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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Donne e mass media

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C'č chi ostenta troppo la bellezza femminile come modello per le adolescenti.
untitled-6.jpg picture by kikkazz

Ci sono
genitori che ammazzano i figli se sono omosessuali, tutto ciò nato da una cultura che detta un profondo odio nei loro confronti. Ci sono anche fascisti che picchiano i comunisti, perseguitano i rom come ragazze che picchiano le loro coetanee perchè brutte o troppo belle.
Tutti questi comportamenti avvengono a seguito di mode sociali che dettano secondo i mezzi di comunicazione che bisogna seguire un modello, una linea precisa e se esci fuori avviene la discriminazione.
Dopo questa notizia che avrete gia sentito perchè risalente a due anni fa, leggete questa avvenuta pochi giorni fa:


Era troppo bella e doveva pagare. Hanno aspettato che la scuola finisse e, nella tradizionale festa di fine anno, in cui volano le uova e i gavettoni sono autorizzati, l'hanno aspettata per picchiarla e riversare su di lei tutta la loro invidia.

Protagoniste sei ragazze romane di cui due di 15 anni che sono state identificate e denunciate per lesioni personali in quanto la vittima e' dovuta ricorrere alle cure di medici dell'ospedale Sant'Eugenio per "escoriazioni multiple" sulla scapola sinistra, con una prognosi di quattro giorni.


Fonte: Alice


Se avete letto le righe incollate da un notiziario possiamo proseguire con l'argomento. E' proprio tutta questa ostentazione della bellezza che rafforza la rivalità femminile belle società occidentali. Non so se vi ricordate una canzone che fa "se sei bella ti tirano le pietre, se sei brutta ti tirano le pietre..."
C'è un Italia che segue poi la linea di tutti i paesi ricchi che propongono un modello che fanno sentire una donna importante solo se ha un buon aspetto esteriore. Poi segue la bravura a scuola e i suoi successi che purtroppo in una ragazza vengono fatti pesare di più, mandando avanti il modello della brava bambina fascista.

C'è anche una società che vuole la donna seduttiva ed oggetto di desiderio maschile secondo una società strutturata al maschile dove una donna funge da decorazione e da strumento come una bella automobile, non a caso esiste il provverbio maschilista donne e motori gioie e dolori che riflette la nostra società.

C'è anche un velo di ipocrisia che ti fa credere che se ad un concorso di bellezza ti chiedono qualche capacità mentale o ti fanno qualche domanda è perchè non pretendono che sia solo bella ma anche brava, ma appunto le domande sono elementari e persiste una tendenza maschilista che tente a prenderle in giro sopratutto se straniere, che poi vengono passate per oche dai conduttori maschilisti che si circondano di vallette nude o mute o entrambe le cose contemporaneamente.

I concorsi di bellezza sono diffusi in tutto il mondo. Secondo un format patriarcale dove una società a misura d'uomo vanta il suo paese per le bellezze artistiche e le "loro donne" "proprietà di patria" esposte ed esibite come un trofeo per poi illuderci fosse diverso hanno creato una parodia fatta da "miss" di sesso maschile, usato per prendere in giro la versione femminile.
Nelle società occidentali proliferano i corsi di bellezza e in una società che si ritiene paritaria non dovrebbe mercificare le donne. L'occidente ci illude di parità perchè possiamo scegliere e mercificarsi è una scelta ma se nei mass media viene proposto solo quel modello allora la scelta ne viene meno perche spesso questo viene rivolto alle bambine: ad esempio Miss bimbo o Miss Teenager dove partecipano bambine anche di 13 anni. In questo post voglio mettere in evidenza questo. In Italia c'e anche una Padania che "espone" le "proprie" donne facendo invidia a noi povere donne terrone che dobbiamo prenderle come esempio di bellezza, che pare sia anche una forma di secessionismo, come se non fossimo tutte italiane (metto tra virgolette perchè mi sto inoltrando nel loro immaginario di donne, proprietà), invitando gli uomini della terronia che loro stanno sposando padane leghiste purosangue (neanche fossero cavalli).Ma c'è anche un italia fatta di dementi leghisti dove i suoi seguaci  oltre che un italica su una passerella frequentano le rumene su un marciapiede visto che il 75% dei maschi milanesi ammogliati sopratutto, vanno a puttane
 e poi vuole condannare come se prostituirsi fosse una scelta loro per proteggere il cliente, un criminale, e da qui si deduce la protezione a mo' di coda di paglia del cliente e una morale più importante della dignità femminile. L'Italia da quando vigono le destre ha una tendenza sempre più alta ad ostentare il corpo femminile, come appunto facevano durante il fascismo "bella, sana e sopratutto italiana".
Berlusconi ha perfino portato Miss al parlamento. La cosa che è da sottolineare che il suo scopo è cercarle belle ma non preparate, possibilmente fasciste che l'unica cosa che sanno fare è
dire carfagnate, andare al matrimonio della Gregoraci, donne in parte volute da Berlusconi perchè come si sa lui le donne se le vuole gestire neanche fossimo cani.

