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Parole chiave (tag): "femminicidio"

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comunicato del presidio di Perugia
"Circa quaranta donne della Rete delle Donne Umbre e del Sommovimento femminista di Perugia sono scese in piazza e hanno fatto sentire la propria voce. L'appuntamento del presidio del 18 è stato indicato come appuntamento nazionale dai tavoli romani delle femministe e delle lesbiche ma viene da lontano: da un percorso di iniziative, incontri, dibattiti in cui il movimento femminista umbro ha elaborato e prodotto un pensiero differente sui femminicidi che si sono consumati nel nostro territorio: da Barbara Cicioni a Meredith Kercher  i corpi e le vite annientate delle donne sono stati presi a pretesto per parlare di altro: I media, anche quelli locali,  hanno creato intenzionalmente allarme sociale alimentando la paura dell'altro, del diverso ma L'ASSASSINO NON BUSSA HA LE CHIAVI DI CASA!!!. Secondo Maria, 35 anni insegnante si stanno strumentalizzando questo tipo di violenze come pretesto per aumentare la “sicurezza” all’esterno, mentre invece non si va a guardare cosa accade all’interno delle case.
“Sento nelle ragazze la paura di uscire e una certa rassegnazione a vivere in un clima di paura che preclude loro la libertà all’esterno. Ma la paura va sfatata.” Ritiene Maria
.La politica istituzionale, inseguendo l'agenda dettata dei media, si è preoccupata  solo dell'immagine "pulita" delle città, dichiarazioni autorevoli del tipo: " Questi delitti sono estranei alla  nostra città, alla cultura della nostra gente" ma i fatti parlano chiaro: C'è troppo odio verso le donne: è la più lunga guerra che si conosce. LA VIOLENZA MASCHILE è TRASVERSALE ALLE SOCIETA', ALLE CLASSI, ALL'ISTRUZIONE, ALLE METROPOLI COME AI PICCOLI CENTRI.
Abbiamo denunciato l'inadeguatezza e l'insufficienza dei servizi locali in grado di contrastare la violenza maschile sulle donne, solo a titolo esemplificativo: manca una rete realmente integrata dei servizi, un piano organico di formazione  per tutti quegli attori/attrici che si fanno carico del fenomeno della violenza, percorsi educativi nelle scuole orientate al rispetto della differenza di genere e delle differenze tutte, l'Umbria è una delle pochissime regioni che non ha mai avuto un vero e proprio Centro antiviolenza.
E' anche  grazie a questo percorso, fatto di una pratica politica quotidiana e faticosa , all'esperienza di donne in costante relazione tra loro  che associazioni come Giuristi Democratici, Ossigeno, Differenza donna, il Comitato Internazionale 8 Marzo (associazione umbra che fa parte della rete delle donne e che vanta un'attività ventennale) hanno attivato incisivamente il percorso che le ha portate a costituirsi come parte civile al processo. Tutto ciò dimostra che la soggettività femminista non diviene solo con l'individuazione di nuovi concetti che permettono di decostruire i poteri-saperi che sottendono il discorso sul femminile, ma anche grazie alla creazione di contesti che permettono di creare una ricchezza di scambi che sono impensabili nei contesti abituali,  luoghi di elaborazioni e confronto attraversati da molteplici soggettività. "

Per la rete delle donne la sicurezza per una donna è soprattutto “un lavoro a tempo indeterminato, un salario che permette di arrivare a fine mese, è il non dover scegliere fra maternità e lavoro, è il diritto di esercitare l’autodeterminazione, cioè la libertà di disporre della propria vita e del proprio corpo in una città che sia aperta e solidale a misura di donne e uomini”.

E Beatrice, studentessa perugina di ventitré anni, esprime tutto il suo rammarico pensando alla fine fatta da Barbara. “Mi ha fatto effetto pensare che nessuno ha saputo aiutarla. A volte chi riceve segnalazioni sottovaluta la violenza reiterata. Barbara è vittima anche del silenzio che le si è creato intorno.”

