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La Carfagna si metterą in carcere da sola?
Pare che Mara Carfagna voglia punire anche le prostitute dichiarando di darle fastidio chi vende il proprio corpo. La signora in questione le fa orrore.

Come poi interviene Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato dei diritti delle prostitute, alle affermazioni del ministro Carfagna che ha detto di provare «orrore per chi vende il proprio corpo». Eppure - afferma Corso - «la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari. Basta aprire internet per vedere le sue grazie».

Io ritengo mercificazione del corpo quello che fa una donna non a fine se stesso ma per ottenere favori.
E' inutile che faccia la perbenista sappiamo perchè ora ha il ministero!

Da il Corriere


Mara Carfagna
12 Set 2008
Rosa · 85 visite · 2 commenti
Categorie: Carfagnate
La mia lettera alla Carfagna
Egregia ministra Carfagna,
 
Sono una ragazza di soli 20 anni ma è importante che lei legga ciò che le scrivo.
Ho letto quanto si trovano in pericolo ora le donne dopo la vostra proposta di legge, parlo in nome di Berlusconi,
ma siccome lei è un ministro delle pari opportunità ho trovato fosse opportuno scriverLe. Questa legge è la cosidetta blocca processi, attuata poco tempo fa dal governo Berlusconi.
 
Ho letto prima la sconcertante notizia che riguardava il taglio dei fondi ai centri antiviolenza, ora mi sto domandando, se il nostro paese sta attuando un progetto contro le donne. Ora leggo della legge blocca processi in cui sono compresi tutti i processi riguardo i reati contro le donne.
 
Sono rimasta sconcertata, voi vi siete eletti con lo scopo di tutelarci dalle violenze e ora ci esponete a queste con leggi-incoraggiamento e già che ne avevamo bisogno visto che se non lo sa sono l'80% delle donne che subiscono violenze e sopratutto nell'ambito famigliare, luogo dove Lei e la destra definisce un luogo pacifico per le donne.
 
Avete fatto una campagna elettorale che si finge sia pro donna ma in realtà ci fa credere che sono gli extracomunitari quelli violenti contro le donne.
 
Lei sa pure che noi donne siamo il 50% della popolazione italiana e che siamo invisibili e sotto rappresentate in tutti i settori al governo e adirittura anche quando subiamo violenze. E' proprio per questo che siamo vittime di violenze. Ora mi chiedo se la guerra contro le donne la attuano giorno per giorno gli uomini nelle famiglie o fuori o è il governo, complice che la incoraggia.
 
Anche privare il suo ministero di un portafoglio significa quanto il nostro governo considera i diritti delle donne.
Quante donne ora con queste due splendide leggi che avete attuato, subiranno violenze e per giunta non avranno giustizia?
Quanti uomini ora si sentiranno in dovere di farci violenze perchè ora praticamente è legale?
A me pare che state dando libertà a loro sfiorando l'illegalità contro le donne che si vedranno con questa legge ancora più vittime, più vulnerabili alle violenze sessiste. Perchè di sessismo stiamo parlando.
 
Voi non state facendo altro che promuovere la violenza sessista che è causa di morte ed invalidità permanente di molte donne, più di malattie ed incidenti stradali.
Ho letto anche che volete approvare lo stalking e l'inasprimento per i reati sessuali.
Permetta una domanda.

 
 
se vigerà il blocca processi, quanto serviranno queste leggi?
Quanto dovremo aspettare per avere di nuovo giustizia?
 
Io credo che faremo prima ad autodifenderci e farci giustizia da sole. Io credo che voi sapete quanto è difficile per una donna uscire di casa, o rientrare in casa. Sapete pure che siamo più soggette ad aggressioni, questa legge inoltre è uno smacco alla nostra libertà.
Un paese civile è un paese che tutela i più deboli non che va contro di questi, se no ci avviciniamo ai paesi dove la donna non gode di alcun diritto sociale.
 
Queste proposte che state attuando sono piene di odio contro le donne e non so fin dove vi vogliate spingere. Quindi se lei è un ministro delle pari opportunità dovrebbe prendere seri provvedimenti, non credo che il suo ruolo sia solo simbolico. E valorizzare troppo la famiglia come ruolo di realizzazione della donna non è altro che propmuovere il ruolo subordinato che ha purtroppo la donna all'interno di esse.
 
Io credo che lei sa che ormai noi donne non ci realizziamo più solo in famiglia e lei ne è un esempio.
 