Adesso di chi è la colpa se molte si presentano ai provini per fare le Veline?
10 Giu 2008
Lettera alla ministra Carfagna
Sorelle d'Italia

Giorni fa è stato pubblicato un articolo di Natalia Aspesi sulla violenza contro le donne dal titolo: "Quando il nemico è in casa". La Ministra delle pari opportunità Mara Carfagna ha deciso così di scrivere una lettera al direttore del quotidiano nella quale esprime disaccordo sulle conclusioni della Aspesi, vanta i meriti della famiglia, quasi da’ la colpa alle donne perchè subiscono violenze e perchè non reagiscono ad esse ed elenca, senza tenere conto del disegno di legge contro la violenza di genere licenziato dal consiglio dei ministri del precedente governo, gli impegni che il ministero vorrebbe assumersi. Leggete pure se volete farvi un’idea del "Carfagna pensiero" in materia di violenza alle donne. 

La lettera al Direttore della Carfagna mi ha sollecitato a scriverle una risposta che condivido con voi. Buona lettura. 


Egregia Ministra Carfagna,
ho letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condivido quasi nulla. Il contenuto della lettera mi ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che di sicuro trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre e che comprende una visione di quell’impegno culturale che lei stessa auspica -per ridare serenità alle donne italiane” - non tendente verso una direzione familista. 

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze. Le basta sfogliare le pagine di cronaca di qualunque giornale per rendersi conto di quanto, per le donne, sia invivibile quel meraviglioso strumento di coesione”.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto ammortizzatore sociale necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado di vivere, emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia un luogo di realizzazione perchè le donne sono soggetti complessi che non possono essere indotti a ritenere di dover puntare tutte le loro chance e i loro desideri su di essa.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza in cui le donne subiscono violenze. Non perché vi sia una trasformazione dettata da una distorsione, quanto piuttosto per il fatto che ad essere distorta è la stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità è il modo migliore per legittimare una mentalità di per se’ veicolo di violenza. La famiglia della quale Lei parla, a parte poche eccezioni, è proprio il luogo in cui la violenza, la prevaricazione, l’abuso, la molestia, sono la regola.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Mi sembra pericoloso perché non vi leggo ne’ un accenno di scientificità che solo una analisi sociologica potrebbe assumere ne’ la responsabilità che dovrebbe trasparire dalle parole di una persona che ricopre il Suo ruolo.

Una simile considerazione sembra voler attribuire una sorta di giustificazione alle violenze come fossero causate da stress troppo forte rispetto al quale Lei si propone di intervenire per alleviarlo.

Lei evidentemente non sa che la violenza maschile ha una origine precisa che si manifesta in ogni situazione e se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi dei figli.

Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto della loro vita? Lei immagina davvero sia più utile la via del compatimento invece che la responsabilizzazione degli uomini? Ma non bisognerebbe semmai, per modificare la cultura della violenza, insegnare ad accettare, da adulti, le separazioni e i divorzi?

Spiace deluderLa dicendo che un Suo intervento diretto a risolvere il problema della violenza contro le donne non dovrebbe ne’ “coccolare” gli uomini semplificandogli la vita ne’ attribuire colpe a scelte di vita che sono assolutamente personali.

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Le basterà chiedere i dati a qualunque tribunale dei minori per sapere che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata. Ed è una modalità che non si risolve con gli esempi di “concretezza” cui Lei fa riferimento.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che sono obbligata a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Sono certa che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria sull’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Se le donne sono delegittimate e non hanno voce in capitolo sulle proprie scelte non si può di certo intervenire dal punto di vista culturale per salvaguardarle da situazioni di violenza. Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, sono d’accordo, ma non nel modo che intende Lei.

E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permetta di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dei mariti.

Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma è necessario che si realizzi un registro nazionale che attribuisca loro un riconoscimento e un ruolo importante e necessario.

Abbiamo bisogno di una legge che stabilisca delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

Abbiamo bisogno di una legge che non affidi la nostra difesa ad altri uomini ma ci permetta di rafforzare la nostra sicurezza, la nostra vita con risposte concrete a bisogni concreti.

Abbiamo bisogno che sia stabilito un principio che in maniera forte dica che le preferenze sessuali dei figli non devono riguardare i padri. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Abbiamo bisogno di essere tutelate da un provvedimento che riconosca le nostre reali necessità. Ci guardi bene, osservi e non si perda a cucirci addosso bisogni che non abbiamo.

In fondo si sta parlando della nostra pelle e non della sua.

Cordiali saluti.

29 Mag 2008
La situazione attuale, č una socičtā troppo a misura d'uomo che non ci permette di far scelte e vivere in tutti i sensi.
Come ben sapete il mio blog compie quasi otto mesi. Sapete pure che mi auto anche con un altro che ho creato pochi giorni fa che ha un tema specifico e meno generico: la violenza sulle donne. Ciò non voglio dire che questo blog non parli di questo tema ma include nella violenza sulle donne, appunto tutti quegli atteggiamenti che nella nostra società andrebbero eliminati, e che corrispondono anche questi alla violenza sulle donne, mentre l'altro blog parla solo di violenze fisiche, sessuali, violenze domestiche e e psichiche. Ora faro' il punto della situazione dall'inizio del mio blog ad ora e non solo parlerò anche della situazione femminile nella società.

Nonostante la nostra magnifica società occidentale ci ficca in testa che abbiamo raggiunto l'emancipazione femminile, mentre ancora siamo relegate nel ruolo di casalinghe con l'ipocrisia che possiamo lavorare ma  ANCHE, anzi peggio perchè abbiamo un sovraccarico notevole dietro le spalle e siamo trattate da ammortizzatori sociali, ancora come sempre è al centro del mio tema su questo blog, ho parlato della mancanza di libertà sessuale di cui gode la donna nel mondo, compreso in occidente, questa mancanza di libertà sessuale è molto marcata nel nostro paese dove ci illudono che abbiamo raggiunto l'emancipazione sessuale solo perchè a differenza di alcuni paesi dove le donne non possono far vedere i loro occhi noi possiamo mostrarci a culo di fuori, mentre ancora una volta la nostra sessualità non è usata a fini noi stesse, ma solo per fungere da strumento dell'uomo.
Quindi ci troviamo oltre che con mass media dove si concentrano e si preoccupano della libertà sessuale maschile, del loro piacere, dimenticandosi  volontariamente che stanno umiliando le donne e per giunta le stanno illudendo che facendo così possano esprimere la loro sessualità liberamente.


Molto da esempio potrebbe essere la pubblicità sul viagra dove la donna è entità astratta e ci si dimentica che l'amore si fa in due, tanto che importa se la donna non gode più come quando ne aveva 20? Chi pensa che questa donna non sia mercificata quanto una velina?
E ancora una volta siamo noi che ci dobbiamo arrangiare e costruirci i nostri spazi perchè gli uomini non ce li danno e ci rendono invisibili, rendendola libertà femminile un tabù.
Ma non è solo la nostra libertà sessuale ad essere vincolata e noi donne ci creiamo piccoli spazi nostri ovunque.

A proposito di autodeterminazioni sessuali, vorrei parlare di autodeterminazioni fisiche della donna e cosi ci rendiamo conto che non solo non siamo libere e padrone della nostra sessualità ma nemmeno del nostro corpo che gli uomini decidono anche quello. Ricordo la frese presa da questo bellissimo documento che ho incollato nel blog:
Nelle civiltà dominate dal maschile è l'uomo che vuole stabilire quale debba essere la personalità e la sessualità femminile, attuando un controllo che tende ad alterare ciò che il femminile originariamente è o può essere.
Tanti attacchi alla 194 sono stati fatti allo scopo di relegarci al ruolo di madri non perchè sia una brutta cosa ma perchè certo una deve scegliere se esserlo o no. Io lo collegherei alla questione libertà sessuale perchè qui c'è proprio una voglia di dire e ribattere che la donna ha il ruolo di fare sesso solo per fare figli, per risolvere il calo demografico del nostro paese, che gliene frega se poi il calo demografico provviene con il venir meno di donne a causa di aborti clandestini o femminicidi?, insomma la donna in italia deve fungere da contenitore per mandare avanti la specie, tanto poi per le politiche la madre in quanto donna è un essere inutile. Per non parlare dell' obiezione di coscienza come se noi dobbiamo chiedere permesso agli uomini su come gestire il nostro corpo o allo stato e non possiamo dire nemmeno la nostra se no denunciate o manganellate. E' questa la funzione della donna che vuole la nostra società, mentre poi non abbiamo nessun altra visibilità non ci sono nemmeno asili nido e strutture che possano favorire il nostro figliare come vogliono loro, che poi fanno perfino discriminazioni e quindi in pratica ci vogliono in casa con le pantofole e il pancione, perchè per loro la famiglia perfetta è questa poi magari chi lo sa senza un adeguata autonomia finanziaria per non poter scappare da un marito violento che ci picchia e rischia di ucciderci.

