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Violenza sessuata e femminicidio
Dal Paese Delle Donne Online

È diffusa una percezione disincantata della politica, che fa dire a molte che le cose vanno male e che stiamo tornando indietro. A guardare la determinazione e la creatività delle donne che siamo e di quelle che l’UDI ha avvicinato con le sue iniziative, non pare che noi stiamo tornando indietro. Pare, invece, che a tornare indietro siano i poteri costituiti.

A ben guardare “lo stato moderno” è fortemente impegnato, più che altro, a non concedere: togliere comporterebbe l’appannamento delle qualità indispensabili a collocarsi nella comunità dei paesi occidentali, contrapposta a quella “arretrata”.
A ben guardare,
le donne tutte, anche quelle che non fanno politica, sono il più forte elemento di emancipazione sociale della società in generale e sempre più hanno fame di vera libertà e vera democrazia.



La politica delle donne - e le donne che fanno politica - si muovono, invece, troppo spesso sull’onda dell’emergenza.
Un agire difensivo che riduce lo spazio per la proposta che diventa sempre più esiguo e sempre più avvertito come “pericoloso”. Sembra quasi che il movimento delle donne prenda forza solo dalle risposte e che da esse misuri la sua forza.


La riapertura da parte dell’UDI di una vertenza pubblica sul terreno delle cause strutturali della violenza sessuata, nel 2005, è stata l’assunzione di una sfida e di una proposta naturalmente collocate fuori dalle alleanze tradizionali, anzi le abbiamo volute verificare con l’esperienza di tutti questi anni e consapevoli dell’eterno svantaggio dell’essere fuori dai luoghi dove si decide.

Abbiamo individuato nel femminicidio e nella violenza sessuata gli strumenti principali con cui gli uomini moderano i comportamenti femminili per garantire il mantenimento dell’ordine gerarchico patriarcale.
Scegliendo le parole, una ad una, abbiamo inaugurato una pratica politica dove il protagonismo dell’associazione è indiscutibile quanto inedito nella politica. A partire dalle esperienze fatte con le donne che si sono rivolte a noi in questi anni, ci siamo impegnate in una proposta di modifica della legge vigente, in proposte per protocolli di intesa con le istituzioni.

Se poi prendiamo in esame le risorse che gli ultimi tre governi hanno destinato al contrasto alla violenza, salta agli occhi che si mantengono pressoché equivalenti, cioè misere, anche calcolate rispetto all’ intero volume destinato a politiche di vario tipo.
E l’allarme sollevato dalle donne in qualche modo è stato - ed è - usato per veicolare provvedimenti impropri, magari annunciati con le parole stesse provenienti dall’indignazione femminile. Si tratta di atti che seguono la logica della fisiologia danno/riparazione. La logica del dopo, del guasto da riparare, supera il soggetto che l’ha subito in favore del bene della famiglia o per ristabilire le relazioni e le condizioni che lo hanno determinato.
Ciò va nella direzione dell’interesse generale che si stupisce solo ciclicamente del femminicidio.

Ciò fa disconoscere il numero reale delle prostituite e schiave straniere uccise, ciò delinea l’interesse a tollerare più donne invisibili “clandestine” tra i migranti. Mentre noi sappiamo, e lo sanno anche gli altri, che la prima causa di morte per le donne è la violenza sessuata.

Consolidare e normalizzare l’aiuto solidale delle donne, ha comportato la trasformazione dell’aiuto politico in un servizio che, per accedere alle risorse indispensabili alla continuità del lavoro, finisce per piegarsi alla regola della continua emergenza creata dalla minaccia della sottrazione dei fondi, nonché ad adattamenti che di fatto contrastano le finalità per le quali i centri nascono.
Non di rado le energie delle operatrici sono impegnate nel contrastare “le connivenze istituzionali” che si manifestano per i limiti della legge vigente, ma anche per la sua disapplicazione o per una normativa “concorrente” sulla famiglia tesa a rafforzare il controllo del capofamiglia. Una costruzione a cui vengono continuamente sottratti i mattoni.

Per tutto questo al fianco dei centri antiviolenza gestiti dalle donne è indispensabile una solidarietà che sia sciolta da legami di dipendenza economica. Una solidarietà in grado di esprimere la denuncia per produrre una azione politica di contrasto alle connivenze istituzionali che sostengono le gerarchie familiari, che sono alla base della moderazione violenta delle donne.

