Quote rosa…sarà questa definizione, sarà una legge “tappabuchi”, ma qualcosa si è inceppato nel meccanismo politico concernente la presenza femminile nelle liste. Del resto, risulta alquanto sgradevole e persino offensivo per le donne di destra e di sinistra, essere convocate all’ultimo, quasi come l’ultimo dei doveri ai quali i grandi nomi maschili della politica devono ottemperare, e sentirsi dire: “ ti candidi ?”.
Per di più, cosa notevolmente evidente, i politici vanno alla ricerca di nomi femminili, che magari fino al giorno prima, non sapevano nemmeno cosa fossero le campagne elettorali. Ma la cosa è studiata a tavolino, perché la lotta ai voti se la devono sparare gli uomini, ci mancherebbe pure che le donne entrassero davvero in competizione. Ma, se avete notato, pur di non fare capire che il trucco c’è, ma non si vede, si presenta un nome forte, pesante, per la candidatura alla presidenza della regione.
Sebbene Anna Finocchiaro sia l’emblema delle donne impegnate da tutte le parti politiche, si deve pur dire, che non basta. Non basta a destra, e non basta a sinistra. Quantomeno, nel centro sinistra, tra candidature annunciate e poi ritirate anche dalla parte “rosea”, i signori uomini, aspettano i tempi tecnici e decisionali delle donne. Ma dall’altra parte, non ci sono nemmeno i nomi presunti in circolo. Poi, è logico scrivere a caratteri cubitali, che mancano le donne! Ma se è vero come è vero, che i carichi di lavoro sono molteplici per una donna, bisogna tenere presente a 360 gradi, che una legge, non può diventare un tappabuchi di almeno 50 anni di assenza. Prima perché in questi anni, non c’è stata la possibilità di creare una classe dirigente politica fatta anche di molte donne.
Poi perché, alla faccia del rispetto per le quote rosa, si pretende che, senza una preparazione di base, senza una formazione politica vera, si peschino donne che, dall’oggi al domani, devono scommettersi politicamente, senza nemmeno avere la possibilità di organizzarsi in famiglia. Per questo motivo, quelle femminili, saranno sempre delle candidature di servizio. Queste cose, vanno dette. Sempre. Perché le elezioni si vincono anche grazie ai voti delle donne.
Lista dei blog
Ultimi Commenti
Chi c'é online?
Membro: 0
Visitatori: 3
Visitatori: 3
Calendario
Categorie
_____
- Tutti/Tutte
- Donne e mass media (61)
- Autodifesa (7)
- Donna e politica (35)
- Quote Rosa (13)
- Aborto (33)
- Fecondazione assistita (5)
- Violenze di genere (110)
- Discriminazioni (69)
- Violenze su minori (15)
- Iniziative femministe (56)
- Contraccezione (9)
- donna e società (58)
- Pari Opportunità (32)
- Autodeterminazione (71)
- Diritti (78)
- Prostituzione (4)
- Omofobia (6)
- Ministre. (4)
- donne nel mondo (19)
- MaJin Bu (8)
- Attacchi (34)
- Anoressia (2)
- fascismo (11)
- Obiettivi del blog (17)
- sport (1)
- Carfagnate (9)
- Racconti,libri,storie (10)
- Cronaca (43)
- Libertà sessuale (12)
- Berlusconate (23)
- mercificazione femminile (43)
- Chiesa (3)
Link
- Italia senza Parità
- Mujeres Libres
- donne in azione
- Paese delle Donne Online
- Sorelle d'Italia
- Trotzky
- Voci di Donne
- fondamentalismi italiani contro le donne
- Il mattino ha l'oro in bocca
- MademoiselleAnne
- libre femme
- Quote rosa shokking
- Il Salvagente
- Le mie preoccupazioni
- Just a Dangerous Punk Mind
- Giramundo
- Odio Studio Aperto
- women
- Mio Blog personale
- Maschile Plurale
- Cartoni stereotipati
- Wanda Montanelli Blog
- Movimento Laico
- Gruppo mailing list
- Non pensare a sesso unico
- Barbie Assatanate
- Riot grrl 4 ever forum femminista
- Rete delle donne di Bologna
- The new eve
- Blog a 2 piazze
- Islam liberale
- No alla violenza sulle donne
- Forum donne
- Contro pubblicità sessista
- marginalia
- essere donna oggi
- paesaniniland
- il blog di Cristian
- il blog di Sara
- Mariela de marchi
Parole chiave (tag)
194 8 marzo aborto anoressia autodeterminazione autodifesa bambini Bindi blitz caccia alle streghe carnefice contraccezione denuncia diritti diritti donne politica discriminazioni donne Europa fecondazione assistita femminicidio femminismo femministe Ferrara festa della donna giustizia Hillary Clinton islam lavoro legge 40 LGBT Majin Bu manifestazione manifestazioni mass media medioevo mercificazione obiettori Oliviero Toscani Omofobia omosessuali pacs pari opportunità parità sessuale pd Pink Gang politica Precariato preconcetti presidio prostituzione pubblicità sgarbi Sicilia spot stereotipi stupro tv unioni di fatto utero uxoricidio velina veline violenza violenza carnale violenza sessuale violenze violenze in famiglia Zapatero
Archivi
- Luglio 2008 (9)
- Giugno 2008 (57)
- Mag 2008 (55)
- Aprile 2008 (54)
- Marzo 2008 (58)
- Febbraio 2008 (20)
- Gennaio 2008 (8)
- Dicembre 2007 (4)
- Novembre 2007 (9)
- Ottobre 2007 (13)
HOME
Affissione degli articoli inviati il: 23.03.08Quote rose: forse qualcosa si è inceppato..
