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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Donne e mass media

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Editoria misogina esclude le donne. Cosa produce questo nei giovani?
Per i libri di storia le donne sono assenti. E non si collega con la mancata emancipazione femminile, come ci vogliono far credere. Perchè se poi andate a vedere nella storia contemporanea, si ripresenta la stessa cosa. OVVERO, le donne non esistono e non sono mai esistite. Ed è una certa misoginia a mantenere questo ed evita di ristampare i libri includendo anche quello che fecero le donne. 

Vi incollo da qui

[..] il testo è frammentato, per leggere tutto cliccate dove ho linkato


La storica americana Gerda Lerner, ci ricorda che "fare storia, per le società come per gli individui, non è un lusso intellettuale superfluo, ma è una necessità sociale". Fare storia è un processo attraverso il quale gli esseri umani conservano ed interpretano il passato, e poi lo reinterpretano alla luce del presente.Se memoria collettiva e storia sono i quadri entro i quali si costituiscono la memoria e l’identità individuale e collettiva, bisogna riconoscere  che le donne, così a lungo escluse o, nella migliore delle ipotesi, relegate ai margini della storia insegnata, anche per questo hanno sofferto di una distorsione della percezione di sè, sino ad interiorizzare un senso d'inferiorità nei confronti dell'altro sesso.

Il fatto che la storia non le preveda, se non di rado, come soggetti attivi e non fornisca possibili modelli di identificazione, produce, come dimostrato da recenti ricerche, “smemoratezza” nelle ragazze e incapacità di pensarsi liberamente in un progetto futuro.

La storia insegnata nella scuola appare spesso così, lontana dalla realtà presente, più vicina alla mitologia che alla storiografia.[...] Selezione dei contenuti, generalizzazione, sintesi, sono operazioni che producono una narrazione storica che rispecchia valori e immaginario (inteso come rappresentazione mentale del mondo nel quale collocare i rapporti sé/altro da sé), al cui centro è il soggetto maschile e l’altro è rappresentato dal femminile.

In questo modo il ruolo attivo di protagonista dei processi storici appare una prerogativa maschile e diventa quasi inevitabile l’enfasi sui conflitti, i grandi eventi, i grandi personaggi.

Quale effetto producono queste immagini nelle ragazze?

Di fatto, viene loro negata la possibilità di sentirsi rappresentate nella storia dalle loro simili, viene negata una tradizione femminile, viene negato il valore storico dell’esperienza femminile, viene negato il ruolo positivo e attivo nei processi storici.

Le donne sono, come è stato scritto, delle "straniere nei territori della storia”.

Ne deriva un senso di estraneità alla storia, come dimensione lontana dall’esperienza quotidiana, che poco o nulla ha a che fare con il presente e col proprio essere al mondo, una materia scolastica raramente interessante.

E’ triste pensare che ancora oggi si possa in larga parte sottoscrivere quanto Mary Astell, femminista inglese, scriveva nel 1705: “Quando gli uomini vogliono esprimere particolare rispetto per l’intelletto di una donna, le raccomandano di leggere storia. Ma, sia detto col dovuto rispetto, la storia può servire a noi donne per passare il tempo o per fare conversazione. Non può fornirci regole di condotta o suscitare in noi un generoso spirito di emulazione […], sono gli uomini a scrivere la storia e raramente hanno la condiscendenza di prendere atto di ciò che di buono e di grande è stato compiuto da una donna, e, se lo fanno, è con questa sagace considerazione: che le azioni di tali donne hanno superato i limiti del loro sesso”.

Mary Astell coglie acutamente che il problema non è quello di una supposta assenza delle donne dalla storia, quanto piuttosto quello del loro non  esserci  nei racconti degli storici.

Le donne sono, per riprendere una efficace espressione della storica Gianna Pomata, delle “lettrici impreviste” all’interno di un discorso storiografico che, mentre pretende di essere universale, storia cioè del genere umano tutto, di fatto ne esclude la metà.

Si tratta di una concezione e di un insegnamento della storia che producono effetti negativi, non solo nei confronti delle ragazze , ma anche dei loro coetanei. Nelle interviste raccolte nell'ambito di una recente ricerca, presso studenti delle scuole secondarie superiori, viene denunciata una lontananza della storia dal mondo reale. [...]. Una storia centrata sui grandi eventi e le trasformazioni epocali, attenta alle ideologie più che ai soggetti protagonisti del processo storico, rende insomma, la storia estranea ai giovani, sia maschi che femmine, anche se in modo differente. Inoltre non è infrequente la domanda "ma insomma, in fondo le donne che cosa hanno fatto di storicamente importante?", che ci mostra come questo racconto storico tenda a rafforzare stereotipi e pregiudizi nei confronti dell'altro sesso.

