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Ma qualcosa in Puglia si muove



La giunta regionale ha deciso che, tra un mese, in Puglia gli anticoncezionali saranno  gratuiti per le donne a basso reddito ed emigrate. L'assessore alla Sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco: «E' una decisione che ha l’unico obiettivo di tutelare la salute della donna, di contrastare la piaga insostenibile dell'aborto e di attivare politiche di prevenzione consapevoli e condivise»

BARI - Tra un mese in Puglia anticoncezionali gratis per le donne a basso reddito ed emigrate: “E' una decisione che ha l’unico obiettivo di tutelare la salute della donna, di contrastare la piaga insostenibile dell’aborto e di attivare politiche di prevenzione consapevoli e condivise”. Così l’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco, spiega oggi la decisione – unica del genere in Italia – presa ieri dalla giunta regionale: i medici dei consultori in Puglia potranno distribuire anticoncezionali gratis alle ragazze, alle donne con basso reddito e con esenzione del pagamento del ticket, alle extracomunitarie, alle neo comunitarie e alle donne che hanno partorito da poco tempo. La delibera approvata entrerà in vigore tra un mese circa: potranno essere distribuiti la pillola concezionale, l’anello vaginale, il cerotto e contraccettivi di nuova generazione. Non sarà distribuita, malgrado richieste fatte in questo senso dai consultori, la pillola del giorno dopo. Alle critiche dell’opposizione di centrodestra che ha lanciato l'allarme affermando che si è “di fronte ad una moratoria sulle nascite”, Tedesco risponde: “L'atteggiamento oscurantista e bigotto dell’opposizione di centrodestra tende a strumentalizzare un tema fortemente sentito dalla popolazione femminile pugliese e a farne beceramente oggetto di campagna elettorale”.

“Non è una iniziativa – spiega Tedesco – che rimane fine a se stessa ma si inquadra all’interno di una strategia più ampia che va dall’attivazione di campagne di educazione sessuale, al rafforzamento della rete consultoriale, così come prevede la bozza di piano regionale di salute che porteremo all’approvazione del consiglio regionale”.


La gazzetta del mezzogiorno

02 Apr 2008
Denunce alla Procura per la pillola del giorno dopo negata, un clima che vieta la libertą sessuale femminile
In due ambulatori di guardia medicia di i medici si sono rifiutati di prescrivere  la pillola del giorno dopo a due ragazze. E' così scattata l'inchiesta interna della Asl 5 di Pisa e il direttore sanitario annuncia al Tirreno che farà una segnalazione alla Procura dela Repubblica ipotizzando il reato di interruzione di pubblico servizio. Segnalerà anche il caso all'Ordine dei medici per violazione del codice deontologico. 

La storia.  
Il primo episodio è avvenuto alla vigilia di Pasqua quando  una ragazza di circa 20 anni è andata, insieme al fidanzato,  alla guardia medica del villaggio 'I Passi' e sul portone ha  trovato un cartello sul quale c'era scritto «Presso questo  ufficio non viene prescritta la cosiddetta pillola del giorno  dopo». Il secondo caso segnalato all'Asl è accaduto nella  notte tra mercoledì e giovedì scorsi quando una ragazza si è  fatta accompagnare da una amica al pronto soccorso dell'ospedale  Santa Chiara. Qui le hanno detto di far riferimento alla guardia  medica perchè c'erano troppe emergenze in corso. "Abbiamo  telefonato alla guardia medica - ha raccontato la ragazza - ma  ci hanno risposto che era meglio restare al pronto soccorso  perchè nessuno dei medici ci avrebbe prescritto il farmaco». 

La prova del Tirreno.
E così funziona ancora alla Guardia medica. Il Tirreno ha inviato l'altra sera una propria collaboratrice in veste di paziente. I cartelli erano stati tolti dalla porta a vetri di ingresso ma lasciati su una vicina macchina dal caffè. Il medico di turno, una dottoressa, ha ripetuto il no alla nostra collaboratrice. "Vada dal suo medico che conosce la sua storia clinica". All'obiezione che sarebbero passate molte ore, e dunque ridotta l'efficacia del farmaco, la dottoressa ha nuovamente replicato - a riprova che non era un problema legato alla conoscenza o meno della storia sanitaria della paziente - di andare allora in mattinata a un consultorio o al distretto sanitario.

