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Affissione degli articoli inviati il: 10.03.08

Il mio blog torna ad essere attivo a settembre. Se volete far parte della mailing list cliccate su registra. Un saluto. Rosa.




no alla violenza sulle donne
Sgarbi è sgarbato con le donne
Ho letto una notizia scioccante il giorno dopo la festa delle donne!!! Pare che Sgarbi sia dell'idea di voler creare un quartiere a luci rosse a Milano. La notizia mi ha alquanto scioccata perchè delinea il poco rispetto e il maschilismo di questa specie di energumeno dopo la sua sparata sull'autopedofilia che mi ha fatto cadere braccia e gambe.
Siamo già in emengenza per quanto riguarda il trattamento della donna tra mercificazioni e violenze, se poi si inizia a creare un quartiere che da il colpo di grazia alle donne, considerandole oggetti del piacere maschile, solo perchè a questo mondo gli uomini non sanno più approciarsi alle donne se non usando la violenza e non sono più buoni nemmeno a soddisfare la donna sessualmente. Con questa iniziativa non si farà altro che aumentare la prostituzione, e aumentare la tratta delle schiave.

Questa frase denota la bassa cul-tura che sta invadendo il nostro paese:

La possibile zona in cui, secondo Sgarbi, dovrebbe essere creato un polo hard è il quartiere della Bicocca, a nord della capitale, dove sorgono il Teatro degli Arcimboldi, l'Università degli Studi, l'Hangar che ospita i lavori dei più grandi artisti contemporanei.

a moda sua vuole eliminare la prostituzione intesa come sfruttamento, ma creando prostitute di alto borgo, non fa altro che creare mercificazione su mercificazione e dare concorrenza ai criminali.

Tra i critici c'è anche il presidente della Provincia di Milano, il democratico Filippo Penati:
"Un giorno il Comune propone il kit antidroga, quello dopo i quartieri a luci rosse. Un atteggiamento un po' schizofrenico. È doveroso, invece, pensare alla dignità delle donne, non al comfort del cliente". 

Così la violenza alle donne viene legalizzata....
Mentre  in Olanda è stato eliminato e si fanno passi avanti per restituire alla donna la dignità, in italia si va in controtendenza e si fa di tutto, tanto è stato fatto quest'anno per eliminare la dignità della donna e ridurla ad una "cosa".
Si pensa a legalizzare la mercificazione del corpo femminile, e a dare più comodità e libertà a delinquenti alla pari di stupratori che usano il corpo femminile, ma nessuno pensa alla dignità umana di donna, trattata come un oggetto e nessuno si impegna per contrastare discriminazioni e violenze. Questa è una violazione dei diritti umani. Bisogna abolire la prostituzione che sia sfruttamento o che sia prostituzione autonoma, non cercare di incoraggiare questo triste fenomeno.

Marco Gianfala, presidente del comitato «Vivibicocca », osserva: «Abbiamo il più alto tasso di natalità di Milano ». Stoccata all'amministrazione: «Sono anni che chiediamo strutture per i bambini. Se questa è la risposta del Comune...». Coro unanime: «Lo facciano da un'altra parte». Perché il problema è tutto qui: la paura che il mercato del sesso porti degrado, spaccio, violenza.

ma sentiamo altre sue altre imprese "intellettuali"

"La pedofilia non esiste, se non intesa nel senso criminale della parola, perché, se è vero, come è scritto in un libro, che le ragazze la danno via a 12 anni, vuol dire che sono auto-pedofile". Lo ha dichiarato Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura del Comune di Milano, in un'intervista rilasciata a Klaus Davi per 'KlausCondicio', il primo contenitore di approfondimento politico in Rete, in onda su 'YouTube'.

"Stabilire un'età in cui si può parlare di atto criminale è sbagliato, io ho semplicemente detto che la parola pedofilia viene usata spesso in modo improprio perché, nella disponibilità di una persona, anche di giovane età, ad avere rapporti sessuali, c'è qualcosa che non si può criminalizzare".