In che modo, allora, la storia delle donne ha contribuito e può ancora contribuire a modificare una concezione della storia che ignora i soggetti e le loro differenze, in primo luogo quella di sesso? Può essere un utile strumento per riavvicinare i giovani alla storia? Ma cosa vuol dire, in sintesi fare storia delle donne o, come si preferisce dire oggi, fare storia di genere?


[...]  Fare storia delle donne in realtà non vuol dire limitarsi ad aggiungere un capitoletto ad una storia già scritta, ma piuttosto riscrivere una storia che, per essere veramente generale, cioè del genere umano tutto, deve mutare radicalmente il suo sguardo. Come scrive Natalie Davis, occorre incorporare sistematicamente la categoria "identità di genere" (maschile e femminile) tra i presupposti del lavoro storico.

Il secondo equivoco da cui occorre preliminarmente sgomberare il campo è quello relativo all'identificazione tra storia delle donne e storia del quotidiano e della cultura materiale, per cui, al massimo, la storia delle donne può rientrare nella sfera della storia sociale. Un simile atteggiamento equivale a perpetuare lo stereotipo di un mondo delle donne legato alla sfera biologica, ai cicli della natura, relegarlo alla sfera domestica e familiare. In questo modo, contemporaneamente, si ribadisce l'estraneità femminile al mondo della ragione e del sapere, si nega la "politicità" dell'agire femminile, si ripropone in sintesi quella separatezza tra sfera pubblica come luogo privilegiato dell'agire maschile e sfera privata, di esclusiva pertinenza femminile, che per lungo tempo ha costituito l'alibi per legittimare l'esclusione delle donne dalla storia. Gianna Pomata nel suo saggio La storia delle donne: una questione di confine analizza con estrema lucidità le origini di questa esclusione: "Per capire perché le donne non sono presenti nella storia, dobbiamo cercare di capire quali regole determinano la rappresentazione della scena storica, la comparsa e l'assenza, la centralità e la marginalità. In questo spazio, quel che la storia mette a fuoco come suo oggetto privilegiato -l'azione che porta alla ribalta- non è il mutamento in genere, ma il grande mutamento dei processi che culminano teologicamente nella società presente, lo sviluppo, il progresso". Pomata conclude che "riconoscere la storicità dell'esperienza delle donne, significa soprattutto rimettere in discussione le regole che determinano la centralità e la marginalità nello spazio storico, gli stereotipi del mutamento come progresso e della stabilità come assenza di storia".

Appare quindi evidente perchè la storia delle donne non possa essere considerata una "storia aggiuntiva" e come sia limitativo ricondurla alla sola storia sociale. [...] Se in Italia la storia delle donne nasce alla metà degli anni Settanta ad opera di alcune giovani storiche, segnate dall'esperienza del femminismo, con l'esplicito intento di dare voce a quante erano state escluse dalla storia ufficiale e di trovare nella storia delle "antenate" a cui far riferimento, oggi la disciplina vive una fase molto diversa.

Luisa Accati, nella sua introduzione al numero di «Quaderni storici», dedicato a Parto e maternità, momenti della biografia femminile (1980) scrive che "la storia delle donne deve in primo luogo analizzare la differenza femminile, poi approfondire l'analisi mettendo in luce l'intersezione con il maschile e le modificazioni reciproche che tale intreccio produce". In questo modo indica una strada, quella della gender history, tracciata dalle storiche anglosassoni e destinata ad aprire, anche grazie alla pubblicazione in italiano del saggio  della storica americana Joan Scott  sull'utilità del concetto di " genere" nel lavoro storiografico, un filone di studi, tuttora ricco di prospettive.

Trenta anni di ricerca storica delle donne, in Italia, hanno prodotto una mole di riflessioni tale che, credo, nessuno possa negarne il rilievo e l'influenza su importanti aspetti metodologici della disciplina. Sicuramente la storia delle donne ha dei debiti culturali con altre tradizioni storiografiche. [...]. E' l'aver posto al centro della sua riflessione i soggetti, l'aver compiuto quell'operazione che Luisa Passerini chiama " restituire soggettività", l'aver considerato non irrilevante ai fini dell'indagine storiografica la loro identità di genere,  l'elemento che in questi anni ha maggiormente caratterizzato la ricerca storica delle donne e, insieme, l'aspetto più ricco di potenzialità euristiche. Restituire soggettività vuol dire anche prendere in considerazione quale senso attribuiscono gli attori storici alle loro azioni, alla loro vita, ai loro pensieri, e in questa operazione le fonti di memoria appaiono indispensabili.[...]. La storia delle donne ha dovuto d'altra parte spesso fare i conti con il problema delle fonti: prodotte prevalentemente da uomini, le fonti di tipo tradizionale (documenti d'archivio, leggi, dati quantitativi) rimangono spesso "mute" quando vi si cerca la traccia di presenze femminili, o al massimo, come avviene anche per le fonti iconografiche, ci propongono una "rappresentazione" del femminile, i modi cioè attraverso i quali l'immaginario maschile Rappresentava le donne. Tra le fonti iconografiche che risultano di straordinaria importanza per la storia delle donne (anche se riflettono più che la realtà storica delle donne i modelli femminili che le varie epoche attribuivano loro),[...].


continuo nei commenti....