Lo avevo postato ad ottobre l'obrobrio che disse la chiesa, che anche se ci stuprano dobbiamo partorire per forza, della serie noi siamo i contenitori e siamo assassine se abortiamo anzichè insegnare agli stupratori di non stuprarci per evitare di abortire. Perchè per la nsotra società l'uomo è tanto libero di stuprarci, che si possono permettere di essere assolti perchè tanto noi li provochiamo (sentenze). E dire a proposito della mancanza di autodeterminazione e libertà di poter possedere il nostro corpo tutto combacia perfettamente, se poi parliamo della condizione in cui nel mondo si trovano le donne che non sono nemmeno padrone della loro vita perchè un dottrina ci ha sempre imposto che l'uomo può gestire la nostra vita o il nostro corpo perchè nostri padroni e quindi potercela tolgiere quando vogliono, pensate che fino all'81 il delitto d'onore era legale, questo spiega tutto.

A proposito di disparità di valore della vita in base al sesso leggete qua:

(ANSA) - TEHERAN, 27 MAG - I risarcimenti pagati in Iran per la morte o i danni fisici provocati in incidenti stradali saranno gli stessi per gli uomini e le donne. Il fatto rappresenta un'eccezione alla legge islamica applicata nel Paese, in base alla quale la vita di una donna vale la meta' di quella di un uomo. Lo ha detto il portavoce della magistratura che ha annunciato l'approvazione da parte del Parlamento di una legge in questo senso. La nuova normativa dovra' ricevere il via libera dal Consiglio dei Guardiani.

Buon passo finalmente. ma io mi chiedo quanto ci passerà in mezzo mondo che la vita di una donna venga valutata quanto un uomo, che nessun uomo compierà femminicidio perchè convinto che valiamo meno di mosche che si sentono padroni della nostra vita per non parlare delle assoluzioni  e sconti delle pene nei tribunali quando si parla di femminicidio come se ancora il delitto d'onore fosse legale?
Per non parlare delle violenze in famiglia, che in italia sono praticamente LEGALI, che ci possono picchiare, perseguitare perchè non esiste una legge contro lo stalking (FIRMA), nemmeno una contro la violenza in famiglia (FIRMA)), poichè per la nostra società è lei che se lo merita, purtroppo viviamo in una società dove il più debole viene prevaricato, schiacciato anzichè difeso, dove usano l'epiteto di sesso debole per umiliarci. Poi colpo di scena se sono italiani lo possono fare.

Se poi parliamo degli stereotipi che proliferano nei mass media, che insegnano agli uomini che le donne devono essere disprezzate, devono essere trattate come oggetti, che le donne sono delle oche, dei sopramobili, che insegnano alle donne che il loro aspetto fisico è più importante della carriera, che per essere apprezzate devono avere una 4^ di seno, che devono sposare un uomo ricco farsi campare e fare shopping a vita, ragazzine che rischiano poi di mettere lo studio in secondo piano rischiando di ritornare ad un peggioramento della situazione femminile, fino ad un ritorno al passato, vabbene che tanto sono tutte contente per le percentuali di ragazze che studiano, si laureano di più rispetto ai ragazzi ma secondo un standard che vuole la donna perfetta in tutto stile brava ragazza balilla e poi dopo ci troviamo con discriminazioni sul posto di lavoro, ci buttano via come stracci fuori uso se siamo incinte, (molti uomini sono perfino convinti che noi ci ingravidiamo per prendere in giro i capi), inoltre i nostri superiori sono convinti di chiederci prestazioni sessuali perchè si sentono nostri padroni come purtroppo lo si sente quasi tutto il genere maschile, di farci mobbing (in italia vi ricordo non è reato e vorrei fare una petizione),  
 La società che ci da solo posti di lavoro dove richiedono la bella presenza, e purtropo la situazione si aggrava perchè perfino per accedere in politica dobbiamo avere un curriculum di miss italia.

