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no alla violenza sulle donne
Ancora un "uomo" capolista? PD, partito dell'apparente democrazia
normal_madia.jpg picture by kikkazzQuesta è la conferma di quanto devi essere uomo per essere eletta in parlamento ed arrivare capolista, ma a noi che ci cambia se una è fisicamente una donna ma di testa è un uomo? Tattica studiata a tavolino? Pare che in questo paese non si vogliono capire le questioni del perchè noi vogliamo più donne in Parlamento, per difendere i nostri diritti che con troppi uomini in parlamento sono parziali: L'intervista integrale alla capolista (se sei uomo infatti ti meriti il capolista e meglio se sei contro le donne)del Pd in Lazio

Il no all’aborto e all’eutanasia e il sì alla famiglia naturale di Marianna Madia

“L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”

Marianna Madia, capolista nel Lazio per il Partito democratico alle prossime elezioni, bella e bionda ventisettenne indossata da Walter Veltroni come fiore all’occhiello dei volti nuovi che svecchieranno la politica italiana (eh??), parla al Foglio di famiglia, aborto ed eutanasia con la sicurezza (e anche un po’ il coraggio) di chi crede in quello che dice. Dopo gli sfottò (anche di questo giornale) per la sua prima uscita pubblica (“porterò la mia inesperienza in Parlamento) e dopo essersi presentata due giorni fa alla stampa come “candidata della generazione Erasmus”, approfondisce oggi uno dei temi principali della sua campagna elettorale, il sostegno alla famiglia, partendo dalla radice: “L’aborto è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”. Madia è per la libera scelta della donna (ma ci sei o ci fai?), “ma sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita”. Dice che ogni vita umana che non nasce è un fallimento, per questo la politica deve fare in modo che la scelta per la vita sia sempre possibile. “L’essere umano va tutelato prima di tutto” (da prima pareva di no), dice. Ma come creare questa nuova concezione culturale? “Serve una convergenza di ideali, solo in un dibattito aperto si può arrivare a condividere questa concezione per cui la vita è vita dall’inizio alla fine”. Non si sente di sottoscrivere la moratoria, “ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella ‘riumanizzazione della vita disumanizzata’ che ritengo necessaria oggi. La richiesta di moratoria però non mi sembra l’approccio giusto per affrontare un problema che comunque sento anch’io come decisivo oggi”. Fino alla morte naturale… “Io sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia ma penso che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o dai suoi parenti”. Dunque un no all’aborto e all’eutanasia come presupposto di un’idea di famiglia che per Marianna Madia deve essere “lo strumento che ci proietta verso il futuro”(come farai tu ad abortire? ah giusto tu te lo potrai permettere ed andrai all'estero?). La capolista laziale del Pd dice che “molte logiche di sviluppo della nostra società sono al capolinea, vanno ridefinite”(Giusto è uomo quindi metterla capolista). Bisogna capire quali strumenti possano garantire una “crescita qualitativa” duratura. “Un paese che non fa figli non ha futuro. La famiglia è il presupposto per questa crescita”. In effetti il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi del mondo. “Ecco perché la politica deve permettere di fare e crescere una famiglia, meglio se numerosa. Le politiche sulla casa e di lotta al precariato devono essere pensate in quest’ottica”. Sì, ma di quale famiglia si sta parlando? “Personalmente quando parlo di famiglia, e della sua relativa tutela, mi riferisco a quella che sta nella costituzione”. Sì o no ai pacs, allora? “La libertà personale va rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere pubblicamente diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. La politica deve aiutarli. Innanzitutto con strumenti economici e sociali: “Tra le nostre proposte c’è quella del ‘bonus bebè’ di 2.500 euro per ogni figlio che nasce”. Dice che è necessario che ci sia sussidiarietà tra i vari livelli di governo: “Non per forza deve essere lo stato a intervenire: a Roma ad esempio grazie al comune il terzogenito di una famiglia non paga la retta dell’asilo nido”. Occorre poi, prosegue Marianna Madia, “facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia. Per questo serve maggiore flessibilità nel lavoro e meno precariato”. Parla poi di strumenti culturali, di una “cultura della vita” che sia per davvero “tutela della vita in tutte le sue fasi e condizioni”. Dal concepimento alla morte naturale? “Sì, penso che l’operazione culturale debba partire dalla tutela fin dal concepimento. Solo così nessuna donna, pur potendolo fare, sceglierà di non abortire”. Per Madia “occorre riumanizzare la vita disumanizzata”, e per farlo, dice, bisogna mettere “l’individuo al centro”. 

