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Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Aborto

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Ancora un "uomo" capolista? PD, partito dell'apparente democrazia
normal_madia.jpg picture by kikkazzQuesta è la conferma di quanto devi essere uomo per essere eletta in parlamento ed arrivare capolista, ma a noi che ci cambia se una è fisicamente una donna ma di testa è un uomo? Tattica studiata a tavolino? Pare che in questo paese non si vogliono capire le questioni del perchè noi vogliamo più donne in Parlamento, per difendere i nostri diritti che con troppi uomini in parlamento sono parziali: L'intervista integrale alla capolista (se sei uomo infatti ti meriti il capolista e meglio se sei contro le donne)del Pd in Lazio

Il no all’aborto e all’eutanasia e il sì alla famiglia naturale di Marianna Madia

“L’aborto è il fallimento della politica, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”

Marianna Madia, capolista nel Lazio per il Partito democratico alle prossime elezioni, bella e bionda ventisettenne indossata da Walter Veltroni come fiore all’occhiello dei volti nuovi che svecchieranno la politica italiana (eh??), parla al Foglio di famiglia, aborto ed eutanasia con la sicurezza (e anche un po’ il coraggio) di chi crede in quello che dice. Dopo gli sfottò (anche di questo giornale) per la sua prima uscita pubblica (“porterò la mia inesperienza in Parlamento) e dopo essersi presentata due giorni fa alla stampa come “candidata della generazione Erasmus”, approfondisce oggi uno dei temi principali della sua campagna elettorale, il sostegno alla famiglia, partendo dalla radice: “L’aborto è il fallimento della politica – dice –, un fallimento etico, economico, sociale e culturale”. Madia è per la libera scelta della donna (ma ci sei o ci fai?), “ma sono certa che se si offrisse loro il giusto sostegno, le donne sceglierebbero tutte per la vita”. Dice che ogni vita umana che non nasce è un fallimento, per questo la politica deve fare in modo che la scelta per la vita sia sempre possibile. “L’essere umano va tutelato prima di tutto” (da prima pareva di no), dice. Ma come creare questa nuova concezione culturale? “Serve una convergenza di ideali, solo in un dibattito aperto si può arrivare a condividere questa concezione per cui la vita è vita dall’inizio alla fine”. Non si sente di sottoscrivere la moratoria, “ma non perché non condivida le analisi di Giuliano Ferrara, anzi: mi pare che quello che dice su questo tema vada proprio verso quella ‘riumanizzazione della vita disumanizzata’ che ritengo necessaria oggi. La richiesta di moratoria però non mi sembra l’approccio giusto per affrontare un problema che comunque sento anch’io come decisivo oggi”. Fino alla morte naturale… “Io sono cattolica praticante, e credo che la vita la dà e la toglie Dio, noi non abbiamo diritto di farlo. Certo è che anche per esperienza personale mi sono resa conto di quanto sia sottile la linea di demarcazione tra le cure a un malato terminale e l’accanimento terapeutico nei suoi confronti. Quindi dico no all’eutanasia ma penso che l’oltrepassamento di quella linea sottile vada giudicato – in certi casi – da un’équipe di medici; comunque non dal diretto interessato o dai suoi parenti”. Dunque un no all’aborto e all’eutanasia come presupposto di un’idea di famiglia che per Marianna Madia deve essere “lo strumento che ci proietta verso il futuro”(come farai tu ad abortire? ah giusto tu te lo potrai permettere ed andrai all'estero?). La capolista laziale del Pd dice che “molte logiche di sviluppo della nostra società sono al capolinea, vanno ridefinite”(Giusto è uomo quindi metterla capolista). Bisogna capire quali strumenti possano garantire una “crescita qualitativa” duratura. “Un paese che non fa figli non ha futuro. La famiglia è il presupposto per questa crescita”. In effetti il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi del mondo. “Ecco perché la politica deve permettere di fare e crescere una famiglia, meglio se numerosa. Le politiche sulla casa e di lotta al precariato devono essere pensate in quest’ottica”. Sì, ma di quale famiglia si sta parlando? “Personalmente quando parlo di famiglia, e della sua relativa tutela, mi riferisco a quella che sta nella costituzione”. Sì o no ai pacs, allora? “La libertà personale va rispettata sempre, per cui se due persone decidono di assumere pubblicamente diritti e doveri reciproci devono essere tutelate dalla legge. Ma certo è che se si parla di famiglia io penso a un uomo e una donna che si sposano e fanno dei figli. Scegliendo per la vita”. La politica deve aiutarli. Innanzitutto con strumenti economici e sociali: “Tra le nostre proposte c’è quella del ‘bonus bebè’ di 2.500 euro per ogni figlio che nasce”. Dice che è necessario che ci sia sussidiarietà tra i vari livelli di governo: “Non per forza deve essere lo stato a intervenire: a Roma ad esempio grazie al comune il terzogenito di una famiglia non paga la retta dell’asilo nido”. Occorre poi, prosegue Marianna Madia, “facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia: una donna deve poter lavorare non perché deve fare carriera, ma soprattutto per potere mantenere il figlio e far crescere la famiglia. Per questo serve maggiore flessibilità nel lavoro e meno precariato”. Parla poi di strumenti culturali, di una “cultura della vita” che sia per davvero “tutela della vita in tutte le sue fasi e condizioni”. Dal concepimento alla morte naturale? “Sì, penso che l’operazione culturale debba partire dalla tutela fin dal concepimento. Solo così nessuna donna, pur potendolo fare, sceglierà di non abortire”. Per Madia “occorre riumanizzare la vita disumanizzata”, e per farlo, dice, bisogna mettere “l’individuo al centro”. 