 
Cordiali saluti
20 Giu 2008
Rosa · 50 visite · 2 commenti
Categorie: Obiettivi del blog, Carfagnate
Anche a Bari si manifesta il 14!

flat.noblogs.org


Mara Carfagna continua a sparare cazzate e dirci che la famiglia è il luogo dove le donne non devono avere paura perchè è un luogo pieno di amore. Così giustifica il taglio dei fondi. Ma aprendo un giornale non mi sembra affatto così:
Una donna accoltellata a bergamo dal suo convivente; Una donna di 77 anni uccisa a Venezia da suo marito;  Un altra  uccisa in Brianza, poi avvolta in un telo di plastica, sciolta dall'acido e murata nel sottotetto dal convivente; un'altra ancora è stata uccisa a La Spezia dal marito (essendo rumeno la stampa ha voluto approfondire l'argomento). Questi non sono certo gli unici casi .

Devo approfondire che sono tanti gli italiani che picchiano e uccidono donne straniere, perchè queste importate da paesi dove le donne sono sottomesse, quindi facilmente private del lavoro così non scappano dai maltrattamenti. (leggete qui)

Per l'omicidio di Barbara Cicioni, con la seconda udienza che si terrà a Perugia il 19 giugno. Il 14 giugno  di violenza si parlerà durante la due giorni bolognese. La notte saremo a Bologna a manifestare in gemellaggio con l'iniziativa di Parigi e con quella organizzata anche a Bari:
 
TESSERE-RETE DELLE DONNE DI BARI

In gemellaggio simbolico con le donne, le femministe, le lesbiche di Parigi e di Bologna

Promuove

SABATO 14 GIUGNO, dalle ore 20

A Bari, nello spiazzo antistante il Fortino Sant'Antonio ( Via Venezia)

il Presidio

CAMMINIAMO INSIEME LA NOTTE
MARCHE DE NUIT DES FEMMES 2008


La paura alimentata della notte fa ombra alle violenze del giorno: NO, le violenze non hanno orario e sono ovunque: nelle case, per strada, al lavoro. Quando usciamo di notte siamo considerate a disposizione degli uomini. Lo spazio pubblico (metro-autobus, parchi, bar, strade) cosiddetto neutro, è ricoperto di immagini di donne «accessibili», che banalizzano una cultura dello stupro.

Noi vogliamo essere libere di uscire di giorno come di notte. Siamo autonome e responsabili!

Manifesteremo contro tutte le violenze che attraversano lo spazio pubblico e quello privato della famiglia. Manifesteremo contro la paura e il senso di colpa inculcato dalla cultura e dall'educazione.
Manifesteremo per denunciare le violenze, gli stupri e gli assassini e per ricordare che le aggressioni maschili sono la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo.

La violenza degli uomini contro le ragazze, le donne e le lesbiche non conosce classe, né etnia, né cultura, né religione, né appartenenza politica, in Italia come altrove.

Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale, in nome della sicurezza delle città (videosorveglianza, controlli polizieschi per il solo colore della pelle, retate, reato di adescamento...). Denunciamo la repressione poliziesca e le leggi di esclusione che rendono le donne precarie ancora più vulnerabili alle violenze maschili. Ci riprendiamo lo spazio pubblico attraverso una pratica collettiva e autodeterminata, senza bandiere né partiti.

Denunciamo le violenze specifiche sulle lesbiche per il solo fatto che si amano, affermano la loro esistenza, si riappropriano degli spazi, sfuggono al controllo degli uomini. Siamo forti, fiere, siamo solidali e arrabbiate. Prendiamoci la strada e la parola per affermare come ragazze, donne, lesbiche e femministe, la libertà di decidere per noi ovunque e sempre!

Vi invitiamo a Camminare insieme di notte!

Tessere-Rete delle donne di Bari

COMUNICATO STAMPA

"Tessere, rete delle donne di Bari", promuove per Sabato 14 giugno, dalle 0re 20, presso lo spazio antistante il Fortino Sant'Antonio, in Via Venezia la manifestazione

Camminiamo insieme la notte

Oltre la cronaca, la violenza contro le donne è politica

"Tessere" nasce per  consolidare e dare visibilità alla rete di singole e di associazioni di donne presenti sul territorio, "Centro di documentazione e cultura delle donne di Bari",  "Lottononsoloamarzo", "Aracne", Desiderandae, Lilith 194, Arcilesbica.

Abbiamo scelto per la nostra prima iniziativa di gemellarci simbolicamente con un'altra rete: nello stesso giorno, infatti, a Parigi e a Bologna si terranno presidi e manifestazioni di donne, femministe e lesbiche, con la volontà di occupare gli spazi delle città proprio nelle ore in cui la paura  e l'insicurezza di molte donne sono più acute.

