteca»; come pure la banda di «Los Choferes», i cui componenti sono stati accusati di essere gli assassini. In realtà pare che queste persone non siano i veri colpevoli, infatti secondo le stime delle Nazioni Unite il tasso di impunità in Messico è quasi del 100%.

juarez-marchMa il Messico non è l'unico paese che registra violenze sulle donne, anche se non tocca quelle punte, ma i dati sono altrettanto sconcertanti.

“La violenza contro le donne tra i 15 e i 44 anni uccide quanto il cancro” ha scritto il Ministro della Salute Livia Turco nella presentazione del volume. “Il prezzo in termini di salute delle donne supera quello degli incidenti stradali e della malaria messi insieme”. In questo l’Italia - come in generale i paesi occidentali - non è indenne da quella che in alcuni paesi meno sviluppati è una vera piaga: secondo quanto è stato riportato a fine del 2006 dall’allora segretario generale dell’ONU Kofi Annan di fronte all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a livello mondiale una donna su tre è stata picchiata o abusata sessualmente, e una su quattro ha subito violenza durante la gravidanza.

In italia la violenza domestica è completamente ignorata, come se fosse ancora compito della società mostrare un certo perbenismo dall'esterno. Tutte le notizie di cronaca ogni volta che una donna muore, ma anche una persona esterna dalla famiglia usano ancora l'epiteto della "famiglia per bene" . Situazione che se poi si va a vedere all'interno della famiglia è l'opposta: Perchè se una marito uccide una moglie incinta i mass media e il paese della vittima parlano di famiglia per bene?
Bisogna indivduare le cause che portano la nostra società occidentale a nascondere le violenze sulle donne quando compiute da un italiano o da un famigliare. I dati non sono una sciocchezza : ogni tre giorni una donna muore, e si configura come la prima causa di morte prima di incidenti e malattie.

La politica, che si dovrebbe occupare di questo, che è un vero e proprio allarme si limita a reati compiuti da un gruppo etnico facendo passare gli italiani come santi. Così si crea violenza su violenza, il tema della violenza sulle donne viene ancora una volta ignorato e nasce il razzismo. Il problema della violenza sulle donne è un fatto di origine sessista, quindi contro una persona che è diversa, e parlare di razzismo contro un gruppo etnico sembra come sparare a vuoto.

Inoltre, ancora in Italia per conto di una società cattolica si pensa la donna sia proprietà degli uomini di famiglia, interpretato da molti purtroppo come un modo per proteggere la vittima dall'esterno, quando poi il pericolo è in casa. E' proprio per questo senso di proprietà che ancora gli uomini sentono avere nei confronti delle donne, che è poi causa delle violenze in famiglia. Corpi, vite, scelte, figli che a causa di portare il congnome paterno diventano proprietà e diventano vittime di innumerevoli e vari tipi di violenza. Il tema della proprietà è ancora usato dalle istituzioni che per sensibilizzare un tema sessista evocano un altro tipo di sessismo, dove la violenza non è considerata un offesa alla vittima ma a chi possiede la donna . Inoltre i mass media che riflettono la società hanno l'opinione che la donna sia un oggetto di piacere sessuale.

Nel nostro paese sono 6 milioni di donne che hanno subito una violenza una volta nella vita. Poche donne riescono a denunciare, altre denunciano ma non ottengono nemmeno giustizia. Molte in tribunale vengono stuprate moralmente passando dalla parte del colpevole, molte altre  denunciano violenze in famiglia e non vengono ascoltate, finchè non vengono uccise. Fino al 1996 lo stupro era un reato contro la morale, le pene erano esigue e difficilmente a causa di quella legge una donna riusciva a dimostrare lo stupro, poichè era considerato un atto osceno in luogo pubblico e all'entrata della nuova legge alcune sentenze della Cassazione la svuotavano di efficiacia e di applicazione. Con quella legge vigente fino a 12 anni la donna non era nemmeno considerata una persona.

Fino all'81 il femminicidio era considerato legale (delitto d'onore) e solo da poco si parla timidamente delle violenze di genere, ma se ne parla troppo poco e con toni sbagliati e questo purtroppo non ci aiuta a sovvertirla, non ci aiuta a sdradicare una cultura che appartiene a noi e non ad un altro paese. Sono talmente pessimista che a volte penso che non ne parlino perchè non vogliono risolvere il problema, che è nella nostra cultura.

Leggete QUI per informazioni più precise su Ciudad Juarez (vi avviso che il racconto è molto crudo, leggerlo con attenzione).