Bisogna allora ragionare su chi fa cosa e sull’esito delle scelte operate in questi lunghi anni. Sappiamo quanto le donne che gestiscono i servizi siano state e siano importanti ma sappiamo anche qual è il compito della politica, il nostro compito, che ci ha già portate lontane dalla “terziarizzazione del femminismo” .
Gestire servizi sussidiari non è, ora più che mai, il nostro compito.

Le donne che hanno scelto di stare nell’UDI, non hanno scelto né un collettivo, né un partito, né la cooperazione. L’UDI è un’associazione antica, ancora unica, che è cambiata con le donne, e alla quale le donne chiedono di fare politica.
Siamo consapevoli che dobbiamo fare quello che facciamo, e dobbiamo saperlo fare, per dare il nostro contributo alla nuova soggettività politica delle donne, stanca di guerre inutili e pronta a lanciare nuove sfide.

Le parole per dirlo…

Partiamo da questa citazione perché quello di cui abbiamo gran bisogno oggi siano proprio le parole per dirlo.
Per dire ‘violenza’, per dire ‘solidarietà’, per dire ‘sicurezza’, per dire ‘cultura’, per dire ‘politica’, per dire ‘famiglia’, per dire ‘relazioni’.
Per trovare parole che rimangano “accese” sul significato che noi abbiamo loro dato attraverso una ricerca ed un pensiero nostri.
Il pensiero che contraddice e che disturba un sapere “ufficiale”, che non si lascia contaminare, ma che dalla forza delle parole delle donne è insidiato e in qualche modo le imprigiona e le banalizza, conducendole alla normalizzazione e alla sterilizzazione politica. È la sfida continua dell’essere oltre i confini anche nel linguaggio.

L’emergenza della violenza fisica ai danni delle donne in un paese che ha normalizzato la violenza sulle donne, è conseguenza politica del lavoro di rafforzamento strutturale in questa direzione, a partire dal primato dell’uomo sulla donna.
Nella necessità di salvarsi si sono fatte includere nella politica dei rimedi che non “toccano le cause”, alimentando la suggestione che lo Stato lavori contro la violenza sessuata, senza in realtà aver spostato di una virgola la situazione.

La dimostrazione è senza dubbio data, tra l’altro, anche dal Ddl Pollastrini – Bindi disegno di Legge, il n°2169, presentato il 25 gennaio 2007 dalla Ministra delle Pari Opportunità ed altri dieci).
Già dal titoloMisure di sensibilizzazione e prevenzione, nonché repressione dei delitti contro la persona nell’ambito della famiglia, per l’orientamento sessuale, l’identità di genere ed ogni altra causa di discriminazionenel quale la parola donna e la parola violenza non compaiono (benché sia passato ai posteri come il Ddl sulla violenza ed abbia scatenato associazioni, centri antiviolenza ed altre sul lavoro di proposte di emendamenti, limature ecc…), è chiaro che le fondamenta teoriche del progetto non appartengono alle donne, che non si sarebbero mai espresse in questi termini.

“Il presente disegno di legge (…) intende affrontare il tema della violenza contro le persone che più vi sono esposte, quali i minori, gli anziani e le donne, in modo integrato affrontando anche i delicati temi della violenza in famiglia o della violenza facilitata da relazioni di tipo affettivo o familiare. (…) In questo quadro si iscrivono anche le disposizioni relative alla violenza cosiddetta di genere (…) anche in relazione all’orientamento sessuale”.
Il concetto teorico del separatismo e della differenza scompaiono così definitivamente a favore di una politica che, camuffata da ‘azione integrata’, ripristina l’approccio egualitario: le donne, anziani, immigrati, omosessuali tutti eguali son. Tutti egualmente deboli, tutti egualmente vittime.

Con buona pace del 50E50: la cultura che ha partorito il Ddl sulla violenza può, al massimo, comprendere le percentuali e la normativa antidiscriminatoria. Ogni altro discorso parrà rivoluzionario e quindi velleitario, perché teso a scardinare un assetto senza la condivisione degli uomini.

Ebbene, in questo contesto culturale si cala la parte del Ddl relativa ai centri antiviolenza.
Essi sono collocati fra i soggetti ‘istituzionalmente preposti all’assistenza alle vittime dei delitti di violenza sessuale o commessi nell’ambito familiare’ ; il Ddl prevede, inoltre, l’istituzione di un registro in cui sono iscritti i centri antiviolenza che agiscono in ambito sovraregionale, registro collocato presso il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri con lo scopo di monitorare l’esistenza e l’operatività dei centri antiviolenza, di garantire livelli minimi di prestazione il più possibile omogenei su tutto il territorio nazionale e di orientare eventuali politiche di intervento.
E’ ben noto che la Ministra Pollastrini all’epoca convocò i vari centri antiviolenza e l’Udi, il che appariva senza dubbio inebriante; però, a che fine?