Quando camminiamo di notte siamo abituate a guardarci alle spalle, ad affrettare il passo, a progettare strategie di fuga, ma la paura della notte rischia di fare ombra alle violenza del giorno: lo sterminio delle donne non conosce orari, né confini geografici, né connotazioni etniche, ed è ancora la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.

Nella maggior parte dei casi l'assassino, il violentatore non hanno bisogno di forzare la porta di casa, hanno le chiavi. La violenza domestica, come quella extradomestica per noi  vanno lette come una questione politica improrogabile, su cui intendiamo esprimere le nostre voci, con forza ed autorevolezza.

Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale, in nome della sicurezza delle città (videosorveglianza, controlli polizieschi per il solo colore della pelle, retate, reato di adescamento...).

Quello che ci interessa è promuovere un'analisi trasversale sulla connessione tra tutte le forme di discriminazione e di violenza sulle donne e sulle lesbiche, spostando l 'attenzione, il dibattito e la scelta di strumenti di contrasto verso il sistema di fondo che le favorisce ed alimenta. Quello stesso sistema per cui vengono rappresentati in modo strumentalmente diverso le violenze contro le donne commesse da uomini di altre etnie piuttosto che dai "buoni padri di famiglia". Quello stesso sistema che ci preferisce "vittime da tutelare" piuttosto che cittadine da rispettare.

Vogliamo ricordare a tutte/i che il primo regalo alle donne del nuovo governo Berlusconi è stato il taglio ai già esigui finanziamenti ai Centri Antiviolenza e di sostegno alle donne, i cui fondi verranno utilizzati per coprire le mancate entrate dell'ICI.

Per tutto questo, prendiamo parola, e prendiamo la strada, collettivamente, insieme a tutte quelle/i che vorranno unirsi  a noi.

Tessere-rete delle donne di Bari
Bari, 10 giugno 2008

per adesioni:  tesserebari@libero.it

http://www.deltanews.it/primopiano/foto_25_11/6.gif

12 Giu 2008
Lettera alla ministra Carfagna
Sorelle d'Italia

Giorni fa è stato pubblicato un articolo di Natalia Aspesi sulla violenza contro le donne dal titolo: "Quando il nemico è in casa". La Ministra delle pari opportunità Mara Carfagna ha deciso così di scrivere una lettera al direttore del quotidiano nella quale esprime disaccordo sulle conclusioni della Aspesi, vanta i meriti della famiglia, quasi da’ la colpa alle donne perchè subiscono violenze e perchè non reagiscono ad esse ed elenca, senza tenere conto del disegno di legge contro la violenza di genere licenziato dal consiglio dei ministri del precedente governo, gli impegni che il ministero vorrebbe assumersi. Leggete pure se volete farvi un’idea del "Carfagna pensiero" in materia di violenza alle donne. 

La lettera al Direttore della Carfagna mi ha sollecitato a scriverle una risposta che condivido con voi. Buona lettura. 


Egregia Ministra Carfagna,
ho letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condivido quasi nulla. Il contenuto della lettera mi ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che di sicuro trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre e che comprende una visione di quell’impegno culturale che lei stessa auspica -per ridare serenità alle donne italiane” - non tendente verso una direzione familista. 

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze. Le basta sfogliare le pagine di cronaca di qualunque giornale per rendersi conto di quanto, per le donne, sia invivibile quel meraviglioso strumento di coesione”.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto ammortizzatore sociale necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado di vivere, emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia un luogo di realizzazione perchè le donne sono soggetti complessi che non possono essere indotti a ritenere di dover puntare tutte le loro chance e i loro desideri su di essa.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza in cui le donne subiscono violenze. Non perché vi sia una trasformazione dettata da una distorsione, quanto piuttosto per il fatto che ad essere distorta è la stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità è il modo migliore per legittimare una mentalità di per se’ veicolo di violenza. La famiglia della quale Lei parla, a parte poche eccezioni, è proprio il luogo in cui la violenza, la prevaricazione, l’abuso, la molestia, sono la regola.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Mi sembra pericoloso perché non vi leggo ne’ un accenno di scientificità che solo una analisi sociologica potrebbe assumere ne’ la responsabilità che dovrebbe trasparire dalle parole di una persona che ricopre il Suo ruolo.

Una simile considerazione sembra voler attribuire una sorta di giustificazione alle violenze come fossero causate da stress troppo forte rispetto al quale Lei si propone di intervenire per alleviarlo.

Lei evidentemente non sa che la violenza maschile ha una origine precisa che si manifesta in ogni situazione e se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi dei figli.

Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto della loro vita? Lei immagina davvero sia più utile la via del compatimento invece che la responsabilizzazione degli uomini? Ma non bisognerebbe semmai, per modificare la cultura della violenza, insegnare ad accettare, da adulti, le separazioni e i divorzi?

Spiace deluderLa dicendo che un Suo intervento diretto a risolvere il problema della violenza contro le donne non dovrebbe ne’ “coccolare” gli uomini semplificandogli la vita ne’ attribuire colpe a scelte di vita che sono assolutamente personali.

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Le basterà chiedere i dati a qualunque tribunale dei minori per sapere che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata. Ed è una modalità che non si risolve con gli esempi di “concretezza” cui Lei fa riferimento.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che sono obbligata a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Sono certa che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria sull’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Se le donne sono delegittimate e non hanno voce in capitolo sulle proprie scelte non si può di certo intervenire dal punto di vista culturale per salvaguardarle da situazioni di violenza. Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, sono d’accordo, ma non nel modo che intende Lei.

E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permetta di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dei mariti.

Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma è necessario che si realizzi un registro nazionale che attribuisca loro un riconoscimento e un ruolo importante e necessario.

Abbiamo bisogno di una legge che stabilisca delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

Abbiamo bisogno di una legge che non affidi la nostra difesa ad altri uomini ma ci permetta di rafforzare la nostra sicurezza, la nostra vita con risposte concrete a bisogni concreti.

Abbiamo bisogno che sia stabilito un principio che in maniera forte dica che le preferenze sessuali dei figli non devono riguardare i padri. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Abbiamo bisogno di essere tutelate da un provvedimento che riconosca le nostre reali necessità. Ci guardi bene, osservi e non si perda a cucirci addosso bisogni che non abbiamo.

In fondo si sta parlando della nostra pelle e non della sua.

Cordiali saluti.

29 Mag 2008
Le carfagnate le spari, e anche belle grosse!

Mara Carfagna ministra senza portafoglio. Nel tanga non ci stava. 

Dopo essermi chiesta mille volte come mai Berlusconi non ha direttamente cambiato il nome del ministero da pari opportunità a ministero per le discriminazioni di genere, stando a tutti i fatti e visto l'obiettivo pare sia questo , e dopo aver postato alcune carfagnate segnalate da Sorelle d'Italia. Oggi posto queste carfagnate, che fanno ancora più ridere.
Visto che mi sono decisa di rendere il blog più ironico, leggete:

Il QUOTIDIANO

"A questo atteggiamento -aggiunge- deve corrispondere la sobrietà delle manifestazioni della comunità omosessuale che non dovrebbe mai scendere nell'esibizionismo e nel folklore".

Prima parla di contrasto all'omofobia e poi si mostra omofoba e non è tutto. Continuate a leggere.

Giustamente l'Arcigay , le rinfaccia il suo passato da miss italia.

L'invito del ministro Mara Carfagna a essere "sobri" e a "non scendere nell'esibizionismo e nel folklore"? "Grazie, ma lo rivolga anche alla Chiesa cattolica che organizza le processioni, e soprattutto a chi promuove i concorsi di bellezza come miss Italia. Li', la Carfagna dovrebbe saperlo, c'e' una grande ostentazione del corpo femminile".

Roma, 17 mag. (Apcom) - "Siamo d'accordo con la neo ministra della Pari Opportunità Mara Carfagna quando dice che le discriminazioni vanno contrastate in una società moderna ed accogliamo altresì il suo invito alla sobrietà. Infatti prendiamo l'impegno a sfilare a tutti i Pride come se fossimo su una passerella di Miss Italia". Lo afferma il Presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso, replicando al ministro sulla manifestazione contro l'omofobia.

"Per quanto ci riguarda - sottolinea Mancuso- non abbiamo nulla in contrario al concorso di bellezza, anche se esiste un ostentazione del corpo femminile, ma invitiamo il ministro ad occuparsi delle tante e tante discriminazioni che realmente esistono nel nostro paese. La Carfagna non dovrebbe ignorare, o mettere la polvere sotto il tappeto (pardon la passerella), di quali e quanti siano gli atti di omofobia di casa nostra per sostenere poi che in Italia tutto va bene".

"Siamo comunque in fiduciosa attesa del commento del ministro dopo che avrà visto la sfilata del Pride - conclude- cosi potrà mostrare il lato B delle sue idee".




Ma come può parlare di sobrietà e buon gusto una che è famosa per il suo "Upskirt" e non solo?

Avete visto bene?

Il bue alla fine dice cornuto all'asino!

Ma della tanto cattolica e bacchettona Carfagna cosa ne pensa la chiesa di questo video?

17 Mag 2008

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