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Affissione degli articoli inviati in: Febbraio 2008

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Quando lo stupratore č libero di stuprare una donna e difendere il proprio corpo diviene un reato
untitledfv.jpg picture by kikkazz

Rinviato al 28 aprile il processo contro una lavoratrice dello slai cobas per il sindacato di classe che si doveva tenere oggi al Tribunale di Taranto. Un processo assurdo ma che spiega bene il clima reazionario e maschilista esistente: si vuole processare una donna, Ida, che anni fa per difendere la figlia minorenne da un tentativo di violenza sessuale, prese giustamente a legnate l'uomo, tra l'altro anche con precedenti di 'spaccio'; ora la magistratura invece di condannare il violentatore, accetta tranquillamente la querela/denuncia di questo porco e impianta un processo per condannare Ida! E' questo è lo Stato che dovrebbe difenderci contro la violenza sessuale!? Oggi erano vicine a Ida le compagne del Movimento femminista proletario rivoluzionario.

Assolutamente scioccata. L'ennesima vittima non ascoltata e per giunta si vede la madre ad un processo per una cosa giusta e naturale: difendere la figlia. Non solo nulla si fa per difendere la vittima di uno stupro ma la legge si mette perfino contro una donna che ha il sacrosanto diritto di difendere la figlia, il corpo di sua figlia. La situazione, a mio avviso è davvero preoccupante, perchè le donne sono tornate ad essere considerate "cose" con nemmeno il diritto di difendersi, nonostante la giustizia fa poco per noi. Assolutamente assurdo mi ricorda il caso della ragazza di 19 anni Saudita processata lei per aver solo subito uno stupro.  Quest'anno si è aperta una battaglia contro le donne e dobbiamo assolutamente stare vicino alle donne che non ottengono giustizia e che ottengono ingiustizie. NON credo assolutamente che il porco che ha meritato le legnate abbia riscontri psicologici come tutte le vittime di violenza che non ottengono giustizia e non sono ascoltate.  Non sopportiamo più e riteniamo poco civile  e ingiusto il patriarcato che permette di stare dalla parte di chi fa del male alle donne e di non dare l'opportunità alle donne nemmeno di difendersi.

se la donna non riesce a difendersi è colpevole perché avrebbe dovuto farlo (come nel caso del coito orale), se la donna si difende picchiando l'uomo rischia la denuncia da parte di questo bastardo. Sono contenti solo se la donna viene stuprata e picchiata a morte (e forse puniscono lo stupratore/assassino), altrimenti fanno passare la donna per la colpevole/provocatrice. cito le parole di Franca Rame: Ancora oggi, proprio per l'imbecille mentalità corrente, una donna convince veramente di aver subito violenza carnale contro la sua volontà, se ha la "fortuna" di presentarsi alle autorità competenti pestata e sanguinante, se si presenta morta è meglio! Un cadavere con segni di stupro e sevizie dà più garanzie.

Non permettiamo le violenze, prima causa di morte delle donne e dobbiamo cercare di fermare il processo a questa donna, un vero e proprio clima di caccia alle streghe che avverrà il 28 aprile e si avvicina.


