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Padova – Contestato il Movimento per la vita a Civitas
Da Global Project

 

Questo pomeriggio all’interno di Civitas, l’annuale fiera del terzo settore, le Donne in Movimento di Padova hanno “smontato” lo stand del movimento per la vita.
Una ventina di donne si sono date appuntamento davanti allo stand del Mpv. Dal megafono si è ricordato la proposta di legge di prossima discussione in consiglio regionale. I gadgets sono stati impacchettati, i palloncini scoppiati e i manifesti tolti dalle pareti. Al loro posto due striscioni che recitavano: “ Obbiettiamo gli obbiettori!” – “ Più Donne in Movimento, meno movimento per la vita”.
Non è la prima volta che le donne in Movimento del Veneto
si mobilitano contro il PDL n° 3.
La proposta di legge popolare antiaborista voluta dal Movimento per la vita presentata al Consiglio regionale del Veneto vuole portare i propri volontari «dentro i consultori, nei reparti di ginecologia ed ostetricia, nelle sale d’aspetto e negli atri degli ospedali».
In Veneto è sempre più difficile abortire. E’ la regione al secondo posto per numero di obiettori di coscienza a livello nazionale: 80,5% dei ginecologi, 47,7% degli anestesisti, 45,4% del personale non medico-dati del 2003, ma nel Veneto rurale si arriverebbe a punte del 98% (il primato spetta alla Basilicata). A Padova sono solo tre i medici che praticano interruzione di gravidanza volontaria.
Il PDL n° 3 attacca la L. 194/78.

“Per il nostro corpo decidiamo noi!” si è ribadito dallo speakeraggio, tra gli applausi delle donne e degli uomini che erano in visita a Civitas.

Per l’autodeterminazione delle donne : meno movimento per la vita più donne in movimento!

10 Mag 2008
Pupotte Ribelli a Roma, questi si che sono manifesti!
Da Le Ribellule
Ho parlato precedentemente nei miei post di manifesti schock. Ho detto che fanno schifo anche  perchè fatti da uomini e per questo impregnati di sessismo, fascismo,  razzismo, strumentalizzazione e pedofilia,  ma visto che l'argomento riguarda le donne e nessuno può affrontarlo meglio di una donna, le Donne, organizzano dei bellissimi manifesti che da Bologna,  arrivano a Roma. Chiamate le Pupotte Ribelli.

FUORI IL CONTROLLO DAI NOSTRI CORPI E DALLE NOSTRE VITE.
INVADIAMO LA CITTA' CON LA RABBIA DELLE PUPOTTE RIBELLI.

Questa notte le Pupotte, le stesse donne di carta della campagna  "adotta un consultorio" apparse qualche mese fa sui muri di Bologna, sono scese fino a Roma;

 Appoggiamo il principio della campagna, ma utilizziamo questo strumento comunicativo per aprirci ai nostri territori ed esprimere tutta la nostra solidarietà per le femministe e le lesbiche  di Bologna che sono scese in piazza determinate a denunciare stupratori, medici e farmacisti obiettori, ricevendo come risposta da un sindaco giustizialista e forcaiolo la repressione.

Nella nostra città le donne di carta invaderanno i muri di scuole, universita', ospedali, consultori e mercati cercando di intercettare tutt@ coloro che attraversano questi spazi pubblici.
Qui nel Lazio, la  regione in cui la pillola RU486 e' ancora un miraggio e l'aborto non e' garantito in tutti gli ospedali.
 Un (sopr)uso generalizzato dell'obiezione di coscienza ostacola  i servizi(diritti) di ivg e di contraccezione e crea un clima avverso alle donne.
 Le Pupotte esprimono il disincanto rispetto ad una metropoli in cui i servizi sanitari per le donne sono inesistenti e insufficienti; dove i consultori sono molto spesso fagocitati dalle a.s.l. e tolti alle assemblee delle donne; invasi da chi impone valori ipocriti e vuole decidere sui corpi altrui, da chi non parla alle donne ma al loro senso di colpa.
Le Pupotte rifiutano una societa' repressa che non informa  sui tipi di  prevenzione ma indottrina ad  astenersi dal sesso;una società succube dell' ingerenza clericale che appiattisce la cultura e rende l'istruzione pubblica di stampo cattolico ed eterosessista, che non concede spazio nelle scuole e nelle universita' a materie sul genere e sulla sessualita'.
Pupotte ribelli perche' non accettano i ruoli imposti di madri e mogli all'interno di una famiglia mitizzata che nasconde una realtà di violenze e oppressioni quotidiane; perchè rifiutano un finto sistema di welfare che continua a demandarla  sostenibilita'    sociale e familiare alle donne.
Pupotte libere dai dogmi cattolici perche' la mia sessualita' la scelgo io.