Ci sono paesi dove le donne  che "osano" salire al potere, vengono uccise, ci sono paesi tra cui l'occidente dove l'emancipazione femminile porta agli uomini a regire usando lo sfruttamento della prostituzione, il turismo sessuale, le violenze sulle donne, i matrimoni con straniere meno emancipate, ci sono paesi occidentali dove le donne che "osano salire al potere" vengono usate per giornaletti di gossip, di moda che parlano della loro eleganza, la tv parlerà della loro avvenenza, dei loro scandali lesbici, della loro non più giovane età a scopo di inibire e scoraggiare l'avanzata delle donne o magari verranno impiegate donne belle, oggetti di desiderio per convinzione che esista ancora solo il suffragio maschile o verrà messa alle pari opportunità per banalizzare ed umiliare la condizione femminile. Mi chiedo  il prezzo che deve avere la libertà delle donne.

Paese che vai mortificazione femminile che trovi.

E tutti si preoccupano che le ragazzine si preoccupano maggiormente per il loro corpo sviluppando complessi di inferiorità, e di valere solo per un corpo se i mass media portano avanti questo, dove anche i maschi sono convinti che la donna è inutile, è solo un oggetto, come lo pensano chi fanno stupri e femminicidi. Poi si preoccupano che le ragazze soffrono di rivalità tra donne se poi trasmettono per le ragazze programmi assurdi come Uomini e Donne di maria de filippi, che riflettono la triste realtà e tramandano questo triste fenomeno a fine di render edebole la situazione femminile, facendoci credere che siamo emancipate ma vogliono solo scoraggiare  le nostre lotte alla parità e non sto dicendo lotte alla supermazia femminile, ma parità...e lo si vede da come hanno reagito dopo che abbiamo manifestato il 24 novembre, giustamente chiedevamo dei diritti che evidentemente non ci vorrebbero dare, visto le campagne anti rom anzichè un adeguata legge contro la violenza sulle donne, che è sparita perfino dal pacchetto sicurezza, da cui si nota quanto era pretesto la caccia al rom. Sinceramente ai nostri politici che gliene frega di difenderci o tutelarci? per loro siamo oggetti multiuso.

E la politica che ci fa credere che siamo tutelate dalla violenza maschile, ci imbottiscono la testa per poi intraprendere la caccia allo straniero, mentre le violenze stanno tutte da italiani in casa nostra e se non sono in casa nostra ci pensano sempre loro  a stuprarci in metropolitana e vederci come bene pubblico, poi avviando campagne da delirio che non ci possono stuprare perchè siamo roba altrui e ci mettono il collare, che purtroppo sono gli stessi politici che ci definiscono politicamente orizontali, sciampiste, che ci trattano come bambolette inutili (sceglierci solo in base alla qualità estetiche è cosa studiata a tavolino), che ci invitano a cucinare, che si scandalizzano per i parlamenti rosa, che ci consigliano che dobbiamo sposarci i miliardari per risolvere la nostra precarietà, sminuendo la nostra situazione oltre che considerarci solo donnette di casa.
28 Mag 2008
Il diritto alla felicitā sessuale per le donne

Ho trovato questo articolo molto interessante.Da Femminismo a Sud

Bisognerebbe avviare una campagna affinchè le neomamme di figli maschi mettano loro il nome "Evo". La bella idea l'ha avuta ImPrecario [e di buone idee lui ne ha tante: basti pensare al suo "Filastrocchio", gustosissimo libro di ironiche e militanti riflessioni civili in rima].

Chiamare un figlio maschio "Evo" potrebbe servire a dare un po' di equilibrio a questa sbilanciata e assillante ripartizione di ruoli. La storia ci serve anche per stabilire che non siamo madonne e neppure dobbiamo mai espiare quell'invenzione che fu il peccato originale. Un sesso al femminile noi ce l'abbiamo e non è neppure una cosa omologata, poichè siamo differenti anche tra noi. Insomma, non siamo isteriche, non siamo frigide, siamo un po' etero, un po' lesbiche, un po' senza schemi e senza etichette, un po' libere, un po' come ci pare. Quello che è certo è che abbiamo diritto a provare piacere e su questa strada la ricerca è ancora lunga. Ma come per tutti i percorsi difficili si ha bisogno quantomeno di iniziare da un punto chiaro.