"Non c'è pedofilia a partire dal momento in cui una bambina non patisce, ma - conclude Sgarbi - decide autonomamente di andare in discoteca, fare la cubista o addirittura vendersi".

Qui si nota addirittura che accusa di pedofilia le vittime e non i porci che vanno con queste ragazzine. Notevolmente vomitevole il fatto che ancora centro dei suoi pensieri è sempre e comunque il corpo delle donne, grandi o piccine che siano.

Mi rivolgo a Sgarbi, la chiesa e i suoi seguaci che promuovo crociate contro l'autodeterminazione e la dignità di donna:

A mio parere si fa troppo per gli uomini e poco per le donne. Quando la questione è maschile le iniziative si lanciano eccome, anche se ledono la dignità altrui e credo proprio per questo, una società patriacale è una società contro le donne. Dare troppi diritti all'uomo e troppa libertà sessuale, lede la dignità e il rispetto della donna come essere umano, mentre noi donne che abbiamo tanti partners (per il puro piacere femminile) siamo tacciate come quasi delle criminali, mercificare il corpo umano (femminile) per il piacere maschile a quanto pare sembra legale, giusto perchè gli uomini hanno troppa libertà anche quando si tratta di stupro e sfruttamento della prostituzione, che devono necessariamente ledere la dignità della donna. 
Mi complimento per l'aridità e la squallidezza di codesto energumeno. 
Bisogna smetterla di creare un mondo a misura di uomo allo scopo di umiliare la figura della donna. In Italia si sta respirando un clima inivibile per le donne, minacciate da soggetti che le vogliono come cose e non come esseri umani, in un Italia troppo a misura di uomo che della libertà femminile non ne lascia traccia, come in una serata nella strada di periferia alle dieci di sera tornando dal lavoro.

10 Mar 2008
Rosa · 196 visite · 10 commenti
Categorie: Violenze su minori, Prostituzione
La caccia alle streghe continua....
Una vicenda sconvolgente del suicidio del ginecologo Ermanno Rossi, in servizio presso l’Ospedale Gaslini di Genova, indagato per il sospetto di aver effettuato aborti clandestini, senza rispettare la Legge 194, oltre a riportarci indietro di 30 anni, solleva il velo su alcune malefatte vaticane.
La prossima visita di Ratzinger a Genova, per esempio, che – guarda caso – prevedeva una tappa anche all’ospedale in cui lavorava Ermanno Rossi.
Tutto è nato dopo il racconto di una giovane donna. In un primo tempo si era rivolta all’ospedale Galliera. Di fronte alle difficoltà incontrate nell’ospedale della Curia, ha deciso di scegliere (o qualcuno l’ha indirizzata) la via dell’intervento in uno studio privato. La vicenda è giunta alle orecchie di un’amica della donna, una volontaria antiabortista, che ha chiesto un incontro al pm Sabrina Monteverde. Poi le indagini affidate al Nas, con intercettazioni telefoniche e pedinamenti. [...]
Il materiale sequestrato dai Nas, che ieri pomeriggio hanno consegnato al pm Monteverde i verbali di sequestro, è stato giudicato «interessante». Il pm Monteverde avrebbe trovato conferma alle accuse. Accuse che riguarderebbero nove casi di interruzione di gravidanza in contrasto con quanto prevede la legge 194. Che vieta gli aborti fuori dalle strutture sanitarie, oltre i 90 giorni di gestazione e in caso di minorenni, per le quali è indispensabile l’autorizzazione del tribunale dei minorenni.

Che pericoli porta alla chiesa una donna che abortisce? la troppa libertà della donna che sta dando contrasti ad un modello dove la donna dev'essere poco libera rispetto all'uomo?