Sembra una cosa studiata a tavolino
23 Mar 2008
Torture fasciste a Bolzaneto
Metti tre giorni a Bolzaneto. Metti una caserma in collina, all’ingresso di Genova. Metti Fini, vice presidente del Consiglio, in cabina di regia. Nella sala operativa della questura. Metti Castelli, ministro della Giustizia, in visita guidata notturna alla caserma. Metti che veda ragazzi nella posizione del cigno. Gambe divaricate, braccia al muro. Metti che dopo vada a dormire.
Metti la polizia che tortura ragazzi e ragazze inermi. Italiani e stranieri. Metti braccia spezzate, denti spaccati, mandibole rotte. Metti donne costrette a spogliarsi di fronte ai poliziotti. Metti minacce di stupro. Metti manganelli in mezzo alle gambe. Metti detenuti costretti a gridare: “Che Guevara figlio di una puttana”. Metti persone inermi a terra. Metti costole rotte a calci. Metti teste spaccate. Metti gente terrorizzata, senza sonno, senza cibo.
Metti politici italiani che propongono la moratoria per la pena di morte. Metti la Bonino e D’Alema contenti come dei bambini. Metti l’Italia che non ha ratificato dopo ventuno anni la convenzione dell’ONU che vieta la tortura. Metti un’Italia in cui non è punibile il reato di tortura. Metti i torturatori di Bolzaneto accusati solo di abuso di ufficio. Metti l’abuso di ufficio prescritto nel 2009. Metti l’Europa che ci considera una nazione di buffoni, di neo fascisti e di post comunisti.
Metti Berlusconi e Fini che fanno un nuovo G8 ad Arcore. Metti cittadini, molti cittadini, che vogliono partecipare. Metti il reato di tortura non ancora introdotto in Italia. Metti Castelli svegliato nel cuore della notte per controllare. Metti i responsabili politici dei fatti di Bolzaneto puniti dalla legge. Metti il Parlamento che introduce il reato di tortura.
Metti un treno di mezzanotte che ci porta lontano, in un paese civile. Un’aria leggera dal finestrino aperto.
Post "Metti tre giorni a Bolzaneto" dal blog di Beppe Grillo
Un paese che consente e impunisce il reato di tortura su giovani e sopratutto donne non è un paese civile, poichè ancora improntato su format fascisti.
Metti tre giorni a Bolzaneto. Metti una caserma in collina, all’ingresso di Genova. Metti Fini, vice presidente del Consiglio, in cabina di regia. Nella sala operativa della questura. Metti Castelli, ministro della Giustizia, in visita guidata notturna alla caserma. Metti che veda ragazzi nella posizione del cigno. Gambe divaricate, braccia al muro. Metti che dopo vada a dormire.
Metti la polizia che tortura ragazzi e ragazze inermi. Italiani e stranieri. Metti braccia spezzate, denti spaccati, mandibole rotte. Metti donne costrette a spogliarsi di fronte ai poliziotti. Metti minacce di stupro. Metti manganelli in mezzo alle gambe. Metti detenuti costretti a gridare: “Che Guevara figlio di una puttana”. Metti persone inermi a terra. Metti costole rotte a calci. Metti teste spaccate. Metti gente terrorizzata, senza sonno, senza cibo.