Leggete questa notizia: "Si chiama Maria Soledad Vela, è una deputata ecuadoriana vicina al presidente Morales e ha chiesto all'Assemblea costituente del suo paese che il diritto al piacere sessuale delle donne venga riconosciuto ufficialmente dalla prossima Costituzione. Mai prima d'ora la "carta magna" di una nazione aveva inscritto questo diritto nei suoi dettami, ma la signora Vela non sembra avere dubbi in proposito: «Garantire il diritto alla felicità sessuale per ogni donna è un modo per riconoscere loro la possibilità di prendere decisioni libere e responsabili sulla propria vita sessuale e per lottare meglio contro il ruolo di oggetti riproduttivi che storicamente le è stato assegnato dalla società in Ecuador». Come ha poi precisato la stessa deputata, la sua proposta rimarrà separata dalla sfera autonoma del diritto sessuale ecuadoriano." [da Liberazione]

Questo mi sembrerebbe un inizio più che sensato. Che la democrazia (o quell'utopia che non è mai stata realmente realizzata) non è mica iniziata senza che lo si scrivesse da qualche parte. Così per la libertà dalla schiavitù di ogni uomo e ogni donna piegati al servizio coatto dei ricchi.

Il piacere femminile è sempre stato piegato al volere degli uomini. E quando non ci piaceva quello che facevano allora eravamo isteriche o frigide. Se cercavamo orgasmi e godimento invece eravamo ninfomani. Perciò si tratta di schiavitù e nel nostro percorso di liberazione effettivamente ci sarebbe bisogno di scrivere da qualche parte che una società come si deve dovrebbe essere basata su una carta di diritti che preveda anche quello al piacere femminile.

Questo percorso noi lo stiamo ancora compiendo e non è una cosa affatto semplice. Così mi pare carino raccontarvi di una tenera e splendida fanciulla che da adolescente trova un amore etero e con quello vive la sua prima volta.

Per ben tre anni ha vissuto rapporti senza avere mai un orgasmo. Per ben tre anni ha collezionato punti per la canonizzazione in vita. Perchè di madri terese di calcutta protese al benessere del pene ce ne sono tante e tutte praticano una infelice elemosina di emozioni.

Si arraffa quello che si può: un brivido di passione qui, un inizio di piacere la', una spolveratina di massaggio lì, uno stimolo casuale ad una zona erogena qua.

I maschietti fanno come gli gira e perseguono obiettivi abbastanza noti. Le ragazze sembrano bamboline simil giochi/clementoni che se le tocchi male stanno zitte e se le tocchi bene suonano la campanella. Come si fa a capire cosa ci piace se c'e' un mondo intero che ci dice che deve piacerci ciò che piace a lui?

La fanciulla senza orgasmi non era poi una stupida. Solo che non conosceva il suo corpo e poi era innamorata. Insomma le piaceva. Con qualche orgasmo, uno ogni tanto, sarebbe stato perfetto. Invece lui l'ha addestrata a farlo godere: con un buco, con un dito, con un soffio, con le mani, con la bocca. Spingeva quella testa in su e in giù come fosse una molla. Per un pompino ben fatto c'e' bisogno di un gran maestro, non c'e' niente da fare.

Passato quel tempo quella meravigliosa donzella allenata a fare da bambola gonfiabile (una vera è di sicuro molto meglio: è più calda, sa meno di plastica e poi - cacchio - interagisce) finì per trovarsi un altro partner e fu così che scoprì il piacere.

Questo per dirvi che il passo dall'uso all'abuso è veramente semplice e se tanto ci da tanto allora un uomo che ha speso tanta energia per addestrare la sua bambolina ovviamente ne esige il marchio di proprietà.

Di una donna è il corpo quello che appartiene più di tutto. Del resto in genere non se ne occupano. La gelosia viene da lì. Da quel pensiero ossessivo e paranoico che si concentra su un principio semplice: lei è mia e lo deve fare solo con me.

Secondo questo desiderio infantile il corpo di una donna può anche essere usa e getta. Lo si può prendere anche se chi lo indossa dice di no e lo si può cedere a terzi per stringere patti tra branchi di amichetti in vacanzuole con stupri di piacere.