Il 7 marzo a Bologna, davanti una farmacia, un gruppo di attiviste, hanno fatto una manifestazione di protesta per lanciare "una campagna di boicottaggio alle farmacie che non vendono il contraccettivo di emergenza (pillola del giorno dopo), lanciando del polistirolo a forma di pillola, con uno striscione “Fuori i nostri corpi dal vostro controllo” "Boicotta chi decide per Te!"  e attaccando adesivi sulla vetrina della farmacia. Il responsabile della farmacia aveva reagito in modo molto violento, insultando, aggredendo una delle militanti e cercando di stapparle il megafono, denunciando poi le manifestanti." La polizia si è presentata (chissà perchè quando una donna denuncia una violenza la polizia non c'è mai) La chiesa bolognese “scomunica” i militanti del Tpo che venerdì hanno protestato contro i farmacisti obiettori, sulla vendita della “pillola del giorno dopo”, e dedica loro un aggressivo editoriale sulla prima pagina di Bologna Sette, il supplemento bolognese del quotidiano Avvenire, organo dei vescovi italiani, che hanno espresso SI ALL’OBIEZIONE e righe di denuncia contro i manifestanti.
Quindi la difesa di un presunto diritto che però equivale ad un proprio e vero reato. Vista la presa di distanza del Presidente dei farmacisti bolognesi, Franco Cantagalli, dagli obiettori e soprattutto una circolare del 17 novembre, dell’ordine, che informa i farmacisti che se non rispettano la legge solo punibili con una multa, dai 3000 ai 18.000 euro, e soprattutto rischiano di essere incriminati per: « Omissione o rifiuto di atti d’ufficio e interruzione di servizio pubblico». Un vero e proprio reato sanzionato penalmente.

Nell’editoriale però sono sotto accusa i manifestanti:

«Se gli occupanti vogliono fare del loro corpo quello che più gli piace facciano pure, ma non pretendano di ottenere con la violenza e simili manifestazioni la cooperazione di chi, sulla base di dati medico-scientifici e professionali, è profondamente contrario: se così fosse violenterebbero la libertà personale e professionale di coloro che esercitano un servizio sanitario».
 
Va bene la condanna della violenza ma l’appello alla libertà professionale si scontra contro il rispetto del codice deontologico e soprattutto la legge: «Come già a suo tempo evidenziato in una precedente circolare non è previsto per i farmacisti l’obiezione di coscienza nella dispensazione dei farmaci». Questa l’informazione che hanno ricevuto tutti i farmacisti della città e firmata dal presidente Cantagalli.
Per di più un farmacista bolognese è indagato dai Nas.

sentite come si difendono:

 «Grande amarezza suscita questo episodio di violenza perchè le forze dell’ordine intervenute si sono limitate a proteggere i farmacisti, ma non hanno provveduto nè ad allontanare il gruppo nè a garantire il regolare esercizio del presidio sanitario della farmacia ». Parole chiare e soprattutto si sottolinea una strategia della tensione contro gli obiettori: «Sorge perciò naturale il timore di non essere più difesi all’interno delle proprie mura.
E’ molto verosimile che il fatto di via Massarenti abbia uno scopo intimidatorio: hanno voluto colpire una farmacia per educare centinaia di farmacisti. Questa è la strategia del terrore!». Insomma si tratta di una vera e propria guerra ideologica e la pillola del giorno dopo non viene considerata un farmaco: « Non cura nessuno e non ha nessun effetto terapeutico, a meno che non si vogliano considerare il concepimento e la gravidanza delle malattie. Ma allora all’origine dell’esistenza di ognuno di noi ci sarebbe una malattia! Che assurdità! Il ’Norlevò non è un farmaco, perciò non si può invocare il diritto alla salute per ottenerne la commercializzazione, e a maggior ragione è doverosa l’obiezione di coscienza ».

Questo l’invito ai farmacisti che secondo altre letture viene considerato un appello a trasgredire la legge, almeno fino ad oggi, che vieta l’obiezione di coscienza. pazzesco!


