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Affissione degli articoli inviati il: 27.04.08


no alla violenza sulle donne
Se è la società che forma una cultura.....
...Sembrerebbe che la nostra è ben lungi dal progredire. Oggi guardavo la televisione, non so se avete visto l'Italia sul Due, ma sono rimasta letteralmente indignata. Ammetto che guardo poca televisione, propio perchè non amo la tv spazzatura, che in questo periodo pare andar di moda.  Per quanto riguarda l'indignamento, dicevo che mi sono fermata verso le tre del pomeriggio a seguirmi quel programma. Siccome noto tutti i particolari e ho notato che è un programma rigorosamente antivelina e antidiva (con una conduttrice che ha fatto la velina, vabbè su questo non ci soffermeremo). Spesso sento parlare però in un modo veramente retrogrado, al centro della discussione non ci sta la condizione


femminile nella Mediaset, alquanto messa al centro grazie alla sua avvenenza e la sua capacità di vestirsi di meno e di avere meno talento, che indignano le coscienze femminili, almeno quelle che non si propongono ai provini, per il fatto che è veramente riduttivo essere ritenuta indispensabile solo pe rl’aspetto fisico  diseducativo educare i ragazzi e le ragazze a modelli femminili che hanno la funzione riduttiva di dare piacere maschile, essere belle ( il cervello e la parola sono un optional, visto che poi la cosa non è distante dalla realtà proprio per il fatto che sento uomini che si chiedono perché le donne parlino troppo, chissà quanti maschietti vorranno una velina al loro fianco), riallacciando il discorso è bene e fondamentale dire che se metto un ragazzino davanti alla tv tutto il giorno indipendentemente dal sesso di appartenenza e poi i modelli sono quelli mi dirà da grande che vuole fare la velina o il calciatore o avrà un concetto di donna che è quello di essere avvenente e che non sia necessario avere un cervello funzionante, ciò non voglio dire che le veline sono tonte, hanno perfino una laurea, ma siccome la tv è una fiction e un curriculum ti dice perfino quando parlare, cosa dire, quando aprire le gambe, non penso che un ragazzino si chieda cosa ci sia dietro lo spettacolo e poi i modelli dicono tutto “Ma gli uomini ci vogliono o ci considerano veramente così?”.


Tornando a prima, il fulcro del programma L’Italia sul Due, sono : le ragazzine.Sappiamo che l’Italia, paese vecchio e senza speranza, così come le televisioni che sono a loro volta governate da vecchi coe la politica e la società in generale, abbiano un nemico  : i giovani. E i TG li dipinge così:Bulli, lolite, drogati, bamboccioni, vittime o autori di violenze e null’altro. Infatti apprezzo molto i programmi di Antonella Clerici, che simpatizza per i ragazzi facendo programmi molto vicini ai giovani. E quindi anche i programmi propinati dalla tv sono anti-minore, con mentalità arcaica e con programmi che vengono trasmessi alle ore dove un minore potrebbe accerderci (non voglio fare la bigotta). Quello di cui parlavo prima è un programma che ce l’ha perennemente contro le ragazzine, sapete che purtroppo le donne pagano doppio il prezzo della società. E allora giù di : ragazzine svestite, ragazzine di cui hanno l’ambizione di fare le cubiste, vedete da che pulpito viene la predica (da chi li propone)?, ragazzine troppo disinibite nel sesso, condannate perché hanno la stessa libertà dei maschi (parole dette veramente) mi ricordo un tizio (non so il nome) che diceva che la donna è diventata libera come l’uomo e non è certo una cosa bella, diceva più o meno cosi. Quando fanno le interviste agli uomini italiani apriti cielo: “voglio le donne di una volta perché ora con l’emancipazione non pensano alla famiglia, non stanno più ai fornelli” “le donne di oggi sono troppo facili” della serie gli uomini decidono da sempre della nostra libertà, quando cercano una donna sembra scrivono l’annuncio per una colf, ho sentito perfino condannare le ragazzine che fumano (perché i ragazzini non fumano?). Ci troviamo una tv che vuole le donne oggetti con l’ipocrisia di farla sembrare liberata, e l’altra che vuole la donna tra pane e tagliatelle in casa.  L’uomo e la donna italiana? Due pesi e due misure, e anche troppo. E poi dicono che non è la tv a mantenere stupidi stereotipi.


