_____

Affissione degli articoli inviati in: Marzo 2008

Photobucket

Donne a cucinare? L'ennesima battuta maschilista di Berlusconi



Dopo averci viste come orizzontali, sciampiste, mantenute, sentite come ci definisce:

La battaglia per la regolarità del voto è senza quartiere. E un rappresentante di lista ben foraggiato è più attento e utile alla causa. Ne è convinto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, che di fronte alle donne del Partito riunite a Roma, non ha lesinato su un invito a "cucinare" prelibatezze per chi sarà impegnato nella verifica delle urne.


"Siamo in contatto con alcune aziende di catering per organizzare il sostentamento dei nostri rappresentanti di lista - ha detto Berlusconi - se non ci riusciamo mi rivolgo a voi: che qualcuna di voi cucini per loro e che il sostentamento sia il più dolce possibile".

Noi pensiamo a una politica di servizio per le donne, loro a donne di servizio per la politica". Così Barbara Pollastrini commenta le parole pronunciate ieri da Berlusconi durante la convention delle donne candidate per il Pdl, con tanto di invito a mettersi ai fornelli.

"Il Pd - prosegue la Ministra per i Diritti e le Pari Opportunità - le vede padrone del loro destino, della loro autonomia. Scegliamo la libertà e la responsabilità femminili come 'asso' per la crescita economica e civile del Paese. Proponiamo un piano per l'occupazione delle donne con l'uso di incentivi fiscali alle imprese e alle lavoratrici, diritti contro la precarietà, regole transitorie per la presenza di talenti femminili nei consigli di amministrazione di enti e aziende. Avevamo iniziato a farlo. Ora, con il programma, si indicano traguardi concreti e raggiungibili".


"D'altronde - osserva ancora Pollastrini - tra le punte di diamante del Pdl ci sono, per esempio, il Presidente della Regione Lombardia e il vicesegretario nazionale dell'Udc Totò Cuffaro che hanno bloccato le linee guida per l'applicazione della legge 194, e aspira a fare il ministro della Salute in un incerto governo Berlusconi Giuliano Ferrara, che paragona la pillola RU486 al prezzemolo e la pena di morte al dramma dell'aborto". Ma tutto ciò non è una novità: "Le destre - conclude la Ministra - sono storicamente avversarie della libertà e dell'autonomia delle donne. Le preferiscono in casa, a surrogare quello stato sociale che sovente proprio le destre amano tagliare".
 
Dal tronde è colpa della mentalità machista del governo italiano se siamo l'ultimo paese per occupazione femminile, con pochi asili nido, un'emergenza che in altri paesi preoccuperebbe,  si capisce il perchè la disoccupazione femminile non è preoccupante come quella maschile in un clima in cui la destra ci invita a stare in casa. Scelgono le donne.

Ma leggete qui:

"Su di me continuano a dire falsità, dicono che sono malato e che non posso governare, dicono che metto in lista delle soubrette mentre con le soubrette io farei altre cose e non metterle in lista: su questo ho le idee chiare..." (Silvio Berlusconi, tgcom. mediaset, 16 marzo 2008)

Leggete questo articolo divertente che ho trovato.

30 Mar 2008
Dopo Livorno e Firenze, Ferrara a Bologna, Donne in piazza.

gg-45.jpg picture by kikkazz 
Pare che quella palla di grasso di Majin Bu ha invaso anche Bologna per schiamazzare i suoi stupidi discorsi contro l'aborto, dopo aver invaso Padova e Livorno dentro una parrocchia neanche fosse il papa o Gesu' cristo. Le Donne si sono date appuntamento in piazza il 29 marzo alle 19.30 con un mazzolino di prezzemolo) e Firenze (le "donne in movimento" indicono un presidio per il 30 marzo alle 17.00 in Piazza San Marco) decide che tocca anche a Bologna. Infatti, il 2 aprile le donne si riuniscono tutte in piazza Maggiore alle ore 18.00.
Vi cito i due manifesti uno di Bologna e l'altro di Firenze.