A ben guardare, l’iniziativa ricalca lo schema del Governo che convoca le parti sociali quando intende adottare un Protocollo sul welfare, con l’obiettivo di adottare norme condivise e prevenire il conflitto sociale.
Sennonché, i Centri e l’Udi non possono essere definiti ‘parti sociali’.
Non sono infatti “nominalmente titolari” di un interesse generale, e una volta individuati come disturbanti, possono nella larghezza interpretativa consueta ai poteri, essere sostituiti, intercambiati, finché possibile.
Il risultato di quella convocazione – ovvero il Ddl, che solo in parte e solo lessicalmente ad essa s’è ispirato - dimostrava la inefficacia della convocazione stessa.

L’Udi, per lunga esperienza, ha imparato la lezione dell’esizialità della dipendenza dai riconoscimenti ufficiali: l’essere contradditore delle istituzioni, quindi non intercambiabile a discrezione del potere, è l’identità a cui ambisce.
Tuttavia, quel che è emerso con grande chiarezza, ed è, credo, il punto focale, è che in quel Ddl, peraltro di sinistra, e comunque scivolato giù per le scale di cantina, vi era l’intento di rimarcare e valorizzare la necessità di una centralizzazione del governo dei Centri.

Laddove si prevede, infatti, un registro nazionale con la funzione di orientare eventuali politiche di intervento si intende proprio questo: un governo dall’alto delle politiche dei Centri.

E così veniamo al punto: cosa sono, oggi, i Centri antiviolenza? Possono essere definiti luoghi di iniziativa politica delle donne?

Dagli anni settanta ad oggi le cose sono molto cambiate e se all’epoca i Centri erano per definizione un luogo di iniziativa politica delle donne, nel senso che l’idea stessa di un Centro antiviolenza era già fare politica delle donne, oggi non è necessariamente più così.
Vi sono territori in cui ciò accade, nel senso che il Centro continua ad essere riconosciuto come propulsore di politica delle donne.

Ma, più spesso, i Centri hanno, negli anni, esteso il proprio ambito di azione andando a riempire sempre più grandi vuoti lasciati dalle istituzioni, fino a svolgere una funzione chiaramente sussidiaria.

Sussidiarietà che, lo sappiamo bene, è il futuro prossimo dell’intero assetto dei servizi del nostro paese per sopperire alle incapacità della pubbliche amministrazioni, il che però non significa affatto che quei servizi non siano pubblici, ovvero riconducibili alla pubbliche amministrazioni.

Ebbene, dobbiamo avere chiarezza e consapevolezza intorno al fatto che quando i Centri erogano servizi pubblici, ciò fanno in un regime in cui è garantita la parità delle opportunità di accesso a tutti i soggetti che abbiano i requisiti di legge. Il che significa, ovviamente, che il Centro, per accedere ai finanziamenti, dovrà vincere la concorrenza di altri soggetti – alcuni già nati ma tanti altri nasceranno -, mossi da tutt’altre motivazioni culturali e politiche, ma in grado di fornire gli stessi servizi a costi inferiori.

In tale contesto, forte è il rischio della estrema incertezza della sopravvivenza dei Centri (più che mai con l’attuale governo) e del progressivo allontanamento dalla politica delle donne.

In un mercato del lavoro sempre più stagnante, poi, i Centri sono diventati spesso luoghi ove le giovani donne vanno per cercare un lavoro benché non abbiano magari neanche mai sentito parlare della politica delle donne o non siano interessate.
E’, insomma, giunto il momento di aprire nell’Udi una discussione intorno a questo punto, a partire dal fatto che l’iniziativa e la pratica politica rimangono dell’Udi, che, in relazione agli obiettivi che liberamente si dà, può collaborare o porsi anche come contraddittore rispetto alle Istituzioni ed ai Centri, laddove svolgano una funzione erogatrice di servizi in funzione sussidiaria rispetto alle Istituzioni.
Di tutto questo si è discusso nell’incontro del 1 giugno che si è tenuto nella Sede nazionale dell’UDI e abbiamo deciso di costruire un momento nazionale a ridosso della prossima autoconvocazione. A tal fine abbiamo cercato di riportare gli spunti più importanti del dibattito.
Cari saluti,

