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Spagna, all'avanguardia per i diritti delle donne (post all'avanguardia per l'informazione)
Mentre in Italia le donne vengono massacrate, stuprate ed uccise in mille modi possibili accompagnate dalla più totale indifferenza mediatica e delle istituzioni, che vuole questo fenomeno causa di persone di differente origine etinca e che per tutelare le donne propongono campagne che ci mostrano come proprietà degli uomini di famiglia (compresi i braccialetti) mentre per far si che possano raggiungere le pari opportunità danno in mano il ministero ad una velina , La Spagna, possiede una legge fatta da Luis Rodriguez Zapatero, all'avanguardia rispetto a tutta Europa, che vanta una grande avanguardia per i diritti umani. Siccome questo post è ispirato a quello del blog di Wonderely, e ho voluto pubblicarlo per poter diffondere questa botta di informazione che manca nel nostro paese, leggete attentamente come a Zapatero venne in mente di creare questa invidiabile legge che grazie a questa le donne spagnole sono le più sicure in tutta Europa.(per non parlare della svolta paritaria anche dagli spazi che si sono aperti alle donne)

Violenza alle donne, intellettuali con Zapatero
di Monica Lanfranco (Liberazione, 24 ottobre 2004) 

Si chiamava Alicia Aristegui, 37 anni, di Villalba, Navarra, Spagna. Due anni fa passeggiava con un'amica, forse confidandosi con lei dei problemi con il marito, in carcere per reati non gravissimi e più volte denunciato dalla consorte per le violenze e i maltrattamenti subiti da lei e dai suoi due bambini.

Era il 9 aprile, pomeriggio, e fu l'ultima passeggiata per Alicia. Perché Jesus Gil, 38 anni, aveva giurato alla moglie che l'avrebbe uccisa se lei avesse chiesto il divorzio, e Alicia lo aveva richiesto, dopo anni di reiterate e inascoltate richieste di aiuto a polizia e istituzioni contro quell'uomo. Jesus, uscito di prigione il giorno prima, segue la donna, la affronta e con 10 coltellate la uccide, nel pieno centro di Villalba. È nel nome di Alicia, delle 34 ultime vittime fino ad oggi nel 2004, e delle migliaia di altre brutalizzate nel silenzio che un migliaio di intellettuali spagnoli, tutti uomini, ha clamorosamente firmato un manifesto in appoggio alla nuova legge contro la violenza di genere, (così si chiama, e per la prima volta viene nominato il genere e non la più usata dicitura "sessuale") presentata in parlamento dal governo Zapatero, già passata la settimana scorsa alla Camera dei deputati e in lettura al Senato.

Nei primi mesi del 2004, dopo una decina di assassinii tra le mura domestiche, persino Amnesty International aveva presentato un agghiacciante rapporto sulla situazione spagnola, non solo denunciando l'immobilità e il silenzio del precedente governo, ma puntando il dito sullo stato di arretratezza, e omertà sull'argomento nell'intero tessuto sociale. Per questo risultano così dirompenti le parole del testo del manifesto: «Noi firmatari, uomini, diciamo Sì alla legge contro la violenza di genere. Perché non possiamo essere complici rispetto alla realtà di una violenza che, anno dopo anno, uccide decine di donne e obbliga molte altre ad abbandonare il proprio lavoro, la propria casa e la propria città per cercare di sfuggire al loro aggressore; una violenza che provoca ogni anno il suicidio di centinaia di donne e ne maltratta fisicamente e psicologicamente centinaia di migliaia. Perché la violenza esercitata da uomini contro donne richiede misure specifiche, dato che non assomiglia in niente, né in quantità né come caratteristiche, ai casi isolati di violenza di donne contro uomini».

Affermazioni pesantissime e inequivocabili, che segnalano una svolta epocale in Spagna, soprattutto perché il senso delle parole del manifesto non è solo la denuncia di una situazione gravissima in generale: per la prima volta, in modo plateale, alcuni uomini, prima ancora che a partire dal loro ruolo sociale, e proprio in quanto appartenenti al genere maschile, si assumono delle responsabilità come genere sull'argomento più tabù: la violenza contro le donne.