23 Giu 2008
Dopo il 14/15 giugno...tutte le questioni rimangono aperte
Paese delle Donne Online

C’e’ voluta una settimana per riuscire a far fuoco su quello che è successo alla due giorni della rete femminista e lesbica.
Una settimana per lasciar decantare e per guardare a quei momenti con un po’ di senso dell’umorismo.

Già, perché ne serve tanto per tirare fuori qualcosa di costruttivo dal Flat bolognese. Innanzitutto fotografiamo il momento della chiusura dell’assemblea plenaria: eravamo tutte incavolate, ma ognuna per un motivo diverso.


Ricominciamo dall’inizio: la Flat di Bologna viene dopo una partecipata e riuscita due giorni romana, quella del 23/24 febbraio. Viene anche dopo la campagna elettorale, le donne in piazza contro Giuliano Ferrara, le donne contro le donne che non sono scese in piazza e contro quelle che non hanno votato verso alcune direzioni o non hanno votato affatto.


Era stato espresso da più parti il desiderio di vedersi e raccontarsi cosa fare, come reagire all’ondata razzista e fascista che ci ha sommerso dopo la vittoria alle elezioni del centro destra e dopo la presa di Roma da parte del sindaco Alemanno. Tante cose sono accadute, le aggressioni fasciste, la morte di Nicola, le famiglie rom sgomberate a Napoli, a Roma, gli stranieri perseguitati a Milano così come in tutto il nord est. Quando il fascismo arriva porta tutto ciò che è brutto con se’ e dunque abbiamo visto sgretolarsi ogni minima illusione rispetto alla possibilità di vedere applicata la 194 senza processi di criminalizzazione per le donne.
Abbiamo visto la ministra alle pari opportunità prendere la parola per ridefinire la stessa funzione del suo ministero che pare più votato a sorvegliare il buon andamento delle famiglie italiane che non a garantire reali pari opportunità alle donne.
Basti pensare alle strategie pensate per contrastare la violenza, mentre veniva tagliano il fondo di venti milioni di euro disponibili per un piano che supportasse questa strenua battaglia e mentre la stessa ministra in parlamento, in risposta ad una interrogazione parlamentare che chiedeva lumi rispetto a questa scelta, affermava che se quei soldi erano destinati a sostenere i centri antiviolenza bisognava anche dire che i centri in realtà servono a poco. Così ci ha servite con una battuta che annunciava quanto lei ci avrebbe stupito con effetti speciali e giochi pirotecnici. E in effetti così è stato: la ministra ha riproposto il testo sullo stalking e un altro ddl contro la violenza e in entrambi i casi l’istituzione di reati e di aggravanti lasciano un vuoto di azioni complessive tese ad aiutare le donne quando esse subiscono violenza dentro le famiglie.

Insomma, è questo il tempo in cui ci siamo trovate e a questo proposito a parecchie di noi era venuta in mente l’idea di scrivere alla Carfagna per rispondere alle sue affermazioni rilasciate per lettera a repubblica. Ne è venuto fuori un documento corposo, fatto di tante posizioni diverse, che sommava l’eterogeneità della rete e che ha rappresentato una uscita politica in un momento di difficile silenzio per tante donne.

La risposta alla ministra è stata costruita via mailing list con il metodo del consenso, che somma tutte le opinioni e ne crea una che corrisponda a tutte e a nessuna allo stesso tempo. La costruzione della risposta ha sollevato anche quale fosse il ruolo della mailing list, se assemblea permanente o se luogo di semplice contatto svuotato di qualunque capacità decisionale.
A questo proposito è arrivato un intervento che ha teso a delegittimare quell’unica azione politica uscita fuori dalla lista e ha trascinato con se’ la necessità di riaffermare metodi controllabili e non necessariamente capaci di garantire piena partecipazione: l’assemblea reale come unico luogo decisionale con “voto” a maggioranza.
Inutile dire che questa posizione mi ha trovato in totale disaccordo per la demonizzazione degli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione proprio per accorciare a costi bassissimi le distanze e perché in effetti è poi invece più vero che le assemblee reali in contesti non “congressuali” in cui ci si sposta volontariamente e a spese proprie e molto più difficile che siano “partecipate” a tal punto da poter essere persino rappresentative (non abbiamo delegate) di tutti i gruppi presenti all’interno della rete.
Il punto vero poi è anche un altro: non si tratta di mailing list o di assemblea reale. Si tratta invece di quale metodo scegliamo di utilizzare per decidere cosa essere e cosa fare.