Le denunce.
L'Asl intanto annuncia un'inchiesta severa sulle guardie mediche con denuncia all'autorità giudiziaria di chi si è rifiutato di fornire la pillola che non è un medicinale abortivo ma anticoncenzionale. L'Asl 5 ha invece precisato che  al pronto soccorso dell'Azienda ospedaliera-universitaria pisana  (Aoup) la 'pillola del giorno dopo' viene regolarmente somministrata e lo è stato anche in uno dei due casi segnalati dal Tirreno, dove la paziente si è rivolta dopo il rifiuto della Guardia medica.

Le polemiche.
Intanto monta la polemica anche politica. Secondo Alessandro Capriccioli, membro di Giunta dell'  Associazione Luca Coscioni è 'incivile' il comportamento dei  medici del servizio pubblico che si rifiutano di prescrivere la  pillola del giorno dopo mettendo così in atto quotidianamente  un diverso tipo di soccorso, in favore del fronte confessionale.  «Pisa è una città a rischio di deriva clericale - aggiunge  Marco Cecchi dei Radicali di Pisa -. Rifiutare la prescrizione  di questo farmaco è un tipo di obiezione di coscienza  particolarmente odioso» mentre consiglieri regionali della  Sinistra Arcobaleno Alessia Petraglia (Sd), Monica Sgherri  (Prc), Bruna Giovannini (sd) e Roberta Fantozzi (Prc) chiedono,  in un'interrogazione, che  la Giunta regionale si attivi per  prevenire il ripetersi di eventi simili» . 
  Di diverso parere il ministro della Pubblica Istruzione  Giuseppe Fioroni secondo il quale «La libertà di coscienza  afferisce a qualcosa che è sancito con grande chiarezza nella  Costituzione italiana. Le inchieste sui valori costituzionali -  ha proseguito il ministro - mi sembrano una cosa fuori luogo.  Penso che decidere ciò che è appropriato e opportuno vada  lasciato alla professionalità e alla competenza dei medici». «Penso - ha proseguito Fioroni - che sia stata presa una  pericolosa china in questo nostro Paese, sicuramente non  appropriata, quando si pensa di dover affidare al Parlamento la  prescrizione e la stesura delle ricette e - ha concluso -  stabilire quando un farmaco, in Italia come nel mondo, è  appropriato per la propria utilizzazione». Al ministro replica  Marisa Nicchi, candidata alla Camera per la Sinistra L'  Arcobaleno: «E' evidente - dice - che il clima politico pesante  a cui fa riferimento viene alimentato proprio da coloro che  vogliono colpevolizzare le donne nelle proprie scelte. Un  ulteriore segno di intolleranza. Prima di tutto si rispetti la  volontà delle donne che in questo caso non aveva niente a che  vedere con la libertà di coscienza dei medici».


ARTICOLO
02 Apr 2008
Contraccezione gratis, liberazione sessuale o tranello alla 194?


Sì dei ginecologi all'idea dell'organismo ministeriale. «Accesso facilitato al farmaco del giorno dopo»


All'Italia gli si accende una lampadina: per evitare gli aborti? liberalizziamo la contraccezione...

ROMA
— Il Paese meno aperto alla pillola (la prendono appena il 25% delle italiane in età fertile) apre alla pillola. Proprio così. Per la giornata dell'8 marzo fra le proposte della Commissione salute della donna, ministero della Sanità, vicepresidente Maura Cossutta, c'è la gratuità degli anticoncezionali a basso dosaggio. Quelli di ultima generazione con una quantità di estrogeni inferiore ai 20 microgrammi. Tra i punti salienti del Rapporto Osservatorio Donna un accesso agevolato alla pillola del giorno dopo, da prendere entro le 48 ore dal rapporto sessuale potenzialmente a rischio. Chi la richiede al pronto soccorso potrebbe ricevere il cosiddetto codice verde, cioè una priorità nel ricevere l'assistenza dei medici. Idea definita «delirante » da Luca Volontè, Udc. Dunque contraccezione orale per tutte. Ora vengono rimborsate solo le pillole di dosaggio medio, più datate. Michele Grandolfo, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità, precisa e polemizza: «La pillola gratuita è già prevista dalla legge 405 istitutiva dei consultori. Se ancora non è così, è perché in Italia c'è qualche problema».
 
Come si fa ad essere contro l’aborto e al contempo contro la prevenzione di una gravidanza (e dunque la prevenzione di un possibile aborto) è difficile capire.  impossibile.