 Succesivamente viene approvata la legge : il 28 dicembre 2004 , avente i seguenti contenuti:

Principi
L’uguaglianza tra uomo e donna: la violenza è la manifestazione più eclatante della disuguaglianza esistente.
• La garanzia di continuità delle azioni e dei programmi volti a tutelare la donna vittima di violenza.
La certezza e la pubblicità dell’assistenza come base per l’emersione dei casi non denunciati.
• La gratuità della giustizia

Obiettivi
• La Legge mira a prevenire e a proteggere le situazioni di violenza.
• Si introducono nell’ordinamento giuridico spagnolo misure di azioni positive con l’obiettivo di sovvertire la situazione di disuguaglianza che, essendo latente nella coscienza collettiva, colpisce direttamente la donna.
• L’obiettivo finale è lo sradicamento del fenomeno. La protezione integrale delle vittime sarà perseguita attraverso misure che incidono sulla prevenzione, sulla sanzione dell’aggressore e sulle misure di assistenza totale per le vittime.

Misure d’appoggio alle vittime
• Si riconosce alla vittima il diritto di riduzione del tempo di lavoro, alla sospensione della relazione professionale con riserva del posto con diritto di sussidio di disoccupazione.
• Si stabilisce un programma di reinserimento lavorativo per le vittime che hanno perso il lavoro e per chi non può seguire il programma, si stabilisce un aiuto economico in funzione dell’età e della responsabilità familiare.
• Si stabiliscono aiuti per la formazione delle donne a sottrarsi alla dipendenza economica dei propri aggressori.
• Priorità d’accesso a case d’accoglienza ufficiali.
• Sussidi addizionali alle imprese che offrono un contratto alle vittime.
• Omologazione dei “servizi d’informazione alla donna” in tutte le città e in tutti i comuni per garantire a tutte le vittime le stesse possibilità.
• Adattamenti delle attuali case di accoglienza che si convertano in centri specializzati di recupero integrale al fine di offrire terapia psicologica, appoggio legale, sociale e educativo.

Sicurezza
• Creazione di unità speciali del Corpo nazionale di Polizia e dei Carabinieri
• I corpi nazionali partecipano con tutte le Amministrazioni.
• Si provvede alla sospensione cautelare della licenza d’armi ai colpevoli o ai sospettati d’atti di violenza contro una donna.

Giustizia
• Creazione di 430 giudici speciali, con competenze civili e penali, dedicati alla lotta contro la violenza di genere, di coppia e domestica.
• Creazione della figura del Procuratore contro la violenza di genere, in funzione del delegato fiscale dello Stato, competente in materie penali e civili pertinenti al discorso di genere.
• Modificazione della legge d’Assistenza Gratuita: le vittime di violenza domestica hanno diritto all’assistenza gratuita.
• La nuova norma ha modificato anche il Codice Penale, stabilendo pene più dure riguardo alla violenza di genere e di coppia, ma soprattutto stabilisce pene di peso differente a seconda che l’aggressore sia un uomo o una donna. All’aggressore di sesso maschile il maggior castigo (questo l’argomento maggiormente polemizzato che ha posto la Legge Integrale come oggetto di verifica d’incostituzionalità da parte del Tribunale Costituzionale spagnolo in quanto discriminatoria nei confronti degli uomini e violante il principio costituzionale secondo cui tutti gli uomini sono uguali dinanzi alla legge).

Educazione
• Creazione di una materia obbligatoria nelle scuole superiori: “Educazione per l’uguaglianza e contro la violenza di genere”.
• Incorporazione in tutti i Consigli d’Istituto, di tutte le scuole, di un membro incaricato di fornire mezzi educativi contro la violenza di genere.

Nuovi organismi
• Creazione di una Delegazione di Governo contro la violenza di Genere, in aggiunta al Difensore del Popolo e un Osservatorio incaricato di valutare le azioni di governo e le nuove misure.
• Creazione dell’Osservatorio nazionale sulla violenza sulla donna, che sarà l’occhio sulla situazione e sull’evoluzione della violenza sulla donna.

Sanità
• Sistemi di diagnosi precoci e sviluppo di programmi di sensibilizzazione e formazione del personale sanitario.
• Si stabiliranno protocolli sanitari per la prevenzione, la diagnosi precoce e l’intervento continuato, collaborando con l’amministrazione della giustizia.
• Creazione di una Commissione, in seno al Consiglio Interterritoriale del Sistema Nazionale di Salute, incaricata di appoggiare tecnicamente, coordinare e valutare le misure sanitarie stabilite dalla legge.