Stefania Cantatore e Stefania Guglielmi

25 Giu 2008
Cannibalismi italiani
Da femminismo a sud
Questo articolo è troppo bello. Vi mostra un quadro generale della situazione italiana.

http://www.i-20.com/images/works/w446.jpg
All'inizio hanno detto che si trattava di suicidio. Poi hanno contato le coltellate e le ferite e si sono resi conto di aver diffuso una ipotesi imbarazzante. La gola squarciata e almeno 30 colpi a lei , probabilmente uccisa, finita dal fidanzato e poi la simulazione del suicidio con tanto di bigliettino d'addio per lui che ha provato a morire senza riuscirvi.


L'hanno descritta
come una "tragedia familiare", invitando alla prudenza, come se quando si parla di tragedie familiari non si possa parlare neanche più di violenze alle donne. Come se fosse inopportuno sollevare questa questione a fronte di provvedimenti governativi che trascurano le possibilità di intervento in famiglia o nelle relazioni affettive.

Una faccenda che avrebbe occupato la prima pagina dei quotidiani se non fosse per il fatto che, come spesso accaduto anche se solo pensiamo a quest'ultimo anno, il ragazzo che ha inferto le pugnalate non è un immigrato clandestino, non è uno straniero ma è "soltanto" uno romano de roma.

Una storia scomoda perchè ricorda alla ministra carfagna che il nostro peggior nemico sta dentro le mura di casa e non fuori e perchè ricorda al governo che le loro leggi razziali fatte con la scusa di volerci difendere da stupri occasionali hanno solo il fine di dar voce al pregiudizio.

Hanno approvato un decreto che riempirà le carceri di immigrati, che rinomina i centri di permanenza temporanea quali "centri di identificazioni e espulsione", che introduce il reato aggravante di immigrazione clandestina, popolerà le nostre città con l'esercito per proteggerci da quella che per i fascisti al governo deve apparire come una "invasione".


Hanno dichiarato
lo stato di guerra allo straniero, lo trattano da occupante imperialista invece che da povero "cristo" in cerca di lavoro. Hanno stabilito che si faranno processi per direttissima quando uno è nero, rosso, giallo, europeo dell'est e per far questo hanno bloccato tutti gli altri processi "italianissimi" per i reati commessi prima del 2002. In mezzo ci sta di tutto: stupri, delitti, le torture di bolzaneto e le aggressioni alla diaz del g8 di genova 2001, le infinite schifezze fatte dal premier per le quali invoca, assieme alla pausa processuale salva preti pedofili, addirittura la sospensione dei processi ai danni delle alte cariche dello stato e a chi non è d'accordo chiarisce che secondo lui i magistrati in italia sono sovversivi. Tutto come fosse un regime in cui vi sono livelli diversi di applicazione del diritto. Leggi razziali, appunto.


E a ben vedere
, con un governo che sospende i processi che vedono quali imputati un po' dei suoi membri e con una magistratura che accusa di sovversione dello stato qualche ragazzo perchè ha lanciato qualche uovo o ha sfasciato una vetrina, non si tratta solo di leggi che rendono fuorilegge gli stranieri. Si tratta di norme che aggravano la posizione di rom, froci, dissidenti, compagni comunisti, anarchici. Questa non è la ripetizione del ventennio. E' una nuova e rinnovata versione di totalitarismo che continua a trattare le persone come merce senza diritti e che risponde all'unica regola determinata dal mercato: il profitto.


Il decreto
poi attribuisce nuovi poteri ai sindaci e militarizza persino i vigili urbani che, da ora in poi, immagino, sostituiranno fischietto e paletta con manganello e pistola, che saranno utilizzati per compiti di sorveglianza delle città assieme alle ronde di civili, alle forze di polizia e all'esercito. Un sindaco con tanti poteri somiglia ad uno dei prefetti di mussolini, ad uno dei vescovi del papa re, ad uno dei vassalli medioevali, ad uno dei latifondisti del feudalesimo, ad uno dei signorotti delle signorie, ad uno dei capodecine della mafia. Gestione territoriale, riscossione dei dazi, possibilità di applicare schemi di repressione personalizzata a seconda delle proprie convinzioni. Non è l'italia che va avanti. E' la penisola che torna indietro di svariati secoli, prima ancora della riunificazione dello stato, prima ancora della lotta tra granducati e regni vari. Siamo alla divisione dei popoli tra guelfi e ghibellini, alla battaglia tra mori e cristiani, al "mamma li turchi" dell'impero ottomano. Siamo all'epoca dell'inquisizione cattolica, delle crociate.


