
ROMA - In autobus aveva palpeggiato ripetutamente la coscia della sua vicina di posto: per questo dovrà scontare una pena a un anno, tre mesi e 15 giorni di reclusione per violenza sessuale. A stabilirlo è stata la Cassazione, che ha confermato la sentenza della Corte d'Appello di Palermo.
La Suprema Corte ricorda che perché si possa configurare il reato "la violenza richiesta non è soltanto quella che pone il soggetto passivo nell'impossibilità di opporre tutta la resistenza voluta, tanto da realizzare un vero e proprio costringimento fisico, ma anche quella che si manifesta che fingeva di dormire mentre compiva le pesanti avances. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza 12157 in tema di violenza sessuale nel compimento insidiosamente rapido dell'azione criminosa, così venendosi a superare la contraria volontà del soggetto passivo".
Infatti l'uomo condannato, Andrea V., 57 anni, di Trapani, era finito sotto processo per avere commesso, sulla corriera Palermo-Trapani, una "pluralità di atti sessuali", palpeggiando insistentemente la coscia della donna, che aveva avuto un'immediata reazione, allontanandosi dal posto occupato e chiamando il fratello al telefono per raccontargli quanto era accaduto.
All'arrivo del pullman il fratello della ragazza aveva rimproverato vivacemente Andrea V., ottenendo da questi la promessa che il fatto non si sarebbe ripetuto. La denuncia della donna è comunque scattata e la Suprema Corte oggi ha confermato la condanna, rigettando la richiesta d'annullamento per via della mancata reazione 'plateale' della vittima.Di qui, il rigetto del ricorso di Andrea V. che, oltre al pagamento delle spese processuali, dovrà anche sborsare due mila euro alla vittima costituitasi parte civile.
Così la mano morta diventa violenza sessuale e ci liberiamo dalla condizione di proprietà e di oggetto che siamo sempre state poste nei secoli in una società dove all'uomo era tutto permesso, se si impostasse una nuova cultura che inibisce questi atti e queste troppe libertà in campo sessuale date all'uomo, allora la donna verrebbe più rispettata, che poi è tutto alla base della cultura dello stupro, che poi nella nostra cultura maschilista lo stupratore in tempi non tanto remoti era considerato un figo, e la vittima una puttana è cosa ormai nota (vedesi matrimonio riparatore o stereotipi e sentenze sulle minigonne, verginità e balle varie, c'è mancato poco sapevamo anche di che colore erano le mutande della vittiima).Finalmente la giustizia si è svegliata! Ricordiamoci che la donna non è proprietà di nessun uomo come una società mal impostata dove è stata data troppa libertà e dominio maschile ha sempre voluto e permesso che le donne subiscono abusi e violenze per una falsa e impostata concezione di donna alla pari di un oggetto sessuale e di proprietà maschile. Bisogna partire all'educazione di genere nel rispetto della donna che purtroppo e molto spesso non viene rispettata a causa di un immagine distorta che le si da dai mass media e nell'educazione nelle famiglie, queste sentenze sono un passo avanti per una nuova educazione culturale, Ben guardarsi prima di alzare le mani su un qualcosa che non vi appartiene: IL CORPO FEMMINILE, sempre attaccato in ogni tema, perfino questioni come la gravidanza, cio' delinea ancora il senso di proprietà che l'uomo esercita sul nostro corpo e più in generale l'autodeterminazione, poichè i gesti usati sono allo scopo di sottomettere la donna. Ricordati di firmare la petizione cliccando sull'immagine.



























Sindicazione
Oggetto del contendere i manifesti della campagna pubblicitaria firmati dal fotografo
16.07.08 @ 10:56:17
da Rosa
Ho seguito tutto il discorso di ...
16.07.08 @ 08:49:15
da Grexia
CIAO CARISISMA...:) sn entrata su messenger..ti ...
12.07.08 @ 16:19:57
da Rosa
ciao rosa, non so se leggerai ...
11.07.08 @ 19:44:54
da wonderely