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Andata benissimo la giornata antifascista.


Conclusa benissimo la giornata antifascista a Verona anche se il tempo non era proprio uno dei migliori. Il corteo è stato organizzato per ricordare Nicola Tommasoli ucciso dai fascisti. Erano circa in dodicimila.
Ecco il cumunicato:

Comunicato dell'assemblea aperta cittadina. Verona

17 maggio 2008

Dodicimila persone hanno sfilato oggi a Verona per ricordare Nicola


Circa dodicimila persone hanno sfilato oggi a Verona per ricordare Nicola Tommasoli, il giovane ucciso nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio da cinque simpatizzanti dei gruppi neofascisti.
Per Nicola la manifestazione si è fermata davanti alla chiesa di San Fermo, per un minuto di silenzio e un lungo applauso, per portare fiori e ricordi sul luogo della sua morte, lì a pochi metri, a Porta Leoni.
A questa grande e importante manifestazione si deve aggiungere quella altrettanto importante e significativa che le organizzazioni dei migranti hanno promosso in piazza Bra.
Da queste manifestazioni nasce una nuova Verona che vuole propagare una nuova sensibilità fatta di socialità vitale e tolleranza.
Il corteo - comunicativo, aperto, partecipato, pacifico - è stato aperto da uno striscione disegnato da un artista/writer amico di Nicola, portava questa scritta: "Nicola è ognuno di noi".

La manifestazione, promossa dall'Assemblea aperta cittadina, ha fatto appello alla coscienza civile e alla capacità di autocritica di Verona per sconfiggere l'intolleranza e la discriminazione, un atto d'amore verso la città stessa, perchè è proprio dalle condizione estreme che possono nascere pensieri e pratiche vivificanti, perchè è proprio dal dissenso che possono nascere sensibilità, coscienza, saperi nuovi. E' necessario quindi costruire progetti per nuove sensibilità, forme di vita libere.
Erano presenti molti cittadini, uomini e donne, ragazze e ragazzi, associazioni culturali, musicali, teatrali, sociali di Verona e del territorio. Tra i molti striscioni anche uno degli amici di Nicola, con la scritta: BIBOA, una gioiosa imprecazione inventata da Nicola stesso. Molte anche le realtà giovanili e i centri sociali di varie città, da Roma a Brescia, da Padova a Bologna.

A metà corteo, qualche tafferuglio provocato da poche persone è stato pacificato dai manifestanti stessi. Il corteo si è concluso a piazza Erbe e in piazza Dante con gli interventi delle realtà che hanno organizzato e partecipato alla manifestazione.

Si è manifestato per ricordare chi ci è stato affine. Non ha importanza se Nicola si dichiarasse antifascista o meno. In questi anni di ripensamenti e ricombinazioni sociali, culturali, politiche, esistenziali, abbiamo imparato a definirci non per quello che siamo ma per ciò che non siamo. A differenza dei suoi assassini Nicola non era nazista, non era fascista, non era razzista, non era leghista, non era un reazionario. Sappiamo ciò che non siamo, ciò che saremo dobbiamo inventarlo. Lontani dalle passioni tristi, gioiosamente, naturalmente, vivere come l'aria che si respira, come ha fatto Nicola. A Nicola piacevano il surf, la montagna e il colore arancio. Skate: ebrezza e surf dell'anima. Montagna: tregua, respiro, silenzio. Colore arancio: vitalità e spiritualità. Immaginazione. Vita contro la morte.
Assemblea aperta cittadina
organizzazione della manifestazione
info: 3491476050 - 3477732939


