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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Iniziative femministe

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Grande manifestazioni il 14 giugno

"La notte ci piace, vogliamo uscire in pace", "case, palazzi, violenza familiare: sono quelli i luoghi da liberare" e "Stupratore esci adesso, te lo facciamo noi un bel processo".

Sono questi gli slogan che hanno sfilato alla manifestazione di sabato. Le donne hanno manifestato contro una società che limita la nostra libertà di uscire fuori di casa e talvolta la disparità che persiste dentro gli ambienti chiusi. Una disparità che si esprime con la violenza, sostenuta da una società che non riconosce non solo la parità di sessi ma nemmeno la libertà femminile, che è in mano all'uomo, in ambito morale, fisico, a livello di libertà di scelta.

La denuncia contro una società che non riconosce la violenza domestica come violenza e seppellisce quelle che avvengono dentro le mura, è altissima. Sia dentro casa che fuori le donne si trovano di fronte ad una violenza che conferma una società mancante di parità:

fuori, Le donne sono limitate nei loro spostamenti, nella decisione di spostarsi per recarsi a lavorare, ad uscire con delle amiche, sopratutto di sera, limite imposto da una società che non accetta la libertà femminile, anticamente giudicata una donna non brava se usciva dopo una certa ora, ed ora questo è riconfermato e si esprime con la violenza.

La donna inoltre è limitata anche nella sua libertà di abbigliamento, perchè c'è una società che convince la donna che se non usa una certa pudicizia nell'abbigliamento si è "meritata" o si è "cercata" lo stupro o gli apprezzamenti pesanti che molti uomini si sentono in diritto di dire e di fare. Quindi ci troviamo di fronte ad una società che è la donna che deve attuare atteggiamenti preventivi anzichè educare gli uomini al rispetto. E anche questo è simbolo di una società dove si nega la libertà femminile anche in atteggiamenti più normali. A volte è più libero, più accettato ed ha più garanzie lo stupratore, tanto è sempre giustificato. Infatti a causa di questo molti compiono uno stupro o una molestia.

La notte di Sabato 14 giugno a Bologna e a Bari è stata diversa. Centinaia di donne e ragazze di tutte le età sono scese in un corteo notturno per rivendicare il diritto di essere libere di uscire a qualsiasi ora del giorno senza dover temere per la propria incolumità, gemellata con quella tenutasi a Parigi.

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Naturalmente i mass media l'hanno censurata. Se no come potevano dare spazio alla notizia dell'ascesa del papa predicatore e sostenitore della famiglia che avrebbe contrastato? evidentemente per i mass media maschilisti è più importante parlare di sacralità della famiglia che di violenza sulle donne che se no ovviamente darebbe troppo fastidio ai nostri politici che vogliono dare la sensazione che sono i rumeni a perpetrarcele, per non andare troppo contro il maschio, per non intaccare la famiglia, oppure vogliono continuare a inquadrarci solo come vittime che in silenzio subiamo senza protestare se no ne va della visione che sostengono di donna sesso debole. La stampa è antifemminista, o censura o tende a dare un immagine negativa al corteo solo mettendo in risalto un evento negativo che si è svolto durante essa, come  il fischio alle ministre lo scorso 24 novembre, facendoci passare per isteriche da una società che a sua volta condanna il femminismo, che diciamocelo per me il fischio se lo sono meritate quelle incompetenti messe li per fare i loro comodi e strumentalizzarci che non gliene frega nulla di aiutare noi donne comuni mortali! Ma cosa mi aspetto dai mass media che sono i primi a veicolare un ruolo di donna sottomessa e inferiore all'uomo ed impostata da lui stesso? cioè contro l'emancipazione ovvero femminismo? è normale che mettono in risalto solo notizie antifemministe censurando il resto. Mass media e giornalisti, politici venduti misogini imbottiti di tette e di culi andate a farvi fottere!
16 Giu 2008
Te la do io la pillola del giorno dopo, alla faccia degli obiettori
Da Mondo donna

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Pillola del giorno dopo. I movimenti e le associazioni femminili italiane  e i radicali si stanno muovendo per aiutare le donne e scavalcare l'ostacolo obiettori di coscienza. 