Bologna 


"Apprendiamo dal sito del Foglio che il 2 aprile alle 18 Giuliano Ferrara sarà in Piazza Maggiore per portare avanti la sua campagna elettorale tutta concentrata sull'attacco alla legge 194 che regola l'interruzione volontaria di gravidanza.
Crediamo sia importante che quel giorno, come già accaduto a Padova, Verona, Torino e molte altre città ancora, Giuliano Ferrara si senta ospite sgradito e che gli venga ribadito che il suo diritto di parola in quella che è la principale piazza della città non può coesistere con il nostro diritto di autodeterminarci, di decidere dei nostri corpi, dei nostri desideri, delle nostre forme di vita.
Per questo invitiamo tutte le soggettività, i collettivi e gli spazi sociali della città a essere presenti il 2 aprile in piazza Maggiore.

FERRARA NON CI PASSI__per varcare la porticina del paese delle meraviglie occorre saper diventare piccoli e tu non ne sei capace.... ma soprattutto sei INDESIDERATO! Guai a chi ci tocca."
 

Le compagne del Tpo 


Firenze

Giuliano Ferrara sarà a Firenze domenica 30 marzo alle ore 18.00 in P.zza S.S. Annunziata per presentare "Aborto? No, grazie", la lista per la vita che corre per la Camera dei Deputati.
Saranno presenti anche i candidati per il collegio elettorale della Toscana, il capolista Lorenzo Schoepflin, Cinzia Calusi Verrengia attivista nel volontariato per la vita e Fernando Corona presidente della casa editrice Vallecchi.

Ci saremo anche noi perchè a parlare delle questioni che riguardano il corpo delle donne e il loro benessere dobbiamo esserci noi! Giuliano Ferrara si deve sentire ospite INDESIDERATO nella nostra città, come lo è stato in tutte le piazze in cui è stato a parlare.
Per questo invitiamo tutte le soggettività, i collettivi e gli spazi sociali della città a essere presenti domani, 30 marzo alle 17:00 in piazza San Marco.
PER IL DIRITTO ALLA SALUTE DELLE DONNE, PER L'AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE:
NON CI SERVONO UOMINI CHE DECIDONO LE SORTI DEL NOSTRO FUTURO!
 

Donne in movimento



Se vuoi leggere più dettagliatamente QUI

30 Mar 2008
Ancora un "uomo" capolista? PD, partito dell'apparente democrazia
normal_madia.jpg picture by kikkazzQuesta è la conferma di quanto devi essere uomo per essere eletta in parlamento ed arrivare capolista, ma a noi che ci cambia se una è fisicamente una donna ma di testa è un uomo? Tattica studiata a tavolino? Pare che in questo paese non si vogliono capire le questioni del perchè noi vogliamo più donne in Parlamento, per difendere i nostri diritti che con troppi uomini in parlamento sono parziali: L'intervista integrale alla capolista (se sei uomo infatti ti meriti il capolista e meglio se sei contro le donne)del Pd in Lazio

Il no all’aborto e all’eutanasia e il sì alla famiglia naturale di Marianna Madia

“L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”