Femminicidio di Barbara Cicioni: ammessa la costituzione dei Giuristi Democratici come parte civile  

In data 18 marzo 2008, il Giudice per l'udienza preliminare del Tribunale di Perugia dott. Micheli ha ammesso la costituzione dei Giuristi Democratici come parte civile nel processo a carico di Roberto Spaccino, indagato per l'omicidio, in data 24 maggio 2007, della moglie, Barbara Cicioni, incinta di otto mesi e mezzo, commesso "con crudeltà" e "per futili motivi" (consistiti in una discussione famigliare) nonché per i maltrattamenti a carico della moglie ( "con  continue ingiurie, percosse, violenze psicologiche, nel corso dell'intera vita matrimoniale fino all'avvenuto omicidio") e dei figli con "violenza psicologica".  
A fondamento della propria costituzione come parte civile nel processo, pur non avendo come unico scopo sociale statutario la specifica difesa dei diritti delle donne, quanto piuttosto quello di "difesa ed attuazione dei principi democratici, di uguaglianza ed antifascisti della Costituzione e delle Convenzioni in difesa dei Diritti Umani", i Giuristi Democratici hanno rimarcato la loro costante attività per il riconoscimento a livello sociale, normativo ed internazionale della donna come soggetto di diritto, e per l"eliminazione di ogni forma di discriminazione basata sul genere o sull"orientamento sessuale.

Nello specifico, l'avv. Monica Miserocchi, che rappresentava in giudizio l'Associazione, e la dott.ssa Spinelli Barbara, che collabora al caso, entrambe attive nel gruppo di lavoro "Genere e famiglie" dei Giuristi Democratici, hanno sostenuto che  i fatti contestati all'imputato rientrano nell'ipotesi di "femminicidio", (ogni pratica personale o sociale violenta fisicamente o psicologicamente, che attenta alla integrità, allo sviluppo psico-fisico, alla salute, alla libertà o alla vita della donna, col fine di annientarne l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico, fino alla sottomissione o morte della vittima nei casi peggiori (..) il femminicidio è un fatto sociale: la donna viene uccisa in quanto donna, perché non accetta di ricoprire il ruolo che l'uomo o la società vorrebbero impersonasse) e che, in quanto tali, "hanno provocato una lesione del diritto soggettivo proprio dell'Associazione Nazionale Giuristi Democratici, da intendersi quale lesione dell'interesse concreto alla salvaguardia di situazioni storicamente circostanziate, di esplicita violazione dei diritti fondamentali delle donne e dei bambini riconducibili ad una cultura che non riconosce a tali soggetti la piena dignità di persone, ed in quanto tali assunte dall'associazione per farne oggetto delle proprie cure ai sensi delle finalità statutarie". La ammissione della costituzione dei Giuristi Democratici come parte civile in questo processo ha una fortissima valenza simbolica, in quanto riconosce che il femminicidio, e nello specifico la violenza domestica, non rappresentano solo una lesione dei diritti della donna, un fatto privato, né tantomeno sono un "fatto di donne" (come sarebbe avvenuto se fossero state ammesse solo le associazioni aventi per scopo la difesa dei diritti delle donne) ma costituiscono una profonda ferita per la società tutta, che, nel momento in cui alla donna non viene riconosciuta la dignità di Persona ed in quanto tale viene fatta oggetto di discriminazioni e violenze, è collettivamente responsabile per l'eliminazione di quella cultura patriarcale e di quegli stereotipi misogini e sessisti che ancora oggi minano l'autodeterminazione, la libertà, la vita delle donne ed il sereno sviluppo dei bambini che, in ambito famigliare, assistono a queste violenze e ne subiscono le conseguenze in termini psicologici.

19 Mar 2008
l’assassino non bussa alla porta, ha le chiavi di casa!I delitti nelle sacre famiglie
I delitti perfetti nelle famiglie (im)perfette.


Volantino del Sommovimento femminista_Perugia


LA “SACRA FAMIGLIA” UCCIDE…“


…più della criminalità organizzata e comune. Il 31,7% delle uccisioni avvengono tra le mura domestiche, più del 68% delle vittime sono donne e il carnefice un familiare maschio o comunque un uomo che aveva rapporti con la vittima in 9 casi su 10 (marito, padre, fidanzato, fratello, vicino di casa ecc.). Il rischio più alto è per le inoccupate, tra i 25 ed i 54 anni…” (dal Corriere dell’Umbria di martedì, 11 marzo 2008)


Perugia, 25 maggio 2007.La “sacra famiglia” miete un’ altra vittima,Barbara Cicioni, presa a pugni in testa e poi soffocata quando era nel letto, incapace di difendersi per la gravidanza avanzata e il diabete.