Ma siamo rimasti fermi a 50 anni fa?
Se sei stanca/o degli stereotipi clicca e firma qui :


27 Apr 2008
Rosa · 150 visite · 2 commenti
Categorie: Donne e mass media
Facciamo quattro conti....
Fonte:Sorelle d'Italia

Nel 2007, scrive ancora Lucia Annunziata, ci sono stati 4.663 casi di violenza sessuale, sempre in Italia e sempre secondo il Viminale. Le denunce non sono più del 4%. Nel 69% dei casi la violenza è opera del marito, dell’ex fidanzato, di un amico, conoscente o parente. [Clicca QUI per leggere il post di Lucia Annunziata].

Voglio fare quattro conti della serva, ma prendo comunque la calcolatrice, chè non si dica mai che le serve non sanno contare…

Se le denunce non superano il 4% significa che gli stupri ogni anno in Italia non sono 4.663 ma 116.575. E quelli che avvengono ogni giorno, sempre in Italia, non sono 13 ma 320. Cominciamo a dare al fenomeno della violenza sessuale i giusti contorni (leggi: dimensione), che a gridare allo scandalo se è un rumeno che stupra una donna italiana è cosa facile per tutti (me compresa, che li sbatterei in galera e fingerei di non ritrovare la chiave per i successivi 30 anni), ma a fare un esame di coscienza e riconoscere che gli uomini italiani non sono poi così diversi da quelli - gli extracomunitari che vedono ancora la donna come oggetto naturale dei loro sfoghi di rabbia, frustrazione e istinto sessuale - è cosa ben più difficile.

Con questo non voglio dire che gli italiani sono tutti stupratori, ovviamente, ma se ci sono ogni anno 80.436 uomini italiani che violentano una donna allora qualcosa vorrà pur dire, no? Non mi sembra un numero tanto modesto per un Paese come il nostro, che si professa libero, civile e democratico agli occhi del mondo. E’ un numero da Romania, invece. Da Albania e Marocco. Altroché! E allora, forse, e sottolineo la parola "forse", l’evoluzione civile di un Paese non va sempre di pari passo con lo sviluppo economico di quel Paese, e l’Italia ne è un esempio.

I numeri sembrano darmi ragione. Il problema, infatti, non è che un extracomunitario oggi ha violentato o violenterà una donna italiana (cercate di capirmi fra le righe, per favore…), ma che in Italia oggi ci saranno 320 donne violentate, di cui 1 finirà sbattuta su tutti i giornali perché violentata da un extracomunitario per strada… e le restanti 319, e relativi violentatori, rimarranno, invece, nell’anonimato più totale. Perché magari accade che il rumeno… dopo che stupra… ammazza pure, mentre l’Italiano stupra e basta, e così avrà il 96% di probabilità di non finire denunciato dalla vittima, il 98% di probabilità di non finire sui giornali (essendo il suo posto riservato all’extracomunitario di turno), e il 99,9% di probabilità di restare alla fine impunito.

319 donne italiane oggi verranno stuprate ma NON sporgeranno denuncia, ed è questo, per me, il vero problema da affrontare oggi in Italia, a viso aperto.

Concentrarci sempre e solo sulla donna che viene stuprata per strada da un extracomunitario significa inconsciamente costruire nelle nostre teste il binomio: extracomunitario=violentatore. E così non è, perché, per l’appunto, i numeri dicono che:

- Il 69% degli stupri commessi in Italia è opera di italiani

- Su 320 stupri che avvengono ogni giorno in Italia, 220 sono commessi da nostri connazionali.

- A fronte di 1 rumeno (o marocchino o albanese) che verrà sbattuto domani su tutti i giornali per aver stuprato una donna italiana oggi, ce ne sono altri 219, tutti italianibrava gente, che godranno del silenzio mediatico più totale.

Allora, alla luce dei numeri, vorrei capire perché le donne italiane si preoccupano di più di non subire uno stupro per strada che non in casa propria, dove, statisticamente, è molto più probabile che accada.