Metti politici italiani che propongono la moratoria per la pena di morte. Metti la Bonino e D’Alema contenti come dei bambini. Metti l’Italia che non ha ratificato dopo ventuno anni la convenzione dell’ONU che vieta la tortura. Metti un’Italia in cui non è punibile il reato di tortura. Metti i torturatori di Bolzaneto accusati solo di abuso di ufficio. Metti l’abuso di ufficio prescritto nel 2009. Metti l’Europa che ci considera una nazione di buffoni, di neo fascisti e di post comunisti.
Metti Berlusconi e Fini che fanno un nuovo G8 ad Arcore. Metti cittadini, molti cittadini, che vogliono partecipare. Metti il reato di tortura non ancora introdotto in Italia. Metti Castelli svegliato nel cuore della notte per controllare. Metti i responsabili politici dei fatti di Bolzaneto puniti dalla legge. Metti il Parlamento che introduce il reato di tortura.
Metti un treno di mezzanotte che ci porta lontano, in un paese civile. Un’aria leggera dal finestrino aperto.
Post "Metti tre giorni a Bolzaneto" dal blog di Beppe Grillo
Un paese che consente e impunisce il reato di tortura su giovani e sopratutto donne non è un paese civile, poichè ancora improntato su format fascisti.
23 Mar 2008
quando invece la donna è costretta ad abortire? la faccia opposta dell'autodeterminazione negata
se fosse invece costretta ad abortire?. Questo può essere tutto l'opposto di quello che si legge e si sente. Che sia costretta ad abortire o a partorire è comunque una violenza sulla sua autodeterminazione, poichè noi donne non abbiamo lottato per la 194 per essere obbligate, si tratta comunque di una limitazione sull'autodeterminazione nonostante la giovane età della vittima di questa violenza (che poi la vedo come il contrario della vicenda di Silvana ma con la stessa violenza). Come è possibile che se una sceglie di abortire viene additata come assassina, se una vuole un figlio viene additata come poco seria perchè non ci si può aspettare che una quindicenne sia sposata? o sono solo donne che vogliono essere libere di autodeterminarsi? C'è poco da aggiungere, quando la donna è libera in ogni ambito viene attaccata sempre.
PORDENONE (il corriere)- Sono tornati sui loro passi i genitori della quindicenne incinta che a Pordenone, si era rivolta all'avvocato per scongiurare l'eventualità di dover abortire. "L'esposizione mediatica della vicenda - ha detto l'avvocato dei genitori - ha convinto la coppia a cambiare idea. Ordinare alla figlia di abortire, sarebbe stata una scelta eccessivamente severa. Visto come sono andate le cose, i genitori della ragazza si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere la figlia di nuovo a casa". E' stato il clamore della notizia rimbalzata sui giornali e nei telegiornali, a far tornare sui loro passi i genitori della minorenne. Erano convinti che a 15 anni o poco più, un secondo figlio da un 21enne albanese non era una scelta giusta. Prima di questa gravidanza, due anni fa, la ragazzina aveva dato alla luce un altro bambino, figlio dello stesso amore per il giovane extracomunitario, che però era stato dato subito in adozione. Questa volta i genitori sembravano convinti che il bambino non dovesse nascere, che la soluzione migliore fosse l'aborto. La figlia però era contraria e per difendere la sua decisione, si era rivolta ad un avvocato: "Voglio questo figlio. Non saprei sopportare il dolore di un altro allontanamento, né di un aborto". Quando l'avvocato si era già rivolto al giudice tutelare, la questione è diventata di dominio pubblico e il rumore che aveva provocato sui giornali ha indotto i genitori a cambiare idea. "Dopo due anni di silenzio e di indifferenza - ha spiegato Laura Ferretti, l'avvocato dei genitori - le due parti contrapposte si sono scontrate aspramente, facendo emergere tutte le diffidenze e i pregiudizi reciproci. Alla fine di questa discussione, i genitori si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere sia il bambino sia la figlia nella loro abitazione. Una volta tanto, l'intervento mediatico è stato risolutivo". Nel frattempo, il giovane neopapà si è trovato un lavoro e anche la futura suocera si è detta pronta a contribuire alla crescita del nipotino.