Minori
• Le situazioni di violenza sulle donne colpiscono anche i minori che si trovano nell’ambiente familiare, vittime indirette o mediate di questa violenza. La Legge contempla anche la loro protezione, non solo per la tutela dei diritti dei minori, ma anche per garantire in forma effettiva le misure di protezione adottate rispetto alla donna.
• I minori avranno diritto alle prestazioni dei servizi sociali nel caso si trovino sotto la patria potestà o in custodia della persona aggredita.

Altre misure
Campagne informative di prevenzione e sensibilizzazione
• La pubblicità che utilizzi il corpo e l’immagine della donna in forma discriminatoria o vessatoria sarà qualificata come illecita e conseguentemente sanzionata


Continuando a leggere il post di Wonderely:

Grazie a questa legge le denunce di violenze alle autorità sono aumentate di numero: solo nel primo semestre del 2006 sono state presentate 1125 denunce in più rispetto al 2005. Questa è la prova che le donne iniziano ad avere più fiducia nelle istituzioni.
È quindi possibile aiutare davvero le donne: basta riconoscere quali sono i veri problemi e combatterli. Le violenze in famiglia rappresentano più dell'80% delle violenze sulle donne. In Italia ogni due giorni muore una donna in famiglia, non per strada, non per mano di uno sconosciuto, ma nella sua famiglia e per mano di una persona a lei vicina (in genere il marito). Io ho pochissima fiducia nel governo italiano (non sono la sola!) e credo che una legge del genere potrà essere approvata solo tra alcuni secoli: non abbiamo ancora una legge che tuteli le donne dallo stalking e questo dimostra quanto siamo "indietro". Se guardiamo alla quantità di ministre donne (4 su 21, solo 2 con portafoglio) possiamo renderci conto dell’importanza che si dà alla figura femminile. Per non parlare di chi è stata scelta per le Pari Opportunità: le donne devono fare le vallette anche al governo, vomitevole. D’altronde, non potevamo aspettarci di più da un uomo come Berlusconi che ha definito il governo spagnolo “troppo rosa” e che ha poi insistito sul fatto che ora Zapatero dovrà “sapersi gestire” le donne, manco fossero cani. Pensare che ci sono donne intelligenti e preparate che si impegnano e studiano ogni giorno e non vengono minimamente considerate, soltanto perché la loro massima aspirazione non è mostrarsi seminude davanti a una telecamera: dove stanno le pari opportunità? Viviamo in una società che considera le donne oggetti e si ritiene civile: essere donne non significa mostrare le "grazie" a un pubblico maschile, ma pretendere diritti e rispetto per quello che valiamo.Ovviamente, come donna mi sento davvero di ringraziare uomini come Zapatero e gli intellettuali spagnoli che non si nascondono dietro i pregiudizi, ma riconoscono che la violenza sulle donne è un grave problema e come tale va affrontato. Uomini che aprono gli occhi su una situazione allarmante che causa ogni anno centinaia di vittime e l'invalidità permanente di migliaia di donne. Questi sono i veri uomini, non quelli che relegano le donne al ruolo di velina, o peggio, la mettono al Governo.
11 Mag 2008
Festa della mamma?
Festa della Mamma: Save the Children, Italia prima di 146 paesi nella classifica del benessere dei bambini e diciannovesima per quello delle mamme.

 

Nel mondo 200 milioni di bambini non hanno accesso alle cure di base e 26.000 bambini con meno di cinque anni muoiono ogni giorno.
A rivelarlo il nono“Rapporto sullo Stato delle Madri nel mondo”, presentato oggi in un convegno a Roma


Sono i paesi scandinavi, con la Svezia al primo posto, seguita da Norvegia e Islanda,  le nazioni che possono vantare parametri d’eccellenza attinenti alla salute, l’educazione e la condizione economica di madri e bambini. Quelli in cui le madri stanno peggio sono le nazioni dell’Africa Sub-sahariana, con il Niger all’ultimo posto, che si conferma come il luogo peggiore dove una mamma possa vivere.
L’Italia è al 19° posto nella classifica delle madri e al 1° nell’elenco dei paesi in cui i bambini stanno meglio.  
Questa la fotografia che emerge dal nono Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo, la pubblicazione annuale di Save the Children sulla salute materno-infantile in numerosi paesi del mondo, che prende in esame alcuni indicatori  che vanno dall’indice di mortalità infantile alla scolarizzazione, all’aspettativa di vita alla nascita, piuttosto che l’uso della contraccezione, la partecipazione delle donne alla vita politica o la loro capacità di avere un reddito.