Marianna Madia, capolista nel Lazio per il Partito democratico alle prossime elezioni, bella e bionda ventisettenne indossata da Walter Veltroni come fiore all’occhiello dei volti nuovi che svecchieranno la politica italiana (eh??), parla al Foglio di famiglia, aborto ed eutanasia con la sicurezza (e anche un po’ il coraggio) di chi crede in quello che dice. Dopo gli sfottò (anche di questo giornale) per la sua prima uscita pubblica (“porterò la mia inesperienza in Parlamento) e dopo essersi presentata due giorni fa alla stampa come “candidata della generazione Erasmus”, approfondisce oggi uno dei temi principali della sua campagna elettorale, il sostegno alla famiglia, partendo dalla radice: “L’aborto è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”. Madia è per la libera scelta della donna (ma ci sei o ci fai?), “ma sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita”. Dice che ogni vita umana che non nasce è un fallimento, per questo la politica deve fare in modo che la scelta per la vita sia sempre possibile. “L’essere umano va tutelato prima di tutto” (da prima pareva di no), dice. Ma come creare questa nuova concezione culturale? “Serve una convergenza di ideali, solo in un dibattito aperto si può arrivare a condividere questa concezione per cui la vita è vita dall’inizio alla fine”. Non si sente di sottoscrivere la moratoria, “ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella ‘riumanizzazione della vita disumanizzata’ che ritengo necessaria oggi. La richiesta di moratoria però non mi sembra l’approccio giusto per affrontare un problema che comunque sento anch’io come decisivo oggi”. Fino alla morte naturale… “Io sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia ma penso che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o dai suoi parenti”. Dunque un no all’aborto e all’eutanasia come presupposto di un’idea di famiglia che per Marianna Madia deve essere “lo strumento che ci proietta verso il futuro”(come farai tu ad abortire? ah giusto tu te lo potrai permettere ed andrai all'estero?). La capolista laziale del Pd dice che “molte logiche di sviluppo della nostra società sono al capolinea, vanno ridefinite”(Giusto è uomo quindi metterla capolista). Bisogna capire quali strumenti possano garantire una “crescita qualitativa” duratura. “Un paese che non fa figli non ha futuro. La famiglia è il presupposto per questa crescita”. In effetti il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi del mondo. “Ecco perché la politica deve permettere di fare e crescere una famiglia, meglio se numerosa. Le politiche sulla casa e di lotta al precariato devono essere pensate in quest’ottica”. Sì, ma di quale famiglia si sta parlando? “Personalmente quando parlo di famiglia, e della sua relativa tutela, mi riferisco a quella che sta nella costituzione”. Sì o no ai pacs, allora? “La libertà personale va rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere pubblicamente diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. La politica deve aiutarli. Innanzitutto con strumenti economici e sociali: “Tra le nostre proposte c’è quella del ‘bonus bebè’ di 2.500 euro per ogni figlio che nasce”. Dice che è necessario che ci sia sussidiarietà tra i vari livelli di governo: “Non per forza deve essere lo stato a intervenire: a Roma ad esempio grazie al comune il terzogenito di una famiglia non paga la retta dell’asilo nido”. Occorre poi, prosegue Marianna Madia, “facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia. Per questo serve maggiore flessibilità nel lavoro e meno precariato”. Parla poi di strumenti culturali, di una “cultura della vita” che sia per davvero “tutela della vita in tutte le sue fasi e condizioni”. Dal concepimento alla morte naturale? “Sì, penso che l’operazione culturale debba partire dalla tutela fin dal concepimento. Solo così nessuna donna, pur potendolo fare, sceglierà di non abortire”. Per Madia “occorre riumanizzare la vita disumanizzata”, e per farlo, dice, bisogna mettere “l’individuo al centro”. 

di Piero Vietti
 

Un' altra raccomandata anzi raccomandato....
28 Mar 2008
Rosa · 52 visite · 0 commenti
Categorie: Quote Rosa, Aborto, Autodeterminazione
Contestazione a Giuliano Ferrara durante un comizio in piazza Castello x la lista "Aborto? No, grazie!"
Il coordinamento di donne "Sommosse-Torino" oggi pomeriggio, 27 marzo, ha dato vita a un presidio spontaneo in piazza Castello, ultima tappa in ordine di tempo della presentazione della lista elettorare di Ferrara "Aborto? No, grazie!".
 In una piazza blindata per garantire lo svolgersi di un comizio che si è in realtà configurato come una conferenza stampa di poco più di 15 minuti data la totale assenza di pubblico (per evitare il confronto con la piazza vuota e ostile Ferrara ha evitato il palco già allestito e si è rintanato sotto i portici con i soli giornalisti e la scorta) abbiamo rivendicato ancora una volta, così come già avvenuto in altre città, che le uniche ad avere diritto di parlare e decidere sul corpo femminile sono le donne e che non tolleriamo campagne elettorali giocate sulle nostre vite.
Il tentativo di Ferrara di acquisire consensi si è rivelato vano se non fosse per l'attenzione che gli viene tributata dai media sempre pronti a prestare attenzione persino ad un comizio inesistente.
Al palco vuoto di Ferrara e alla "sua" piazza deserta, noi contrapponiamo i percorsi di autodeterminazione che molte femministe e lesbiche stanno costruendo e che hanno portato negli ultimi mesi a grandi mobilitazioni, dal 24 novembre agli 8 marzo in tutte le città: a Torino le nostre strade si sono riempite di 10.000 corpi e voci che non possono essere messi a tacere dagli strepiti di ingombranti personaggi che cercano di invadere le nostre vite.
Oggi, nonostante la pioggia e nonostante l'atteggiamento arrogante della polizia, in tante abbiamo gridato a Ferrara che  su maternità, contraccezione, aborto la scelta è solo nostra e non tolleriamo dictat e strumentalizzazioni elettorali da nessuno!


"SUL NOSTRO CORPO DECIDIAMO NOI!"