Un corpo di donna lo si considera muto e se tenta di parlare lo si piega al silenzio. Così può capitarti quello che ti guarda strano se pratichi l'orgasmo urlato. C'e' chi si imbarazza se segnali corsie d'emergenza per portarti al piacere. C'e' chi ti concede una dignità di desiderio solo se a lui non è venuto su. Perchè spesso noi esistiamo in una sorta di complicità con maschi inefficienti. Un patto del silenzio: io tarzan moscio e tu jane puttana.

La gelosia me l'hanno descritta in tanti modi. Una vampata, una fiamma che parte dal basso. "Dal basso, dove?" "Da giù..." "Dal pene?" "Nooo, ma che dici." "Ancora più giù? Allora dalla rotula? Da dove ti parte 'sta vampata?" Non è dato saperlo. Sappiamo solo che è una fiammata e acceca gli occhi e il cervello e in nome di questo falò inestinguibile gli uomini si sentono in diritto di fare qualunque cosa. Di farti qualunque cosa.

Lo so, non è un problema che riguarda soltanto gli uomini. Ne ho viste di donne diventare matte e scriteriate. Io no, a me non capita. Di esclusivo nei rapporti c'e' sempre molto poco. Se il corpo viaggia altrove non mi sembra una cosa tanto strana. M'incazzo solo se chi sta con me rompe un patto di complicità. Ma è una incazzatura solida, resistente, del tipo: ti mando 'affanculo e non torno più indietro, che le cose quando sono rotte sono rotte e basta. Non ci perdo tempo ad aggiustarle. Non sono nata per tenere insieme i cocci delle relazioni frantumate. Le storie non sono infinite. Non durano per sempre. Io proseguo.

Se c'e' qualcuna che ha in mente di fare lo stesso e lascia indietro un tipo violento e infiammabile allora muore. Nel bresciano, dentro il lago d'Iseo, hanno trovato una donna morta. L'ha uccisa il marito, come sempre. Un italiano del luogo. Uno di quelli che si preoccupano dei furti in villa. E mi sorprende che non si sia detto che c'era di mezzo "l'uomo nero", che non sarebbe stato ne il primo ne' l'ultimo a tirare fuori l'immigrato per dargli la colpa dell'omicidio della moglie.

L'appartenenza dei corpi è una cosa che tocca anche i rapporti tra figli e genitori. Sono questi che pretendono di decidere di quale sesso dovrà godere la propria prole. Sono di quella religione dei piaceri "morali" e di quelli "immorali". Ci sono gli orgasmi leciti e quelli "illeciti" e ad attribuirgli la liceità è il padre, qualche volta anche la madre. 

A Palermo un ragazzo gay ha rischiato di morire accoltellato dal suo papa'. Poco tempo fa è stata una madre che ha accoltellato una ragazza perchè lesbica. Ed è il caso di ricordare che Loredana, la giovane ragazza morta suicida perchè trans e perseguitata dal genitore che l'aveva maltrattata per tutta la vita, rappresenta l'emblema di quella categoria di pensiero che in Sicilia e anche altrove si sintetizza nel delicato concetto di: "Mio figlio? Meglio morto che frocio!".

Sappiamo allora che ad usare il coltello sono questi padri e queste madri che a differenza di altri genitori hanno deciso di liberarsi dell'oggetto della vergogna. Hanno deciso di punire il proprio figlio o la propria figlia perchè ha scelto di desiderare e prendersi il diritto a vivere il piacere come gli pare. 

Chi ha messo quell'arma in mano a quei genitori però sono altri. Sono quelli che continuano a coltivare pregiudizi e a sollecitare enormi aree di discriminazione. Sono quelli che disegnano progetti di cura riabilitativa dell'omosessuale perchè hanno deciso che si tratta di una malattia. Sono quelli che devono mostrarsi fieri e patriotticamente virili, sono fascisti che usano il membro per riprodursi e giammai confesserebbero di desiderare un altro uomo, neppure se si trattasse del loro amico camerata.

E' una società che basa le proprie certezze sull'omofobia. E' una società che basa il proprio equilibrio sul controllo dei corpi. Sulla loro certa destinazione d'uso che mai potrà discostarsi dai fini riproduttivi. Sulla negazione del piacere, del desiderio, della pelle, degli odori, delle labbra, del sangue, delle mani. Le negano agli altri e poi le negano a se stessi salvo poi viversi sessualità non consapevoli e prive di qualunque forma di consensualità. Di questo è fatta la pedofilia dei preti e di questo sono fatti gli stupri delle monache.