La rete femminista e lesbica sta ad un bivio: essere un movimento identitario arroccato solo su certe posizioni o evolversi davvero verso una “rete” che somma tante presenze eterogenee e che dunque necessita di altri strumenti di partecipazione. Il voto a maggioranza non va bene in ogni caso perché basta che vi sia un gruppo ben organizzato che cali i propri interventi tra una narrazione e una testimonianza ed ecco ottenuta la maggioranza. Il voto a maggioranza non garantisce che sia superata la questione difficile che si è posta già per il 24 novembre e che si ripropone per ogni iniziativa futura che arriva all’insegna di quel separatismo, prima strategico e ora quasi normativo, che diventa stretto per tante di noi che “strategicamente” hanno scelto di fare politica di genere in ambiti misti.

Con questo carico di questioni siamo arrivate al Flat di Bologna, voluto dal gruppo “Quelle che non ci stanno” e supportato da un pezzo della rete bolognese delle donne.

La costruzione della due giorni ha deluso alcune donne, perché non è stato possibile continuare il lavoro iniziato nei tavoli del flat precedente. La formula proposta è stata alla fine composta di tre tavoli che sommavano tutti gli argomenti che in febbraio erano divisi in otto. E’ mancato ad esempio il tavolo sullo spazio pubblico che virtualmente e praticamente continua grazie alle donne che vi si sono dedicate. E’ mancato il tavolo sul reddito che ad un certo punto alcune donne pensavano di costruire in maniera autonoma senza riuscirvi.

Nella costruzione della due giorni dunque pare ci siano stati dei vuoti di condivisione con quelle che dalla mailing list e a distanza chiedevano conto di quanto si stava facendo. La questione si è poi ridefinita in un incrocio tra un pessimo modo di relazionarsi sul territorio e un eccessivo determinismo di chi poi materialmente doveva assumersi il carico dell’organizzazione dell’iniziativa.

A margine della due giorni è stata organizzata anche una manifestazione notturna gemellata con quella di Parigi e con un presidio di Bari. Anche in quel caso non è mancata qualche polemica.

Il tavolo della comunicazione, fortemente richiesto, è stato confermato ed è lì che io ho portato il mio contributo.
Giusto per confermare le grandi potenzialità della tecnologia abbiamo lavorato in un tavolo in contatto a distanza con altre donne collegate attraverso Skype. Loro potevano sentire noi e noi potevamo sentire loro che così sono riuscite ad intervenire e a manifestare la propria opinione anche senza essere fisicamente presenti.

La discussione inevitabilmente ha riguardato la stampa, i media e la nostra relazione con essi. Le posizioni manifestate sono state differenti.
Da quelle che hanno fortemente affermato di voler innanzitutto valorizzare gli strumenti di comunicazione di cui disponiamo a quelle che, a partire dalla volonta’ di farsi media e fare “informazione”, hanno comunque sottolineato quanto sia importante tessere relazioni con giornaliste, soprattutto precarie, anche per lavorare assieme a loro, quando è possibile, sul linguaggio sessista spesso utilizzato dai media mainstream.

Il secondo punto trattato ha riguardato la questione del metodo e dell’uso della lista. Il nodo non si è sciolto ed è stato chiaro sin da subito che il gruppo di persone che avevano a distanza manifestato disapprovazione per la lettera alla Carfagna hanno fatto interventi concordi – pur riconoscendo la necessità di una valorizzazione della pluralità di esperienze coinvolte - nella delegittimazione della lista e nella riconferma del metodo di scelta politica con voto a maggioranza. Un metodo cioè, che a differenza del metodo del consenso, non tiene conto dei pareri contrari.

Alla domanda: come mai non siete intervenute per dire in lista che la lettera non vi sembrava una bella idea, è stato risposto semplicemente con un “non siamo d’accordo, la lista non va usata per queste cose…”

22 Giu 2008
I bambini vengono educati secondo una ripartizione dei ruoli ancora separata e stereotipata.




Come giocano i bambini di oggi? Di oggi mica tanto, finchè i ruoli che si propongono sono gli stessi di 100 anni fa. Vi potra sembrare strano e superfluo adottare questi discorsi nel
2008 e tantomeno applicarlo su un età infantile dalla quale non esistono differenze sessuali nè sessismi. proprio da qui io voglio incominciare la stesura del mio post. Tra i bambini non ci sono differenze di genere finchè sono gli adulti che con la loro educazione li ripartiscono.