di Piero Vietti
 

Un' altra raccomandata anzi raccomandato....
28 Mar 2008
Rosa · 52 visite · 0 commenti
Categorie: Quote Rosa, Aborto, Autodeterminazione
Contestazione a Giuliano Ferrara durante un comizio in piazza Castello x la lista "Aborto? No, grazie!"
Il coordinamento di donne "Sommosse-Torino" oggi pomeriggio, 27 marzo, ha dato vita a un presidio spontaneo in piazza Castello, ultima tappa in ordine di tempo della presentazione della lista elettorare di Ferrara "Aborto? No, grazie!".
 In una piazza blindata per garantire lo svolgersi di un comizio che si è in realtà configurato come una conferenza stampa di poco più di 15 minuti data la totale assenza di pubblico (per evitare il confronto con la piazza vuota e ostile Ferrara ha evitato il palco già allestito e si è rintanato sotto i portici con i soli giornalisti e la scorta) abbiamo rivendicato ancora una volta, così come già avvenuto in altre città, che le uniche ad avere diritto di parlare e decidere sul corpo femminile sono le donne e che non tolleriamo campagne elettorali giocate sulle nostre vite.
Il tentativo di Ferrara di acquisire consensi si è rivelato vano se non fosse per l'attenzione che gli viene tributata dai media sempre pronti a prestare attenzione persino ad un comizio inesistente.
Al palco vuoto di Ferrara e alla "sua" piazza deserta, noi contrapponiamo i percorsi di autodeterminazione che molte femministe e lesbiche stanno costruendo e che hanno portato negli ultimi mesi a grandi mobilitazioni, dal 24 novembre agli 8 marzo in tutte le città: a Torino le nostre strade si sono riempite di 10.000 corpi e voci che non possono essere messi a tacere dagli strepiti di ingombranti personaggi che cercano di invadere le nostre vite.
Oggi, nonostante la pioggia e nonostante l'atteggiamento arrogante della polizia, in tante abbiamo gridato a Ferrara che  su maternità, contraccezione, aborto la scelta è solo nostra e non tolleriamo dictat e strumentalizzazioni elettorali da nessuno!