Nel 1978, in seguito ad anni di lotte per l'autodeterminazione femminile, viene approvata la legge 194 per regolamentare le interruzioni di gravidanza. La 194 è una vittoria per le donne che vedono finalmente riconosciuta la possibilità di decidere autonomamente sul loro corpo senza dover mettere in gioco la propria vita sui tavolacci di un ambulatorio clandestino; ma più in generale è una vittoria per tutt* coloro che ritengono che a decidere sulla sessualità e sugli aspetti più intimi dell'esistenza non dovrebbero essere le gerarchie ecclesiastiche. 

Questa legge è un primo e minimo passo (a cui nella realtà ben pochi ne sono seguiti) per riconoscere alla donna un ruolo diverso nella società, svincolandola dall'unico ruolo in cui per anni è stata relegata: quello di generare figli indipendentemente dai suoi desideri.
In tutti questi anni gli attacchi alla libertà delle donne di decidere sul proprio corpo non sono venuti meno. Ci hanno pensato le gerarchie ecclesiastiche, i gruppi di "estremisti per la vita", come i clerico-fascisti del "movimento per la vita", che si sono subdolamente intromessi negli ospedali e nei consultori e, con farseschi strumenti di disinformazione hanno da sempre attuato un lavoro di intimidazione e colpevolizzazione contro quelle donne che, dovendo ricorrere ad un'interruzione di gravidanza, si sono trovate in una situazione ancor più difficile e dolorosa.

Negli ultimi anni tuttavia lo scenario politico ha svoltato a loro favore, trovando appoggio in una trasversale presenza fondamentalista-cattolica all'interno di ogni schieramento politico; dalle dame in cilicio del centro-sinistra al buon vecchio Bondi, si è innescata una corsa al compiacere le sempre più retrograde volontà vaticane: passando da una legge del tutto insensata sulla fecondazione assistita, attraverso l'impossibilità di riconoscere le coppie la cui sessualità non è conforme ai canoni cattolici, si è giunti alla sferzata finale sull'onda della provocatoria, quanto opportunistica, "moratoria sulla pena d'aborto" proposta da Giuliano Ferrara.
Nella sua proposta Ferrara definisce la pratica dell'interruzione volontaria di gravidanza "un fenomeno mostruoso per quantità e genocidi, un fenomeno aberrante per qualità sessista ed eugenetica a sfondo razzista, una pulizia etnica sistematica, soppressione violenta degli esseri umani concepita come strumento di pianificazione familiare e di utilitarismo eugenetico transumano". E sempre secondo Ferrara la moratoria si configurerebbe quindi come "la scelta di rendere chiaro, di formalizzare filosoficamente e giuridicamente, e anche eticamente", questa risposta di rifiuto e opposizione alla pratica dell'aborto.
Nel testo di Ferrara è sottolineata l'inesistenza di un reale soggetto decisionale femminile, condannando la donna a scomparire dietro la  retorica mediatica di una "vita" virtuale e divina, svincolata dai desideri e dalle priorità terrene. L'autodeterminazione viene definita "nichilista e autolesionista" come ad indicare il vuoto che le gerarchie ecclesiastiche associano alla donna (un vuoto da colmare unicamente con i figli) e, come per esplicitare che le donne, autodeterminandosi, vanno a ledere un presunto ordine naturale delle cose, sfidando la natura stessa della vita umana. 

E' davvero incredibile e davvero poco tollerabile che ancora qualcuno tenti di mettere in discussione la legalizzazione dell'aborto e che si parli delle donne come di menomate mentali non in grado di intendere e di volere, incapaci di gestire le proprie scelte responsabilmente o addirittura come delle mostruose omicide che senza scrupoli premeditano l'assassinio di ciò che potrebbe/dovrebbe diventare un nuovo essere umano. Se non bastasse, il concetto di autodeterminazione della donna, un'idea (nonché una pratica) che parrebbe assodata e condivisa dopo decenni di faticose lotte, viene ora riletta e interpretata in chiave ideologica, come fosse una pretesa abusiva o un'invenzione e non un diritto.

continua a leggere nei commenti

28 Mar 2008
Rosa · 445 visite · 1 commento
Categorie: Aborto, Iniziative femministe, MaJin Bu
Sexy Shock un altro porno č possibile
di Cristina Petrucci (vedi articolo sulla Repubblica)