“Secondo Save the Children, la qualità di vita di un bambino dipende dalla salute, dalla sicurezza e dal benessere della propria madre – afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia -. Solo assicurando alle donne educazione, benessere economico e possibilità di accedere ai servizi e alle cure sanitarie, sia quelle donne che i loro figli avranno maggiori possibilità di sopravvivere e crescere sani.”


L’Indice delle Madri: i primi e gli ultimi paesi
Il gap che emerge tra i paesi in cima e quelli in fondo alla lista è stridente. Mentre in Svezia ogni parto avviene con l’assistenza di personale medico, in Niger solo il 33% dei parti è assistito. Il 72% delle donne svedesi usa i contraccettivi, dedica alla propria istruzione una media di 17 anni, ha un’aspettativa di vita di 83 anni e solo una donna su 185 rischia di perdere il proprio figlio prima che compia cinque anni. Al contrario, in Niger, solo il 4% della popolazione femminile usa la contraccezione, una donna va a scuola in media per 3 anni, ha un’aspettativa di vita di 45 anni e, considerando che 1 bambino su 4 muore prima di aver raggiunto i cinque anni, ciò implica che quasi ogni donna rischia di veder morire suo figlio e 9 madri su 10 addirittura perdono ben due bimbi nel corso della propria vita.
Le ultime dieci posizioni sono occupate da Niger, Ciad, Yemen, Sierra Leone,  Angola, Guinea-Bissau, Eritrea, Djibuti ed Etiopia (vedi tabella 1), tutti paesi in cui le condizioni di vita delle mamme e dei loro bambini sono estremamente difficili: i due terzi dei parti avvengono senza assistenza specializzata, una madre su 21 rischia la vita per cause correlate alla gravidanza, ogni donna in media rischia di perdere un figlio almeno una volta nella vita , 1 bambino su 6 muore prima di aver compiuto 5 anni e 1 su 3 soffre di malnutrizione. Inoltre, 1 bambino su 3 non frequenta la scuola primaria, il rapporto tra bambine e bambini iscritti a scuola è di 3 a 4, in media le bambine riescono a malapena a frequentare 5 anni di scuola. Inoltre c’è una forte disparità tra il reddito di una donna e quello di un uomo.

All’interno dell’indice delle madri, invece, l’Italia è al 19° posto: è analizzando i parametri relativi alla salute e benessere delle mamme, alla parità di genere e alla tutela della maternità, che emergono differenze e distanza fra l'Italia e i paesi che hanno guadagnato la testa della classifica. In particolare, confrontando la condizione delle mamme e donne italiane, con quella delle mamme e donne svedesi, le distanze maggiori si registrano rispetto alla salute, al ricorso alla contraccezione, alla partecipazione al governo nazionale, alle differenze di reddito con l'uomo. In Italia è il 39% delle donne che fa uso di contraccettivi a fronte del 72% delle donne svedesi. Le donne italiane percepiscono uno stipendio pari al 47% rispetto a quello dell'uomo mentre le svedesi hanno un salario di poco inferiore (pari all’81%) a quello maschile.  Per quanto riguarda i benefici per la maternità, una donna italiana in maternità prende l'80% del suo stipendio ordinario, mentre una svedese percepisce lo stipendio pieno. Nel 2008 la partecipazione delle donne italiane al governo del paese è del 17% (questa la percentuale di posti occupati da donne) contro il 47% in Svezia.
L’evidenza che emerge analizzando i dati relativi all’Italia è che nel nostro paese esista una buona tutela per la salute e l’istruzione infantile, ma altrettanto nettamente affiora una sostanziale disparità di genere, che fa sì che il nostro paese  si posizioni dietro a nazioni come Slovacchia, Grecia ed Estonia e appena prima di Portogallo, Lituana e Lettonia. Basti pensare che la percentuale di donne che in Italia utilizzano la contraccezione è uguale a quella del Botwana (39%), il rapporto tra reddito femminile e maschile è pari a quello del Benin (0,47), e infine la partecipazione delle donne alla vita politica (17%) corrisponde a quella della Bolivia, Gabon e Nepal.