"SUL NOSTRO CORPO DECIDIAMO NOI!"

Nel 1978, in seguito ad anni di lotte per l'autodeterminazione femminile, viene approvata la legge 194 per regolamentare le interruzioni di gravidanza. La 194 è una vittoria per le donne che vedono finalmente riconosciuta la possibilità di decidere autonomamente sul loro corpo senza dover mettere in gioco la propria vita sui tavolacci di un ambulatorio clandestino; ma più in generale è una vittoria per tutt* coloro che ritengono che a decidere sulla sessualità e sugli aspetti più intimi dell'esistenza non dovrebbero essere le gerarchie ecclesiastiche. 

Questa legge è un primo e minimo passo (a cui nella realtà ben pochi ne sono seguiti) per riconoscere alla donna un ruolo diverso nella società, svincolandola dall'unico ruolo in cui per anni è stata relegata: quello di generare figli indipendentemente dai suoi desideri.
In tutti questi anni gli attacchi alla libertà delle donne di decidere sul proprio corpo non sono venuti meno. Ci hanno pensato le gerarchie ecclesiastiche, i gruppi di "estremisti per la vita", come i clerico-fascisti del "movimento per la vita", che si sono subdolamente intromessi negli ospedali e nei consultori e, con farseschi strumenti di disinformazione hanno da sempre attuato un lavoro di intimidazione e colpevolizzazione contro quelle donne che, dovendo ricorrere ad un'interruzione di gravidanza, si sono trovate in una situazione ancor più difficile e dolorosa.

Negli ultimi anni tuttavia lo scenario politico ha svoltato a loro favore, trovando appoggio in una trasversale presenza fondamentalista-cattolica all'interno di ogni schieramento politico; dalle dame in cilicio del centro-sinistra al buon vecchio Bondi, si è innescata una corsa al compiacere le sempre più retrograde volontà vaticane: passando da una legge del tutto insensata sulla fecondazione assistita, attraverso l'impossibilità di riconoscere le coppie la cui sessualità non è conforme ai canoni cattolici, si è giunti alla sferzata finale sull'onda della provocatoria, quanto opportunistica, "moratoria sulla pena d'aborto" proposta da Giuliano Ferrara.
Nella sua proposta Ferrara definisce la pratica dell'interruzione volontaria di gravidanza "un fenomeno mostruoso per quantità e genocidi, un fenomeno aberrante per qualità sessista ed eugenetica a sfondo razzista, una pulizia etnica sistematica, soppressione violenta degli esseri umani concepita come strumento di pianificazione familiare e di utilitarismo eugenetico transumano". E sempre secondo Ferrara la moratoria si configurerebbe quindi come "la scelta di rendere chiaro, di formalizzare filosoficamente e giuridicamente, e anche eticamente", questa risposta di rifiuto e opposizione alla pratica dell'aborto.
Nel testo di Ferrara è sottolineata l'inesistenza di un reale soggetto decisionale femminile, condannando la donna a scomparire dietro la  retorica mediatica di una "vita" virtuale e divina, svincolata dai desideri e dalle priorità terrene. L'autodeterminazione viene definita "nichilista e autolesionista" come ad indicare il vuoto che le gerarchie ecclesiastiche associano alla donna (un vuoto da colmare unicamente con i figli) e, come per esplicitare che le donne, autodeterminandosi, vanno a ledere un presunto ordine naturale delle cose, sfidando la natura stessa della vita umana. 

E' davvero incredibile e davvero poco tollerabile che ancora qualcuno tenti di mettere in discussione la legalizzazione dell'aborto e che si parli delle donne come di menomate mentali non in grado di intendere e di volere, incapaci di gestire le proprie scelte responsabilmente o addirittura come delle mostruose omicide che senza scrupoli premeditano l'assassinio di ciò che potrebbe/dovrebbe diventare un nuovo essere umano. Se non bastasse, il concetto di autodeterminazione della donna, un'idea (nonché una pratica) che parrebbe assodata e condivisa dopo decenni di faticose lotte, viene ora riletta e interpretata in chiave ideologica, come fosse una pretesa abusiva o un'invenzione e non un diritto.