di Piero Vietti
 

Un' altra raccomandata anzi raccomandato....
28 Mar 2008
Rosa · 65 visite · 0 commenti
Categorie: Quote Rosa, Aborto, Autodeterminazione
Contestazione a Giuliano Ferrara durante un comizio in piazza Castello x la lista "Aborto? No, grazie!"
Il coordinamento di donne "Sommosse-Torino" oggi pomeriggio, 27 marzo, ha dato vita a un presidio spontaneo in piazza Castello, ultima tappa in ordine di tempo della presentazione della lista elettorare di Ferrara "Aborto? No, grazie!".
 In una piazza blindata per garantire lo svolgersi di un comizio che si è in realtà configurato come una conferenza stampa di poco più di 15 minuti data la totale assenza di pubblico (per evitare il confronto con la piazza vuota e ostile Ferrara ha evitato il palco già allestito e si è rintanato sotto i portici con i soli giornalisti e la scorta) abbiamo rivendicato ancora una volta, così come già avvenuto in altre città, che le uniche ad avere diritto di parlare e decidere sul corpo femminile sono le donne e che non tolleriamo campagne elettorali giocate sulle nostre vite.
Il tentativo di Ferrara di acquisire consensi si è rivelato vano se non fosse per l'attenzione che gli viene tributata dai media sempre pronti a prestare attenzione persino ad un comizio inesistente.
Al palco vuoto di Ferrara e alla "sua" piazza deserta, noi contrapponiamo i percorsi di autodeterminazione che molte femministe e lesbiche stanno costruendo e che hanno portato negli ultimi mesi a grandi mobilitazioni, dal 24 novembre agli 8 marzo in tutte le città: a Torino le nostre strade si sono riempite di 10.000 corpi e voci che non possono essere messi a tacere dagli strepiti di ingombranti personaggi che cercano di invadere le nostre vite.
Oggi, nonostante la pioggia e nonostante l'atteggiamento arrogante della polizia, in tante abbiamo gridato a Ferrara che  su maternità, contraccezione, aborto la scelta è solo nostra e non tolleriamo dictat e strumentalizzazioni elettorali da nessuno!


"SUL NOSTRO CORPO DECIDIAMO NOI!"

Nel 1978, in seguito ad anni di lotte per l'autodeterminazione femminile, viene approvata la legge 194 per regolamentare le interruzioni di gravidanza. La 194 è una vittoria per le donne che vedono finalmente riconosciuta la possibilità di decidere autonomamente sul loro corpo senza dover mettere in gioco la propria vita sui tavolacci di un ambulatorio clandestino; ma più in generale è una vittoria per tutt* coloro che ritengono che a decidere sulla sessualità e sugli aspetti più intimi dell'esistenza non dovrebbero essere le gerarchie ecclesiastiche. 

Questa legge è un primo e minimo passo (a cui nella realtà ben pochi ne sono seguiti) per riconoscere alla donna un ruolo diverso nella società, svincolandola dall'unico ruolo in cui per anni è stata relegata: quello di generare figli indipendentemente dai suoi desideri.
In tutti questi anni gli attacchi alla libertà delle donne di decidere sul proprio corpo non sono venuti meno. Ci hanno pensato le gerarchie ecclesiastiche, i gruppi di "estremisti per la vita", come i clerico-fascisti del "movimento per la vita", che si sono subdolamente intromessi negli ospedali e nei consultori e, con farseschi strumenti di disinformazione hanno da sempre attuato un lavoro di intimidazione e colpevolizzazione contro quelle donne che, dovendo ricorrere ad un'interruzione di gravidanza, si sono trovate in una situazione ancor più difficile e dolorosa.