Siamo
alla libera circolazione delle merci senza la libera circolazione dei corpi. Siamo alla tratta autorizzata e all'importazione della straniera quando deve fare la badante per reggere il peso di quegli anziani di cui lo stato non si è mai curato e di cui le famiglie nons i possono curare più. Siamo all'importazione di carne da macello da far precipitare da una impalcatura, in uno dei tanti cantieri di lavoro che non usano protezioni per i dipendenti, in special modo per quelli stranieri.


Avete
mai visto il lager di Lampedusa? Avete mai visto i corpi di cadaveri stranieri galleggiare lungo la costa ragusana? Avete una vaga idea di quello che succede nel nostro mar mediterraneo? E di quello che fanno i libici per "aiutare" lo stato italiano togliendogli dalle ovaie qualche negro di troppo? E dei campi libici? Di quei buchi neri di cui non sappiamo niente? Avete presente una guerra? E' quella che si celebra nella acqua alte, tra pezzi di merda che speronano gommoni sovraffollati e queste persone di tante nazionalità senza armi. Giusto la speranza di toccare terra a rischio della vita per costruirsi un futuro diverso. Avete presente quello che fanno ai richiedenti asilo? A quelli che sfuggono alle guerre, alle stragi, a tragedie infinite che sono figlie di un occidente arricchito che poi non vuole guardare quanti morti provoca e non vuole neppure soccorrere i feriti?

Probabilmente no. Non vi piace guardare da vicino e vedere le conseguenze del vostro benessere. Capirete bene allora perchè mi vergogno di essere italiana.


--->>>La foto sopra è uno dei nudi collettivi realizzato in Nevada da Spencer Tunick
 

25 Giu 2008
Sit In contro le norme Blocca-processi

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Contro le norme del "pacchetto sicurezza" in votazione al senato che provocheranno la sospensione dei processi per stupro, maltrattamenti in famiglia su adulti a minori e sottrazione di minori.

Le vittime di violenza attenderanno invano giustizia e tutte ci sentiremo meno sicure e colpite nei nostri diritti.

Partecipiamo al SIT-IN domani 24 giugno dalle 10,00 alle 13,30 di fronte al Senato in via Corsia agonale.


La comunicazione è stata da me letta su :



Ps: per chi ha calunniato Elisabetta sulla presunta non veridicità di questo fatto, leggete qui.
23 Giu 2008
in molti paesi č caccia alle streghe

Che dire, qui in occidente prima ti dicono che c'è parità cosi non lotti, poi se lotti i media cercano di seppellirti dandoti poca visibilità, ti mandano la polizia a manganellarti quando contesti Giuliano Ferrara, ti fanno passare per pazza quando manifesti contro la violenza, come la donna esaltata che caccia via ministre dal corteo, o almeno l'unica visibilità che il 24 novembre abbiamo avuto. In Iran, invece le donne che lottano per i loro diritti rischiano adirittura la galera perchè le vogliono costrette a subire in silenzio la loro situazione. E' l'ennesimo post che faccio per evidenziare che gli uomini hanno paura delle donne, ancor di più se sono femministe:


 Sempre più dura la condizione delle donne in Iran. Crescono arresti e fermi di leader femministe.TEHERAN - Organizzare cortei, incontri, anche volantinare in nome dei diritti delle donne significa "complottare contro la sicurezza dello Stato". In termini di pena significa anni di carcere. Avviene in Iran, a Teheran, oggi ma anche altre tre volte nell'ultimo mese e sempre più spesso nell'ultimo anno.
Una femminista iraniana di 21 anni, Hana Abdi, è stata condannata a cinque anni di reclusione da scontare in una sperduta località di frontiera, Gharmeh, provincia dell'Azerbadjan orientale. La sua colpa, secondo il Tribunale rivoluzionario iraniano, è appunto quella di aver organizzato raduni e incontri per riformare le leggi islamiche che limitano fortemente i diritti delle donne.
La notizia è stata data oggi dal quotidiano di area moderata Kargozaran. La Abdi, ha raccontato il suo avvocato Mohammad Sharif, è stata riconosciuta colpevole di "complotto contro la sicurezza dello Stato". Ci sarà il ricorso in appello. Ma con poche speranze di veder corretta la pena. A meno che la pressione dell'opinione pubblica internazionale...
Hana Abdi era stata arrestata nell'ottobre dell'anno scorso a Sanandaj, nel Kurdistan iraniano, per aver preso parte a partire dal 2006 alla campagna "un milione di firme", le adesioni che le femministe iraniane intendono raccogliere per chiedere l'abolizione delle norme di legge discriminatorie contro le donne e avere gli stessi diritti degli uomini per quello che riguarda il matrimonio, il divorzio, l'eredità e la custodia dei figli.
Tempi durissimi in Iran per chi combatte in nome dei diritti civili. Nel 2002 Teheran aveva ufficilamente annunciato la moratoria per sette donne condannate a morte tramite lapidazione per adulterio. Ma i dossier di Amnesty raccontano un'altra verità e due donne sarebbero state lapidate nel maggio 2006. Per la sharia (legge islamica), il prigioniero viene sotterrato fino al petto, le mani bloccate. La legge specifica persino la dimensione delle pietre da lanciare, così che la morte sia dolorosa e più lenta.
Possono essere condannati alla lapidazione sia le donne che gli uomini ma, in pratica, sono soprattutto le donne a scontare questa pena.
In questa situazione è molto difficile far filtrare notizie e avere informazioni. Negli ultimi mesi quattro militanti femministe - Rezvan Moghadam, Nahid Jafari, Nasrin Afzali e Marzieh Mortazi Langueroudi - sono state condannate a pene di sei mesi di prigione e dieci frustate per aver recato disturbo all'ordine pubblico. Un uomo, Amir Yaqoubali, anche lui impegnato per la difesa dei diritti femminili è stato condannato in maggio a un anno di reclusione. Molte altre militanti femministe coinvolte nella campagna "Un milione di firme" sono state arrestate negli ultimi due anni e condannate a periodi di reclusione e frustate, con la sospensione condizionale della pena. Abdi è una leader. Per lei non è stata prevista alcuna sospensione.

La Repubblica

Sicurezza dello stato? Scusate o sono dura di comprendorio io ho ho capito bene.  Cioè una donna vuole la paritàe diritti e sta togliendo qualcosa a qualcuno o qualche sicurezza? cioè le donne cazzo vengono picchiate, uccise, stuprate e vendute come merce nei modi più barbari e si parla proprio di sicurezza di uno stato??
Ora ho capito. I soliti misogini del cazzo hanno paura di vedersi la realtà sbattuta in faccia (come se non si vedesse)
Ma parlare di sicurezza degli uomini mi sembra eccessivo ed un esaltazione. A parte che non ho visto femministe che hanno verso gli uomini lo stesso trattamento che hanno loro verso le donne.


Continuate a lottare per i vostri diritti non fermatevi davanti a nulla. Comunque credo che gli occidentali che si sentono tanto di aver ragigunto la parità dovrebvero aiutarli. ma fanno come le tre scimmiette, perchè circondati dalla stessa misoginia ma in velatura più ipocrita, infatti pochi giorni fa l'ONU ha parlato di
stupri di guerra tipicamente occidentali. In pratica anzichè tirare le donne fuori da questa situazione le stuprano, favoreggiando la situazione critica allo stremo di diritti umani in cui si trovano.

A Ciudad Juarez è la medesima cosa dopo aver ucciso la donna che lavorava per i casi di violenza sulle donne.
Marisela Ortiz, co-fondatrice dell'associazione Nuestras hijas de regreso a casa ©AI
Marisela Ortiz ©AI

Marisela Ortiz Rivera, María Luisa García Andrade, Norma Andrade e altre attiviste per i diritti umani dell'associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa (Nostre figlie di ritorno a casa), un'associazione che si batte per ottenere giustizia per le donne rapite e uccise a Ciudad Juárez, nello Stato messicano di Chihuahua, hanno ricevuto pesanti minacce a causa del loro sostegno al film "Bordertown", liberamente ispirato ai casi di femminicidio che, da anni, hanno luogo nella città.
 
Il 25 maggio diverse attiviste di Nuestras Hijas de Regreso a Casa hanno ricevuto un messaggio di posta elettronica in cui venivano accusate di trarre profitto dal film e venivano fatte oggetto di brutali minacce, insieme alle loro figlie. L'organizzazione ha infatti appoggiato l'uscita del film del regista Gregory Nava, considerandolo un mezzo utile per diffondere la conoscenza del tragico problema del femminicidio in Messico.