SE si tratta di abortire o partorire tocca alla donna, padrona del proprio corpo scegliere, qui siamo di fronte ad un paese ipocrita che non gliene importa nulla della vita ma di negare in qualunque forma si presenti la scelta della donna, di discutere su una libertà della donna che va sempre compromessa ogni volta che è lei a scegliere su come gestire il proprio corpo e la propria vita. Volete vedere che se la ragazza avesse scelto di abortire l'avrebbero costretta a partorire? L'aborto come la maternità è una scelta della donna.
se fosse invece costretta ad abortire?. Questo può essere tutto l'opposto di quello che si legge e si sente. Che sia costretta ad abortire o a partorire è comunque una violenza sulla sua autodeterminazione, poichè noi donne non abbiamo lottato per la 194 per essere obbligate, si tratta comunque di una limitazione sull'autodeterminazione nonostante la giovane età della vittima di questa violenza (che poi la vedo come il contrario della vicenda di Silvana ma con la stessa violenza). Come è possibile che se una sceglie di abortire viene additata come assassina, se una vuole un figlio viene additata come poco seria perchè non ci si può aspettare che una quindicenne sia sposata? o sono solo donne che vogliono essere libere di autodeterminarsi? C'è poco da aggiungere, quando la donna è libera in ogni ambito viene attaccata sempre.
PORDENONE (il corriere)- Sono tornati sui loro passi i genitori della quindicenne incinta che a Pordenone, si era rivolta all'avvocato per scongiurare l'eventualità di dover abortire. "L'esposizione mediatica della vicenda - ha detto l'avvocato dei genitori - ha convinto la coppia a cambiare idea. Ordinare alla figlia di abortire, sarebbe stata una scelta eccessivamente severa. Visto come sono andate le cose, i genitori della ragazza si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere la figlia di nuovo a casa". E' stato il clamore della notizia rimbalzata sui giornali e nei telegiornali, a far tornare sui loro passi i genitori della minorenne. Erano convinti che a 15 anni o poco più, un secondo figlio da un 21enne albanese non era una scelta giusta. Prima di questa gravidanza, due anni fa, la ragazzina aveva dato alla luce un altro bambino, figlio dello stesso amore per il giovane extracomunitario, che però era stato dato subito in adozione. Questa volta i genitori sembravano convinti che il bambino non dovesse nascere, che la soluzione migliore fosse l'aborto. La figlia però era contraria e per difendere la sua decisione, si era rivolta ad un avvocato: "Voglio questo figlio. Non saprei sopportare il dolore di un altro allontanamento, né di un aborto". Quando l'avvocato si era già rivolto al giudice tutelare, la questione è diventata di dominio pubblico e il rumore che aveva provocato sui giornali ha indotto i genitori a cambiare idea. "Dopo due anni di silenzio e di indifferenza - ha spiegato Laura Ferretti, l'avvocato dei genitori - le due parti contrapposte si sono scontrate aspramente, facendo emergere tutte le diffidenze e i pregiudizi reciproci. Alla fine di questa discussione, i genitori si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere sia il bambino sia la figlia nella loro abitazione. Una volta tanto, l'intervento mediatico è stato risolutivo". Nel frattempo, il giovane neopapà si è trovato un lavoro e anche la futura suocera si è detta pronta a contribuire alla crescita del nipotino.
SE si tratta di abortire o partorire tocca alla donna, padrona del proprio corpo scegliere, qui siamo di fronte ad un paese ipocrita che non gliene importa nulla della vita ma di negare in qualunque forma si presenti la scelta della donna, di discutere su una libertà della donna che va sempre compromessa ogni volta che è lei a scegliere su come gestire il proprio corpo e la propria vita. Volete vedere che se la ragazza avesse scelto di abortire l'avrebbero costretta a partorire? L'aborto come la maternità è una scelta della donna.
23 Mar 2008
La deprimente situazione delle donne del Sud, intrappolate dai classici, stupidi stereotipi duri a morire
Si conosce benissimo l'assurda e ingiusta disparità che esiste tra uomo e donna, disparità che interessa tutte le sfere possibili e immaginabili. Alla stessa maniera conosciamo altrettanto bene il gap esistente tra Nord e Sud, distanza oramai proverbiale e che sembra dover rimanere per sempre. Ecco, immaginatevi la difficile situazione che possono vivere la donna del Sud Italia. Deprimente.