Allora: Se l'Italia ha sempre vantato una grande adorazione per la figura materna perchè le madri che sono prima donne, vengono trascurate? Specifico l'essere donna perchè dietro questo c'è una violazione dei diritti umani che coinsiste nella mancanza da parte della società di quella capacità di considerare la madre come un essere umano.Madri che continuano a contare poco ad essere trattate come un contenitore come  anche recenti dibattiti sull'aborto. Se quella adorazione fosse una forma di opportunismo dei maschietti italiani?
Ma mass media e istituzioni continuano ad ignorare questo. Ignorare che la donna è un essere umano e non una "cosa" di qualcuno.

E si sono dimenticati di dire che in Italia non è lecito mettere anche il cognome della madre al figlio...

Save The Children

e immagine presa da QUI

07 Mag 2008
Ma i genitori trasmettono nuovi modelli ai figli di entrambi i sessi?
Da il Paese delle Donne Online
Sarebbe bene seguire in modo sistematico i notiziari televisivi, per vedere se le notizie relative ai maschi italici violenti vengano date con la stessa intensità rispetto a quelle che riguardano i maschi stranieri. E’ certo, per, esempio, che i Tg del secondo canale aprono sempre con la sfilza di “nera” e se ci sono fatti che riguardano gli emigranti , vengono dati per primi. Rutelli e Alemanno entrano sorridenti (martedì 21 aprile) a Ballarò prima del secondo turno elettorale per l’elezione del sindaco di Roma. Alemanno dice a Rutelli che la città con Veltroni è diventata insicura soprattutto per le donne; come si deduce dall’ultima violenza di un rumeno contro una giovane africana.
Rutelli esibisce una sorta di prototipo di
braccialetto collegato con la polizia per le donne in transito da sole per le vie della capitale. Alemanno rincara la dose urlando che gli stranieri in vena di delinquere vengono volentieri a Roma perché, sanno che possono delinquere a piacimento. Rutelli, con ragione, risponde che anche a Milano quanto a microcriminalità non se la passano bene, ma lui non si sogna di accusare la Moratti.
Comunque, entrambi sembrano concordare su un maggiore rischio per le donne di fare brutti incontri soprattutto nelle
grandi e medie metropoli
.  Ma nessuno dei due accenna a un’analisi che abbia un minimo di orizzonte interpretativo mutuato da discipline come l’antropologia, la sociologia e la psicologia sociale, in grado di dare spiegazioni o fare ipotesi meno frettolose o superficiali. Come dire che i politici usano esclusivamente il linguaggio consono al mantenimento del potere.

Poco dopo la trasmissione di Ballarò i quotidiani hanno dato una raffica di notizie che meritano, appunto, considerazioni non meramente e strumentalmente politiche in senso tradizionale. Hanno raccontato che a Bologna una quindicenne è stata violentata da due compagni nei bagni della scuola. E che quei due compagni, hanno detto i professori, non hanno mai avuto una nota o creato un problema. E poi che a Roma un passeggero ha tranquillamente molestato un’ iraniana su un autobus di linea e ha cercato di inseguirla a piedi una volta scesi dal mezzo per poi finire in manette.
A Bari l’autista di un bus ha tentato di violentare una straniera , unica passeggera del mezzo che stava andando al capolinea.
Infine a Milano una ragazza romena è stata portata in una baracca di un campo rom, tenuta segregata
e violentata per una settimana da due nomadi. Sarebbe bene seguire in modo sistematico i notiziari televisivi, per vedere se le notizie relative ai maschi italici violenti vengano date con la stessa intensità rispetto a quelle che riguardano i maschi stranieri. E’ certo, per, esempio, che i Tg del secondo canale aprono sempre con la sfilza di “nera” e se ci sono fatti che riguardano gli emigranti , vengono dati per primi.