Negli ultimi anni tuttavia lo scenario politico ha svoltato a loro favore, trovando appoggio in una trasversale presenza fondamentalista-cattolica all'interno di ogni schieramento politico; dalle dame in cilicio del centro-sinistra al buon vecchio Bondi, si è innescata una corsa al compiacere le sempre più retrograde volontà vaticane: passando da una legge del tutto insensata sulla fecondazione assistita, attraverso l'impossibilità di riconoscere le coppie la cui sessualità non è conforme ai canoni cattolici, si è giunti alla sferzata finale sull'onda della provocatoria, quanto opportunistica, "moratoria sulla pena d'aborto" proposta da Giuliano Ferrara.
Nella sua proposta Ferrara definisce la pratica dell'interruzione volontaria di gravidanza "un fenomeno mostruoso per quantità e genocidi, un fenomeno aberrante per qualità sessista ed eugenetica a sfondo razzista, una pulizia etnica sistematica, soppressione violenta degli esseri umani concepita come strumento di pianificazione familiare e di utilitarismo eugenetico transumano". E sempre secondo Ferrara la moratoria si configurerebbe quindi come "la scelta di rendere chiaro, di formalizzare filosoficamente e giuridicamente, e anche eticamente", questa risposta di rifiuto e opposizione alla pratica dell'aborto.
Nel testo di Ferrara è sottolineata l'inesistenza di un reale soggetto decisionale femminile, condannando la donna a scomparire dietro la  retorica mediatica di una "vita" virtuale e divina, svincolata dai desideri e dalle priorità terrene. L'autodeterminazione viene definita "nichilista e autolesionista" come ad indicare il vuoto che le gerarchie ecclesiastiche associano alla donna (un vuoto da colmare unicamente con i figli) e, come per esplicitare che le donne, autodeterminandosi, vanno a ledere un presunto ordine naturale delle cose, sfidando la natura stessa della vita umana. 

E' davvero incredibile e davvero poco tollerabile che ancora qualcuno tenti di mettere in discussione la legalizzazione dell'aborto e che si parli delle donne come di menomate mentali non in grado di intendere e di volere, incapaci di gestire le proprie scelte responsabilmente o addirittura come delle mostruose omicide che senza scrupoli premeditano l'assassinio di ciò che potrebbe/dovrebbe diventare un nuovo essere umano. Se non bastasse, il concetto di autodeterminazione della donna, un'idea (nonché una pratica) che parrebbe assodata e condivisa dopo decenni di faticose lotte, viene ora riletta e interpretata in chiave ideologica, come fosse una pretesa abusiva o un'invenzione e non un diritto.

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28 Mar 2008
Rosa · 463 visite · 1 commento
Categorie: Aborto, Iniziative femministe, MaJin Bu
Sexy Shock un altro porno è possibile
di Cristina Petrucci (vedi articolo sulla Repubblica)

La pornografia è la teoria, lo stupro è la pratica», dicevano le femministe negli anni 60 e 70. Da allora, però, molte cose sono cambiate. L’americana Annie Sprinkle, pornostar e femminista, è stata la prima a suggerire e a mettere in pratica l’idea che la liberazione delle donne potesse passare anche attraverso l’industria dell’hardcore. La sua amica e collega Candida Royalle, poi, ha fatto anche di più, creando nel 1980 Femme Productions, la prima compagnia che produce film erotici creati da e per le donne. Ora il loro messaggio, “Fatti il tuo film porno”, sta ispirando tutta una nuova generazione di artiste e attiviste del “grrl power” in Usa ed Europa. A cominciare da due ragazze spagnole. Águeda Bañón e María la cui missione è andare in giro per il mondo a tenere workshop sulla pornografia e il femminismo.