Il 16 maggio, alcuni giorni prima dell'uscita del film a Ciudad Juarez, attiviste e attivisti di Nuestras Hijas de Regreso a Casa avevano ricevuto sms anonimi che intimavano loro di non sostenere il film. L'organizzazione veniva inoltre accusata di trarre benefici economici dalla situazione e minacciata di indagini e arresti.

Dal 1993 oltre 430 donne e bambine sono state assassinate a Ciudad Juárez e nella città di Chihuahua. In circa un terzo dei casi la vittima aveva subito violenza sessuale.

Nel 2003, Amnesty International ha pubblicato il rapporto Messico: Morti intollerabili (AMR 41/026/2003: http://www.amnesty.org/es/library/info/AMR41/026/2003), in cui denunciava la violenza contro le donne e la sistematica mancanza di misure, da parte delle autorità, per prevenire e punire in modo effettivo questi crimini. Da allora, il governo dello Stato di Chihuahua ha adottato provvedimenti per migliorare le indagini, ma molti dei responsabili dei crimini non sono stati ancora processati. Non si ha ancora notizia di circa 30 donne, probabilmente vittime di sequestro. Da gennaio 2008, almeno 17 donne sarebbero già state assassinate.

In questi anni, le attiviste e gli attivisti delle organizzazioni non governative locali, tra cui Nuestras Hijas de Regreso a Casa, sono in prima linea nella campagna per la verità e la giustizia e hanno presentato numerose denunce alla Commissione interamericana dei diritti umani. Sono stati spesso accusati di trarre profitto dai casi e di danneggiare l'immagine di Ciudad Juárez; per questo, continuano a subire minacce ed aggressioni.

Amnesty International chiede alle autorità messicane di garantire la sicurezza dei difensori dei diritti umani e di intraprendere indagini sulle minacce da loro subite, affinché i responsabili siano assicurati alla giustizia.

FIRMATE LA PETIZIONE QUI

22 Giu 2008
Le radici della misoginia della Chiesa
Da Trotzky

San Geronimo


Qui vi mostro quanto è schifosamente misogina la chiesa. E poi dicono che il Corano è + maschilista:

Per i primi quattro secoli i cristiani si divisero in numerose sette l'un contro l'altra armata, che, arroccate su differenti posizioni dottrinarie riguardo alla natura umana o divina di Cristo, si accusavano reciprocamente di eresia, per prevaricare le altre. 

Con il Concilio di Nicea le sette arrivarono a un compromesso, ma l'invidia contro le donne - che a quei tempi occupavano un posto predominante nella leadership della Chiesa - da parte della quasi totalità dei settari, non si placò, anzi con il passare del tempo si mutò in odio e aperta sfida per estrometterle dal potere. 

Nell'undicesimo secolo, per evitare che i sacerdoti trasmettessero i loro beni alle concubine e ai figli che nascevano da quel rapporto ambiguo, questi furono costretti al celibato. La tradizionale misoginia della Chiesa ne risultò, pertanto, fortemente accentuata.

Per convincere i fedeli della validità delle loro idee, i Padri della Chiesa - la cui totale carenza di sex appeal consentiva loro di calarsi senza problemi nel ruolo di persecutori che si erano ritagliatii -  diedero vita a una campagna di odio contro le donne, che attinse a un repertorio comune di insulti gratuiti espressi con un linguaggio violento, sprezzante, che mirava senza mezzi termini alla loro demonizzazione.


Sottopongo al vostro giudizio un brevissimo florilegio degli attacchi furibondi che essi, nel timore di essere scalzati dal potere, scagliavano contro le loro mogli, figlie e madri.


- "Abbracciare le donne è come abbracciare il letame".

- "La donna è figlia della falsità, sentinella dell'inferno, nemica della pace".

- "La donna è la porta dell'inferno, la strada che porta all'iniquità, la puzza dello scorpione".


Le parole che, tuttavia, battono il record della malafede sono quelle pronunciate da Sant'Agostino, il grande peccatore pentito, che, prima di diventare vescovo di Ippona, aveva ceduto a tutte le perversioni sessuali di questo mondo.


- "Le donne dovrebbero essere segregate , perché sono la causa delle involontarie erezioni degli uomini santi". 