Un ruolo importante lo giocano i mass media. I mass media nonostante ben sapete i ruoli di genere sono meno bipolarizzati rispetto ad un secolo fa, pare che in un età dove il bimbo o la bimba non scelgono da soli, i ruoli siano rimasti gli stessi e sono molto più marcati rispetto a chi appartiene all'età adulta, anche se ahimè poi alla fine i ruoli proposti ad una giovane donna sono quelli di sculettare mentre ad una donna di mezza età sono quelli di fare la casalinga, perchè non può più contare sulla sua avvenenza. Partiamo dai bimbi. Si gioca sui bimbi per educare ancora i generi secondo canoni rigidi, poichè il bimbo è una carta-assorbente. Ora vi incollo qualche paragrafo dal libro di loredana Lipperini , Ancora dalla parte delle bambine:

Per le bambine c'è una vastissima gamma di oggetti miniaturizzati che imitano suppellettili da casalinghe, come servizi da cucina e da toeletta, borse da infermiera correlate di termometro,fasce,cerotti e siringhe, interni di ambienti come bagni, cucine, complete di elettrodomestici, salotti, camere da letto, camere per neonati, completi per cucire e ricamare, ferri da stiro, servizi da tè, carrozzine, elettrodomestici, bagnetti e una serie infinita di bambole con corredo.Per i maschietti il genere è completamente diverso: mezzi di trasporto terrestri, navali e aerei di tutt ele dimensioni e di tutti itipi; navi da guerra, portaaerei, missili nucleari, navi spaziali, armi di ogni genere, dalla pistola da cowboy perfettamente imitata a certi sinistri fucili mitragliatori che sono diversi da quelli veri soltanto per la minore pericolosità, spade, scimitarre, archi e frecce, cannoni: un vero arsenale militare.

[...]

"Vado a visitare uno dei molti siti che vendono giocattoli e comincio digitando un nome famoso, perchè unisce il divertimento all'ansia adulta di istruire il bambino sin da piccolissimo. Sapientino, raccomandato per i bambini dai 3 ai 5 anni, è un insieme di domande e risposte. Alcune giuste, alcune sbalgiate. [...] Nel sapientino parlante, con le sue dodici schede illustrate e le batterie incluse, la scatola mostra tre bambini maschi in riva al mare. Nel sapientino classico, il bambino è uno solo. Sempre maschio.
Ma attenzione: esiste Sapientina, rivolto esclusivamente alle bambine. Infatti, sulla scatola, sono rappresentate alcune ben truccate ragazzine. Quali sono gli argomenti? "Tutte schede ambientate ad un mondo di bambole," recita la pubblicità. La bambina potrà dunque imparare "i nomi dei personaggi del mondo di Barbie". Insomma, ai maschi la fotosintesi, alle femmine Barbie e il suo cavallino bianco.

Dai sei anni in poi, la differenziazione è netta. E il senso ultimo dei giochi destinati alle bambine è, nella stragrande maggioranza dei casi, finalizzato alla bellezza. Certo, con l'agendina eletronica e i computer interattivo parlante delle Winx si imparano l'alfabeto e la grammatica: ma solo "con un tocco di magia".
I maschi non hanno bisogno di arti fatate: usano il cervello. Infatti, un gioco come "il mio kit elettronico con cd interattivo" promette loro tutta un altra cosa: "una fantastica console attrezzata ti giuderà in maniera divertente nello studio dei circuiti elettronici.
Motore elettrico, led, transistor, resistenze fotosenibili, sono solo alcuni componenti che troverai e che ti aiuteranno a capire i meccanismi che utilizizamo tutti i giorni"
Sottigliezze, si dirà. Allora andiamo avanti. La versione femminile del tappeto interattivo "la scuola di karate" è la "bella ballerina Popstar". perchè è importante sottolineare che la destinataria deve essere bella-a differenza del karateka, di cui interessa semmai l'abilità- e che il giocattolo potrà imparare "i balli più alla moda", per essere al passo con i tempi (batterie a proposito, non incluse). In tutti i giochi in cui è prevista una doppia destinazione di genere (e, negli ultimi dieci anni, il loro numero è cresciuto enormemente), il richiamo nei confronti delle bambine fa leva sul loro aspetto fisico.