10 Mag 2008
Rosa · 121 visite · 3 commenti
Categorie: Violenze di genere, donne nel mondo
Il Ministero delle Pari Opportunità di Bellezza

L’amarezza che ha seguito gli ultimi risultiti elettorali viene oggi acuita dalla nomina di Ministre e Ministri, tra cui spicca il nome di Mara Carfagna alle Pari Opportunità, un’ex soubrette.

Se si scrive il suo nome su qualsiasi motore di ricerca si aprono pagine e pagine di foto che ritraggono la nostra Ministra per le Pari Opportunità senza veli. Un passato da valletta televisiva, un background fatto di pose da calendario, balletti osé e concorsi di bellezza.

Quale altro requisito le manca per poterci rappresentare? Chi meglio di lei può spendere con fervore le proprie competenze nel nome dei diritti delle donne? Cosa può apportare una ragazza-prodotto della tv-spazzatura alla vita di noi donne? Condizioni migliorative di trattamento per le lavoratrici madri condite da consigli estetici? La chiave per combattere i differenziali salariali sta forse nello sfoderare maggiore sex-appeal e non lo sapevamo.

Nessuna si aspettava nulla di positivo o di promettente dalla nomina della nuova Ministra per le Pari Opportunità. Certamente nessuna di noi aveva fiducia nella possibilità di sentirsi rappresentata da una delle ancelle di Silvio, ma forse nessuna si aspettava tanto. Nessuna credeva che oltre al danno avremmo subito anche la beffa: una Ministra che potrà battersi per garantire Pari Opportunità di partecipare a Miss Italia per tutte. Nessuna credeva che l’offesa dei nostri diritti sarebbe stata così grande.

In Italia non è mai esistito un Ministero per le Pari Opportunità realmente operativo per via della scarsa rilevanza data alle Pari Opportunità in tutte le passate legislature, per via della totale ininfluenza di un Ministero senza portafoglio. Fino ad oggi si è trattato di un Ministero quasi puramente simbolico, più che reale. Ma da ora il Ministero per le Pari Opportunità è un Ministero totalmente formale nel senso kantiano del termine. Nell’accezione di Forma in antitesi a Sostanza.

Il prototipo della donna oggetto per eccellenza, la ragazza-immagine, denudata per il soddisfacimento dell’occhio maschile è oggi la regina delle Pari Opportunità.

Quali Opportunità? Quella ad esempio di essere spogliata e palpata da un occhio maschile, quella di offrirsi nuda, annientare il proprio essere donna per piegarsi all’immaginario maschile di donna sexy, donna desiderabile, donna per lui, donna di lui.

Quale donna desidera le sue Pari Opportunità? Le sue Opportunità di non scelta? Il suo cristallizzarsi in una logica di schiavitù sessuale e di abnegazione della dignità di donna?


 Ho avuto un presagio del genere anche io :( Magari tra qualche anno le faranno andare in parlamento mezze nude.
10 Mag 2008
Padova – Contestato il Movimento per la vita a Civitas
Da Global Project

 

Questo pomeriggio all’interno di Civitas, l’annuale fiera del terzo settore, le Donne in Movimento di Padova hanno “smontato” lo stand del movimento per la vita.
Una ventina di donne si sono date appuntamento davanti allo stand del Mpv. Dal megafono si è ricordato la proposta di legge di prossima discussione in consiglio regionale. I gadgets sono stati impacchettati, i palloncini scoppiati e i manifesti tolti dalle pareti. Al loro posto due striscioni che recitavano: “ Obbiettiamo gli obbiettori!” – “ Più Donne in Movimento, meno movimento per la vita”.
Non è la prima volta che le donne in Movimento del Veneto
si mobilitano contro il PDL n° 3.
La proposta di legge popolare antiaborista voluta dal Movimento per la vita presentata al Consiglio regionale del Veneto vuole portare i propri volontari «dentro i consultori, nei reparti di ginecologia ed ostetricia, nelle sale d’aspetto e negli atri degli ospedali».
In Veneto è sempre più difficile abortire. E’ la regione al secondo posto per numero di obiettori di coscienza a livello nazionale: 80,5% dei ginecologi, 47,7% degli anestesisti, 45,4% del personale non medico-dati del 2003, ma nel Veneto rurale si arriverebbe a punte del 98% (il primato spetta alla Basilicata). A Padova sono solo tre i medici che praticano interruzione di gravidanza volontaria.
Il PDL n° 3 attacca la L. 194/78.

“Per il nostro corpo decidiamo noi!” si è ribadito dallo speakeraggio, tra gli applausi delle donne e degli uomini che erano in visita a Civitas.

Per l’autodeterminazione delle donne : meno movimento per la vita più donne in movimento!

10 Mag 2008