La donna a casa, l'uomo a lavoro - Diversi rapporti, analisi e studi ci dicono che il Sud Italia è la parte dell'Italia dove è è più alta la percentuale di coppie tradizionali. Oltre un terzo, infatti, è organizzato secondo il modello classico: la donna rivestire il ruolo di casalinga e l'uomo quello del lavoratore che sostiene la famiglia economicamente e contribuisce poco alla gestione della casa. A ricofermare la costante presenza di tale stereotipo è una ricerca condotta dall'Istituto Iard sulle giovani coppie italiane, incaricato da una multinazionale leader nei prodotti utilizzati per l'igiene personale e della casa. Secondo l'indagine condotta nelle regioni italiane del Sud le coppie tradizionali raggiungono il 37% a differenza del 19% del Centro e del 18% del Nord. In Sicilia questa percentuale cresce fino al 50%, ovvero una coppia su due. La Sicilia, dunque, continua ad essere ancora molto legata al modello di famiglia tradizionale, ma rispetto alle altre regioni italiane, la cura dei figli è affidata ad entrambi i genitori. Il dato emerge nella metà delle famiglie siciliane. Quindi, stando ai dati della ricerca, nelle giovani coppie isolane troviamo ancora la donna come ''angelo del focolare'' e l'uomo che ogni giorno va in ''missione lavorativa''. Ll'unica differenza sembra essere la mutazione della figura paterna, non più monolite imperscrutabile da rispettare con devozione da una certa distanza, ma attivamente partecipe alla vita affettiva della famiglia.Nonostante l'avvicinamento del papà ai figli, sempre secondo questa ricerca, un capitolo a parte ha la cura dello studio dei propri figlioli. In Sicilia come nelle altre regioni della penisola, è solitamente la madre ad occuparsi della vita scolastica dei figli, ma nel 20% delle famiglie siciliane c'è però anche la collaborazione del papà.Nella ricerca, poi, le coppie italiane sono state suddivise in tre gruppi, tenendo conto del lavoro domestico della donna, del suo status occupazionale (lavoratrice o casalinga) e del grado di partecipazione dell'uomo alle attività della casa. Le tre tipologie individuate sono state: la coppia tradizionale o "all'antica", (anni '50- '60) che costituisce il 26% del campione totale; la coppia a doppia presenza, a cui appartengono il 38% delle giovani coppie italiane; e infine il modello del futuro, la coppia collaborativa, che si posiziona al secondo posto con un 36%, un modello che risponde al cambiamento in atto nella società moderna in cui la donna, più istruita e ambiziosa, è più partecipe al mercato del lavoro. In alcuni casi la donna svolge il ruolo di lavoratrice e svolge lavori domestici.
se ad esempio andiamo a dare un occhiata ai dati raccolti recentemente dall'Osservatorio di genere di Arcidonna, notiamo chiaramente come continua ad essere profondo il gap che separa donne e uomini in Sicilia, dalla formazione al mondo del lavoro. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi da Arcidonna, nel corso della conferenza stampa di presentazione della campagna "Non pensare a sesso unico", ideata da Feedback e rivolta alla lotta agli stereotipi di genere, a un anno dal conseguimento del titolo accademico solo il 35% delle donne laureate in Sicilia ha un'occupazione, contro il 42,2% dei maschi laureati nei tre principali atenei dell'Isola (Palermo, Catania e Messina).
Il divario tra dottori e dottoresse, come dimostrano gli ultimi dati di AlmaLaurea, si riscontra anche a livello retributivo: la media degli stipendi delle laureate occupate è di 848,5 euro netti mensili contro i 1.172 euro netti mensili dei maschi. Una differenza del 27,5%, il doppio di quella che si riscontra sul suolo nazionale (13,5). Che le donne trovino ad un anno dalla laurea un'occupazione di qualità inferiore agli uomini lo si evince anche da un altro dato: i maschi con un contratto di lavoro a tempo indeterminato sono il 54,5% contro il 40,7 delle femmine [leggi ''L'Italia immobile dei laureati'' di F. Pace]."Il problema - sostiene Valeria Ajovalasit, presidente nazionale di Arcidonna - è che in Sicilia continua a prevalere un orientamento culturale secondo cui il lavoro è per le donne una scelta di second best. Per questo, ci è sembrato opportuno realizzare una campagna di comunicazione integrata per combattere questo fenomeno. Partendo proprio dagli stereotipi di genere, da quei processi che stanno alla base della riproduzione sociale delle discriminazioni. Il motto "Non pensare a sesso unico" sarà il filo conduttore ideale del nostro progetto, "Laboratorio di Pari Opportunità: pratiche per il superamento degli stereotipi", finanziato dall'Unione europea con il Programma Equal (II Fase). Un progetto che coinvolgerà l'università, le scuole, i sindacati e le imprese. Ossia quelle istituzioni sui cui è necessario agire per realizzare una reale democrazia paritaria".