Facciamo chiarezza che qui non stiamo parlando di aborti ma stiamo parlando di contracezione, dove la donna sta trovando difficoltà anche nell'esprimere la propria libertà sessuale. La chiesa sta attuando una vera e propria battaglia sui nostri corpi anche sulla contraccezione. Appaiono violente chi vuole essere libera con il proprio corpo e la sessualità, ma appaiono nel giusto chi si oppone (xperchè questa è la violenza) di dare libertà alla donna, in argomenti che non dovrebbero nemmeno riguardagli. E' scandaloso il fatto che alla donna gli viene tappata la bocca su un diritto che gli spetta trattata come un oggetto senza parola e quelche più scandaloso che questo è una grave lesione e attacco alla democrazia, al laicismo e alla parità sessuale.



10 Mar 2008
Violenza sessista a parma


LEGGETE UN AVVENIMENTO DI GRAVE ENTITà NEI CONFRONTI DELLA LIBERTà DELLE DONNE E DI QUANTO LA CULTURA DELLO STUPRO SIA PROMOSSA DA CERTI ESPONENTI ALLO SCOPO DI VIETARE LA LIBERTà ALLE DONNE DI ESPRIMERSI E DI DIRE LE PROPRIE IDEE, simile all'episodio di Franca Rame.

Sabato 8 marzo, sul ponte di mezzo, la Rete, eterogenea ed autorganizzata, delle donne di Parma, ha indetto un presidio per la giornata della festa della donna. Il nostro intento non era quello di celebrare la giornata come semplice ricorrenza con le solite mimose, ma di rivedere la figura femminile all’interno della società e in relazione alla sua vita quotidiana. Ci riferiamo al modo in cui la donna sempre più frequentemente viene vista o come vittima di abusi sessuali o come carnefice della propria prole. 

E in entrambi i casi il modo in cui le istituzioni rispondono si concretizza in un controllo sempre maggiore delle libertà individuali e collettive (attacco alla legge 194, proposta di microchip tascabili in collegamento diretto con la questura, telecamere).

Per condividere tali discorsi con tutta la città, ci siamo dirette verso piazza Garibaldi. Percorrendo via Mazzini siamo state accolte da militanti della Lega Nord che, “decorati” da celtiche e svastiche, ci hanno sarcasticamente applaudito, e poi insultato e minacciato con gesti volgari e intimidatori e, testuali parole: “venite qua, che vi violentiamo”, “troie”. Apparte il fatto di questo odioso collegamento tra l'essere troie e l'essere vitime di stupro.

Ancora una volta alcuni organi della stampa cittadina pubblicano informazioni non rispondenti alla realtà, che fanno passare gli aggressori per vittime, ribaltando gli avvenimenti.

Chi regala violette alle donne per l’otto marzo e si dipinge come protettore per mezzo di ronde per la sicurezza è lo stesso che incita alla violenza sessista e all’intolleranza di qualsiasi genere.


Perfino l'otto marzo onde di maschilisti infieriscono contro le donne citando lo stupro. Oltre a chiedermi cosa hanno da vantarsi stuprando una donna, visto che è un mezzo che utilizzano gli animali, mi chiedo cosa sta succedendo in questa italia dove la questione femminile, sopratutto se presa in mano è centro di violenze da parte di fondamentalismi contro le donne. Ribadisco ci sono sempre stati sotto forma di stupri, botte e violenze di ogni tipo in famiglia e non, ma sono usciti allo scoperto quando la donne sono uscite altrettanto allo scoperto, ma questo episodio ha dimostrato l'ennesima misoginia in questo Paese e dimostrando quanto siamo lontani dalla parità. Io trovo veramente ingiusto che quando una donna vuole parità, tutti vanno contro di lei minacciandole con mezzi disumani. Abbiamo chiesto di lasciare stare i nostri corpi, di avere parità nel lavoro e di non subire violenze..La peggiore è quando queste violenze sono promosse da un gruppo politico. Da notare la volgarità di certi uomini.

