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Affissione degli articoli inviati il: 22.05.08


no alla violenza sulle donne
Possibile che una donna viene picchiata e nessuno interviene?
E' diventato così normale picchiare una donna?
Aggredita dopo una banale lite in auto
MONICA PEROSINO
TORINO
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Il semaforo di corso Tazzoli è rosso. Lui, con calma, tira il freno a mano e scende dal suo Suv scuro. Osserva la colonna di auto in coda alle sue spalle. Poi la Panda azzurra che ha affiancato. Al volante c’è una giovane impiegata, Jessica G., che intuisce la minaccia e cerca di uscire dall’auto. Lui, senza una parola, si aggrappa alla portiera e la sbatte violentemente contro la ragazza. Vuole farle male. Lei reagisce, urla, chiede aiuto. Lui, in silenzio, le molla un pugno in faccia, poi tra le costole, altri sulla schiena. Nessuno l’aiuta. Nessuno chiama la polizia. Si godono lo spettacolo attraverso i parabrezza, senza intervenire. Jessica, un chilometro prima, aveva fatto un errore imperdonabile.

Aveva osato suonare il clacson, seccata perché un grosso Suv scuro le aveva tagliato la strada. Il semaforo diventa verde, poi rosso, poi ancora verde e di nuovo rosso. Lui ha tempo di sfogare la sua rabbia indisturbato, fino a quando le urla di un ragazzo eritreo, uscito dal vicino dormitorio, gli suggeriscono che è ora di andarsene. È successo ieri mattina alle 8, ora di punta, in uno dei grandi corsi della città, sotto gli occhi di passanti e automobilisti diretti al lavoro. Jessica cerca con gli occhi testimoni del pestaggio, incontra solo cenni negativi, donne che fanno «no» con la testa come quando non vogliono farsi lavare i vetri al semaforo. «Ho riconosciuto perfino delle colleghe, che vedo nei corridoi in pausa caffè - racconta -, neanche loro si sono fermate. Omertà invece che solidarietà, cosi si vive più tranquilli».

Ad aiutarla, oltre al ragazzo eritreo, si ferma solo un’altra auto, quella di Maria Paola Azzario, presidente del Centro Unesco di Torino, che chiama subito i carabinieri. Jessica, è una donna coraggiosa e indipendente. Non ha paura che la sua foto sia pubblicata, né il suo nome. Ha 31 anni e le idee chiare da un pezzo. Seduta sul divano di casa, dopo la visita al pronto soccorso, si stira la gonnellina a fiori azzurri, si tocca la treccia e spiega: «Mia mamma mi ha insegnato a non farmi mettere i piedi in testa da nessuno. Lui mi ha picchiata, ma io mi sono difesa. Troppo facile aggredire una donna, un gesto da vigliacchi». L’uomo del Suv è il prototipo della «persona per bene»: sui 65 anni, capelli bianchi, bella giacca sportiva beige, polo di marca e pantaloni in tinta. «Mentre mi picchiava pensavo: “ora qualcuno fa qualcosa, scende dall’auto e mi aiuta”.

Invece ho capito che siamo tutte donne sole e che non possiamo contare su nessuno». La delusione brucia soprattutto per il «pubblico»: «Denuncio e racconto perché altrimenti divento colpevole come loro. Erano in tanti, non rischiavano niente. Tutte quelle donne, poi, che amarezza: a parole vogliono l’emancipazione e il rispetto, ma poi di donne vere ne esistono poche». Jessica pensa a cosa sarebbe successo se al suo posto ci fosse stato qualcun altro: «Io mi sono difesa a calci e schiaffi, se ci fosse stata una ragazza più debole o meno reattiva l’avrebbe massacrata». L’amarezza scivola anche tra le parole dell’unica donna che si è fermata: «Ero in coda - racconta Maria Paola Azzario - vedevo le teste di Jessica e del conducente del Suv, lui che la colpiva e la graffiava, lei che cercava di difendersi. La gente non partiva, nonostante il semaforo fosse diventato verde.