Sappiamo bene
quanto sia difficile in questo paese farsi prescrivere la pillola del giorno. L'ostilità dei medici obiettori (circa il 70% di tutti i ginecologi italiani... ) verso la contraccezione d'emergenza è tale che spesso fanno illegalmente obiezione sulla prescrizione di questo farmaco. Illegalmente perchè non si può esercitare obiezione di coscienza su qualcosa che non è considerato abortivo dalle nostre normative. Per rispondere a questo deficit da parte del nostro sistema sanitario nazionale, le associazioni delle donne si stanno muovendo. Alla grande.


Innanzitutto è attiva la campagna OGO, Obiettiamo gli Obiettori , promossa dall'associazione Mai State Zitte di Milano. In ogni città di Italia si stanno costituendo gruppi di donne che investigheranno sul rispetto della legge 194 e pubblicheranno i nomi degli obiettori di coscienza (non è raro che facciano obiezione nel pubblico e poi nel privato....qualcuno si ricorda di cosa è successo a
Genova qualche mese fa?), promuovendo azioni di boicottaggio nei confronti degli ospedali in cui non vi sia presente nemmeno un medico non obiettore. 


La storica UDI (Unione Donne in Italia)  ha attivato il  Comitato nazionale delle donne "Quando decidiamo noi" ,  che fra i suoi obiettivi principali prevede proprio il monitoraggio (dalla parte delle donne) della corretta applicazione della 194, con tutti i suoi corollari. In un comunicato dell' UDI si legge: "Quei medici buontemponi (molti uomini e qualche donna, ahimè) che sottopongono giovanissime terrorizzate e insicure, ma anche donne mature e consapevoli, all'umiliante gioco dell'oca che hanno inventato per loro (vai alla casella, salta, fai un passo indietro) debbono sapere che abbiamo tutta l'intenzione di togliere il giocattolo dalle loro mani."


In secondo luogo, ed è notizia di queste ore, l'associazione
Vita di Donna e l'Associazione Luca Coscioni sono passate per le vie di fatto. 

A Roma e a Milano sono stati organizzati 2 gruppi di medici che sono disposti  a prescrivere la pillola del giorno dopo dalle 9 alle 19 tutti i giorni, feriali, festivi, e il sabato notte, qualora le donne trovino problemi presso le strutture pubbliche.


Come fare? Sarà sufficiente telefonare all'Associazione Vita di Donna, al numero 333/9856046, per essere indirizzate dal medico disponibile per quel giorno (a Roma).

Le donne che invece vorranno fare una denuncia (ripeto, la non prescrizione è illegale) saranno assistite dagli avvocati dell'Associazione Luca Coscioni. E' notizia di questi giorni che a Roma si farà il primo processo per la denuncia presentata da due ragazzi a cui era stata negata la pillola da ben 3 medici diversi. 


L'associazione Vita di Donna spiega che "quest'iniziativa si inquadra nella battaglia per l'abolizione della ricetta medica per la pillola del giorno dopo" che permetterebbe alle donne in necessità di comperare la pillola direttamente in farmacia senza avere l'obbligo di passare attraverso il medico obiettore. 
15 Giu 2008
Email udi

COMUNICATO UDI NAZIONALE                      

staffetta di donne contro la violenza

 

Vogliamo lottare contro la violenza sessuata e il femminicidio. Per farlo vogliamo dire CHI siamo, senza mettere distanza tra noi e le altre, perché non siamo né estranee né privilegiate e non pretendiamo che una donna sola faccia quello che tutte non riusciamo a fare: far smettere la violenza che tutte subiamo!

Il primo obiettivo è dunque di agire culturalmente per far smettere il femminicidio.