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28 Mar 2008
Rosa · 445 visite · 1 commento
Categorie: Aborto, Iniziative femministe, MaJin Bu
Vi ricordate la minorenne costretta ad abortire? Bufala. Dagli attacchi alle donne si passa alle bambine


Silvio Viale, ginecologo al S.Anna di Torino e membro di direzione dell'Associazione Coscioni, interviene

sul caso della minore che non vuole abortire, (sul modello del film Juno, poichè si tratta di corpi di ragazzine), nonostante il parere contrario dei genitori:

"In Italia non c'è l'obbligo di aborto, nemmeno per una ragazza minorenne. Senza richiesta scritta della persona interessata (art.12) non si apre nemmeno alcuna procedura per l'IVG, a meno che vi sia un imminente pericolo di vita per la donna, che non è il caso della minore di Pordenone. Sono certo che i colleghi, che hanno dovuto affrontare il caso, abbiano attivato tutte le risorse necessarie per assistere la minore nella sua scelta e nel proseguo della gravidanza. Ritengo, invece, ingiustificabile il comportamento di chi ha diffuso la notizia e, se sarà confermato che si tratta dell'avvocato, l'Ordine dovrà intervenire e la magistratura dovrà valutare il suo operato ai sensi dell'art. 21 della legge 194.
In ogni caso, la volontà della minore deve essere accolta, qualunque sia la sua decisione finale e ogni ripensamento dovrà essere valutato. Se la "capacità di agire" di acquisisce a 18 anni, con la maggiore età, la "capacità di discernimento" si acquisisce molto prima e a 14-15 anni un minore può decidere per se stesso e deve essere informato delle procedure mediche. La necessità di acquisire il consenso dei genitori non può essere in contrasto con i desideri e gli interessi del minore e non può comportare un obbligo di trattamento, ma solo un consenso dei genitori al trattamento. Per quanto riguarda l'IVG, nel 68,6% l'assenso è dato dai genitori (l'83% in Friuli-Venezia-Giulia), nel 30 % è dato dal giudice, che emancipa la ragazza a decidere, (16,7% in Friuli-Venezia-Giulia) e nel 1,5% non è necessario per urgenza o per motivi terapeutici (nessun caso in Friuli-Venezia-Giulia nel 2005).

Infine, occorre ricordare che per la legge l'emancipazione sessuale si acquisisce a 14 anni e che anche in caso di gravidanza, con tutti gli opportuni accertamenti, la minore ha il diritto di decidere per se stessa, di scegliere e, anche, di sbagliare, ma la scelta migliore rimane quella che

lei fa per se stessa; non è detto che in fututo la consideri poi la migliore, ma questo vale per qualunque scelta."