Le “aspiranti pornostar” imparano tecniche e pose da ripetere poi di fronte a una telecamera. Nulla a che vedere con quello che si trova nei film porno classici, ma neanche in quelli cosiddetti alternativi come l’italiano Mucchio Selvaggio, diretto da Matteo Swaitz dove, al di là dell’ambientazione underground e della presenza dei rapper Club Dogo e Truceklan e della suicide girl Violetta Beauregarde, si vedono gli stereotipi maschilisti e le scene tipiche dei prodotti più commerciali.

Per fortuna, però, qualcosa di nuovo si sta muovendo anche nel nostro paese: «Abbiamo deciso di riappropriarci di pratiche erotiche e sessuali che di solito vengono considerate offensive o pesanti per le donne», racconta Elena, proprietaria di Betty & Books, il primo sex shop aperto in Italia da un collettivo femminista, il Sexi Shock, nato all’interno del centro sociale TPO di Bologna. «La decisione di vendere dei sex toys viene proprio da questo percorso. Ci siamo accorte che al collettivo venivano donne che ci chiedevano oggettistica di vario genere, da qui la decisione di aprire un negozio. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, non vengono ragazze o donne “alternative” ma proprio ragazze “normali”, soprattutto lesbiche giovanissime dai 18 ai 25 anni». Ai tradizionali sexy shop così poco invitanti, per non dire squallidi, si stanno dunque affiancando timidamente negozi “women friendly”, pensati appositamente per il pubblico del gentil sesso. Libri, giocattoli erotici, cataloghi d’arte, riviste internazionali, abbigliamento e accessori. Paradossalmente, vi si può trovare di tutto tranne i film porno: «Le nostre clienti ce li chiedono ma purtroppo il tipo di distribuzione che arriva in Italia è solo commerciale, da cui il porno al femminile è completamente escluso. Quindi non ne vendiamo perché non ci danno sufficienti garanzie contro lo sfruttamento delle ragazze o sull’uso dei preservativi».

Ancora una volta, la risposta è “Do It Yourself”: «A ottobre abbiamo inaugurato una serie di workshop chiamati ConSensuality per insegnare a giocare con gli oggetti che vendiamo e con la pornografia», ci spiega Elena. «La parola chiave è “safe sex”, sesso sicuro, sia per la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, ma soprattutto per scoprire quali sono le nostre reali fantasie e condividerle con il o la partner». Gli argomenti sono dei più vari, dal burlesque al bondage, dal fisting all’uso dei sex toys. L’idea è che qualsiasi fantasia sia legittima, a patto che vada di pari passo con la consensualità. «Per esempio, se si vuole fare del bondage (ovvero, l’arte di legare, nda), ci sono delle cose che bisogna sapere sulla circolazione sanguigna. Esplorando le fantasie relative all’atto di legare o essere legate, si lavora anche sul concetto di potere. Abbiamo dovuto fare un discorso lungo un’ora per spiegare che legare non è un gioco di potere e che c’è una netta separazione tra sadomaso, sessualità e bondage».

Tra tutte le insegnanti che hanno partecipato ai workshop, abbiamo incontrato Daniela Crocetti, un’italoamericana di 32 anni laureata in antropologia del corpo, queer performer, “mental masturbator” e che dal 1995 pratica fisting vaginale. A vederla così, con il faccino dolce e pulito e la voce appena percepibile, non diresti mai che si tratta dell’insegnante più richiesta.

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27 Mar 2008
I nuovi modelli femminili sempre più lontani dal mondo reale.