Ringrazio immensamente wonderely per la fonte.
27 Feb 2008
Contrario al patriarcato, condannato a morte.
Aggrappato alle sbarre della cella, Sayed Pervez Kambaksh ricorda come sono andate le cose. «Nemmeno a parlarne di un avvocato; in realtà non ho potuto difendermi nemmeno da solo». Il 23enne studente, la cui condanna a morte per aver scaricato da Internet un rapporto sui diritti delle donne è diventato un caso internazionale, ci ha concesso una intervista nel carcere di Mazar-i-Sharif ed è la prima volta che parla della sua drammatica esperienza. Con un tono di voce basso, persino esitante ci dice: «I giudici avevano già deciso la mia sorte. Mi hanno guardato e mi hanno parlato come si fa con un condannato. Volevo dire “vi sbagliate, per cortesia ascoltatemi”, ma non mi è stata data nemmeno l’occasione»
Sayed Pervez Kambaksh scaricava dal web un documento sui diritti delle donne. È reato. Racconta: «Quello che hanno definito un processo è durato 4 minuti in un’aula chiusa al pubblico. Mi è stato detto che dovevo essere giustiziato». La mobilitazione internazionale gli ha fatto guadagnare un processo d’Appello.
Dopo una udienza durata esattamente quattro minuti, Pervez Kambaksh è stato incarcerato e ora si trova da quattro mesi in una cella di 10 metri per 12 insieme ad altri 34 detenuti – assassini, rapinatori e terroristi – con la spada di Damocle della pena capitale che pende sulla sua testa. Il suo destino sembrava segnato quando il Senato afghano ha approvato una mozione, presentata da Sibgghatullkan Mojeddeid, alleato chiave del presidente Karzai, che ratificava la condanna a morte anche se in seguito la mozione è stata ritirata grazie alle proteste interne e internazionali.
Ho parlato con Kambaksh nella prigione di Balkh sotto lo sguardo vigile delle guardie carcerarie con la loro divisa verde oliva dell’epoca russa. In questa prigione, che dovrebbe ospitare 200 detenuti, ce ne sono 360 in condizioni che persino le autorità carcerarie afghane considerano «inaccettabili». I detenuti, tra cui 22 donne, molte delle quali condannate per abbandono del tetto coniugale e adulterio, se ne stanno seduti con l’aria derelitta di chi è stato intrappolato negli spietati ingranaggi della burocrazia e non spera di uscire tanto presto.
Da quando L’Independent ha parlato del caso di Sayed Pervez Kambaksh, eminenti personaggi pubblici quali la Segretaria di Stato degli Stati Uniti, Condoleezza Rice, e il ministro della Difesa della Gran Bretagna, David Miliband, hanno esercitato pressioni su Karzai per ottenere la sospensione dell’esecuzione. Un petizione lanciata dal nostro giornale ha raccolto quasi 90.000 firme.
Dinanzi alla sua cella, Sayed Pervez Kambaksh ha l’aria pallida e stanca; indossa una giacchetta di pelle marrone su una shalwar kameez (NdT, abito tradizionale indossato sia dalle donne che dagli uomini nel sud dell’Asia) bianca e impolverata per difendersi dal vento freddo che arriva dalle vicine montagne del nord dell’Afghanistan. Nei mesi scorsi è stato aggredito qualche volta dai detenuti fondamentalisti su istigazione di una guardia che ha detto che era un eretico, ma nelle ultime settimane le intimidazioni sono diminuite.
«Sono estremamente grato di quanto l’Independent ha fatto per me e per aver fatto conoscere il mio caso. Ora la maggior parte degli altri detenuti sanno che non ho fatto nulla di terribile per meritare tutto questo e quindi mi appoggiano. Anche alcune guardie sono diventate gentili».
«Ci sono ancora degli estremisti che mi insultano, ma temo che siano persone che non cambiano idea in nessuna circostanza».

La drammatica vicenda di Kambaksh ha avuto inizio a metà ottobre quando ha scaricato da un sito iraniano un documento sull’Islam e sui diritti delle donne. Anzitutto è stato sottoposto ad una specie di interrogatorio da parte degli insegnanti di religione dell’università nella quale frequenta la facoltà di giornalismo.
«Mi hanno detto che secondo alcuni studenti ero stato io a scrivere l’articolo. Naturalmente ho negato e ho chiesto chi erano questi studenti, ma si sono rifiutati di fornirmi i loro nomi. In seguito hanno ripetuto queste accuse continuando a non fare i nomi degli studenti che mi accusavano di essere l’autore del documento. Non so nemmeno se questi studenti esistono davvero….». Abbassa la voce mentre una guardia si avvicina e si mette ad ascoltare. Non tutti credono nell’innocenza di Sayed Pervez Kambaksh.
Il 27 ottobre è stato arrestato nella sede del Jahan-e-Naw, un quotidiano presso il quale svolgeva il praticantato. «Erano circa le 10 del mattino. Mi hanno detto che uno dei direttoti dell’NDS (il servizio segreto afgano) voleva vedermi. Sono stato condotto in una stazione di polizia e sono rimasto in stato di fermo fino alle 15 circa quando mi hanno detto che mi arrestavano per aver scaricato da Internet materiale proibito. Quando ho protestato mi hanno risposto che lo facevano per la mia sicurezza in quanto correvo il rischio di essere assassinato»
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Sayed Pervez Kambaksh nelle settimane seguenti ha ricevuto la visita dei suoi familiari, ma conferma che non gli è stato permesso di mettersi in contatto con un avvocato. «I miei familiari erano sconvolti, mio padre è terribilmente preoccupato al punto che negli ultimi mesi sembra invecchiato di anni. Io non faccio che ripetere ai miei familiari di essere forti».
Il 6 dicembre è stato portato dinanzi al tribunale di Mazar dove gli sono stati letti i capi di imputazione nei quali lo si accusava di blasfemia e di aver violato i principi della legge islamica. Ma poi il procedimento e terminato senza che fosse esibita alcuna prova contro di lui.
Il processo è stato rinviato al 12 gennaio e in quella data Sayed Pervez Kambaksh non si è presentato perché ammalato. Si è presentato invece il 22 gennaio convinto che sarebbe stata fissata la data della udienza successiva e invece lo aspettavano notizie sconvolgenti.
«Normalmente il tribunale tiene udienza nel pomeriggio solo per poche ore. Io sono stato condotto in tribunale poco prima dell’orario di chiusa fissato alle 4 del pomeriggio. C’erano tre giudici e un pubblico ministero e mi sono stati ripetuti sommariamente i capi di imputazione. A quel punto uno dei giudici mi ha detto che mi avevano giudicato colpevole e mi avevano condannato a morte. Ho cercato di farmi sentire, ma, come ho già detto, mi parlavano come si parla da un criminale e hanno ordinato alle guardie di ricondurmi in prigione».
«Ero sconvolto. Più tardi mi sono messo a sedere e ho cercato di calcolare quanto era durato il processo. Sulle prime mi sembrava fosse durato tre minuti, poi ci ho pensato meglio e sono giunto alla conclusione che era durato quattro minuti. E da allora sono in prigione. Ora non posso che sperare nel processo di appello. Vorrei che il processo di appello si tenesse a Kabul dove penso che le cose potrebbero andare meglio».
Dopo lo sdegno internazionale e la campagna condotta dagli amici di Kambaksh, la Corte Suprema dell’Afghanistan ha deliberato che il processo di appello può essere celebrato a Kabul, invece che nel tribunale di Mazar, e che questa volta le udienze saranno aperte al pubblico. Il giudice Bahahuddin Baha ha altresì stabilito che lo studente ha diritto al patrocinio legale.