Ennesima strumentalizzazione del corpo delle donna a fini di un ritorno ad una società patriarcale di stile fascista dove la donna era costretta a scelgiere il ruolo di madre inculcatole alla tenera età, perchè lo scopo era quello. Qui si tratta di una che è poco più di una bambina, orribilmente strumentalizzata, nonostante ci sia l'aggravante e quel che mi indigna il fatto di essere una ragazzina oltre che minorenne, e quel che peggio si insegna ad una ragazzina, di tenersi il bambino anzichè insegnarle un adeguata educazione sessuale e l'uso dei contraccettivi, quindi tornando a limitare fortemente la libertà sessuale, che normalmente si acquisisce al compimento del quattordicesimo età, anche se sia molto presto, credo che sia più presto, quindi peggio concepire e limitare la vita e la libertà, il suo futuro diventando una baby mamma. Ma secondo una stupida morale cattolica improntata sul concetto di donna, in questo caso una bambina , la quale non deve essere libera sessualmente ma giustificabile se a scopo di sfornare un bel bambino, nonostante ne pregiudica, la sua libertà di affermare il suo ruolo futuro, quindi i suoi sogni di ragazzina che ne vengono compromessi da una gravidanza, quello di divertirsi, studiare. La cosa peggiore di uqesta situazione che sta accadendo in Italia è che si vuole di nuovo richiudere la donna tra le quattro mura domestiche. Mi chiedo: tutti sii ndignano quanto l'aborto diventa un obbligo, perchè questa è l' idea che tutti si sono fatti anzichè pensare che fu un diritto di scelta, quindi emancipazione da un ruolo costretto di madre, ma nessuno si indigna se la donna viene costretta a partorire come questi attacchi vogliono mostrare, oltre al fatto che si sta difofndendo un idea di donna-oggetto da strumentalizzare, attaccare per ogni interesse, oltre a quello di ridiffondere una cultura misogina e sessista. Vogliamo vedere che di questo passo non ci indignamo più a vedere foto di ragazzine di undici anni con uomini quarantenni?

25 Mar 2008
Rosa · 361 visite · 2 commenti
Categorie: Aborto, Autodeterminazione, Diritti, Attacchi
quando invece la donna č costretta ad abortire? la faccia opposta dell'autodeterminazione negata

se fosse invece costretta ad abortire?. Questo può essere tutto l'opposto di quello che si legge e si sente. Che sia costretta ad abortire o a partorire è comunque una violenza sulla sua autodeterminazione, poichè noi donne non abbiamo lottato per la 194 per essere obbligate, si tratta comunque di una limitazione sull'autodeterminazione nonostante la giovane età della vittima di questa violenza (che poi la vedo come il contrario della vicenda di Silvana ma con la stessa violenza).  Come è possibile che se una sceglie di abortire viene additata come assassina, se una vuole un figlio viene additata come poco seria perchè non ci si può aspettare che una quindicenne sia sposata? o sono solo donne che vogliono essere libere di autodeterminarsi? C'è poco da aggiungere, quando la donna è libera in ogni ambito viene attaccata sempre.

PORDENONE (il corriere)- Sono tornati sui loro passi i genitori della quindicenne incinta che a Pordenone, si era rivolta all'avvocato per scongiurare l'eventualità di dover abortire. "L'esposizione mediatica della vicenda - ha detto l'avvocato dei genitori - ha convinto la coppia a cambiare idea. Ordinare alla figlia di abortire, sarebbe stata una scelta eccessivamente severa. Visto come sono andate le cose, i genitori della ragazza si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere la figlia di nuovo a casa". E' stato il clamore della notizia rimbalzata sui giornali e nei telegiornali, a far tornare sui loro passi i genitori della minorenne. Erano convinti che a 15 anni o poco più, un secondo figlio da un 21enne albanese non era una scelta giusta. Prima di questa gravidanza, due anni fa, la ragazzina aveva dato alla luce un altro bambino, figlio dello stesso amore per il giovane extracomunitario, che però era stato dato subito in adozione. Questa volta i genitori sembravano convinti che il bambino non dovesse nascere, che la soluzione migliore fosse l'aborto. La figlia però era contraria e per difendere la sua decisione, si era rivolta ad un avvocato: "Voglio questo figlio. Non saprei sopportare il dolore di un altro allontanamento, né di un aborto". Quando l'avvocato si era già rivolto al giudice tutelare, la questione è diventata di dominio pubblico e il rumore che aveva provocato sui giornali ha indotto i genitori a cambiare idea. "Dopo due anni di silenzio e di indifferenza - ha spiegato Laura Ferretti, l'avvocato dei genitori - le due parti contrapposte si sono scontrate aspramente, facendo emergere tutte le diffidenze e i pregiudizi reciproci. Alla fine di questa discussione, i genitori si sono detti disponibili a tenere il bambino e ad accogliere sia il bambino sia la figlia nella loro abitazione. Una volta tanto, l'intervento mediatico è stato risolutivo". Nel frattempo, il giovane neopapà si è trovato un lavoro e anche la futura suocera si è detta pronta a contribuire alla crescita del nipotino.