A proposito di donne e mass media, quale scrivo un immensità di articoli, parlando della donna-oggetto, la pornostar, la velina pronta a vendersi, ora vorrei spostarmi in un altro modello proposto dai nostri mass media sempre e comunque lontani dalla vera figura di donna, che ho trascurato.
L'anno scorso come sappiamo ci hanno fatto du palle quadre e tonde con Paris Hilton, l'ereditiera, conosciuta da questa poesia manzoniana: "Sei bella, sei famosa e ti sbavano dietro... Cosa puoi volere di più dalla vita?" , che fa sempre shopping, che spende un terno al lotto per comprarsi un paio di scarpe,che finisce in carcere, seguita da Britney Spears e infine Elisabetta Gregoraci. Quest'anno chi troviamo? proprio Carla Bruni. E' dappertutto, elogiata da giornali che incarnano in lei la donna perfetta solo perchè contrae un matrimonio con un uomo di potere e fa la bella vita, classico stereotipo sulle donne. Infatti non a caso, tralasciando le veline, la figura di donna che compare molto sui nostri mass media è la vip, nei rotocalchi, che parla del suo intervento al seno, del suo vestitino nuovo e del suo nuovo fidanzato/calciatore o Briatori vari.
Si parla di Carla in ogni tg, già giusto che in Italia ci disinformano, della sua bella vita, dei suoi abiti firmati, dei suoi sexy calendari e più ne ha più ne metta e continuo a chiedermi perchè la tv debba mostrare un modello di donna nullafacente, sposata con il miliardario, possibilmente amante della bella vita, quando poi le VERE donne sono quelle che si fanno un mazzo così per arrivare a fine mese, con la famiglia a carico, che pagano l'affitto e non certo spendono quanto un affitto per comprarsi una borsetta firmata, che lottano contro la precarietà e snobbate con la battuta di Berlusconi, che poi si ricollega a questo stereotipo della donna ereditera, viziata e frivola.
BASTA BOICOTTIAMO CARLA BRUNI.
27 Mar 2008
Rosa · 44 visite · 0 commenti
Categorie: Donne e mass media
..e chi gioca a mercificare il corpo delle donne
donne e mass mediaC'E' chi scrive "cerco un aiuto domestico". E invece vuole sesso in cambio di un tetto, una stanza. Perché desidera una ragazza che si muova per casa, che entri ogni tanto gli faccia compagnia. Una donna con la quale ridere davanti alla tv. "Offro a ragazza italiana o europea max 32 anni posto in camera doppia centro di Milano. Completamente gratis. Prestazioni saltuarie da concordare. Sono un professionista di 29 anni, sano e pulito".

Per avere quella ragazza si va su internet, ci si affida ad una bacheca virtuale, un portale di annunci. Si spera che dall'altra parte, davanti al computer, ci sia una studentessa, magari fuori sede, senza troppi soldi. Una disponibile. E la si trova. Perché se decine e decine sono i messaggi di maschi che cercano e che ogni giorno vengono pubblicati da portali conosciuti e rispettabili, parecchie sono le risposte delle ragazze.

"Ho bisogno di mini appartamento e persona discreta con cui condividere affitto in zona centrale. Sconto in cambio di sesso". Repubblicatv ha incontrato gli uomini che preferiscono la scorciatoia. Ha risposto ai loro inviti lanciati dai siti più comuni: Kijiji, Porta Portese, Bakeka. Da una mail è nata una telefonata. Poi un appuntamento al bar. Dopo diversi imbarazzi ecco l'appartamento, la stanza, il conteggio dei rapporti. "Quante volte al mese?". Dipende. Davanti ad una persona in carne ed ossa, gli uomini sembrano più impacciati. Sospettosi. Il video che testimonia gli incontri (girato con telecamera nascosta) è all'indirizzo web tv. repubblica. it. Qui vi raccontiamo come è nata e cresciuta questa inchiesta.

LO STUDENTE
Marco ha un altro nome. Ma viene davvero dall'Abruzzo, studia Giurisprudenza a Roma, ha 23 anni. Lui su internet è spavaldo. Da Bakeka. it annuncia: "Offro a studentessa una stanza doppia, costo 270 euro. Per il pagamento chiedo solo prestazioni sessuali". Rispondiamo al messaggio, ci manda una mail con il suo numero di cellulare. Telefoniamo. È mattina. Lui è a casa a studiare. "Vediamoci, così parliamo con calma". Sì, ma quante volte, non vorrei ci fossero equivoci. "Ora non so dirti, è meglio se ci incontriamo".