Altri dati sconfortanti sono quelli realtivi alle scelte di studio dei giovani siciliani: presa in considerazione l'intera popolazione femminile iscritta alle quattro università dell'Isola nel 2007, solo il 34,4% opta per i corsi ad indirizzo scientifico, contro il 61,7% dei colleghi maschi.
Al di la di tutto, e qui lanciamo un sassolino senza voler accendere polemiche, vogliamo chiedere alle donne, alle politiche donne, se per caso non è remare contro loro stesse prestarsi a giochi (e ribadiamo: giochi) come quello di rispondere a frivole interviste nelle quali l'intervistatrice chiede se preferiscono il reggicalze o collant, perizoma, slip o culotte? [Intervista di Giulia Cerasoli a Dorina Bianchi (candidata al Senato in Calabria nel Pd), Anna Finocchiaro (presidente del gruppo del Pd al Senato e candidata a presidente della Regione Sicilia), Stefania Prestigiacomo (Pdl), Laura Ravetto (Pdl), Alessia Mosca, (responsabile politica del lavoro del Pd) e Chiara Moroni (Pdl), pubblicata in questi giorni dal settimanale Chi).
- Donne e lavoro: se l'Italia è penultima in Europa... (Guidasicilia.it)
Si conosce benissimo l'assurda e ingiusta disparità che esiste tra uomo e donna, disparità che interessa tutte le sfere possibili e immaginabili. Alla stessa maniera conosciamo altrettanto bene il gap esistente tra Nord e Sud, distanza oramai proverbiale e che sembra dover rimanere per sempre. Ecco, immaginatevi la difficile situazione che possono vivere la donna del Sud Italia. Deprimente.La donna a casa, l'uomo a lavoro - Diversi rapporti, analisi e studi ci dicono che il Sud Italia è la parte dell'Italia dove è è più alta la percentuale di coppie tradizionali. Oltre un terzo, infatti, è organizzato secondo il modello classico: la donna rivestire il ruolo di casalinga e l'uomo quello del lavoratore che sostiene la famiglia economicamente e contribuisce poco alla gestione della casa. A ricofermare la costante presenza di tale stereotipo è una ricerca condotta dall'Istituto Iard sulle giovani coppie italiane, incaricato da una multinazionale leader nei prodotti utilizzati per l'igiene personale e della casa. Secondo l'indagine condotta nelle regioni italiane del Sud le coppie tradizionali raggiungono il 37% a differenza del 19% del Centro e del 18% del Nord. In Sicilia questa percentuale cresce fino al 50%, ovvero una coppia su due. La Sicilia, dunque, continua ad essere ancora molto legata al modello di famiglia tradizionale, ma rispetto alle altre regioni italiane, la cura dei figli è affidata ad entrambi i genitori. Il dato emerge nella metà delle famiglie siciliane. Quindi, stando ai dati della ricerca, nelle giovani coppie isolane troviamo ancora la donna come ''angelo del focolare'' e l'uomo che ogni giorno va in ''missione lavorativa''. Ll'unica differenza sembra essere la mutazione della figura paterna, non più monolite imperscrutabile da rispettare con devozione da una certa distanza, ma attivamente partecipe alla vita affettiva della famiglia.Nonostante l'avvicinamento del papà ai figli, sempre secondo questa ricerca, un capitolo a parte ha la cura dello studio dei propri figlioli. In Sicilia come nelle altre regioni della penisola, è solitamente la madre ad occuparsi della vita scolastica dei figli, ma nel 20% delle famiglie siciliane c'è però anche la collaborazione del papà.Nella ricerca, poi, le coppie italiane sono state suddivise in tre gruppi, tenendo conto del lavoro domestico della donna, del suo status occupazionale (lavoratrice o casalinga) e del grado di partecipazione dell'uomo alle attività della casa. Le tre tipologie individuate sono state: la coppia tradizionale o "all'antica", (anni '50- '60) che costituisce il 26% del campione totale; la coppia a doppia presenza, a cui appartengono il 38% delle giovani coppie italiane; e infine il modello del futuro, la coppia collaborativa, che si posiziona al secondo posto con un 36%, un modello che risponde al cambiamento in atto nella società moderna in cui la donna, più istruita e ambiziosa, è più partecipe al mercato del lavoro. In alcuni casi la donna svolge il ruolo di lavoratrice e svolge lavori domestici.