Comunque sia, la proposta della Commissione di Livia Turco va considerata una sorpresa se non altro per le reazioni. Perplessi i medici cattolici, presieduti da Vincenzo Saraceni che temono che un simile allargamento conduca ad un «uso superficiale. Sono contrario ad ogni pratica che porti all'aborto diretto o indiretto ». E Isabella Bertolini, FI: «Facilitare un uso scriteriato impedisce la maturazione sessuale». Per Vittoria Franco, Pd, invece «è giusto puntare sulla contraccezione per prevenire l'aborto». (ignoranza perchè si sono escluse le altre cause)

Favorevoli anche i ginecologi dell'Associazione Aogoi, che riunisce gli ospedalieri. Erminia Emprim, Sinistra arcobaleno: «Per prevenire l'aborto serve educazione sessuale nelle scuole». Il ministero propone inoltre che vengano messi in commercio confezioni da 6 blister in un'unica scatola, anziché singole, e che siano gratuite per le donne meno abbienti la spirale - al rame o il tipo medicato con estrogeni - e il diaframma, in realtà caduto in disuso perché scomodo e legato all'applicazione di crema spermicida. Attualmente sono una decina le pillole al di sotto dei 20 microgrammi in fascia C, a pagamento, oltre a cerotto e anello anticoncezionale (15 mg). Organon Shering Plough, una delle aziende all'avanguardia nella ricerca di contraccettivi sicuri, si sta muovendo nella direzione di estrogeni naturali che rendano la pillola ancora più tollerata.


...E più libertà sessuale per le donne

Infatti, leggete quanto è scioccante la disonformazione dei giovani nel 2008!!!:


 giovani hanno informazioni carenti e lacunose sia a causa della mancata educazione sessuale da parte dei genitori sia per la totale carenza di interventi scolastici che vadano in questo senso. Preoccupanti anche le convinzioni, veramente d’altri tempi, di molte giovanissime che ritengono non si possa rimanere incinta la “prima volta” o che basti astenersi dall’orgasmo (un altro esempio di sessualità non sana) per rendersi infertili. Di contro però molte di esse sono ancora, incredibilmente, convinte si possa restare incinta scambiandosi un bacio. Alla luce di questi dati, a dir poco sconfortanti, la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) intende avviare, in collaborazione con il Ministero della pubblica istruzione, un programma di educazione sessuale nelle scuole. Intanto è già stato distribuito l’8 marzo in alcune piazze italiane, e lo sarà ancora nei prossimi giorni nelle discoteche e ai concerti, un vademecum per proteggere i ragazzi da tutte le dicerie infondate in tema di sessualità e prevenzione di gravidanze indesiderate intitolato appunto: “Sesso senza sorprese. Tutto quello che (non) devi sapere per non rimanere incinta


Finalmente una buona notizia, per sensibilizzare ed eliminare il tabu' sulla pillola che induce a poche italiane a conoscere  e prendere questo tipo di contraccettivo, per non parlare dell'ignoranza in materia di contraccezione che insduce a confondere la pillola del giorno dopo con la RU480. Che sarà la fine della caccia alle streghe? Difficile sperare..... Io credo che è una cosa ingiusta spendere per un rapporto sessuale protetto, che deve essere una cosa normale per una donna, se no manca la libertà sessuale. Spero solo che non sia una mossa per eliminare la nostra 194.

13 Mar 2008
Arriva il preservativo rosa!

In occasione della festa della donna, la Lega italiana per la lotta contro l'Aids distribuisce gratuitamente il preservativo per le donne in molte piazze italiane. Un sistema di prevenzione di cui in Italia non si sente mai parlare. Le ragioni? Unicamente culturali. Una cultura dura a morire che non gliene importa se la gente muore di aids ma gli interessano quattro sciocchezze sparate solo per una sessuofobia da curare.

  Pensare che solo fino a qualche mese fa si pronunciò in tv la parola preservativo per promuovere una  campagna contro l'aids!!! e non sto parlando di un porno ma un emergenza.

Il preservativo femminile, sul mercato dal 1992, è approvato dalla Food and Drug Admistration e da tutti gli enti regolatori in una trentina di paesi, Italia compresa. Eppure, mentre in molte altre nazioni viene normalmente utilizzato come alternativa al preservativo maschile - sia come anticoncezionale sia come protezione contro le malattie a trasmissione sessuale - in Italia quasi non se ne sente parlare. Neanche nei consultori ginecologici, o nella maggior parte delle farmacie. Più facile, piuttosto, trovarlo nei sexyshop. E il motivo è esclusivamente culturale, come spiega Alessandra Cerioli, responsabile dell'area salute della Lila e membro della Commissione nazionale Aids istituita dal Ministero della Salute: “In Italia se si parla di anticoncezionale per donne si pensa subito alla pillola. C'è in generale poca informazione sulle malattie sessualmente trasmesse e, quindi, anche sulle strategie per prevenirle. Ma dare l'informazione significa dare il potere di decidere. Negli altri paesi il condom femminile è considerato un'opzione in più. Sono molto utilizzati, soprattutto in Africa e in generale dove le donne non sono emancipate. Noi, per esempio, abbiamo cominciato col distribuirlo molti anni anni fa a donne che si prostituivano”.