Ma i fatti, di questi giorni, sembrano innanzitutto dare ragione a una riflessione di Ida Dominijanni su Manifesto (20 aprile 2008) : “...gli uomini, cittadini e clandestini, occidentali e africani, ariani e rom, stuprano le donne da sempre, e se si tratta di donne di altre etnie e nazionalità pare che da sempre ci trovino più gusto (vi ricordate gli stupri etnici? Tutti gli stupri sono etnici, scrisse all’epoca una sociologa con non poco scandalo), perché violentare una donna ‘altrui’ è una prova raddoppiata di virile potenza. Gli uomini però, i nostri uomini di governo – e anche di lotta- , questo argomento pare non li tocchi mai direttamente: riguarda sempre qualche altro.
Quelli di governo urlano ‘sicurezza!’
e chiuso. Quello di lotta replicano che la sicurezza non si può ottenere a scapito dei diritti fondamentali di chi li minaccia, e chiuso anche lì.” D’altronde, quante volte gli uomini di governo e di lotta hanno speso parole per ammettere che l’aumento spropositato della prostituzione di strada, che vede quasi esclusivamente donne straniere a fare “marchette”, è una violenza mascherata?

E così torniamo al bullismo che si è manifestato recentemente a Bologna da parte di due normali giovani bolognesi contro una giovane bolognese in una normale scuola superiore.
La molestia dei maschi nei riguardi delle femmine
è di vecchia data: persino già alla scuola media inferiore. Forse è aumentata, o supera più frequentemente la soglia dei toccamenti e delle parole. Ma è forse cambiata veramente l’educazione in famiglia e la formazione culturale a scuola?

Tanto per dire: i genitori trasmettono nuovi modelli ai figli di entrambi i sessi? Non pare alla lettura di un libro come quello scritto da Loredana Lipparini (Ancora dalla parte delle bambine, ed. Feltrinelli) con l’intento di verificare se siamo usciti dalla stereotipia sessuale verificata e raccontata da Elena Giannini Belotti nel 1973 nel suo indimenticabile libro intitolato “Dalla parte delle bambine”, sempre per Feltrinelli.

In realtà le giovani mamme (mediamente emancipate) continuano a raccogliere i calzini e i pantaloni dei figli maschi abbandonati ai piedi del letto o in giro per la stanza e a fare da mangiare per tutti ecc., sia pure brontolando che la conciliazione dei tempi in Italia è difficile da realizzare. Continuano a pretendere invece che le bambine il letto se lo facciano ordinando la loro roba con puntigliosa precisione. Le nonne nate nel dopoguerra danno imperterrite messaggi ben differenziati ai nipotini e alle nipotine, sottolineando, in vista dell’estate, che una vera ragazzina si veste con una certa pudicizia. Mentre i nonni (ma anche i padri), sorretti dalle coniugi peraltro, fanno notare che i gli uomini hanno “bisogni” sessuali più forti.

Non c’è più il mito della verginità e del tabù dei rapporti pre matrimonial,i e le ragazze sono anche capaci di fare ciò che i maschi hanno sempre fatto: avere rapporti sessuali multipli e molti liberi. Ragazze “disinibite” nell’abbigliamento e nelle gestualità che mettono in difficoltà i giovani uomini coccolati e dipendenti dalle madri , ma pur consci delle differenze sociali a loro favore. C’è in giro molta paura delle donne apparentemente “forti e sicure”: i conseguenti sentimenti inconsci, vedi impotenza e incapacità a sostenere le relazioni, spinge da una parte, a sfogare il “bisogno” di sesso con le prostitute, dall’altra a ritrarsi dalla faticosa relazione, agendo la violenza o la molestia.

Dall’altra parte gli uomini provenienti da nazioni dove la divisione sessuale dei ruoli è ancora fondata sul principio di autorità patriarcale, come scrive Dominijanni, non considerano le donne “proprietà “ di se stesse, bensì della comunità maschile e al loro esclusivo servizio.
Prendersi il piacere usando corpi femminili, forse è vissuto come il massimo della rivalsa. Per gli uni e per gli altri è vero il detto leghista : gli stranieri non devono “toccare le nostre donne?”.


27 Apr 2008
Rosa · 1045 visite · 2 commenti
Categorie: Violenze di genere, donna e societā
Signora di 55 anni, infastidita dallo sguardo di un passeggero .Condannato a dieci giorni di prigione
Dal Quotidiano

"condanna simbolica: 40 euro di multa e 10 giorni di carcere, che saranno, tra l'altro, annullati dall'indulto".