SE si tratta di abortire o partorire tocca alla donna, padrona del proprio corpo scegliere, qui siamo di fronte ad un paese ipocrita che non gliene importa nulla della vita ma di negare in qualunque forma si presenti la scelta della donna, di discutere su una libertà della donna che va sempre compromessa ogni volta che è lei a scegliere su come gestire il proprio corpo e la propria vita. Volete vedere che se la ragazza avesse scelto di abortire l'avrebbero costretta a partorire? L'aborto come la maternità è una scelta della donna.
23 Mar 2008
Rosa · 52 visite · 0 commenti
Categorie: Aborto, Autodeterminazione
Donne ai tempi della ruota, si torna nel medioevo?

Sorelle d'Italia
Il monsignore Giuseppe Betori ha in mente di riproporre la ruota dei neonati, ovvero la vendita dei neonati. Riproporre un vero e proprio mercato di bambini a mò di carne da macello a parte la gravità che il corpo della donna verrebbe utilizzato come contenitore per sfornare figli e venderlo ad un altra coppia che non può avere figli.

Roma, Italia, anno 2008: ad un certo punto nel già articolato e evoluto dibattito sulle donne e le gravidanze a colpi di 'l'aborto è l'omicidio perfetto', si inizia a parlare di ruote. Sì, le ruote degli esposti,  dove venivano abbandonati i bambini subito dopo la nascita: sono loro l'ultima trovata della Chiesa per venire incontro alle esigenze delle madri del Terzo Millennio. 

Certo, l'idea non  è nuova, le alte gerarchie vaticane ne sono consapevoli. Furono inventate nel 1188 a Marsiglia e giunsero Roma dieci anni dopo, con una rapidità davvero sorprendente dati i tempi, epoche in cui ancora non esistevano i libri e le notizie viaggiavano a piedi o a cavallo insieme con i loro messaggeri. Ma forse proprio la loro anzianità può rappresentare un fattore decisivo: si tratta pur sempre di sistemi collaudati nei secoli, e quindi di sicura efficacia. In genere venivano costruite in pietra, sotto i porticati di monasteri e cappelle. Oggi si potrebbero usare materiali più moderni e scegliere luoghi meno in vista, l'importante è che le madri - meglio se disperate - abbiano un posto diverso dai cassonetti dove lasciare i loro figli (i gettatelli), girare l'eventuale ruota, suonare la campanella e andarsene con la coscienza tranquilla: il confessore di turno le assolverà per il peccato commesso. 

Una soluzione all'avanguardia, insomma, in linea con i tempi e con la società. A  proporla è stato Giuseppe Betori, monsignore, segretario generale della Cei, l'organizzazione dei vescovi italiani. Ha ricordato che la Chiesa da più o meno duemila anni si oppone con tutte le sue forze alle interruzioni di gravidanza. 'Non è questione di questi giorni' , sono state le sue parole, e quindi non cambierà di certo posizione ora. Per questo non esclude nulla, nemmeno il ritorno alle buone, vecchie ruote 'che hanno espresso e possono esprimere ancora oggi un modo per venire incontro alle esigenze delle donne'