10 Mar 2008
Rosa · 606 visite · 13 commenti
Categorie: Violenze di genere, Attacchi, fascismo
COSA VEDE UN RAGAZZINO CHE GUARDA LA TV? le nostre ministre parlano della condizione femminile in Italia
"Cosa vede un ragazzino che guarda la tv? Vede donne svestite vicine a uomini vestiti di tutto punto. Vede donne che cadono in deliquio per un detersivo. Questo ragazzino si chiedera' se le donne hanno anche un cervello...Allo stesso tempo le poche donne manager hanno l'immagine di Crudelia Demon. Tutti si chiedono se hanno distrutto la loro famiglia. Puo' sembrare stupido, ma questa e' l'immagine che filtra...". Emma Bonino, leader radicale e una delle 6 ministro donna del Governo Prodi, ha letto questo videomessaggio ad un convegno sulle donne.

"L'accesso delle donne al mercato del lavoro in Italia - conclude Bonino - e' lontano dalla media europea. Quante sono poi le donne ingegnere in Italia?".Poche, ancora poche, ministro Bonino. E soprattutto quelle che ci sono guadagnano circa il 30% in meno dei loro colleghi. Ma la televisione non e' la sola imputata. Vogliamo parlare dei modelli proposti dai pubblicitari? O dei programmi scolastici e dei libri di testo che ignorano le donne, anche se poche, che si sono distinte nei vari campi? Come ignorare, infine, la separazione di ruoli e funzioni che avviene nei primissimi anni dell'infanzia sia in famiglia che nelle scuole materne (qualcuno ci spieghi poi perche' continuare a chiamarle materne e non prevedere un adeguato contributo maschile nell'insegnamento di quel periodo)? A questo punto, allora, perche' Emma Bonino non propone una serie di spot,
proprio da trasmettere in tv, che raccontino le donne italiane di oggi?
E cosi' Bonino ha riunito intorno ad un tavolo alcune giornaliste per lanciare un'offensiva mediatica che si proponga di e comunicare la realtà e il disagio della vita al femminile in una società che punta a bloccare la crescita della donna al di fuori delle mura domestiche


TURCO, SERVE NUOVA LIBERAZIONE DA STEREOTIPO VELINA

"Le ragazze oggi sono bombardate da messaggi distorti in cui la bellezza si misura in etti, in certe fatture del corpo e in una determinata disponibilita' sessuale. Devono liberarsi dalla schiavitu' degli stereotipi che vedo ritornare e non disperdere cio' che e' stato conquistato in passato". Il ministro della Salute, Livia Turco, ha lanciato un allarme contro il modello di bellezza 'da velina' che ritiene sia ormai dilagante. "Le donne della mia generazione e di quella prima hanno dovuto liberarsi dagli stereotipi legati all'identificazione in un ruolo. Ho l'impressione che oggi sia peggio di allora e che questa battaglia la dovrete fare anche voi", ha detto dal palco  alle giovani studentesse presenti ad un convegno organizzato a Torino.  "Il diritto piu' importante per le donne - ha proseguito il ministro - e' quello di essere se stesse aggiungendo che "la bellezza e' avere fiducia in se', scoprire i propri talenti, potersi sperimentare e riproporre anche i valori che sono propri dell'esperienza delle donne". E infine la Turco ha difeso il diritto di diventare madri. "Non vorrei che queste giovani donne dovessero rinunciare all'esperienza della maternita'. Nella societa' di oggi non c'e' nessuna immagine del valore della madre e della bellezza del crescere un figlio". Si sta perdendo, ha concluso il ministro, l'idea che "dalla maternita' scaturiscono valori propri del genere femminile, ad esempio il valore della cura".




Uno sguardo alle nostre grandi ministre che prendono in mano la questione femminile in Italia nella società e nei media. La Bonino si preoccupa l'effetto che puo dare una visione della donna nei media agli individui di sesso maschile che crescono con questi stereotipi,la Turco si pone il problema dell'effetto che puo dare ad un individuo di sesso femminile, in un era dove nesuno si pone il problema, che è molto scandaloso, anzi, esigono di essere velina perfino in parlamento.


10 Mar 2008