Il marito, Roberto Spaccino, ammette di averla picchiata, ma nega di averla assassinata: “Mia moglie era incinta, non l’avrei mai uccisa”…


Ancora una volta l’assassino non bussa alla porta, ha le chiavi di casa!


Barbara Cicioni si è spenta il 25 maggio 2007, ma il suo assassinio era una morte annunciata, fatta di ingiurie quotidiane, percosse, violenze psicologiche nel corso dell’intera vita matrimoniale, con i figli piccoli costretti ad assistere ai continui soprusi e maltrattamenti nei confronti della donna da parte del marito e, a loro volta, minacciati di morte. A queste continue violenze, Barbara aveva  reagito, aveva denunciato il marito e per un po’ era riuscita ad allontanarlo, ma poi ha continuato a subirlo perché “la famiglia deve restare unita” e in nome di questa “sacra famiglia” è stata uccisa. Già, perché l’uxoricidio è un reato, ma non il femminicidio e il valore della vita di una donna si misura in funzione del suo ruolo di “incubatrice”, moglie, madre al servizio del focolare domestico, sempre più spesso testimone passiva di violenze e abusi sessuali anche sulle proprie figlie/i.

La ‘strage’ quotidiana fatta di stupri e uccisioni contro le donne si consuma nella maggioranza dei casi in famiglia e ha fatto anche lunedì, 10 marzo, tre vittime a Taranto. Una donna e due figlie uccise a colpi di martello, non da uno sconosciuto per strada, possibilmente immigrato, ma dal capofamiglia. Un insospettabile professionista, una persona “per bene” di una famiglia “per bene e normale”, un chirurgo accusato di molestie sessuali nei confronti di una sua paziente, che ha voluto barbaramente punire le SUE donne per aver manifestato l’intenzione di separarsi da lui dopo una vita di litigi.
Ma in questo sistema sociale più le donne vengono violentate e uccise in famiglia e più la famiglia viene esaltata dai vari Ratzinger, Ruini, Casini, ecc., alimentando a livello di massa una ideologia maschilista e patriarcale in cui l’uomo consideri normale che la moglie, i figli siano sua proprietà e in cui non è ammissibile che la donna possa lasciarlo e autodeterminarsi, in cui la famiglia deve apparire all’esterno per bene e normale mentre cova al suo interno le peggiori brutalità. E’ in questo sistema sociale, che della violenza eterosessista si alimenta e produce, che si va rafforzando la politica della centralità della famiglia (fino al family day), del ruolo subordinato della donna in un clima da moderno medioevo, negando, di fatto, il diritto all’aborto, all’autodeterminazione ecc.. Se alle donne vengono negati i diritti basilari di decidere della propria vita, se la legge di uno Stato considera la sua vita meno di un embrione, è o no un’ inevitabile e logica conseguenza la ripresa del peggiore maschilismo nei rapporti uomo donna? E’ evidente il nesso tra questa condizione delle donne e le uccisioni, le violenze sessuali. E’ questo stesso sistema sociale che genera violenza, che rinchiude le donne dentro le mura domestiche, dentro i loro mattatoi, che nega loro l’emancipazione per la mancanza di un reddito, che nega loro spazi di socialità dove potersi confrontare e aiutare, che offre loro una città blindata e desertificata, che alimenta paura e solitudine attraverso misure di controllo e securitarie di stampo fascista e razzista, senza dare alcuna risposta al bisogno diffuso e capillare di sicurezza sociale. Queste misure hanno un effetto diretto di incoraggiamento delle violenze sessuali a tutti i livelli: creano un clima oscurantista e di sopraffazione, creano città “sotto controllo” invivibili, in cui sono bandite, addirittura criminalizzate le normali libertà, la socialità tra i giovani, le donne, le persone.

C’è un rapporto diretto tra aumento delle misure di “sicurezza” e l’aumento degli stupri e dei femminicidi, tra la violenza dello Stato e quella della società.

BASTA VIOLENZA SULLE DONNE!

Nel nome di tutte le donne stuprate, uccise, oppresse, contro questa guerra di bassa intensità contro le donne rispondiamo con rabbia e determinazione

Martedì 18 marzo, ore 9.00, Presidio davanti al tribunale di Perugia, Piazza Matteotti, per l’udienza preliminare per il femminicidio di Barbara Cicioni

Sommovimento femminista_Perugia

18 Mar 2008