Guardavano e non muovevano un dito, come se fosse un spettacolo, come dei voyeur». La Azzario e il ragazzo eritreo si offrono come testimoni. Restano in mezzo alla strada per venti minuti e nessuno che neanche tira giù il finestrino per sapere se hanno bisogno di aiuto: «Una barbarie - dice -. Per me che ho educato tanti giovani alla legalità è stata una scena che mi lascia sgomenta: questi maschi impauriti scatenano la loro furia non solo tra le mura domestiche. L’unica risposta positiva è arrivata da un ragazzo eritreo e da un extracomunitario senza documenti che, nonostante tutto, si è offerto di testimoniare». Il «maschio impaurito» del Suv, intanto, è stato identificato dai carabinieri grazie al numero di targa e denunciato per percosse.

La Stampa

Cosa sarebbe successo se il ragazzo eritreo  e l'altra donna non l' avessero aiutata?
Si parla prima di tutto male degli extracomunitario e poi non è il primo caso che proprio uno di loro salva una donna da una violenza mentre gli italiani tanto elogiati dalla nostra nazione come quelli che rispettano le donne, si scagliano proprio contro di esse, seguiti da altri connazionali, comprese donne che si godono la scena.
Come si sa le nemiche delle donne sono proprio le stesse donne, sono indignata che quelle tante donne non hanno reagito e sono rimaste ferme a godersi la scena.

Concordo a pieno la frase di Wonderely nel suo blog:

Poi, di quel cretino (non è un insulto, ma la definizione dell'uomo) cosa si può dire? È solo un pezzente frustrato che arriva a mettere le mani addosso a una donna. I vigliacchi se la prendono sempre con i più deboli (fisicamente, non fraintendete). Poi vorrei anche sottolineare la sua nazionalità (visto che il razzismo di questi giorni vede solo gli immigrati come delinquenti): stranamente è italiano e anche del Nord. Poveri leghisti, che smacco! (non si è ancora capito che li odio profondamente? )

E infine, ma non meno importante, vorrei mettere in evidenza CHI ha soccorso per primo la donna. Un ragazzo eritreo: ma non erano mica tutti stupratori? Si saranno sbagliati! Io faccio del sarcasmo, ma ci sarebbe veramente da piangere. In questo clima RAZZISTA che mi fa schifo, sentiamo solo parlare dei trogloditi che ci inculcano continuamente nella testa che SOLO gli immigrati commettono stupri e SOLO gli immigrati picchiano le donne. Quando lo fa un italiano, poco importa, la situazione si capovolge: la donna diventa colpevole, l'uomo la povera vittima. Questo NON è difendere le donne, ma sfruttare la violenza sulle donne e strumentalizzarla per fare del razzismo.

LA VIOLENZA NON HA NAZIONALITÀ!

CHI RESTA INDIFFERENTE DIVENTA COMPLICE.


Ps sui miei banner c'è un utile corso di autodifesa. Donne è ora che ci difendiamo perchè non è possibile stare in casa o uscire fuori di casa ed rischiare di essere stuprate e malmenate e trovare l'indifferenza di tutti come se picchiare una donna sia normale. Anticamente ci si scandalizzava ed era intollerabile che un uomo toccasse una donna. Ora si picchia come niente fosse. Noi vogliamo la parità di sessi, la parità di diritti, parità non vuol dire che possiamo diventare vittime di una rissa da bar perchè ora siamo considerate uguali agli uomini, perchè fisicamente la parità non esiste. Anzi picchiare una donna è segno di una parità che non esiste, che fa violenza sulle donne in quanto donna.
22 Mag 2008
Rosa · 70 visite · 8 commenti
Categorie: Violenze di genere, Cronaca
Il ritorno del Medioevo
Leggo una notizia schoccante su blog notizie:

Una vera follia: a Nyaeko, nel
Kenya occidentale e a 300 km a ovest di Nairobi, sono state bruciate vive 15 donne perchè accusate di essere delle streghe.
Circa un centinaio di persone ha fatto irruzione nelle case del villaggio portando avanti una vera e propria caccia alle streghe; le vittime sono state prelevate con la forza, legate, picchiate e poi bruciate vive.

Diversi i testimoni dell’incredibile quanto assurda vicenda: E’ un fatto inaccettabile. La gente non può sostituirsi alla legge Prenderemo i responsabili, secondo quanto dichiarato da Mwangi Ngunyi, capo del distretto di Nyamaiya. Il
marito di una delle vittime, un pastore di nome Enoch Obiero ha affermato: ancora non riesco a credere che mia moglie sia stata uccisa da gente che non può presentarsi neanche davanti a Dio, ed anche la figlia di un’altra vittima ha detto mia madre è stata sempre un modello per l’intero villaggio. Resterà sempre un mistero per me il perchè l’abbiano uccisa .