Io penso che per una donna, al contrario di come vogliono farci credere i media e i politici tutti, sia molto più devastante subire violenza da un uomo che conosce, tant’è vero che a denunciare l’extracomunitario trova spesso il coraggio (leggi: la strada giusta per superare nel tempo il dramma subito), mentre 96 donne su 100 ancora oggi non trovano il coraggio di denunciare il violentatore che conoscono (e cioè quel dramma se lo porteranno dentro per sempre, senza superarlo mai).

Questo post serve per dire che non sopporto i binomi creati ad hoc per spostare l’attenzione della massa dai veri problemi da risolvere (es.: omosessuale = pedofilo, rumeno = violentatore). Poi, fra i titoli di coda, è vero che si sussurra anche che il 96% degli stupri avviene fra le mura domestiche, ma solo fra i titoli di coda.

E ora che ci penso… non è neanche vero che l’italiano stupra e basta, perché se così fosse non si spiegherebbe come mai in Italia la prima causa di morte delle donne resta ancora "la violenza dentro le mura domestiche".

Riflettete prima di commentare (anche perchè l'articolo non è mio). Questa statistiche sono pesanti e fanno riflettere. Ora secondo voi : è stupratore di più l'uomo italiano (senza generalizzare, ma purtroppo le statistiche sono altissime)che li compie o la politica e i media che occultano, giustificano  queste statistiche  o che stuprano per campagna elettorale?

27 Apr 2008
Rosa · 335 visite · 12 commenti
Categorie: Violenze di genere, Cronaca
Ma i genitori trasmettono nuovi modelli ai figli di entrambi i sessi?
Da il Paese delle Donne Online
Sarebbe bene seguire in modo sistematico i notiziari televisivi, per vedere se le notizie relative ai maschi italici violenti vengano date con la stessa intensità rispetto a quelle che riguardano i maschi stranieri. E’ certo, per, esempio, che i Tg del secondo canale aprono sempre con la sfilza di “nera” e se ci sono fatti che riguardano gli emigranti , vengono dati per primi. Rutelli e Alemanno entrano sorridenti (martedì 21 aprile) a Ballarò prima del secondo turno elettorale per l’elezione del sindaco di Roma. Alemanno dice a Rutelli che la città con Veltroni è diventata insicura soprattutto per le donne; come si deduce dall’ultima violenza di un rumeno contro una giovane africana.
Rutelli esibisce una sorta di prototipo di
braccialetto collegato con la polizia per le donne in transito da sole per le vie della capitale. Alemanno rincara la dose urlando che gli stranieri in vena di delinquere vengono volentieri a Roma perché, sanno che possono delinquere a piacimento. Rutelli, con ragione, risponde che anche a Milano quanto a microcriminalità non se la passano bene, ma lui non si sogna di accusare la Moratti.
Comunque, entrambi sembrano concordare su un maggiore rischio per le donne di fare brutti incontri soprattutto nelle
grandi e medie metropoli
.  Ma nessuno dei due accenna a un’analisi che abbia un minimo di orizzonte interpretativo mutuato da discipline come l’antropologia, la sociologia e la psicologia sociale, in grado di dare spiegazioni o fare ipotesi meno frettolose o superficiali. Come dire che i politici usano esclusivamente il linguaggio consono al mantenimento del potere.

Poco dopo la trasmissione di Ballarò i quotidiani hanno dato una raffica di notizie che meritano, appunto, considerazioni non meramente e strumentalmente politiche in senso tradizionale. Hanno raccontato che a Bologna una quindicenne è stata violentata da due compagni nei bagni della scuola. E che quei due compagni, hanno detto i professori, non hanno mai avuto una nota o creato un problema. E poi che a Roma un passeggero ha tranquillamente molestato un’ iraniana su un autobus di linea e ha cercato di inseguirla a piedi una volta scesi dal mezzo per poi finire in manette.
A Bari l’autista di un bus ha tentato di violentare una straniera , unica passeggera del mezzo che stava andando al capolinea.
Infine a Milano una ragazza romena è stata portata in una baracca di un campo rom, tenuta segregata
e violentata per una settimana da due nomadi. Sarebbe bene seguire in modo sistematico i notiziari televisivi, per vedere se le notizie relative ai maschi italici violenti vengano date con la stessa intensità rispetto a quelle che riguardano i maschi stranieri. E’ certo, per, esempio, che i Tg del secondo canale aprono sempre con la sfilza di “nera” e se ci sono fatti che riguardano gli emigranti , vengono dati per primi.