La pornografia è la teoria, lo stupro è la pratica», dicevano le femministe negli anni 60 e 70. Da allora, però, molte cose sono cambiate. L’americana Annie Sprinkle, pornostar e femminista, è stata la prima a suggerire e a mettere in pratica l’idea che la liberazione delle donne potesse passare anche attraverso l’industria dell’hardcore. La sua amica e collega Candida Royalle, poi, ha fatto anche di più, creando nel 1980 Femme Productions, la prima compagnia che produce film erotici creati da e per le donne. Ora il loro messaggio, “Fatti il tuo film porno”, sta ispirando tutta una nuova generazione di artiste e attiviste del “grrl power” in Usa ed Europa. A cominciare da due ragazze spagnole. Águeda Bañón e María la cui missione è andare in giro per il mondo a tenere workshop sulla pornografia e il femminismo.

Le “aspiranti pornostar” imparano tecniche e pose da ripetere poi di fronte a una telecamera. Nulla a che vedere con quello che si trova nei film porno classici, ma neanche in quelli cosiddetti alternativi come l’italiano Mucchio Selvaggio, diretto da Matteo Swaitz dove, al di là dell’ambientazione underground e della presenza dei rapper Club Dogo e Truceklan e della suicide girl Violetta Beauregarde, si vedono gli stereotipi maschilisti e le scene tipiche dei prodotti più commerciali.

Per fortuna, però, qualcosa di nuovo si sta muovendo anche nel nostro paese: «Abbiamo deciso di riappropriarci di pratiche erotiche e sessuali che di solito vengono considerate offensive o pesanti per le donne», racconta Elena, proprietaria di Betty & Books, il primo sex shop aperto in Italia da un collettivo femminista, il Sexi Shock, nato all’interno del centro sociale TPO di Bologna. «La decisione di vendere dei sex toys viene proprio da questo percorso. Ci siamo accorte che al collettivo venivano donne che ci chiedevano oggettistica di vario genere, da qui la decisione di aprire un negozio. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, non vengono ragazze o donne “alternative” ma proprio ragazze “normali”, soprattutto lesbiche giovanissime dai 18 ai 25 anni». Ai tradizionali sexy shop così poco invitanti, per non dire squallidi, si stanno dunque affiancando timidamente negozi “women friendly”, pensati appositamente per il pubblico del gentil sesso. Libri, giocattoli erotici, cataloghi d’arte, riviste internazionali, abbigliamento e accessori. Paradossalmente, vi si può trovare di tutto tranne i film porno: «Le nostre clienti ce li chiedono ma purtroppo il tipo di distribuzione che arriva in Italia è solo commerciale, da cui il porno al femminile è completamente escluso. Quindi non ne vendiamo perché non ci danno sufficienti garanzie contro lo sfruttamento delle ragazze o sull’uso dei preservativi».

Ancora una volta, la risposta è “Do It Yourself”: «A ottobre abbiamo inaugurato una serie di workshop chiamati ConSensuality per insegnare a giocare con gli oggetti che vendiamo e con la pornografia», ci spiega Elena. «La parola chiave è “safe sex”, sesso sicuro, sia per la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, ma soprattutto per scoprire quali sono le nostre reali fantasie e condividerle con il o la partner». Gli argomenti sono dei più vari, dal burlesque al bondage, dal fisting all’uso dei sex toys. L’idea è che qualsiasi fantasia sia legittima, a patto che vada di pari passo con la consensualità. «Per esempio, se si vuole fare del bondage (ovvero, l’arte di legare, nda), ci sono delle cose che bisogna sapere sulla circolazione sanguigna. Esplorando le fantasie relative all’atto di legare o essere legate, si lavora anche sul concetto di potere. Abbiamo dovuto fare un discorso lungo un’ora per spiegare che legare non è un gioco di potere e che c’è una netta separazione tra sadomaso, sessualità e bondage».

Tra tutte le insegnanti che hanno partecipato ai workshop, abbiamo incontrato Daniela Crocetti, un’italoamericana di 32 anni laureata in antropologia del corpo, queer performer, “mental masturbator” e che dal 1995 pratica fisting vaginale. A vederla così, con il faccino dolce e pulito e la voce appena percepibile, non diresti mai che si tratta dell’insegnante più richiesta.

continua nei commenti...

27 Mar 2008

1, 2, 3 ... 10, 11, 12  Pagina Successiva