LECCO, 17 aprile 2008 - 
Il suo avvocato giura che lui quella donna la guardava per caso, solo perché  era seduta davanti a lui sul treno. Lui magari aveva anche tentato di ammaliarla con lo sguardo, sognando chissà quale liason, o forse si era solo 'incantato' con gli occhi persi davanti a sè.

 Di certo non si sarebbe mai aspettato di essere denunciato e poi condannato - dieci giorni di carcere e 40 euro di multa, il tutto però cancellato dall'indulto - per quel muto quanto insistente sguardo.

E' successo tre anni fa sul treno regionale Lecco-Sondrio,  protagonisti il condannato - poco piu' che trentenne - e una signora di 55 anni. Non era la prima volta che la guardava - racconta la donna - visto che il giorno prima  si era seduto sempre vicino a lei, e addirittura le aveva fatto spostare il cappotto. Per la precisione si era seduto 'un po' troppo vicino', per i gusti di lei.

Insomma, neppure uno scambio di parole tra i due, lui non aveva fatto il pappagallo, non l'aveva corteggiata, non le aveva fatto complimenti. Ma per lei quello sguardo era stato comunque troppo audace, inopportuno, fastidioso. E scesa dal treno si era rivolta a un agente della polfer denunciando l'occhiataccia.


Ora, tre anni dopo, il caso e' approdato davanti al giudice Paolo Salvatore e l'imputato e' stato condannato. La difesa ha annunciato appello.


Io credo che uno sguardo puo andare anche bene ma se da fastidio e mette a disagio una donna tipo la cosa che le ha fatto spostare il cappotto o era seduto vicino inizia a scocciare un po tanto. Molti uomini devono capire che le donne non sono beni pubblici nessuna donna che passa appartiene a loro, io credo che sia una buona iniziativa per inibire il verificarsi di stupri. Uno stupro puo iniziare da uno sguardo e se questa donna non avrebbe denunciato a quest'ora sarebbe stata con il pancione. Sinceramente da fastidio che ogni giorno quando una donna esce di casa di casa si sente fischiare, strombazzare dalla macchina.  spero che la mentalità dell'italiano cambi su come viene trattato il tema donne.

Dal blog di EvilAry, l'avvocato maschilista difende:

10 giorni di reclusione che senso hanno? E 40 euro di multa? L'avvocato...maschio dice:

...certamente faro' ricorso in appello. Credo proprio che siamo arrivati all'assurdo. Una volta una questione del genere si risolveva magari con un ceffone. Oggi si arriva davanti ad un Giudice dopo ben tre anni d'inchiesta. Riconoscere il reato di molestie sessuali solo perche' il mio assistito ha guardato insistentemente il seno di quella donna, francamente mi sembra esagerato".


Si comincia sempre così. Come quello che ha cercato di violentare una ragazza in stazione centrale e ha detto "ma stavo solo facendo pipì" (peccato che la stessa scusa l'avesse usata qualche giorno prima un altro stupratore). Gliel'avesse fdato un bel ceffone.

"Si limitava a fissare quel vistoso seno. Non ha mai fatto null'altro. Questa e' una condanna ingiusta: il mio assistito non aveva fatto nulla di male. Aveva guardato quella donna perche' attratto da quel seno. Visto poi che non e' gay nei giorni successivi ne ha approfittato per deliziarsi ulteriormente la vista".

VISTO CHE NON E' GAY....a parte che trovo questa frase molto offensiva nei confronti dei gay...secondariamente secondo lui se una è tettona un uomo si sente autorizzato a attaccargli le pupille addosso. Certo, se lei avesse avuto una scollatura all'ombelico non avrebbe da lamentarsi. Sì, noi donne dobbiamo essere libere di mettere una scollatura, ma se gli sguardi indiscreti ci infastidiscono dovremmo evitare. Ciò non toglie che se io ho le tette tu non sei autorizzato a fissarmele.

17 Apr 2008
E le donne denunciano
Da Sorelle D'Italia

Di Silvio Berlusconi va apprezzata la sincerità. A proposito di Zapatero e delle sue donne-ministro pensa - e dice - ‘è un governo troppo rosa’.  Da Madrid gli hanno risposto invitandolo, più o meno diplomaticamente, a farsi i fatti suoi, però dal futuro premier italiano nessuno si aspettava qualcosa di diverso tanto che fin dall’inizio della campagna elettorale lui sempre così prodigo di promesse a tutti ha chiarito: nel suo governo ci saranno quattro donne, non una di più, e per carità non nove come a Madrid!

