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Affissione degli articoli inviati il: 23.04.08


no alla violenza sulle donne
Wanda Montanelli ricoverata
Mentre uno studio inglese ci consiglia di far colazione avvertendoci che se no ci potrebbero nascere figlie femmine, come dire che il fiocco rosa equivale ad una terribile epidemia del feto, in questo post appunto mi concentrerò sulla discriminazione femminile e come poche donne hanno il coraggio di denunciarla.
Sul Blog di Wanda Montanelli ho appena letto la notizia che è stata ricoverata a causa di un indebolimento fisico dovuto al suo 42° giorno di sciopero della fame, seguito da un deprimente silenzio mediatico. In Italia dove  i mass media che sono pilotati dagli uomini decidono cosa farne della figura femminile e dove collocarla secondo logiche di marketing, cosi come la nostra politica che si accorge che le donne esistono solo quando c'è di mezzo una campagna elettorale.
Nel blog di Wanda ha comunicato di aver ricevuto una telefonata. Wanda è svenuta ed è stata ricoverata di urgenza all'ospedale, ieri sera. Silenzio mediatico, evidente come i nostri politici non vogliano rovinarsi la faccia per questa terribile notizia, come se noi non sapessimo che le donne sono discriminate e i nostri corpi sono utilizzati come oggetti, dilaniati, violati per ogni campagna elettorale. Ma lei è l'unica donna che ha avuto il coraggio di denunciare la questione, lei contraria ad una società occidentale che illude la donna di aver raggiunto la parità, contraria a quel pullulare di donne scelte dalla destra solo se scendono a compromessi. Lei è la donna che ha scelto di non voler star dietro ai "capi" .
Questo il post che troverete nel suo blog:

"LE DONNE SI ALZANO

 

COME DA SOTTO UNA SCHIACCIASASSI

 

Escono da sotto la schiacciasassi. Emergono, si riparano e recuperano l’interezza. Le donne sono più forti di ogni prepotenza, di ogni volontà di sottometterle a logiche grossolane di politica spicciola e volontà di mostrare i muscoli con un machismo ormai desueto ma ancora imperante nella mentalità atrofizzata e ancorata al passato.

Chi non è mai uscito dal guscio delle chiuse mentalità del potere fine a se stesso; dimostrato e spasmodicamente cercato generando poltiglia nel circostante, non può comprendere il decoro dell’assolvimento del dovere di chi non sottostà al peso della forza esibita.

Non c’è modo di vincere contro chi è convinto di fare i percorsi giusti nell’onestà intellettuale delle decisioni e nelle prerogative di politica alta, basate su ipotesi di qualità migliori dell’esistenza di ognuno e su rispetto di leggi e codici utili alla convivenza civile. Non c’è modo di sottomettere donne convinte della loro dignità talvolta calpestata, ma non annullata, anzi rinforzata spesso da colpi e frustrazioni.

Non c’è modo di vincere chi è cresciuto senza abitudini a lazzi e frizzi per far ridere il sultano, e convinto di leggi universali di democrazia tali da non trovare differenze tra gli uomini nei diversi ruoli; con l’unica disparità che distingue lo spazzacamino dai leader di paesi e governi consistente nell’abitudine a leggere e capire testi cartacei o volti, sguardi, gestualità di persone.

Le donne si alzano, e vincono alla fine. In tempo per riti conviviali di festeggiamento o per i passi necessari a consegnare il simbolo per correre verso traguardi di giustizia"

23 Apr 2008
Presidio donne
2059969733_f731d71cfe.jpg picture by kikkazz

Da contro violenza donne

Dopo
l'assemblea di ieri che parlava della violenza maschile sulle donne svoltasi a Roma alle Ore 18.30
Sala Simonetta Tosi, piano terra "

PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA", controviolenzadonne.org e
CLR – Coordinamento Lesbiche Romane organizza:

PRESIDIO DI DONNE

Campo di Fiori – Roma

Giovedì 24 aprile

Dalle ore 19.00

In risposta all’ennesimo abuso di una giovane donna aggredita e violentata alla stazione La Storta.

Le donne di Roma esprimono la loro solidarietà e vicinanza alla ragazza stuprata. Come abbiamo affermato con forza nella manifestazione del 24 novembre 2007 a Roma, la violenza maschile sulle donne non ha confini e non sarà nessun decreto sicurezza a porvi fine, né braccialetti né ronde. Non accettiamo nessuna strumentalizzazione politica e partitica, a fini elettorali o di campagna xenofoba e razzista. Invitiamo tutte le donne e tutte le realtà femminili, femministe  e lesbiche a ritrovarsi in piazza.