Vogliamo innanzitutto dire a voce alta che il mestiere più antico del mondo non è la prostituzione, ma lo stupro, è quello del violentatore.

Per questo vogliamo incontrarci con le donne, con tutte, ovunque, pubblicamente.

 

Per questo l'UDI indice una Staffetta di donne contro la violenza che partirà il 25 Novembre 2008, giornata internazionale contro la violenza alle donne, e si chiuderà esattamente un anno dopo, sempre il 25 novembre.

La staffetta partirà da Niscemi,  dove è stata assassinata Lorena.

E si chiuderà a Brescia, dove è stata sgozzata  Hiina.

 

Simbolo e testimone della Staffetta dell’Udi sarà un'anfora con due manici in modo che possa essere portata da due donne, a significare l'importanza della relazione per noi.

In ogni paese o  città  in cui la Staffetta passerà, le due donne che l’hanno avuta in consegna la consegneranno ad altre due, pubblicamente.

In ogni luogo dove la Staffetta passerà, le donne che si faranno carico del suo passaggio potranno imbastire iniziative pubbliche le più varie, seminari, dibattiti, mostre, proiezioni video, eccetera. 

Strada facendo, ogni donna potrà avvicinarsi e mettere nell’anfora un biglietto con i propri pensieri, denunce, parole o immagini.

 

Parteciperanno alla staffetta tutte le donne, dell’UDI e non, che daranno la loro disponibilità a udinazionale@gmail.com entro il 30 settembre 2008, in modo che si possa cominciare a costruire un itinerario nazionale.

 

La Staffetta sarà organizzata solo da donne singole o associazioni di donne - sono escluse rappresentanze di partiti - deve essere  un evento pubblico che ciascuna caratterizzerà come riterrà più opportuno e sarà autofinanziata.

 

Il sito dell’Udi – www.udinazionale.org - a partire dal novembre 2008, seguirà passo dopo passo la Staffetta, dando il resoconto delle iniziative svolte e l’appuntamento per quelle successive.

  

UDI - Unione Donne in Italia

Sede nazionale – Archivio centrale

via dell’Arco di Parma 15, 00186, Roma tel 06 6865884



Modulo da compliare:

Richiesta di partecipazione staffetta di donne contro la violenza

  

Nome

 

Cognome

 

Indirizzo

    

Tel                                                      cell

 

e- mail

  

in rappresentanza di

 

Iniziativa che si intende realizzare, in breve:


Grazie wonderely x l'email :)

 

14 Giu 2008
Anche a Bari si manifesta il 14!

flat.noblogs.org


Mara Carfagna continua a sparare cazzate e dirci che la famiglia è il luogo dove le donne non devono avere paura perchè è un luogo pieno di amore. Così giustifica il taglio dei fondi. Ma aprendo un giornale non mi sembra affatto così:
Una donna accoltellata a bergamo dal suo convivente; Una donna di 77 anni uccisa a Venezia da suo marito;  Un altra  uccisa in Brianza, poi avvolta in un telo di plastica, sciolta dall'acido e murata nel sottotetto dal convivente; un'altra ancora è stata uccisa a La Spezia dal marito (essendo rumeno la stampa ha voluto approfondire l'argomento). Questi non sono certo gli unici casi .

Devo approfondire che sono tanti gli italiani che picchiano e uccidono donne straniere, perchè queste importate da paesi dove le donne sono sottomesse, quindi facilmente private del lavoro così non scappano dai maltrattamenti. (leggete qui)

Per l'omicidio di Barbara Cicioni, con la seconda udienza che si terrà a Perugia il 19 giugno. Il 14 giugno  di violenza si parlerà durante la due giorni bolognese. La notte saremo a Bologna a manifestare in gemellaggio con l'iniziativa di Parigi e con quella organizzata anche a Bari:
 
TESSERE-RETE DELLE DONNE DI BARI

In gemellaggio simbolico con le donne, le femministe, le lesbiche di Parigi e di Bologna

