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Affissione degli articoli inviati il: 24.04.08


no alla violenza sulle donne
Fatto gravissimo a Bologna: denunciata per presidio femminista
Fonte LeRibellule


Esprimiamo la nostra più completa solidarietà alle compagne bolognesi che in seguito alle lotte per l'autodeterminazione e la libertà di scelta delle donne,subiscono in maniera sempre più forte atti di repressione intimidatoria.Le Ribellule.

Riportiamo i comunicati di "Quelle che non ci stanno" e la lettera di solidarietà della "Rete delle donne di Bologna"

ENNESIMA INTIMIDAZIONE  CONTRO UNA NOSTRA COMPAGNA                 presidio S.orsola- BO

"Prosegue la repressione intimidatoria contro la presa di parola  delle donne e delle lesbiche. Serve a sostenere il tentativo patriarcale di negarne l'autodeterminazione, colpendo quelle che continuano a denunciare le politiche che vogliono minare la nostra libertà.

E' arrivata una notifica di apertura di indagini a carico di una compagna per la presenza al presidio del 14 Febbraio 2008 davanti all'ospedale S.Orsola a Bologna. Il 14 febbraio è stata una giornata di manifestazioni spontanee in tutte le città promosse dalle donne indignate per il bliz all'ospedale di Napoli.

Una denuncia a una sola persona per una manifestazione che radunava quasi 1000 donne e uomini: abbiamo ragionevoli motivi per pensare che non sarà l'unica. Per questo teniamo alta l'attenzione e continuiamo a lavorare." 

"Il 14 febbraio 2008, come in tante città d'Italia abbiamo manifestato in mille, cariche di indignazione per il blitz della polizia al
Policlinico di Napoli, per la criminalizzazione di una donna che aveva subito un aborto terapeutico, la strumentalizzazione di un'esperienza che ha portato alla stigmatizzazione sistematica di tutte le donne e del diritto di scegliere delle nostre vite.

Ed in mille dobbiamo ora restarci a fianco, e difenderci da un clima politico che anche a Bologna sta portando ad una
dura rappresaglia nei confronti del movimento delle donne e delle istanze che porta avanti. Alla compagna indagata diciamo che ci siamo e le siamo e staremo vicine. Alle donne che è necessario andare avanti, senza lasciarci intimidire."

Rete delle donne di Bologna

24 Apr 2008
Il mercato delle vacche
Fonte:Il paese delle Donne Online

Non ci si trova a fare per professione la donna che abortisce, non rende assolutamente, nè al corpo nè alla spirito, ma a volte può capitare di essere la “malcapitata” o solidale con la “sciagurata” di turno.

La professione dell’obiettore è invece fortemente in rialzo sul mercato, i dati parlano chiaro e dicono che i ginecologi obiettori sono in Italia quasi il 70%, mentre nel 2003 erano il 58,7%. Sopratutto al Sud vanno matti per questa obiezione: ne sono la prova i dati affluiti poche ore fà e battuti dall’Ansa.
Sono cifre da capogiro: in Campania sono saliti dal 44,1% all’ 83%, la Sicilia si è distinta passando dal 44,1% al 84,2%.
In totale sul territorio nazionale i medici obiettori sono quasi il 70%, rispetto al 58,7% del 2003.

Ma veniamo alla “domanda”. Le donne che hanno fatto ricorso alla legge 194, sono calate del 3% rispetto al 2006.

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco, rivendica con orgoglio questa scelta, in linea con il cognome, di obiettare e dichiara con soddisfazione: “Un valore da rispettare e di cui prendere atto”, l’obiezione s’intende.

Insomma la domanda scende sopratutto tra le donne istruite, occupate o coniugate, mentre è in salita, guarda un po’, come il dato sulle nascite, se si prende atto che chi ricorre sempre più alla legge 194 sono le straniere, che trovano sempre più difficoltà, come le pratiche di regolarizzazione, ad effetture un’ aborto.

Pura sperimentazione, attuata solo in sei regioni italiane- Piemonte, Trento, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Puglia- rimane l’aborto farmacologico con la pillola RU486.
Stando a questi dati le donne sembrano rimaste tutte gravide come l’ Immacolata concezione.