Determinate a voler andare fino in fondo nel denunciare tale condizione, continuando ad attraversare i quartieri di questa citta' con la stessa rabbia e voglia di liberazione.


PUPOTTE RIBELLI

08 Mag 2008
A napoli si organizza un assemblea per una manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne
img247/4486/18604011js9.pngHo letto quest' articolo interessante su Femminismo a Sud, sulla convocazione di un assemblea che deciderà quando organizzare una manifestazione nazionale contro le violenze sessiste:

In Catalunya si approva la legge per dare alle donne il diritto di sradicare la violenza machista. In Italia invece la violenza machista ha piena cittadinanza in ogni casa. Le donne vengono usate, abusate e violentate ogni giorno. A Napoli si continua a lavorare sugli obiettivi stabiliti nella due giorni del 23/24 febbraio.

Napoli: venerdì 9 maggio 2008; l’invito a partecipare ad un’assemblea pubblica per organizzare nella città una grande manifestazione di dignità femminile di solidarietà militante e concreta.

Molte di noi pensano che il clima ostile alle libertà che le donne di questo paese, più che in altri, hanno faticato ad affermare, stia pesando in modo insopportabile, in forma di emergenza, nelle vite delle singole.

Il quotidiano è scandito da sottrazioni silenziose: i diritti nella sanità pubblica, (a partire dalla legge sull’aborto fino a tutto quanto riguarda la maternità), la libertà di spostarsi anche nella città, lo scempio del territorio.

Il silenzio e l’omissione anche arrogante sulle proposte delle donne, sono culminati in una campagna elettorale più che mai offensiva sull’applicazione della 194 e il contrasto alle violenze sessuate in famiglia e in strada. Tutto questo ha già indotto moltissime donne a vivere in solitudine un disagio, che le istituzioni e i partiti volentieri ignorano.

Da tempo il movimento delle donne ha sentito la responsabilità di costruire una solidarietà militante e concreta a quelle solitudini, opponendosi alle risposte “private”, più dannose del male.

La classe dirigente di fronte alle responsabilità pubbliche che impediscono alla metà del paese di vivere nel pieno diritto, ha delegato le risposte alla pietà e alla beneficenza. Nel caso della 194, alla repressione.

Ma la politica ufficiale ha anche sfidato la consapevolezza femminile, mai come oggi apertamente, e apertamente le donne hanno risposto nelle piazze di Milano, Roma, Napoli e dalle altre mille città di cui l’informazione “libera” tace.

Le parole chiare che la politica non ha accolto, sono invece ascoltate da sempre più donne. A loro vogliamo chiedere di unirsi a noi nella sfida: un’altra grande occasione nella nostra città per mostrare pubblicamente la dignità femminile che vuole davvero un’altra politica di convivenza tra generi, lontana dal finto decoro di una repressione che innanzi tutto colpisce noi.

Durante l’assemblea alla Casa Internazionale è stata formulata la proposta di tenere a Napoli una manifestazione nazionale in difesa della 194 e la libertà dalle violenze, ed in questi giorni siamo state inoltre contattate anche da altre donne del sud che intendono costruirla con noi.

Contiamo sulla presenza di tutte e sulla più ampia partecipazione

L’assemblea permanente delle donne di Napoli


Venerdì 9 Maggio 2008 ore 17 – sala al 1° piano della II Municipalità, Piazza Dante (portone vicino a Mc Donald’s, in caso di portone chiuso suonare al citofono a destra)


Come al solito non posso partecipare perchè lontana. Faccio piccola polemica:

Essere unite e solidari tra donne, solo così la violenza contro le donne verrà sdradicata, anche se spero fortemente che sia meno separatista dell'altra e permette anche agli uomini ad essere solidare., che diciamo è un valore positivo e significa che se il 24 molti  uomini ci sono stati, anche se cacciati, da parte degli uomini si sta creando una voglia di sdradicare il patriarcato.