Promuove

SABATO 14 GIUGNO, dalle ore 20

A Bari, nello spiazzo antistante il Fortino Sant'Antonio ( Via Venezia)

il Presidio

CAMMINIAMO INSIEME LA NOTTE
MARCHE DE NUIT DES FEMMES 2008


La paura alimentata della notte fa ombra alle violenze del giorno: NO, le violenze non hanno orario e sono ovunque: nelle case, per strada, al lavoro. Quando usciamo di notte siamo considerate a disposizione degli uomini. Lo spazio pubblico (metro-autobus, parchi, bar, strade) cosiddetto neutro, è ricoperto di immagini di donne «accessibili», che banalizzano una cultura dello stupro.

Noi vogliamo essere libere di uscire di giorno come di notte. Siamo autonome e responsabili!

Manifesteremo contro tutte le violenze che attraversano lo spazio pubblico e quello privato della famiglia. Manifesteremo contro la paura e il senso di colpa inculcato dalla cultura e dall'educazione.
Manifesteremo per denunciare le violenze, gli stupri e gli assassini e per ricordare che le aggressioni maschili sono la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne di tutto il mondo.

La violenza degli uomini contro le ragazze, le donne e le lesbiche non conosce classe, né etnia, né cultura, né religione, né appartenenza politica, in Italia come altrove.

Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale, in nome della sicurezza delle città (videosorveglianza, controlli polizieschi per il solo colore della pelle, retate, reato di adescamento...). Denunciamo la repressione poliziesca e le leggi di esclusione che rendono le donne precarie ancora più vulnerabili alle violenze maschili. Ci riprendiamo lo spazio pubblico attraverso una pratica collettiva e autodeterminata, senza bandiere né partiti.

Denunciamo le violenze specifiche sulle lesbiche per il solo fatto che si amano, affermano la loro esistenza, si riappropriano degli spazi, sfuggono al controllo degli uomini. Siamo forti, fiere, siamo solidali e arrabbiate. Prendiamoci la strada e la parola per affermare come ragazze, donne, lesbiche e femministe, la libertà di decidere per noi ovunque e sempre!

Vi invitiamo a Camminare insieme di notte!

Tessere-Rete delle donne di Bari

COMUNICATO STAMPA

"Tessere, rete delle donne di Bari", promuove per Sabato 14 giugno, dalle 0re 20, presso lo spazio antistante il Fortino Sant'Antonio, in Via Venezia la manifestazione

Camminiamo insieme la notte

Oltre la cronaca, la violenza contro le donne è politica

"Tessere" nasce per  consolidare e dare visibilità alla rete di singole e di associazioni di donne presenti sul territorio, "Centro di documentazione e cultura delle donne di Bari",  "Lottononsoloamarzo", "Aracne", Desiderandae, Lilith 194, Arcilesbica.

Abbiamo scelto per la nostra prima iniziativa di gemellarci simbolicamente con un'altra rete: nello stesso giorno, infatti, a Parigi e a Bologna si terranno presidi e manifestazioni di donne, femministe e lesbiche, con la volontà di occupare gli spazi delle città proprio nelle ore in cui la paura  e l'insicurezza di molte donne sono più acute.

Quando camminiamo di notte siamo abituate a guardarci alle spalle, ad affrettare il passo, a progettare strategie di fuga, ma la paura della notte rischia di fare ombra alle violenza del giorno: lo sterminio delle donne non conosce orari, né confini geografici, né connotazioni etniche, ed è ancora la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.

Nella maggior parte dei casi l'assassino, il violentatore non hanno bisogno di forzare la porta di casa, hanno le chiavi. La violenza domestica, come quella extradomestica per noi  vanno lette come una questione politica improrogabile, su cui intendiamo esprimere le nostre voci, con forza ed autorevolezza.

Rifiutiamo la strumentalizzazione di queste violenze da parte del potere pubblico e politico a fini razzisti e di controllo sociale, in nome della sicurezza delle città (videosorveglianza, controlli polizieschi per il solo colore della pelle, retate, reato di adescamento...).