O sul gia presumibilmente istinto materno. Questo è il regno di Sbrodolina e delle sue sorelle: Sbrodolina ha le sembianze di neonata, esibisce gl istessi arti grassocci e occhioni che chiamano affetto. E' definita infatti "tenera e dolce" ed è sempre rappresentata-nella confezione e nelle pubblicità-fra le braccia di una bambina altrettanto soave: eppure già nella culla,detta lezioni di stile. "proprio come le bambine di oggi, ha simpatiche acconciature e i suoi abitini hanno colori e fantasie alla moda!". Inoltre rodolina ha già una professione: inevitabilmente, quella della ballerina, con regolare tutù rosa dotato di scaldacuore e scarpette da ballo, cerchietto per capelli con fiorellini, pantacollant e scaldamuscoli inclusi nella confezione. Sbrodolina è esigente e richiede accudimento (dalle il biberon! Sceglile il vestito!). Qualità che appartengono, da anni a questo tipo di bambole [...]

Passo ad un altro sito. Sotto la voce "attività creative", i giocattoli proposti per i maschi si identificano con il vecchi armamentario bellico. Il completo del grande cavaliere: arco,scudo e polsiera. Il kit del grande guerriero : spada, pugno di ferro, scudo. Un set di due fioretti e due maschere per sfidare a duello i rivali. Per le femmine c'è, invece, il set della piccola principessa: completo di accessori, corona, pendagli con luci e suoni "per trasformarsi in una vera principessa". Ma acnhe: carrozzine, passeggini con bebè, un tutù con scarpette (rosa). Cucine con accessori. Un vero ombrellino per il passeggino della bambola. Ancora. per il maschio, si propone una piallatrice e un set con moto sega. Per la femmina, un "bellisismo registratore di cassa completo di bilancia per pesare la spesa e giocare con le amiche al supermercato"

Io mi chiedo non dovranno scegliere i bambini con che giochi giocare? al risposta è no perchè esiste una società che ancora insegna a donna e uomo di avere un ruol otradizionale. E come si fa? attraverso le menti deboli dei bambini. Continuamo con la Lipperini.

A ricordarmi che nel 2007, scopro che l'idea di creatività maschile è sempre associata anche alla competenza tecnologica, e all'innovazione
[...]
Non dico che le bambine non giocano con i Gormiti. Dico che nella pubblicità e nella confezione non sono previste. Sono tagliate fuori.
Vado sul sito di Giochi Preziosi,
rigorosamente organizzato al maschile e al femminile.E trovo che ai bambini si consigliano: tartarughe ninja, elicotteri, moto,yoyo, il peluche di king kong. Un tirannosauro. I personagig di Dragonball e dei fantastici 4. Gli eroi del wrestling. Spiderman. le automobiline TurboCrash [...] Gli xmen, Miniature di calciatori. Moto, il sudoku eletronico. V-smile, che insegna la matematica e la logica. Alle bambine invece: Baby amore ninna nanna (con due versioni: si succhia il pollice e fa la pipì, oppure fa i capricci perchè vuole la mamma). Cicciobello con i pannolini personalizzati e l'impermeabile con Winnie the Pooh. Zainetti e le bambole delle winx. Ma anche il body gel delle medesime. E il make up. E il rossetto glittereato. Per inciso: il computer da tavolo per i maschietti delle elementari, già otto anni fam, si chiamava Accellerator (centodue attività,sintetizzatore vocale,lettore di cd).per le bambine s chiamava Princess Cleo, ed era rosa confetto.

In altri post vi citero' spesso la Lipperini e il suo splendido libro.



Pubblicità sessista in cui mostra che le bambine non solo giocano alle casalinghe ma è il marito che deve deciderlo, non loro, regalandole elettrodomestici, insomma più che alle casalinghe giocano alle servette che il loro marito impone di lavagli le camice e puligli la casa mentre magari loro sono a lavorare e vogliono tutto pronto quando rientrano. Inoltre denota anche la dipendenza economica dal proprio marito. E questo che dobbiamo insegnare alle nostre figlie? Le bambine sono diventate mezzi cui insegnare come dev'essere una brava donnina di casa, mentre i maschi se la spassano andando in giro con le loro auto per la città.

immagine da : publisexisme
21 Giu 2008
Spot propaganda? ovvero i messaggi dal patriarcato passano attraverso gli spot



E' inutile negarlo, la paura e il disprezzo per le donne passa anche per i mass media. Lo spot è evidentemente maschilista, e mostra la paura di un mondo dominato da donne, un mondo ipotetico senza uomini, o almeno relegati in condizioni di invisibilità come attualmente sono le donne. la paura di non riuscire più a controllarle è grande, dove esser donna nell'immaginario maschile significa essere sottomessa (infatti sono protagoniste spesso di atti vandalici, dati da una libertà, che spesso prerogativa maschile che giustifica episodi di violenza).