Ai nostri tempi la misoginia della Chiesa si esercita scagliando odio in molteplici direzioni, per impedire l'approvazione della 194 e ostacolare l'autodeterminazione delle donne e delle persone omosessuali, l'educazione sessuale nelle scuole, la contraccezione e l'ordinazione delle donne sacerdote.


Il fine a cui mira è quello di perpetuare l'istituto della famiglia, per poter continuare a esercitare il controllo della sessualità, che è lo strumento mediante il quale ha mantenuto finora la presa sui fedeli. Il  conseguimento di questo obiettivo, tuttavia, si va facendo problematico in una società multireligiosa, aperta, laica e libertaria come quella in cui viviamo.


Ne aggiungo altrettante schifose. Non a caso i più misogini sono stati ocnsiderati gli uomini più importanti della chiesa, vergognoso!:

Le donne servono soprattutto per soddisfare la libidine degli uomini."
Giovanni Crisostomo, 349-407, grande dottore della Chiesa


"La donna è un essere inferiore, che non fu creato da Dio a Sua immagine. Secondo l’ordine naturale, le donne devono servire gli uomini."
Il padre della Chiesa Sant’Agostino, 354-430, considerato uno dei più importanti dottori della Chiesa

"Il valore principale della donna è costituito dalla sua capacità di partorire e dalla sua utilità nelle faccende domestiche."
Tommaso d’Aquino, santo e dottore della Chiesa, 1225-1275

"La donna deve velarsi il capo, perché non è l’immagine di Dio."
Ambrogio, dottore della Chiesa, 339-397

"Un feto maschile diviene un essere umano dopo 40 giorni, uno femminile dopo 80 giorni. Le femmine nascono a causa di un seme guasto o di venti umidi."
Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa e patrono delle università cattoliche

"Quando vedi una donna, pensa che si tratti del diavolo! Essa è come l’inferno!"
Papa Pio II, 1405-1464


"La donna ha il diritto di vestirsi solo a lutto. Non appena ha raggiunto l’età adulta, dovrà 'coprire il suo viso che è fonte di tanti pericoli, altrimenti rischia di perdere la beatitudine eterna."
Il padre della Chiesa Tertulliano

"Nessuna donna può entrare dove si intrattiene un sacerdote."
Sinodo di Parigi, 846

"Vicino alle chiese non possono abitare donne."
Sinodo di Coyaca, 1050

"I sacerdoti che ospitano donne sospette dovranno essere puniti. Il vescovo dovrà vendere le donne come schiave."
2° sinodo di Toledo, 589

"La sola consapevolezza del proprio essere dovrebbe costituire una vergogna per le donne."
Clemente Alessandrino, prima del 215

"Le donne non possono né scrivere, né ricevere lettere a proprio nome."
Sinodo di Elvira, 4° sec.

"Tutto il sesso (femminile) è debole e sventato. Esse giungono alla salvezza solo tramite i figli."
Giovanni Crisostomo, dottore della Chiesa, 349-407

"Le donne non possono cantare in chiesa."
San Bonifacio, missionario benedettino e apostolo dei tedeschi, 675-754

-"Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te»" (Genesi 3:16).
-"Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio."(1-Corinzi-11, 3)
-"Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come si conviene nel Signore."( Colossesi-3, 18)
-"[le donne] ...ad essere prudenti, caste, dedite alla famiglia, buone, sottomesse ai propri mariti, perché la parola di Dio non debba diventare oggetto di biasimo."(Tito-2,5)
-"E infatti non l'uomo deriva dalla donna, ma la donna dall'uomo; né l'uomo fu creato per la donna,ma la donna per l'uomo. (1-Corinzi 11,8)

E' tutta colpa della chiesa se subiamo violenze e discriminazioni. Un istituzione che ha fatto dell'uomo il nostro padrone il quale a causa di questo subiamo violenze in famiglia, dove siamo considerate prprietà. A.A.A NON VOGLIO SENTIRE CATTOLICI CHE MI CONTESTANO PERCHè QUESTI NON ME LI SONO INVENTATA MA HO CITATO VICINO CHE VENGONO DALLA BIBBIA CHE TANTO CREDONO SIA MENO MISOGENA DEL CORANO. E NON GIUSTIFICATEVI DICENDO CHE ERA IL MEDIOEVO. CHE SIA IL MEDIOEVO E IL FUTURO LE DONNE NON MERITANO QUESTO TRATTAMENTO, NON è UNA GIUSTIFICAIZONE. E POI RICORDATEVI CHE LA SI TRAMANDA.

21 Giu 2008

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