Intanto nel resto di Italia è pieno fascismo. Urla, insulti, minacce. E´ esplosa nella notte, durante un pattuglione di polizia e carabinieri, l´esasperazione degli abitanti di via Longoni, al Prenestino, una zona, ormai da anni, in ostaggio di prostitute e transessuali che trasformano la strada in un circo a luci rosse. Una rabbia corale che rischia di sfociare in gesti di violenza. Nessuno scontro, almeno ieri, ma una situazione che potrebbe diventare esplosiva.
E´ accaduto verso le 3 della notte. Già in serata, alcuni abitanti di piazza Pascali, che si trova a poche centinaia di metri di distanza, erano andati a portare la loro solidarietà agli inquilini di via Longoni. Una trentina di persone si sono riunite in strada (come era già accaduto più volte alcuni giorni fa) per protestare contro l´invasione dei transex, quasi tutti sudamericani. Sul posto, la scorsa notte, era stata programmata una retata di agenti, vigili e carabinieri.Alla vista delle prime volanti e gazzelle, alcuni transessuali hanno cercato scampo in una forra piena di spine al lato della strada. Agenti e militari li hanno inseguiti tra i rovi e li hanno acciuffati uno ad uno dopo una serie di brevi e concitati inseguimenti nel buio. Qualcuno ha tentato di divincolarsi e scappare ma è stato subito immobilizzato. Un transex seminudo, coi capelli biondo platino, è emerso dalla macchia, bloccato da due robusti agenti in borghese, col corpo segnato dai graffi provocati dai cespugli spinosi tra urla di «Picchiatelo», gesti osceni e ironici applausi degli abitanti. Alcuni transessuali sono stati caricati, di peso, sulle macchine della polizia e dei vigili, altri sono stati stipati nel furgone dei carabinieri. Il tutto tra gli insulti e lo scherno di una piccola folla che è rimasta sul posto fino a notte fonda. «I transessuali vengono mandati al cpt di Milano dove c´è una sezione speciale - spiega un ufficiale dell´arma - in attesa di essere rimpatriati». Davanti ai fotografi e ai teleoperatori i transessuali si sono esibiti in spogliarelli improvvisati.
Ma la retata non ha placato la rabbia della gente della zona. «Guardate che schifo - dice un esponente del comitato mostrando le piccole baracche, abbattute dalla polizia e dai carabinieri, che ospitano i convegni dei transessuali - non si può tollerare un degrado di questo genere». «Adesso siamo pochi ma se continua così alle prossime manifestazioni ci saranno duemila persone - aggiunge un uomo sulla cinquantina - si rischia una specie di guerra tra i poveri. Se qualcuno non prende provvedimenti finirà come con gli zingari a Napoli o peggio».
(Fonte: La repubblica)
A Napoli nonostante continuano a morire di spazzatura e camorra, danno al via alla caccia al rom .



Le foto sono di Femminismo a Sud

17:40:10 . 18 Mag 2008
Rosa · 101 visite · 8 commenti
Categorie: fascismo

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http://nonsiamobambole.blogazza.com/______-b1/Andata-benissimo-la-giornata-antifascista-b1-p217.htm

Commenti

Commento di: francesco80 [ Membro ]
ah caspita!!!pensare che ero da quelle parti!!!sono stato a padova fino a stamattina,sono appena tornato...sono stanchissimo!!!!a domani rosa!!!
   18.05.08 @ 21:35:11
Commento di: wonderely [ Membro ] Sito Web
ciao francesco!
ben tornato! :)

ciao rosa! ci sentiamo domani! :)
   18.05.08 @ 21:41:38
Commento di: francesco80 [ Membro ]
ciao ely!!!ma...ho provato ad accedere al tuo blog...ancora niente!!!agli altri funziona?un abbraccio,a domani!!!
   18.05.08 @ 21:42:24
Commento di: wonderely [ Membro ] Sito Web
sì agli altri funziona benissimo...
allora ti do un consiglio...prova a entrare in splinder e accedi da lì..
da lì funziona di sicuro
oppure copia nel browser questo indirizzo www.universofemminile.splinder.com
ciao ;)
   18.05.08 @ 21:54:42
Commento di: francesco80 [ Membro ]
finalmente ce l ho fatta...copiando il link da qui!!!grazie ely!!!!chissà cos era successo!!!!
   18.05.08 @ 22:06:33
Commento di: Rosa [ Membro ] Sito Web
ciao a tutti..si francesco a me funziona xke non fai il ripristino e lo porti al giorno che funzionava?
se è troppo lontano nn so se fa..
bho prova..