«Se mi sarà concesso di fornire la mia versione dei fatti, i giudici capiranno che non ho fatto nulla di male. Ai sensi della costituzione avevo diritto da avere un avvocato e ad essere difeso anche in primo grado, ma questo non mi è stato concesso. Ho sentito dire che il presidente Karzai si è interessato al mio caso. Il presidente può sospendere la sentenza che mi condanna a morte, ma non so a quali e quante pressioni è sottoposto».

26 Feb 2008
L'Onu scopre la violenza alle donne..
 
 
L'Onu ha lanciato ieri una campagna per combattere la violenza contro donne e bambine, definendola come un flagello globale che affligge un terzo della popolazione femminile nel mondo.

"Almeno una donna su tre sarà probabilmente picchiata, costretta ad avere rapporti sessuali o subirà abusi durante la sua vita", ha detto il Segretario Generale dell'Onu Ban Ki-moon durante un meeting della commissione Onu sullo stato delle donne.

"Attraverso la pratica della selezione sessuale prenatale poi ad innumerevoli altre donne è proibito persino di venire al mondo", ha aggiunto.

In India l'infanticidio delle bambine e l'aborto intenzionale di feti di femmine sono illegali ma ancora diffusissimi, i maschi sono tradizionalmente preferiti alle donne come responsabili del mantenimento della famiglia e le famiglie devono pagare ingenti doti per il matrimonio delle loro figlie.

Ban ha spiegato che le armi di questa guerra nel XXI secolo comprendono stupri e altre forme di violenza sessuale e il rapimento di bambine usate come schiave sessuali.

Ban ha chiesto ai gruppi femminili, agli uomini di tutto il mondo, al settore privato e agli stati membri dell'Onu di sostenere la campagna che durerà fino al 2015, anche se poi spetterà ai singoli paesi adottare misure specifiche.

secondo voi, L'onu prenderà il premio nobel per la scoperta di cui nessuno finora se n'era accorto  e nemmeno chi ha subito queste violenze?
Apprezzo questa iniziativa, ma non apprezzo il tardivo procedimento di intervenire contro queste terribili violenze, come si è fatto a tollerare per cosi tanto tempo?
  La questione doveva essere presa in mano da quando è nato il mondo. Nessuno ci restetuirà più quelle donne morte e danneggiate a causa del patriarcato.

26 Feb 2008
L'otto marzo si avvicina e chiediamo basta al patriarcato


Tra dodici giorni è l'otto marzo. La giornata  da quest'anno non va vissuta come una festa o come una strumentalizzazione voluta da chi sostiene campagne per la famiglia contro il corpo delle donne e sopratutto no alla strumentalizzazione voluta dai commercianti per vendere mimose e dolciumi, ma come una giornata di memoria per quelle donne che sono morte in una fabbrica in America e lotta contro il patriarcato. In questa giornata ci saranno dei cortei dove le donne denunceranno tutti i tipi di  violenza maschile ove milioni di donne sono sottoposte, voluta da un patriarcato che cerca di fermare l'ascesa femminile nella società, e argomenti attuali come gl iattacchi alla 194, che limitano l'affermazione della donna mediante il suo corpo e la sua persona, la libera sessualità, libera maternità e per denunciare il maschilismo che limita i luoghi di potere alle donne, quali siamo l'ultimo paese dell'unione europea per donne che occupano  posti in politica e di rilievo nella società e sopratutto per avere uno stato più laico, che poi si ricollega a tutto cio' che ho elencato. Se vogliamo essere festeggiate, cosa che non deve avvenire un giorno all'anno dobbiamo cercare di contrastare il patriarcato che subiscono tutte le donne del mondo, standole vicino.
 