Un “anti-virus” speciale, nessun effetto collaterale, sarà distribuito gratuitamente l'8 marzo in molte piazze italiane dalla Lila, la Lega italiana per la lotta contro l'Aids. Si tratta del female condom (Femidom), il preservativo per donne. L'iniziativa, che si ripete ormai da alcuni anni, ha un obiettivo concreto: quello di dare la possibilità alla popolazione femminile di essere completamente autonoma nei confronti della propria sessualità e nella prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili.

In Brasile vengono dati gratuitamente, in Europa, la Francia, molto sensibile alla problematica delle malattie sessualmente trasmesse, è prima per il suo utilizzo. Le vendite più alte, insieme agli incentivi statali, hanno portato a un abbassamento dei prezzi, che in Italia sono ancora abbastanza alti (una scatola da tre preservativi costa 7,90 euro). “È sicuramente più impegnativo da utilizzare rispetto al profilattico maschile”, continua Cerioli, “e certamente può essere perfezionato, argomento di cui si è discusso all'ultimo incontro dell'International Aids Society di Sidney. Il costo è un altro problema. Il principale ostacolo alla sua diffusione in Italia, però, non è di natura economica né legata alla difficoltà dell'utilizzo, ma è di origine culturale. Che è anche il motivo per cui non si trova facilmente nelle farmacie o per cui, quando venduti, non vengono esposti. Molte farmacie comunali, soprattutto quelle gestite da uomini, si rifiutano non solo di venderlo, ma persino di tenere sul bancone volantini esplicativi o promozionali a titolo gratuito".

C'è solo un produttore al momento: una associazione senza fini di lucro che lo ha inventato e brevettato pensando alle donne africane. E per l'Italia esiste un solo distributore che, nella campagna dell'8 marzo e in molte altre iniziative, sostiene la Lila. Nel nostro paese, nel 2007 sono state vendute appena 15mila confezioni. “Ad acquistarlo”, racconta Francesca Giglioli a capo della ditta distributrice, “sono soprattutto donne dai trenta anni in su, quelle che hanno acquistato più consapevolezza sul tema della sessualità e delle infezioni”. Nel 2005 l'Istituto Superiore di Sanità (Iss) aveva svolto una piccola indagine (la prima) su circa 160 persone per sondare la percezione verso questo preservativo. Le conclusioni: nel nostro paese questo presidio era (e sembra essere rimasto) praticamente sconosciuto.

I soldi per distribuirlo gratuitamente nelle piazze italiane provengono dalla raccolta fondi tramite sms, grazie a una campagna che viene lanciata il primo dicembre di ogni anno. Incentivi – pochi – arrivano soprattutto da Regioni e Province, che stanziano, all'anno, dai mille ai diecimila euro. In questo modo il distributore riesce ad abbattere in alcuni casi il prezzo,o a distribuire il Femidom gratuitamente in alcune scuole e Asl: “Per noi si tratta della pubblicità più efficace”, spiega Giglioli, “Comprare spazio su radio o televisione è proibitivo se non si è una multinazionale, perché ci sono fasce orarie ristrette e molto care. Trattandosi di un presidio medico inoltre, siamo soggetti all'approvazione di una commissione ministeriale e a una una trafila burocratica che dura mesi. Per esempio non è possibile far apparire o pronunciare la parola profilattico. Ma se concedono di fare la pubblicità della scatola e non permettono di spiegare di cosa si tratta, dubito che il messaggio riesca a passare. In Italia la pubblicità è molto censurata su questo argomento. Molto più che in altri paesi”.

L'ex ministro Livia Turco aveva dato il via a un progetto sulla prevenzione dalle malattie sessualmente trasmesse. “La prima campagna da poco conclusa”, spiega Cerioli, “è stata incentrata sulla promozione del profilattico maschile. La seconda, sulla carta, prevede la promozione del Femidom. Ora dobbiamo aspettare di capire cosa ne farà il prossimo governo”.

Sul sito della Lila è possibile trovare l'elenco delle farmacie dove acquistare il Femidom e le piazze in cui sarà distribuito l'8 marzo.

e allora donne, siate libere di esprimere la vostra sessualità!

07 Mar 2008

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