bacio a tutti :)
   19.05.08 @ 08:38:19
Commento di: francesco80 [ Membro ]
tutto a posto rosa,grazie.ieri sera ely mi ha mandato il link e adesso mi funziona di nuovo!!!

buona giornata!!!;-)
   19.05.08 @ 09:25:15
Commento di: siriusman [ Visitatore ]
A PROPOSITO DI INTOLLERANZA

Da LA STAMPA DI OGGI

Uova e insulti degli autonomi: una studentessa di destra cacciata dall'università
MASSIMO NUMA
TORINO
Alla fine ha rinunciato. Niente esame di procedura penale, il terz’ultimo prima della laurea. Augusta Montaruli, 24 anni, studentessa di legge a Torino e dirigente di An-Azione Giovani, ieri mattina è stata affrontata da un gruppetto di autonomi, decisi a impedire le prove d’appello per ricordare gli incidenti alla Sapienza. Lei gira da quattro anni sotto scorta. Tre amici che la proteggono da insulti e anche aggressioni fisiche. «Sono abituata a questo clima, ma oggi era proprio impossibile. Ho ceduto per difendere gli studenti nella mia situazione. Assurdo».

«Fascistella, te ne devi andare. Qui non puoi entrare», le urlano. C’è anche uno slogan dedicato e lei: «Le donne di destra non sono liberate, sono solo serve e non emancipate». Le più accanite sono le ragazze. Neanche fosse una questione personale. Augusta è anche protagonista di un fumetto, pubblicato su un sito anarchico. Con una conclusione agghiacciante: «Premi con forza la faccia dell’Augusta per capire che pensa». L’Augusta ha 24 anni, di cognome fa Montaruli. Autonomi e sinistra radicale avevano organizzato il presidio. Immediata la contro-manifestazione dei ragazzi di destra. Lei è un tipo gracile, indossa un trench bianco e resta immobile per ore davanti all’ingresso, circondata dai militanti di An. Di fronte, una ventina di autonomi del collettivo universitario. Nasce così un’interminabile, bizzarra mattinata. Da una parte, verso l’uscita, il gruppetto di antagonisti. In mezzo un robusto cordone di poliziotti, diretti dal capo della Digos di Torino in persona, il vice-questore Giuseppe Petronzi. Ricapitolando: quelli del presidio di An, secondo gli antagonisti (striscione: «Via i nazi-fascisti dall’Università») non dovevano assolutamente uscire dall’ingresso principale, semmai da quello posteriore, tanto da rimarcare una fuga ingloriosa. Gli avversari non hanno ceduto di un millimetro, sino a quando gli appelli non sono finiti. La pazienza dei poliziotti è stata messa a dura a prova. Quando il leader, il dottorando Davide Grasso, ha tentato di aggirare gli agenti del reparto mobile, ed è stato allontanato senza se e senza ma, e quando, al 90’, la polizia è avanzata con decisione, sino a sospingere fuori dai cancelli gli autonomi, fradici di pioggia.

Cortine di fumogeni, lanci di uova e slogan funerei: «Camerata basco nero il tuo posto è al cimitero». Poi richiami nostalgici alle fucilazioni di massa delle «camicie nere». Scene di una guerra virtuale, come non accadeva da tempo, e seguite con estrema nonchalance dalla grandissima maggioranza dagli altri studenti. Acqua a dirotto; sotto le tende del chiosco-bar «Il rettore», gelati e coca-cola per ingannare il tempo, in attesa che lo spettacolo finisse. Chissà, magari con uno scontro vero, e non solo a parole. Risate e battute.

Ezio Pelizzetti, il rettore, non ride affatto. «Non credo assolutamente che sia giustificato questo clima di intolleranza. Tutti hanno il diritto a manifestare le proprie idee. L’università è un luogo di confronto, di scambi di idee e di pensiero. Devo dire che gli studenti torinesi sono 75 mila e solo una piccolissima percentuale ha scelto la strada della violenza. Spiace che le forze dell’ordine siano costrette a intervenire per garantire un clima libero. Noi, d’altra parte, che possiamo fare? Spiace per la studentessa, che ha rinunciato a sostenere l’esame».
   06.06.08 @ 10:31:20

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