la miglior festa della donna è porre fine alle violenze e alle discriminazioni sulle donne e non solo un giorno all'anno e ci vuole sopratutto l'impegno degli uomini, dei nostri uomini. Ci siamo stufate di morire ogni giorno, di essere picchiate,violentate di parlare del nostro corpo come se fossimo contenitori o "cose". Ora siamo proprio arrabbiate. Finchè il patriarcato non smette di cessare, lotteremo per sempre unite più di quanto crediate, perche ora ci siamo stufate di morire e di subire pesanti violenze solo per il fatto di essere nate donne e farcelo gravare come se fosse na maledizione mentre è una grande fortuna di cui loro, poveri maschilisti si sentono solo inferiori e frustrati. Chi esercita potere su un altro è solo un frustrato. Ricordiamoci che se le donne sono scese in piazza è per denunciare un anomalia in questo Paese che riguarda alla questione femminile.


Programma:

1) 4 marzo: avverrà un presidio sotto il tribunale di Bologna per un processo di stupro.
2) il 5 marzo: sotto la sede della Corte di cassazione a Roma per solidarietà alle donne che hanno denunciato per stupro un medico anestesista; 
3) presidio il 18 marzo a Perugia, sotto il tribunale dove avverrà l’udienza preliminare per l’uccisione di Barbara Cecioni da parte del marito;
4)  una manifestazione nazionale a maggio in una città del sud contro la violenza maschile nelle sue varie forme;
5)  una campagna nazionale per l’autodeterminazione e la libertà delle donne e delle lesbiche con varie proposte.
6) 8 marzo organizzato da femministe e lesbiche per l'autodeterminazione (“tra la festa, il rito e il silenzio noi scegliamo la lotta!” ) manifesto, in molte piazze d'Italia.
7) discussione nazionale forse a
giugno.

 Volantino


per gli aggiornamenti: http://www.controviolenzadonne.org/html/appuntamenti.html leggete qui

25 Feb 2008
Veramente incivile gesto omofobo di Roma

Foto: femminismo a sud

" È la denuncia dell’Arcigay romana, secondo cui l’episodio “è un gesto orribile che ci sconvolge ma non ci spaventa. Colpire il Coming Out, che è tra i luoghi simbolo per la comunità gay romana e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano, vuol dire ostacolare la visibilità delle persone lesbiche, gay e trans, costringendoci all’anonimato e al silenzio, da tempo abbiamo denunciato azioni omofobe contro la GayStreet, la strada in prossimità del Colosseo dove da anni si radunano migliaia di Lesbiche Gay”. Non è il primo segnale intimidatorio, ricorda Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma: tuttavia, “la GayStreet di Roma è diventata un simbolo di civiltà e contatto tra la città e la nostra comunità, non ci faremo impaurire da tali azioni e chiediamo il supporto della Polizia e delle autorità locali per garantire la sicurezza dei nostri locali e dei cittadini lesbiche, gay e non solo che frequentano tale strada”. Venerdì 22 alle 22.30 è stata promosso da Arcigay un sit-in di protesta".

Veramente preoccupanti gli episodi che stanno accadendo nel nostro Paese contro i diritti umani. Il nostro paese sta dilagando in una brutta ondata di "caccia alle streghe". Che sarà la chiesa che ha tirato in ballo questa questione?
Altro che legge contro l'omofobia! il nostro paese sta eccedendo e i reati omofobi e sessisti aumentano a vista d'occhio. Io credo che abbiamo bisogno di una legge che tuteli queste persone e che rieduchi la nostra cultura a non tornare indietro e lasciare il paese in mano a quattro fascistelli, invece stiamo dando manforte a maschilisti e omofobi con gli attacchi di genere. Dopo le polemiche per il solo voler tutelare i gay e sensibilizzare il tema nelle scuole, ove i ragazzi sono spesso vittime di bullismo a causa del proprio orientamento sessuale (che talvolta portano alla morte come rivelano precedenti fatti di cronaca rigorosamente made in italy), ora è troppo.
ora vi chiedo:
Perchè ogni volta che si sente la parola Donna o Omosessuale un gruppo di "persone" si sente attaccato?

Perchè si mette in atto una strategia di persecuzione contro queste persone?

25 Feb 2008

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