 
30 Apr 2008
MAYDAY
Tra poco meno di due giorni avrà luogo il MayDay.
Il MayDay in pratica è una giornata d
o
ve parteciperanno i precari, sopratutto donne, le quali sono più colpite da questo fenomeno. Sono dappertutto, nei call center, nelle scuole, nelle fabbriche, nei supermercati e infine parteciperanno anche quelle che purtroppo hanno perso il lavoro a causa della maternità.
A Milano, si terrà a Porta Ticinese alle 15. Si tratta della settima edizione del MayDay, dove gia da sette anni che questo evento ha acquisito importanza in tante citta europee. 
Da chi è organizzato?
Collettivi, associazioni e queer, realtà autogestite sindacalist, radicali di sinistra sfileranno per sconfiggere lo sfruttamento nel lavoro e donne incazzate che rinunciano volentieri al ruolo di angelo del focolare.
A Milano, infatti sarà molto concentrato sulla questione di genere nel mondo del lavoro: le donne parteciperann ocon un carro vestito da sposa:

"In questo contesto noi abbiamo deciso di partecipare con un carro che metta al centro la questione di genere. Siamo convinte che sia indispensabile mettere in relazione la lotta allo sfruttamento del lavoro con la lotta al patriarcato e all’eterosessismo che ingabbia i nostri corpi. Corpi da vendere e per vendere, voci sensuali che propongono prodotti da un call center, tette e culi che vendono prodotti dai cartelloni pubblicitari, sorrisi imposti e suadenti che promuovono l’ultima invenzione del marketing". (citazione presa dal Paese delle donne online)

Le donne precarie sono tante quante gli uomini, le donne che lavorano molte meno. Una situazione esistenziale, quella precaria. Una condizione che rende ricattabili, violabili, deboli, vittime di ricatti, sessuali e non. La gravidanza diventa una malattia, il rischio di perdere il lavoro concreto, l’impossibilità di fare carierra una certezza. Gli stipendi, lo sappiamo troppo bene, sono molto più bassi di quelli dei colleghi uomini. È necessario richiedere con forza una sensibilità di genere nelle contrattazioni sindacali, ad oggi del tutto assente".

"Il carro sarà dominato dal bianco, il colore degli invisibili, come i morti sul lavoro, come le invisibili schiave della finte partite iva, dei call center, della grande distribuzione, di un’idea di famiglia patriarcale e arcaica. Sul carro troverà posto e sfogo la creatività femminile con musica e parole, sarà animato da attrici, djs, performer. La creatività diventa uno strumento di lotta e un punto di partenza per una resistenza quotidiana, per riappropriarsi di corpi e spazi".

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29 Apr 2008
Rosa · 12 visite · 0 commenti
Categorie: Iniziative femministe, Diritti
Fatto gravissimo a Bologna: denunciata per presidio femminista
Fonte LeRibellule

Esprimiamo la nostra più completa solidarietà alle compagne bolognesi che in seguito alle lotte per l'autodeterminazione e la libertà di scelta delle donne,subiscono in maniera sempre più forte atti di repressione intimidatoria.Le Ribellule.

Riportiamo i comunicati di "Quelle che non ci stanno" e la lettera di solidarietà della "Rete delle donne di Bologna"

ENNESIMA INTIMIDAZIONE  CONTRO UNA NOSTRA COMPAGNA                 presidio S.orsola- BO

"Prosegue la repressione intimidatoria contro la presa di parola  delle donne e delle lesbiche. Serve a sostenere il tentativo patriarcale di negarne l'autodeterminazione, colpendo quelle che continuano a denunciare le politiche che vogliono minare la nostra libertà.

E' arrivata una notifica di apertura di indagini a carico di una compagna per la presenza al presidio del 14 Febbraio 2008 davanti all'ospedale S.Orsola a Bologna. Il 14 febbraio è stata una giornata di manifestazioni spontanee in tutte le città promosse dalle donne indignate per il bliz all'ospedale di Napoli.

Una denuncia a una sola persona per una manifestazione che radunava quasi 1000 donne e uomini: abbiamo ragionevoli motivi per pensare che non sarà l'unica. Per questo teniamo alta l'attenzione e continuiamo a lavorare." 

"Il 14 febbraio 2008, come in tante città d'Italia abbiamo manifestato in mille, cariche di indignazione per il blitz della polizia al Policlinico di Napoli, per la criminalizzazione di una donna che aveva subito un aborto terapeutico, la strumentalizzazione di un'esperienza che ha portato alla stigmatizzazione sistematica di tutte le donne e del diritto di scegliere delle nostre vite.

Ed in mille dobbiamo ora restarci a fianco, e difenderci da un clima politico che anche a Bologna sta portando ad una dura rappresaglia nei confronti del movimento delle donne e delle istanze che porta avanti. Alla compagna indagata diciamo che ci siamo e le siamo e staremo vicine. Alle donne che è necessario andare avanti, senza lasciarci intimidire."

Rete delle donne di Bologna


24 Apr 2008

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