Questo mondo è evidente immaginato con occhi maschili, secondo canoni in cui la donna dominante deve assomigliare ad un uomo. Il sintomo chiaro ed evidente denunciato dallo spot è la paura dell'aggressività femminile odierna che le ha rese maschie. Vengono così rappresentati i peggiori difetti maschili, tranne quello che vorremmo raggiungere e che ora è saldamente in mano agli uomini, ovvero la rappresentanza, donne quindi usate come fenomeno da barraccone: donne che fanno vandalismo, che bevono come portuali, che si rasano i capelli, che guardano il deretano alle fanciulle, una donna omosessuale,chiaro è il messaggio di diprezzo dell'omosessualità femminile che prende il posto dell'uomo, attratta da una brava donnina femminile, senza alcuna parità oruolo dominante, sottomessa agli sguardi, sicuramente con un ruolo solo riproduttivo, il tipico modello da seguire per una donna, ovviamente deciso dall'uomo, il vigilantes sulla nostra libertà, ovvero, la brava ragazza dev'essere solo merce  di desiderio e di riproduzione infatti è stata messa alla fine dello spot. 

In realtà, si vuole dare il messaggio che questi gesti se non sei uomo non hai una certa libertà di farli, poichè da una brava donnina di casa non sono ammessi (mi collego alla frase finale dello spot)

L'invisibilità delle donne che viene avverita attualmente dalla società collegata alla paura che le donne si prendano spazi che gli uomini si sono illegitimamente assegnati, relegandoci ad un ruolo subordinato, che fa da ornamento o ammortizzatore sociale, come  "valletta" dell'uomo, ovvero relegata ad ruolo secondario,  è rappresentata tutta in un mix qui dentro. Sono donne vestite in panni da uomini, messaggio che rende incapace di pensare come sarebbe veramente  un mondo dominato da donne dove l'aggressività è sinonimo di dominazione, dove la dominazione è sinonimo di uomo. E' un mondo dove raggiungere la parità significa quindi diventare uomini. E questo non viene tollerato dall'uomo, perchè significa smettere di essere sottomesse tipica prerogativa delle donne in relazione all'uso della nostra minore forza fisica, usata per prevaricarci, lo stesso viene avvertito quando per emanciparci non abbiamo bisogno di vestirci da uomo, ma che nei mass media come spiegavo, viene più facile e suona meno strano proprio per il ruolo stereotipato sencondo ruoli tradizionali in cui i generi sono ancora descritti o perchè fa meno paura. Vi ricordate le accuse di lesbismo alla Clinton? molti uomini si sono sentiti più sollevati giustificando l'avvento di Hillary al fatto che ricopre caratteristiche maschili  che hanno favorito la sua elezione perchè non risponde alle caratteristiche femminili che vogliono la donna lontana dal potere parlando di una sua presunta incapacità a gestirlo o la sua poca credibilità che rispecchia in una società maschilista che a causa di questo evita di aprire il potere alle donne, è un cane che si morde la coda.

E' chiaro che si chiedono: Come sarebbe un mondo di sole donne?
Noi uomini saremmo spiazzati?

Perciò ,alla fine si grida all'imperativo, nonchè dando ordini:

Tornate ad essere donne, ovvero a lavare i piatti, cucinare quando torniamo a casa o...

a servire per i nostri bisogni sessuali?o fare figli per la patria? (come rimanda l'ultima parte dello spot)

Questa è una vera e propria propaganda machilista, mi chiedo come si possano trasmettere ancora nel 2008 certe pubblicità. Questo significa che i mass media sono monopolizzati da uomini, che pensano al maschile come dovrebbe essere il femminile.

..O rivolge i propri prodotti sempre e comunque agli uomini, come in metà degli spot. Perchè in Italia le donne non esistono ( o meglio non viene data a loro un esistenza), se non per decorare o per veicolare messaggi sessisti ed erotici o per mangiare uno jogurt se no sei stitica, per comunicare che sei nervosa perchè ti sono arrivate le mestruazioni, per informare alle donne che se non raggiungono la taglia 40 o se non si rifanno il seno non valgono una pippa, quindi ruolo decorativo come dicevo prima. Mi permetto di dire che il target è rivolto a uomini idioti che siccome non hanno una donna  e si giustificano con il disprezzo nei loro confronti (la volpe all'uva) e perchè non valgono nulla come uomini hanno bisogno di una macchina di lusso per trovarsi la donna ovvero per trovare chi li stima.