Di sicuro diventerà ministro Stefania Prestigiacomo, per le altre le trattative sono in corso. An propone Giulia Buongiorno alla Giustizia, Mara Carfagna dovrebbbe andare alle Pari Opportunità, la quarta si vedrà. Insomma se quello di Zapatero è un governo troppo rosa, il suo sarà di un azzurro intenso, con lunghe strisce di verde Lega, qualche tocco di nero An e il rosa sarà uno spruzzetto mezzo nascosto su un lato della tela.


Vediamo il Parlamento, ora. L’Arcidonna ha fatto alcuni calcoli e trovato un lieve miglioramento rispetto alle elezioni di due anni fa. Pe ril momento si sa che le donne che siederanno nei seggi della Camera sarebbero 133,  il 21,1%del totale. Al Senato, invece, le donne elette sarebbero 55, il 17,4% del totale. L’Italia, secondo l’Inter-Parliamentary Union, passerebbe così dal 67° al 50° posto nella classifica mondiale per presenza di donne in parlamento.  Nel 2006 le elette erano state 109 alla Camera (il 17,3%) e 45 a Palazzo Madama (il 14%). Andando di questo passo, fra una ventina d’anni si potrebbe arrivare alla soglia minima promessa già da tempo: il 30%.

Se la media è quella che è, non tutti i partiti sono nelle stesse condizioni. Walter Veltroni non è andato molto lontano dal 33% di donne tra i banchi del Pd annunciato in campagna elettorale. Ha portato 65 donne alla Camera su 217 deputati (il 29,9%) e 36 donne al Senato su 118 senatori (il 30,5%). 

Berlusconi, invece, pur tra le tante promesse che ama elargire, sulle donne non si è lasciato sfuggire granchè, e ha portato 54 donne alla Camera su 276 deputati (19,5%) e 13 al Senato su 147 senatori (8,8%).  Terzo partito in classifica la Lega Nord con un 16,7% di donne, poi l’Italia dei Valori con un 6,6% infine l’Udc con il 5,6%.

Questa è la realtà. C’è chi riesce a conviverci e chi invece ha deciso di passare alle vie penali. Wanda Montanelli è in sciopero della fame da 36 giorni per protestare contro Antonio Di Pietro. Ve ne avevo parlato alcuni giorni fa. Ma ha anche intrapreso una causa civile citandolo in giudizio per discriminazione (art. 2, 3, 51 della Costituzione e delle leggi europee) e con relativo danno esistenziale, un milione di euro e per i rimborsi previsti dalla legge 157 ‘Promozione delle Donne alla politica’ non corrisposti alle donne dell’Idv pari a 600 mila euro.
 
La sua è una battaglia che va avanti da due anni ma che ora sta assumendo proporzioni diverse. C’è la denuncia e ci sono altre attività in vista. ’E’ ora che si prenda coscienza della gravissima anomalia italiana - spiega - Ci si deve render conto, una volta per tutte che in Italia le donne sono tante, competenti e preparatissime: non voglio più sentire questa scusa che viene propinata da anni per giustificare l’arretratezza dell’Italia a fronte delle piu’ progredite democrazie europee’.

Wanda Montanelli ricorre in tribunale e in numerosi tribunali italiani stanno arrivate anche le denunce contro Giuliano Ferrara avviate un mese fa sulla falsariga della denuncia-pilota presentata a Milano dall’avvocato Sami Behare. 

Qualcosa potrebbe cambiare da un punto di vista legale anche nei casi di violenza domestica. Qualcuno ricorderà Barbara Cicioni, incina di otto mesi e mezzo, assassinata in Umbria nella sua camera da letto. Ad essere accusato è il marito, in molti riferiscono di botte, liti. Il processo è iniziato a marzo. Per la prima volta in un’aula di tribunale oltre alle altre accuse si è introdotto il concetto di ‘femminicidio’ e quindi che la violenza non è un fatto privato ma sociale: la donna viene uccisa in quanto donna, perché non accetta di ricoprire il ruolo che l’uomo o la società vorrebbero impersonasse. 

Forse prima o poi qualcuno verrà anche condannato.

17 Apr 2008

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