Già negli anni ‘90 erano state circa una decina le persone uccise perchè sospettate di stregoneria, mentre correvano voci di malocchio che rendeva la gente cannibale, sorda, muta o sonnambula, voci che assegnarono a questa regione il nome di «zona di stregoni»



In nessun paese al mondo le donne sono tutelate ed esenti da terribili violenze. In molti paesi si rischia addirittura un ritorno al medioevo o forse il medioevo non è mai finito.
Nell'occidente dove non ti bruciano più in piazza, dove non ti lapidano più, le donne subiscono milioni di violenze nel silenzio più assoluto.
Le donne subiscono violenze in quanto donna, le accuse di stregoneria sono e sono sempre state un alibi di una religione che ha sempre voluto nascondere l'odio per le donne.
22 Mag 2008
Ditemi se questo è un paese civile, donne e bambini pagano sempre il doppio prezzo nella nostra società

Roma
: Sms erotici alle giovani ricoverate in psichiatria. Gli infermieri di turno agivano soprattutto di notte. Secondo l'accusa Domenico Casalinuovo e Pasquale De Vito avrebbero immobilizzato una giovane paziente che dormiva su un lettino del reparto e l'avrebbero violentata a turno, approfittando della «loro condizione di autorità derivante dall'esercitato ruolo di infermieri». Altre ricoverate, tutte con problemi mentali, venivano sedate con iniezioni di benzodiazepina e poi costrette a sottostare a violenze di vario genere. Uno degli imputati costringeva le pazienti a consegnargli le mutandine. Altri si sedevano sul letto delle ricoverate e pretendevano prestazioni sessuali dalle giovani intontite dai farmaci e praticamente sottomesse. E quando non riuscivano nel loro intento, gli scontenti reagivano sganciando calci e pugni sulle pazienti, che spesso avevano lividi che si sarebbero provocate da solo. Come povere matte. Ad una di loro che s'era ribellata e gridava, un infermiere avrebbe detto: «Tanto non ti crede nessuno, sei solo una pazza, ti sistemo io». Il processo continua. Sulla vicenda che dal '94 al 2007 ha coinvolto 19 giovani vittime, tutte donne, ha indagato la polizia di Stato. Quasi tutti gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato, e soltanto tre quello ordinario.

In un altro post ho trattato la notizia di quanto l'ordine dei medici lamenta l'incremento di donne negli ospedali, qui dico che è meglio che  medici e infermieri siano tutte donne visto che molti uomini anzichè fare il loro lavoro violentano le loro pazienti. Chissà perchè nessuno si è mai lamentato di questo, è non è l'unico caso, visto che una donna in qualsiasi contesto in cui si trova rischia di essere violentata, solo perchè abibamo una quantità industriale di uomini che valgono meno delle bestie e non nel terzo mondo, ma in Italia.
Poi seconda notizia presa dal Salvagente:

Nuovo record di presenze di minori nel nido del carcere di Rebibbia Femminile. Sono, infatti, 25 i bambini e le bambine che attualmente vivono in carcere con le mamme detenute. La segnalazione è del Garante regionale dei diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, che più volte, nei mesi scorsi, aveva lanciato l’allarme su questa emergenza: quasi la metà, 11 su 25, ha meno di otto mesi.
Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l’affidamento ai parenti, a case famiglia o istituti. Dei 25 bambini due sono figli di italiane, uno di una romena, il resto di giovani nomadi.-

Andando ad indagare, Chiara Buoncristiani del quotidiano Libero nello stesso giorno ha pubblicato un'inchiesta a livello nazionale sotto riportata integralmente:

- Mentre l'Italia è a crescita zero, per i figli del carcere è boom di fiocchi rosa e azzurri. La prima volta che Al Pacino è uscito da Rebibbia ha cominciato a correre e non voleva più fermarsi. Armani si è messo a urlare di fronte a un piccione che volava al parco, era il primo animale mai visto in tutta la sua vita. Poi le auto, quelle scatole con le ruote, le ha osservate impietrito per capire cosa fossero. Al Capone invece è rimasto a bocca aperta davanti a quella distesa infinita d'acqua che gli adulti chiamano mare. Al Pacino, Armani e Al Capone sono 3 dei 25 bambini e bambine nati dietro le sbarre da madri detenute nel carcere romano di Rebibbia. In tutto in Italia sono 52.
<>, racconta Leda Colombini, che a Rebibbia fa la volontaria. <>. Perchè è il movimento corporeo <>. Al punto che spesso, pur piccolissimi, <>.
A questa situazione, nell'utlimo anno, si è aggiunto un problema in più:
a Rebibbia c'è stato un vero record di neonati nel nido del penitenziario femminile che sarebbe progetttato per ospitarne soltanto 12.
Per alcuni di questi bambini, quasi tutti filgi di rom, le madri hanno scelto nomi di personaggi famosi, attori o figure "mitiche". Altri, invece hanno nomi più usuali come <>. Da 14 anni Leda è impegnata con i componenti dell'associazione "Romainsieme". Ogni Sabato prende i piccoli e li porta a visitare il mondo fuori. Un compito fondamentale perché permette ai bambini nati in carcere, soprattutto figli di stranieri e nomadi, di familiarizzare con la natura e più in generale con tutto ciò che c'è fuori. <>. Capità così che nei Sabati di libera uscita i piccoli che hanno compiuto un anno incontrino per la prima volta un uomo. < Attualmente la legislazione prevede che i bambini da 0 a 3 anni possano stare con le mamme detenute. <>, spiega la Colombini. <>.
Al compimento del terzo anno di età è obbligatoria la scarcerazione dei minori, indipendentemente dalla pena che sta scontando la madre, con l'affidamento a parenti, a case famiglia o istituti. Così recita la legge che in tanti vorrebbero cambiarem introducento la possibilità di ammettere anche le madri in case famiglia. Dei 25 bambini reclusi a Rebibbia, 2 sono figli di italiane, 1 di una romena, il resto di giovani nomadi.
<>, ammettte Marroni, <>.
Ci sono dei casi, raccontano e puericultrici di Rebibbia, in cui <>.
Come quando <>


Gli articoli di cui sopra evidenziano una situazione poco conosciuta, e confermano come, a volte, provvedimenti presi a tutela dei minori spesso si rivelano delle vere violenze a carico dei bambini.
Non separarli dalla madre in tenera età, quando queste mamme a tutto hanno pensato, quando erano in libertà, tranne che al benessere dei loro figli di cui erano in attesa al momento dell'arresto, non sempre è bene perchè un atroce destino aspetta questi piccoli: conoscere solo l'ambiente carcerario nei primi 3 anni di vita per poi dover brutalmente affrontare il mondo esterno quando, al compimento dei 3 anni, la legge obbliga la loro "scarcerazione".
Violenza su violenza quando non potendo rientrare in famiglia, per i piccoli l'apertura delle porte del carcere coincide con il richiudersi di quelle di istituti o cose famiglia, con tutti i risvolti negativi in fatto di armonico sviluppo psico-sociologico dei bambini.
In questo caso domande e riflessioni sorgono spontanee:
- E' giusto sempre e in ogni caso far nascere questi bambini?
- Che adulti saranno domani?
- Non sarebbe più opportuno togliere subito il bambino alla madre, appena nato ed affidarlo ad un parente o ad una famiglia, se non addirittura metterlo in stato di adottabilità, in modo da garantirgli ciò di cui ogni bambino ha bisogno: una casa, una famiglia sana in grado di crescerlo per poi fargli cogliere tutte le opportunità tali da far di lui/lei un adulto come tutti i figli delle persone oneste?
- Permettere alla madre di scontare il resto della pena in una casa famiglia assieme al figlio e non dentro al carcere, non rischia di dare il via a gravidanze generate solo ad uso e consumo di scarcerazioni facili e/o riduzioni di pena, per le donne abituate a delinquere?
- La "casa-famiglia carcere" da condividere con la madre aiuterebbe comunque e davvero il bambino, costretto lo stesso a vivere limitato dai provvedimenti restrittivi a carico della madre?
- Ma soprattutto è giusto non far scontare il carcere a chi delinque, solo perchè madre?
Le risposte e le soluzioni non sono certo alla nostra portata. Prendiamo solo atto che un figlio in arrivo non è un deterrente al crimine abbastanza forte per una madre. Ci chiedimo cosa lo sia allora.

Il terzo mondo bussa nelle nostre porte.

22 Mag 2008