Ci troviamo in un bar sulla via Tuscolana, non lontano da Cinecittà. Marco si nasconde dietro agli occhiali neri. Ha l'aria un po' arrogante. Ordina il caffè, si siede. Alza le lenti. Racconta. "Ci sono dei miei amici che lo fanno, hanno delle ragazze in casa. Sono studentesse pure loro. Solo che facendo sesso risparmiano sull'affitto. Io sto in una camera grande. C'è un letto a una piazza e mezza. Se vuoi quello lo do a te, ne possiamo mettere uno più piccolo vicino. Ogni mese pago 270 euro, in casa c'è pure un coinquilino. Tu magari potresti trasferirti piano piano. Così non se ne accorge il proprietario". Non voglio diventare una fidanzata, cosa ti aspetti, due o tre volte al mese? "Non lo so, te l'ho detto. Ma non faccio beneficenza, all'annuncio hanno già risposto tre ragazze prima di te. Non voglio forzature".

Un caso isolato? No. "Non si può dire quanti siano gli universitari che alimentano questo mercato - dice Giulia Serventi Longhi, direttrice di Studenti Magazine - ma dal nostro sito Studenti. it abbiamo lanciato due forum per sapere se in ateneo c'è chi usa il corpo per fare soldi. Pensavamo ad una provocazione, ci hanno risposto in tantissimi. C'è chi ha l'amico gigolò, chi la compagna che fa la camgirl e si spoglia davanti alla webcam. Se non si hanno problemi di coscienza, l'affitto in cambio di sesso è una strada percorribile".

IL QUARANTENNE
In Francia a gennaio è stato pubblicato il romanzo-confessione Mes chères études ("I miei cari studi") della ventenne Laura D. Senza falsi pudori la giovane parla delle sue esperienze di studentessa costretta a prostituirsi, via internet, per pagare le tasse universitarie. Il quotidiano "Le Figaro" si è occupato di sesso in facoltà: citando uno studio del sindacato Sud etudiantes del 2006 ha registrato che 40mila giovani tra i 19 ed i 25 anni erano pronti a concedersi per pagare rette e affitti. E un altro giornale, "Liberation", si è interessato al fenomeno del "sesso per un tetto": pagamenti in natura in cambio di una stanza o un appartamento.

Notizie che hanno colpito un inserzionista napoletano di 45 anni. Su Vivastreet. it ha pubblicato questo messaggio: "Annuncio serio. Come a Parigi. Offro gratuitamente una stanza arredata indipendente con bagno in palazzo signorile zona Vomero a studentessa universitaria. In cambio di due prestazioni sessuali mensili". Non siamo arrivati all'incontro. Il signore aveva già trovato compagnia.

Sentite qui: neanche fossimo cagnolini...

L'UFFICIALE DELLA FINANZA
Lui ha 30 anni. Una casa grande. Intorno troppo silenzio, Arriva in anticipo in un bar sulla via Prenestina, a Roma. Vuole spiegare. "L'appartamento me l'ero venduto, adesso però lo sto ricomprando. Vorrei qualcuno con cui ridere se vedo un film comico, una persona con la quale scambiare due parole. Questa cosa del sesso sì, l'ho scritta. Ma adesso non so quantificare. Tu come fai? Quattro volte al mese che vuol dire? Conosciamoci, proviamo a capire di più. Non ti sto chiedendo di fare le pulizie. L'importante è avere in casa una persona fidata. Una che se lasci un braccialetto non te lo fa sparire".

Tra i vialetti dell'università "La Sapienza" nessuno si scandalizza. Entriamo in diverse facoltà, spieghiamo dell'inchiesta. Non si sorprendono. Molti studenti dicono che "non si fa per necessità, ma per avere una vita più facile". Però non vogliono giudicare. "Ne ho sentite parecchie di queste storie. Ognuno è libero. L'importante è non essere sfruttati".


E poi dicono che sono le donne in prima persona a mercificarsi..meditate gente meditate...
27 Mar 2008

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