se ad esempio andiamo a dare un occhiata ai dati raccolti recentemente dall'Osservatorio di genere di Arcidonna, notiamo chiaramente come continua ad essere profondo il gap che separa donne e uomini in Sicilia, dalla formazione al mondo del lavoro. Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi da Arcidonna, nel corso della conferenza stampa di presentazione della campagna "Non pensare a sesso unico", ideata da Feedback e rivolta alla lotta agli stereotipi di genere, a un anno dal conseguimento del titolo accademico solo il 35% delle donne laureate in Sicilia ha un'occupazione, contro il 42,2% dei maschi laureati nei tre principali atenei dell'Isola (Palermo, Catania e Messina).
Il divario tra dottori e dottoresse, come dimostrano gli ultimi dati di AlmaLaurea, si riscontra anche a livello retributivo: la media degli stipendi delle laureate occupate è di 848,5 euro netti mensili contro i 1.172 euro netti mensili dei maschi. Una differenza del 27,5%, il doppio di quella che si riscontra sul suolo nazionale (13,5). Che le donne trovino ad un anno dalla laurea un'occupazione di qualità inferiore agli uomini lo si evince anche da un altro dato: i maschi con un contratto di lavoro a tempo indeterminato sono il 54,5% contro il 40,7 delle femmine [leggi ''L'Italia immobile dei laureati'' di F. Pace]."Il problema - sostiene Valeria Ajovalasit, presidente nazionale di Arcidonna - è che in Sicilia continua a prevalere un orientamento culturale secondo cui il lavoro è per le donne una scelta di second best. Per questo, ci è sembrato opportuno realizzare una campagna di comunicazione integrata per combattere questo fenomeno. Partendo proprio dagli stereotipi di genere, da quei processi che stanno alla base della riproduzione sociale delle discriminazioni. Il motto "Non pensare a sesso unico" sarà il filo conduttore ideale del nostro progetto, "Laboratorio di Pari Opportunità: pratiche per il superamento degli stereotipi", finanziato dall'Unione europea con il Programma Equal (II Fase). Un progetto che coinvolgerà l'università, le scuole, i sindacati e le imprese. Ossia quelle istituzioni sui cui è necessario agire per realizzare una reale democrazia paritaria".
Altri dati sconfortanti sono quelli realtivi alle scelte di studio dei giovani siciliani: presa in considerazione l'intera popolazione femminile iscritta alle quattro università dell'Isola nel 2007, solo il 34,4% opta per i corsi ad indirizzo scientifico, contro il 61,7% dei colleghi maschi.
Al di la di tutto, e qui lanciamo un sassolino senza voler accendere polemiche, vogliamo chiedere alle donne, alle politiche donne, se per caso non è remare contro loro stesse prestarsi a giochi (e ribadiamo: giochi) come quello di rispondere a frivole interviste nelle quali l'intervistatrice chiede se preferiscono il reggicalze o collant, perizoma, slip o culotte? [Intervista di Giulia Cerasoli a Dorina Bianchi (candidata al Senato in Calabria nel Pd), Anna Finocchiaro (presidente del gruppo del Pd al Senato e candidata a presidente della Regione Sicilia), Stefania Prestigiacomo (Pdl), Laura Ravetto (Pdl), Alessia Mosca, (responsabile politica del lavoro del Pd) e Chiara Moroni (Pdl), pubblicata in questi giorni dal settimanale Chi).
- Donne e lavoro: se l'Italia è penultima in Europa... (Guidasicilia.it)
23 Mar 2008



























Sindicazione

16.07.08 @ 10:56:17
da Rosa
Ho seguito tutto il discorso di ...
16.07.08 @ 08:49:15
da Grexia
CIAO CARISISMA...:) sn entrata su messenger..ti ...
12.07.08 @ 16:19:57
da Rosa
ciao rosa, non so se leggerai ...
11.07.08 @ 19:44:54
da wonderely