Bisogna ribadirlo, dichiararlo, urlarlo: Il sesso è una roba che riguarda noi. I corpi sono "cosa nostra". La sessualità è roba mia. Voglio stare con chi sto bene a letto e non con chi torna utile alla ripopolazione del pianeta. Non sono un lombrico. Non sono una mucca spenta. Non sono un'animale da monta. Non siamo formiche, api operaie, lucertole, pipistrelli. Non siamo vivi per riequilibrare l'ecosistema.

Se è quello il nostro ruolo allora cominciamo smettendo di inquinare il pianeta e dividiamo equamente le risorse che ci restano, altrimenti abbiate la decenza di tacere. Siamo già troppi. Non servono altri figli. Smettete di obiettare. Smettete di essere mandanti morali di delitti che non cessano mai. Lasciateci godere in pace

26 Mag 2008
Torino: teatro forum per parlare di violenza contro le donne
Domenica 25 maggio 08
csoa Gabrio in collaborazione con l'associazione Liberattori presenta:
Teatro Forum  De-Genere



La cronaca ci parla quotidianamente di violenza contro le donne, ma ne parla come se il pericolo fosse semplicemente  la strada, la notte, l'extracomunitario. Ma sappiamo bene, e le statistiche lo confermano, che il rischio per le donne arriva proprio dalla normalità, la violenza sta nella casa, nella coppia, nella famiglia. La prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni è la violenza da parte di mariti, ex mariti, compagni, ex compagni e conoscenti. Con questo spettacolo ne vorremmo parlare insieme convinte che unite si possa combattere la violenza, autodeterminandoci.

Le compagne del Gabrio

Lo spettacolo inizierà alle ore 17 nel cortile delle case popolari di via Chianocco.
Dopo lo spettacolo aperitivo gabriolese


Teatro Forum

è una della forme in cui si articola il metodo del Teatro dell'Oppresso. Consiste nella messa in scena di una situazione di ingiustizia, di oppressione, di conflitto e nel tentativo del pubblico di trasformarla positivamente sostituendosi al protagonista-oppresso.
Ogni idea viene provata attivamente in scena, gli spettatori diventano "spett-attori" e possono sperimentarsi in prima persona come attori del cambiamento.

Forum De-Genere

Il Forum, partendo da due situazioni di coppia culturalmente accettate dalla nostra società , mira a svelare l'oppressione di genere e l'ipocrisia che si nasconde dietro ad una quotidianità  rispettabilmente violenta.


Fonte:Gabrio

Vi segnalo anche una lettera scritta alle ministre dagli amici della donna che è stata uccisa a Torino pubblicata su La Stampa:
Questa è la lettera che i vicini di casa di Elisa Rattazzi (la donna uccisa domenica dal marito in Barriera di Milano) hanno inviato a «La Stampa» e alle donne del governo
CHIARA E ANDREA GUAZZOTTO
TORINO

Gentili Ministre, ci rivolgiamo a voi perché siete donne e forse potrete comprendere il dramma che è successo a Torino domenica pomeriggio 18 maggio. Conoscevamo Elisa Beatrice Rattazzi, abbiamo vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme. È stata uccisa ed è l'ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all'interno delle mura domestiche. Elisa era una donna che aveva paura ed ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito: sono rimaste tutte grida inascoltate strozzate nella gola. Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.

L’Italia ha un parlamento che legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere.
Quando sono chiamate ad intervenire le forze dell'ordine mostrano questo limite senza vergogna.

E sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: «su signora, sono solo battibecchi che succedono nelle migliori famiglie». Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell'ospedale? A cosa serve proporre di inasprire le pene, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito non viene mai creduta? In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i «mariti» e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Credeteci anche se il delitto d'onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani.

Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei familiari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni: aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo...
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.

Una esecuzione in piena regola. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. In questa storia non ci sono extracomunitari ubriachi o rom alla guida di fuoristrada rubati. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.

Questa ignoranza e questo perbenismo di facciata permettono che follie come questa accadano; mentre una stampa e un'opinione pubblica poco sensibile permettono che vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d'onore. Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? L'indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere. Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?
24 Mag 2008

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