D'altra parte, a decretare il fallimento delle ruote non era stata la Chiesa ma la società alle prese con le crudeli leggi dell'economia e della demografia. Nell'Ottocento la popolazione aumentò a dismisura: principi e re si trovarono a dover affrontare costi insostenibili per le loro casse spesso dilapidate da eccessi di feste e guerre. Gli abbandonati aumentarono ma nemmeno gli orfanatrofi riuscivano più a occuparsene. In Italia ogni anno venivano abbandonati dai trenta ai quarantamila neonati. Troppi. La prima città a chiudere le ruote fu Ferrara nel 1867. L'anno successivo Milano e Como, nel 1869 Torino, nel 1870 Novara, nel 1872 Roma, nel 1873 Cosenza e Udine, nel 1874 Genova e Napoli, nel 1875 Firenze, Siena, Verona e Vicenza, nel 1876 Rovigo. Fu solo Benito Mussolini nel 1923 a mandarle definitivamente e ufficialmente in pensione con il “Regolamento generale per il servizio d'assistenza agli Esposti” del suo primo governo. 

Un secolo e mezzo è trascorso dalla chiusura delle ruote. La popolazione italiana è più che raddoppiata rispetto ai 25-26 milioni della metà del XIX secolo. Le madri degeneri continuano a essere più o meno uguali in numero, visto che nel 2005 c'erano state poco meno di 130 mila interruzioni regolate dalla 194. Il fenomeno insomma è lo stesso, le percentuali non si discostano di molto nei secoli, a dispetto di tanti allarmi sulla degenerazione dei costumi e sulle derive libertine del mondo attuale. 

Ed ora per evitare gli aborti la Chiesa propone una soluzione che fra un po' avrà quasi mille anni. Bene, è un'idea. Io continuo a ritenere che i profilattici e in generale opportune politiche contraccettive possano rappresentare una soluzione più adatta al Terzo Millennio ma la mia è solo un'opinione. E continuo a ritenere che si debba fare di più per le donne che decidono di aver figli. 

E la Chiesa forse, visto che tiene così tanto alla nascita dei figli, una mano potrebbe darla rendendo gratuiti i suoi asili e le sue scuole elementari e creando asili nido a costo zero. Sono certa che tanti fra coloro che in questi giorni si sono iscritti o rinnovano il loro impegno come volontari nei Movimenti per la Vita sapranno trovare tempo e modo di dare anche loro una mano visto che la Chiesa con la sua crisi di vocazioni potrebbe non disporre di tutto il personale necessario. Sui locali invece non ho dubbi che fra le tante sue proprietà il Vaticano riuscirà a trovarne in tutt'Italia da mettere a disposizione della battaglia in nome di una maternità sempre più voluta, possibile, diffusa. 

ps: due anni fa a Roma il Policlinico Casilino ha inaugurato una specie di ruota moderna, due stanze dove in totale anonimato una madre può lasciare suo figlio. Ne ha usufruito una sola donna, a un anno dall'abbandono la pratica per l'affidamento del bimbo a una famiglia è ancora in corso.

pps: la legge prevede già la possibilità per una donna di partorire e poi abbandonare in perfetto anonimato il proprio neonato nell'ospedale. Sarà il Tribunale a provvedere poi a occuparsi dell'affidamento a una nuova famiglia.

Vignetta 'Il Papa e i figli abbandonati' - Copyright Blog 'Diritto di cronaca'

 
Sono sempre gli uomini a decidere e fare uso improprio del corpo delle donne. Ne fanno un contenitore da feto, una campagna per accaparrare simpatie da parte della chiesa,un oggetto da abusare e senza libertà di decidere lei sul suo corpo poichè nè decidono quale dev'essere il ruolo della donna senza una possibile sua autodeterminazione. E le donne?
Siccome che nessuno oblbiga a nessuna se abortire o meno, perchè dovremmo attenerci ad un sistema che ci impone di partorire e un sotterfugio evidente che preannuncia un voler riporre la donna dentro le mura di casa o riconsegnarci nelle mani delle mammane ad ucciderci, perchè se non ci pensano le mammane ci pensano i tanti autori di femminicidio che circolano nelle sacre famiglie italiane tanto venerate dalla chiesa in un clima da medioevo moderno.


21 Mar 2008
Rosa · 115 visite · 4 commenti
Categorie: Aborto, Autodeterminazione

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