Ma i fatti, di questi giorni, sembrano innanzitutto dare ragione a una riflessione di Ida Dominijanni su Manifesto (20 aprile 2008) : “...gli uomini, cittadini e clandestini, occidentali e africani, ariani e rom, stuprano le donne da sempre, e se si tratta di donne di altre etnie e nazionalità pare che da sempre ci trovino più gusto (vi ricordate gli stupri etnici? Tutti gli stupri sono etnici, scrisse all’epoca una sociologa con non poco scandalo), perché violentare una donna ‘altrui’ è una prova raddoppiata di virile potenza. Gli uomini però, i nostri uomini di governo – e anche di lotta- , questo argomento pare non li tocchi mai direttamente: riguarda sempre qualche altro.
Quelli di governo urlano ‘sicurezza!’
e chiuso. Quello di lotta replicano che la sicurezza non si può ottenere a scapito dei diritti fondamentali di chi li minaccia, e chiuso anche lì.” D’altronde, quante volte gli uomini di governo e di lotta hanno speso parole per ammettere che l’aumento spropositato della prostituzione di strada, che vede quasi esclusivamente donne straniere a fare “marchette”, è una violenza mascherata?

E così torniamo al bullismo che si è manifestato recentemente a Bologna da parte di due normali giovani bolognesi contro una giovane bolognese in una normale scuola superiore.
La molestia dei maschi nei riguardi delle femmine
è di vecchia data: persino già alla scuola media inferiore. Forse è aumentata, o supera più frequentemente la soglia dei toccamenti e delle parole. Ma è forse cambiata veramente l’educazione in famiglia e la formazione culturale a scuola?

Tanto per dire: i genitori trasmettono nuovi modelli ai figli di entrambi i sessi? Non pare alla lettura di un libro come quello scritto da Loredana Lipparini (Ancora dalla parte delle bambine, ed. Feltrinelli) con l’intento di verificare se siamo usciti dalla stereotipia sessuale verificata e raccontata da Elena Giannini Belotti nel 1973 nel suo indimenticabile libro intitolato “Dalla parte delle bambine”, sempre per Feltrinelli.

In realtà le giovani mamme (mediamente emancipate) continuano a raccogliere i calzini e i pantaloni dei figli maschi abbandonati ai piedi del letto o in giro per la stanza e a fare da mangiare per tutti ecc., sia pure brontolando che la conciliazione dei tempi in Italia è difficile da realizzare. Continuano a pretendere invece che le bambine il letto se lo facciano ordinando la loro roba con puntigliosa precisione. Le nonne nate nel dopoguerra danno imperterrite messaggi ben differenziati ai nipotini e alle nipotine, sottolineando, in vista dell’estate, che una vera ragazzina si veste con una certa pudicizia. Mentre i nonni (ma anche i padri), sorretti dalle coniugi peraltro, fanno notare che i gli uomini hanno “bisogni” sessuali più forti.

Non c’è più il mito della verginità e del tabù dei rapporti pre matrimonial,i e le ragazze sono anche capaci di fare ciò che i maschi hanno sempre fatto: avere rapporti sessuali multipli e molti liberi. Ragazze “disinibite” nell’abbigliamento e nelle gestualità che mettono in difficoltà i giovani uomini coccolati e dipendenti dalle madri , ma pur consci delle differenze sociali a loro favore. C’è in giro molta paura delle donne apparentemente “forti e sicure”: i conseguenti sentimenti inconsci, vedi impotenza e incapacità a sostenere le relazioni, spinge da una parte, a sfogare il “bisogno” di sesso con le prostitute, dall’altra a ritrarsi dalla faticosa relazione, agendo la violenza o la molestia.

Dall’altra parte gli uomini provenienti da nazioni dove la divisione sessuale dei ruoli è ancora fondata sul principio di autorità patriarcale, come scrive Dominijanni, non considerano le donne “proprietà “ di se stesse, bensì della comunità maschile e al loro esclusivo servizio.
Prendersi il piacere usando corpi femminili, forse è vissuto come il massimo della rivalsa. Per gli uni e per gli altri è vero il detto leghista : gli stranieri non devono “toccare le nostre donne?”.


27 Apr 2008
Rosa · 1049 visite · 2 commenti
Categorie: Violenze di genere, donna e società