Ma comunque sia è l'ennesimo spot che fa propaganda sulle donne, contro le donne. E ci siamo stufate marcie di lasciare agli uomini di decidere quale dev'essere il nostro ruolo, sia quando domina sia quando esso è sottomesso.
20 Giu 2008
Napoli, lezioni di sesso

http://www.e-potpourri.com/wp-content/uploads/2008/01/tateossian-sexuality-cufflinks.jpg 

A napoli tra giugno e luglio potrete parlare di sessualità nei workshop su "Tutto quello che volevate sapere e non avete mai osato chiedere" e sul "Sesso avventuroso per tutti". Vi insegna tutto Alessandra Renzi è dottoranda in sociologia all'università di Toronto e si occupa di politica, attivismo, arte dei nuovi media, pornografia e sessualità fluide. Insieme ad altri accademici e artisti è fondatrice di un collettivo polisessuale che produce installazioni, performance educative e video sperimentali su desiderio, estetica ed eroticismo. Tutti i dettagli sotto. Buon corso e mi raccomando: fate i compiti a casa!


>>>^^^<<< 

Tutto quello che volevate sapere sul sesso e che non avete mai osato chiedere.

Be’, forse non proprio tutto...perché sul sesso e sulla sessualità non se ne sa mai abbastanza.

Timide, spaventate, inibite, tipe sciolte, avventuriere, questo laboratorio per donne è un’esplorazione della sessualità come etica della relazione e del desiderio, come scoperta magica di noi stesse e degli altri, come esperienza consapevole e consensuale priva di sensi di colpa e stereotipi inculcatici dai mass media.

Muovendoci tra filosofia, arte, esercizi e giochi (che non richiedono partecipazione in pratiche sessuali sul posto), il laboratorio sviluppa i seguenti punti:


- basi teoriche, etiche e politiche del sesso

- creazione di un immaginario erotico personale

- esplorazione del desiderio e fantasie

- libido, cura e rispetto del corpo

- comunicazione

- tecniche orgasmiche

- giochi, sex toys e trucchi magici

- safer sex (pratiche di sesso sicuro)

- risorse varie


L’idea del laboratorio è quella di creare un ambiente confortevole, rilassato e ludico per tutte. Si prega di venire tutte con la mente e il cuore aperti. Trans, lesbiche e altri tipi di orientamento sessuale sono benvenuti.

La presentazione generale dei laboratori si terrà Giov. 26 Giugno 2008 alle ore 18.30

Questo laboratorio avrà luogo Ven. 27 Giugno 2008 dalle 20-22.30

alla libreria Librido, Via San Sebastiano 39, 80134 Napoli

Per informazioni su questo e gli altri workshops che si terranno nel mese di Giugno e Luglio, e per registrarsi scrivere a renzi73@gmx.de o chiamare al 349-1516566

Prezzo: 25/15 € 

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Laboratorio di sessualità: Sesso avventuroso per tutti

Avete voglia di provare qualcosa di nuovo? Avete delle fantasie e passioni segrete che non sapete come rivelare? Sentite il bisogno di aggiungere un nuovo gusto al vostro repertorio sessuale? Avete un complice con cui fare nuove scoperte o siete semplicemente curiosi?

Questo workshop è un’introduzione a giochi sessuali sexy, sani, sicuri e consensuali. Lasciandoci inspirare dall’erotismo letterario, le pratiche tantriche e giochi di scambi di potere, dalla storia, filosofia e psicologia del sesso come scoperta continua di noi stessi e degli altri, il laboratorio offre un’introduzione a giochi non convenzionali per coppie o singles in cerca di nuovi stimoli e divertimento.

Si organizzeranno vari livelli separati (di due ore e mezza ciascuno) e si toccheranno i seguenti argomenti:


Livello I

Etica, comunicazione e sicurezza prima, durante e dopo il sesso

Giocattoli fatti in casa

Giochi di sensazione Fase 1

Livello II (è necessario il livello I)

Bondage

Giocattoli fatti in casa

Giochi di sensazione Fase 2

Livello III (è necessario il livello I)

Dinamiche di potere: etica, psicologia e cerimoniali

Travestimenti e role-play

Livello IV

Relazione tra piacere e dolore

Spanking per far piacere

Livello V

Facciamoci il flogger

Uso del flogger per rilassare e godere


L’idea del laboratorio è quella di creare un ambiente confortevole, rilassato e ludico per tutti. Si prega di venire con la mente e il cuore aperti. Trans, lesbiche e altri tipi di orientamento sessuale sono benvenuti. Il laboratorio è riservato ai maggiorenni.

La presentazione generale dei laboratori si terrà Giov. 26 Giugno 2008 alle ore 18.30 Presso la libreria Librido, Via San Sebastiano 39, 80134 Napoli

Per informazioni su questo e gli altri workshops che si terranno nel mese di Giugno e Luglio, e per registrarsi scrivere a renzi73@gmx.de o chiamare al 349-1516566

Prezzo: 30/20€ a corso, 50 € per le coppie).

19 Giu 2008

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