Gli uomini sembrano levarsi da torno il problema, lavandosi le mani e invitandoci a pedalare, come l’infelice detto popolare, dal momento che volenti o nolenti siamo andate...in bicicletta.

Un problema di donne insomma, tranne in periodo elettorale, ovviamente esclusi i potenti del mondo, temporali e spirituali che continuano a muovere il Mercato delle Vacche, sacre alle bisogna.

24 aprile 2008


24 Apr 2008
Rosa · 112 visite · 0 commenti
Categorie: Aborto, Autodeterminazione, Diritti
La resistenza delle donne
Fonte: malefimmine
La Resistenza delle donne Il 25 aprile non è una ricorrenza né un giorno di memoria, ma uno di lotta contro le logiche del dominio, della sopraffazione, della supremazia del più forte sul più debole, del controllo. Il fascismo non è morto a piazzale Loreto, è concreto e si manifesta nella violenza dell’esercizio del potere. A 63 anni da quei giorni, ahinoi, ci troviamo in balia di fascisti di palazzo, galoppini spietati e razzisti dichiarati che ogni giorno scelgono e prendono decisioni che, in primissima istanza, riguarderanno la nostra vita quotidiana. Rivendichiamo il diritto al reddito garantito, a un lavoro dignitoso, ad una casa; pretendiamo di vivere senza angosce, di urlare le nostre esigenze, i nostri bisogni, i nostri pensieri, senza essere censurati, denunciati e processati. Noi dobbiamo e possiamo sognare e reclamare un mondo migliore. La volontà di lottare per questo è ciò che ci guida, e se questa è sovversione siamo tutt@ sovversivi: credere di poter cambiare lo status quo è il primo passo verso la liberazione! Nella società odierna le donne vivono sotto un doppio strato di censure, proibizionismo e controllo. La liberazione della donna non riguarda esclusivamente la liberazione dai propri bisogni, ma anche un affrancamento da secoli di imposizioni culturali e sociali che ne hanno fatto uno strumento riproduttivo e/o un oggetto sessuale. La famiglia è l’arma fondamentale di lesione dei nostri diritti e del nostro immaginario, non di rado una tortura, spesso strumento di morte. Nei luoghi di lavoro ricopriamo esclusivamente incarichi base, e tendenzialmente i salari femminili sono inferiori a quelli maschili. Per non parlare poi di una segregazione professionale di genere che ancora oggi esiste. Il lavoro precario, privo di diritti, è la massima forma di sfruttamento della classe lavoratrice, e non è una coincidenza che le impiegate per eccellenza dei call center siano proprio le donne!!! Tanto più un lavoro è precario, instabile e tendenzialmente senza vincoli di orario, tanto più saranno le donne a esercitarlo, e questo perché la società odierna è strutturata perché siamo proprio noi a provvedere a tutti i compiti di cura, sollecitudine e riguardo della famiglia. Il welfare state italiano non ha mai previsto investimenti significativi in asili nido, scuole per l’infanzia o luoghi di sostegno per gli anziani. E’ sempre stata la donna a svolgere il doppio lavoro: uno domestico non retribuito e l’altro esterno alle mura domestiche mal retribuito. Il 25 aprile ripartiamo da noi stesse, dai nostri piaceri e desideri, lottiamo per liberarci da tutti gli stereotipi che Chiese, religioni e Stati ci hanno imposto. LIBERAZIONE dalla famiglia canonica, patriarcale ed eterosessuale; LIBERAZIONE dalla maternità come vincolo e obiettivo; LIBERAZIONE dal sistema economico-politico maschile.Partecipiamo direttamente alla vita politica, imponiamo le nostre volontà e i nostri bisogni a chi pensa di poter decidere per e su di noi. RIAPPROPRIAMOCI di noi stesse, dei nostri corpi, delle nostre esigenze e dei nostri desideri. Questa è la base della nostra RESISTENZA Questo è nel 2008 il cammino verso la LIBERAZIONE. VIVERE LIBERAMENTE NOI STESSE, LA NOSTRA AUTODETERMINAZIONE. COLLETTIVO MALEFIMMINE malefimmine@gmail.com - www.myspace.com/malefimmine - www.malefimmine.noblogs.org

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24 Apr 2008