Solo la solidarietà fra donne può fermare la violenza patriarcale, da sole la subiamo, insieme la sconfiggiamo.

 per adesioni: info@controviolenzadonne.org


23 Apr 2008
Rosa · 71 visite · 4 commenti
Categorie: Iniziative femministe
Un obiettore militante

Da Sorelle d'Italia

Dopo anni di indifferenza, anche le Regioni più riottose
 hanno finalmente inviato al ministero della Salute le cifre aggiornate sull’obiezione di coscienza e la realtà è esplosa in tutta la sua potenza: quasi sette ginecologi su dieci sono obiettori ed erano cinque su dieci solo tre anni prima. Sono raddoppiati al Sud, con regioni come la Campania o la Sicilia dove otto ginecologi su dieci non effettuano interruzioni di gravidanza. Ma anche il Nord con la Lombardia e il Veneto non è che ne abbia molti di meno. 

E ora la Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, vorrebbe adottare dei provvedimenti. In base ai dati contenuti nell’ultima relazione sulla 194 Giorgio Vettori, il presidente, azzarda un calcolo. In Italia esistono 10 mila ginecologi. Tremila di loro non sono obiettori e devono far fronte a 126 mila interruzione volontarie di gravidanza. Se i giorni lavorativi sono 250, si tratta di 500 interruzioni al giorno, ovvero 0,1 intervento per medico. Quindi - conclude Giorgio Vettori - il problema è organizzativo e la Sigo farà un’indagine approfondita per tentare di risolverlo. 

Nel frattempo il ‘problema’ è lì, ben in evidenza e ne ho parlato con Bruno Mozzanega, ginecologo a Padova, obiettore fin dal 1978.

Se tutti i ginecologi fossero come voi la 194 sarebbe una barzelletta, nessuno potrebbe applicarla.
«Ho fatto il medico per cercare di salvare la vita di tutti i miei pazienti, anche quelli appena concepiti e non posso prescindere da questo».

In Italia esiste una legge dello Stato, la 194, forse anche di questo bisognerebbe tenere conto.
«La legge prevede in un solo caso il venir meno della mia obiezione, quando la donna è in pericolo di vita. Se ad esempio mi trovo davanti a una donna con un’emorragia interna devo intervenire, e intervengo. In tutti gli altri casi faccio valere l’obiezione».

E fa in modo che le donne che scelgono di interrompere la loro gravidanza non siano in condizioni di farlo.
«Un attimo. Io sono profondamente obiettore ma lo sono anche in modo pieno, rispettando la donna, spendendo tutto me stesso in nome della vita, restandole accanto, tentando di aiutarla nelle scelte, gli altri non lo so».

Che cosa vuol dire?
«Che quando non lavoro in ospedale vado a fare i corsi per fidanzati, lezioni nelle scuole: lo faccio gratis, di domenica o quando ho dei momenti liberi. E ho scritto un libro per provare a far avvicinare le persone a quello che accade dal concepimento alla nascita. La mia è un’obiezione convinta, militante. Gli altri medici sono obiettori in ambulatorio e poi?»

Clinica e interruzione clandestina?
«Anche. Per molti l’obiezione è solo un’astensione e basta, una questione di comodo»

Una questione di interesse…
«Certo. A Padova si lavora solo nel pubblico, altrove invece esistono molte strutture private. L’obiezione può offrire la possibilità di dare spazio alla libera professione».

Quindi si continua ad abortire in modo clandestino mentre le interruzioni legali rischiano di diventare di fatto impossibili.
«A me non piace ghettizzare perché soprattutto quando le donne si trovano dinanzi alla necessità di dover scegliere se abortire o meno hanno bisogno di parlare il più possibile con altre persone. Volendo essere pragmatici però una soluzione potrebbe essere un reparto di interruzioni di gravidanza dove ovviamente dovrebbero lavorare solo non obiettori».

Un reparto interno o esterno all’ospedale?
«Meglio se esterno. Qui a Padova facciamo circa 1500 interruzioni l’anno. Vuol dire tenere una sala impegnata per quattro ore al giorno, togliendo tempo e risorse per altri interventi, quelli oncologici ad esempio. Si potrebbe invece creare un centro unico in regione dove far confluire tutte le donne che scelgono di abortire decongestionando gli ospedali. E’ chiaro che diventerebbe un ghetto e, come tale, una soluzione che adotterei solo se non vi fosse proprio alcun altro modo per uscire dalle difficoltà che si sono create sulla 194».

Vignetta ‘L’obiezione e gli stupri’ - Copyright Blog ‘ Diritto di cronaca’


23 Apr 2008
Rosa · 50 visite · 4 commenti
Categorie: Aborto, Autodeterminazione, Diritti