Quello che ci interessa è promuovere un'analisi trasversale sulla connessione tra tutte le forme di discriminazione e di violenza sulle donne e sulle lesbiche, spostando l 'attenzione, il dibattito e la scelta di strumenti di contrasto verso il sistema di fondo che le favorisce ed alimenta. Quello stesso sistema per cui vengono rappresentati in modo strumentalmente diverso le violenze contro le donne commesse da uomini di altre etnie piuttosto che dai "buoni padri di famiglia". Quello stesso sistema che ci preferisce "vittime da tutelare" piuttosto che cittadine da rispettare.

Vogliamo ricordare a tutte/i che il primo regalo alle donne del nuovo governo Berlusconi è stato il taglio ai già esigui finanziamenti ai Centri Antiviolenza e di sostegno alle donne, i cui fondi verranno utilizzati per coprire le mancate entrate dell'ICI.

Per tutto questo, prendiamo parola, e prendiamo la strada, collettivamente, insieme a tutte quelle/i che vorranno unirsi  a noi.

Tessere-rete delle donne di Bari
Bari, 10 giugno 2008

per adesioni:  tesserebari@libero.it

http://www.deltanews.it/primopiano/foto_25_11/6.gif

12 Giu 2008
Le pupotte ribelli invadono anche Perugia


Le pupotte
, le stesse donne di carta della campagna "
ADOTTA UN CONSULTORIO" apparse sui muri di Bologna e Roma, stanno per presidiare i consultori di Perugia.

Sono venute a lottare per la difesa dell'autodeterminazione delle donne, affinché la 194 sia attuata pienamente su tutto il territorio nazionale con strutture e servizi adeguati; lottano assieme al movimento delle donne umbre per il potenziamento dei consultori, luoghi sorti come risposta ai bisogni di autodeterminazione delle donne, per la libertà rispetto a sessualità e maternità; lottano affinché i consultori tornino ad essere luoghi che sostengano con efficacia la piena cittadinanza delle donne native e migranti.

Le pupotte son venute fin qui perché sanno bene che anche nella città di Perugia c'è il rischio che i consultori vengano aperti a chi non parla alle donne ma ai loro sensi di colpa, ad associazioni che cercano di inculcare a tutte e a tutti principi propri di uno stato teocratico, pretendendo di decidere sui corpi altrui.

Le pupotte sanno che la ru486 in Umbria è solo un miraggio, e che l'obiezione di coscienza tocca percentuali dell'80% lasciando sulle spalle di poche ostetriche tutto il carico di lavoro, e che questo gran numero di obiettori fa si che le gravidanze vengano interrotte con sempre maggior ritardo mettendo in pericolo la salute psicofisica della donna.

Le pupotte lottano per la gratuità dei contraccettivi e perché si organizzi la continuità dei servizi per la contraccezione d'emergenza, in modo da garantire la rapida somministrazione della donna che ne fa richiesta della pillola del giorno dopo.

Le pupotte sostengono il lavoro delle operatrici e sono al loro fianco per evitare che i consultori diventino scatole vuote.. data la carenza di organico e di figure professionali come psicologhe e mediatrici culturali.

Le pupotte sono ribelli perché non accettano i ruoli imposti di madri e mogli all´interno di una famiglia mitizzata che nasconde una realtà di violenze e oppressioni quotidiane; perché rifiutano un finto sistema di welfare che continua a demandare la sostenibilità sociale e familiare alle donne.

Le pupotte visiteranno tutti i consultori di Perugia e insieme alle femministe della RETE DELLE DONNE e del SOMMOVIMENTO FEMMINISTA presidieranno i consultori di Madonna Alta e di Via XIV Settembre MARTEDI' 10 GIUGNO A PARTIRE DALLE 9.00 a.m.

Femminismo a Sud

10 Giu 2008

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